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L’incontro: storie di popoli tra eresie, libri proibiti e stregoneria, alla Festa del Libro Ebraico

27 Apr

storie condivise

Dal tema del complesso rapporto tra ebraismo e cristianesimo nell’età moderna è partito l’incontro di ieri mattina al Chiostro di San Paolo, “Storie condivise: ebrei e cristiani tra eresia, libri proibiti e stregoneria”. Il dibattito, che fa parte delle iniziative in occasione della Festa del Libro Ebraico, è partito dall’analisi del testo di Marina Caffiero, dell’Università La Sapienza di Roma, “Legami pericolosi. Ebrei e cristiani tra eresia, libri proibiti e stregoneria. Cristiana Facchini, dell’Università di Bologna, ha spiegato come nel testo venga affrontata la storia degli ebrei in Italia tra XVI e XVIII secolo. Forte era la censura cattolica nei confronti dei testi della tradizione ebraica in questo periodo. L’ebreo, di conseguenza, veniva associato all’eretico, e l’ossessione dei censori era rivolta soprattutto verso il cabalismo, la magia e la superstizione. “La censura non riuscì comunque del tutto a cancellare la cultura ebraica in Italia, e il dialogo tra ebraismo e cattolicesimo”, ha aggiunto Serena Di Nepi, dell’Università La Sapienza di Roma. L’ebreo nell’Italia dell’età moderna non poteva essere considerato uno straniero, un estraneo, in quanto gli ebrei “fanno prepotentemente parte della storia italiana”. Importante è dunque, più in generale, la riflessione sul concetto, più che mai antistorico, di “straniero”. Oltre all’autrice sono intervenuti anche Adelisa Malena, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e Giacomo Todeschini, dell’Università di Trieste.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 27 aprile 2013

Alla Festa del Libro Ebraico si parla dei cambiamenti sociali e letterari nell’ebraismo

26 Apr

Botticini FLE

In occasione della Festa del Libro Ebraico ieri mattina hanno avuto luogo due incontri, entrambi introdotti da Shulim Vogelmann, de La Giuntina editore. Il primo ha riguardato il libro di Maristella Botticini “I pochi eletti. Il ruolo dell’istruzione nella storia degli ebrei, 70-1492”. In seguito alla distruzione del Secondo Tempio di Gerusalemme dall’imperatore Tito nel 70 d.c.,sono entrati in vigore diverse norme, tra le quali una che imponeva l’obbligatorietà dell’istruzione dei figli ebrei maschi. Cristiana Facchini, docente di Storia dell’Università di Bologna, ha spiegato come questa norma abbia portato ad una “modificazione della struttura professionale dell’ebraismo”, portando molti ebrei ad entrare in ambiti professionali tipici del mondo urbano. L’ebraismo ha dunque deciso di “investire sul capitale cognitivo”,  stravolgendo a lungo termine la stessa struttura socio-economica del mondo ebraico, fino ad allora fondata sull’agricoltura e sull’analfabetismo diffuso. L’autrice ha concluso spiegando come ciò abbia permesso anche di consolidare la cultura e la religione ebraica, in quanto una maggiore istruzione dei propri membri ha rafforzato la loro fede, permettendo così di diffonderla e difenderla meglio.

Nel secondo dei due incontri è stato, invece, presentato il libro di Gabriella Steindler Moscati, “Narrativa, memoria e identità. Il volto femminile d’Israele”. L’incontro è stato un’occasione per parlare delle “pioniere” della letteratura ebraica e del difficile processo di integrazione femminile in Israele. In particolare, Maddalena Schiavo, curatrice del libro, ha parlato del periodo “sionista” precedente alla nascita dello Stato nel ’48, nonché della scrittrice Shulamit Lapid e del suo libro “Gei Oni”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 26 aprile 2013

(nella foto, da sx Shulim Vogelmann, Cristiana Facchini, Maristella Botticini)

Biblioteca Ariostea, riuscito l’incontro con Bertozzi dedicato ai “passages” di Benjamin

24 Apr

passage bertozzi

Europa, una vecchia, buona idea. Percorsi Etici nel Novecento Europeo” è il titolo del ciclo di incontri a cura dell’Istituto Gramsci di Ferrara e dell’Istituto di Storia Contemporanea di Ferrara. Venerdì pomeriggio si è svolto il quinto dei dieci incontri nella sala Agnelli della Biblioteca Ariostea di via Scienze. Il prof. Marco Bertozzi ha tenuto l’incontro “Walter Benjamin: immagini di città”, dedicato alla Parigi raccontata dal grande filosofo tedesco, suicidatosi nel 1940, e introdotto dall’intervento di Riccardo Lavezzi. I passages parigini raccontati da Charles Baudelaire e da Edgar Allan Poe ne “L’uomo della folla” sono fonte d’ispirazione per Benjamin, la cui analisi è importante per spiegare il passaggio, nel XIX secolo, dalla società borghese alla società di massa anche come passaggio dalla figura del flaneur, “malinconico e indolente”, a quella del detective, dell’investigatore kracaueriano. Gli specchi delle vetrine e dei locali sono simbolo del sogno, del mito, dell’illusione e del mistero che domina l’atmosfera parigina: i passages sono dunque “santuari del culto dell’effimero” (Aragon, “Passage de l’opera”), culto che è quasi una nuova religione, luoghi dove si affollano le merci-feticcio, anche quelle umane, le prostitute. Luogo di sogno e di desiderio è dunque Parigi, città dell’illusione per eccellenza, non solo capitale del XIX secolo, ma anche “grande prostituta” che con le sue luci, i suoi specchi e le sue merci esposte abbaglia il visitatore, lo cattura in un miraggio dal quale uscirà deluso.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 23 aprile 2013

La Londra di Antonioni rivive agli “Occhiali d’oro”

19 Apr

swinging city

Originale scelta del luogo per la presentazione di domenica 7 aprile del libro “Swinging City. Londra centro del mondo” di Valentina Agostinis. “Gli occhiali d’oro”, negozio di ottica in via Contrari, 7 ha ospitato, infatti, l’evento, ed è stato allestito facendo rivivere l’atmosfera degli anni ’60, attraverso testi, immagini, articoli ed oggetti dell’epoca. L’evento fa parte del “Piano Michelangelo Antonioni”, coordinato da Leonardo Delmonte e Doris Cardinali, la quale ha introdotto gli interventi dell’autrice e di Giorgio Rimondi. Proprio quest’ultimo ha elogiato la ricostruzione svolta nel saggio dello “strano intreccio tra la personalità di Antonioni, il film Blow-up e il contesto pop inglese di quegli anni”. Come in tutti i suoi film, anche in questo il regista ha svolto un lavoro puntiglioso, quasi maniacale sui luoghi e sull’immagine, come ad esempio – ha proseguito Agostinis – per riprodurre il “bisbiglio del vento tra le fronde nella scena del parco”, sensazione vissuta da Antonioni in un suo sopralluogo mattutino. Il film, secondo Rimondi, “è anche un romanzo di formazione, ma non nel senso di educazione sentimentale, ma riguardo alla formazione visiva, al potere dello sguardo, un potere tragico e straniante”. Lo stesso titolo Blow-up – ha ripreso l’autrice – significa “sia l’ingrandimento di uno scatto fotografico, sia l’esplosione, in questo caso dell’immaginario prodotto”.

Andrea Musacci

Ebook “Cinema della memoria. Ferrara nei film di Gianfranco Mingozzi”, il primo Ebook edito dal Comune di Ferrara

9 Apr

E’ possibile scaricarlo a questo link: http://archibiblio.comune.fe.it/1841/prima-dell-ebook

copertina corretta

Mingozzi e il cinema ferrarese 

Sono davvero numerose le produzioni filmiche incentrate sulla città e il territorio di Ferrara, dai primi esperimenti di inizio Novecento fino ai giorni nostri, con diverse varianti per quanto riguarda la produzione televisiva e dei documentari. Si pensi a Luchino Visconti (Ossessione, 1943), a Rossellini, De Sica, Antonioni, Vancini, Soldati, Montaldo, Ferreri, Avati, fino ad Ermanno Olmi (Il mestiere delle armi, 2001), solo per citare i nomi più famosi. Si passa dai film muti di carattere storico che risalgono agli albori della cinematografia (come Torquato Tasso e Parisina), a quelli ambientati nel difficile periodo del dopoguerra; dalle pellicole che riportano alla mente i romanzi di Giorgio Bassani, ai più recenti E ridendo l’uccise (Florestano Vancini, 2005) e Nebbie e Delitti (Riccardo Donna, 2005-2007).

Il 2012, in particolare, rappresenta per Ferrara un anno ricco di ricorrenze significative: un secolo fa, infatti, nacque Michelangelo Antonioni, uno dei più grandi registi della storia, e nel 1962 uscì uno dei romanzi italiani più noti, Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani. Questo progetto vuole, invece, nell’ottantesimo dalla sua nascita, rendere omaggio a Gianfranco Mingozzi, un regista che, sebbene abbia avuto meno notorietà rispetto a colleghi del calibro di Antonioni e di Vancini, ha comunque ugualmente lasciato il segno, sia nell’ambito dei film di finzione sia in quello documentaristico. Nato e cresciuto a San Pietro Capofiume – uno degli ultimi paesi “bolognesi” prima della provincia di Ferrara, e situato all’interno del Comune di Molinella – Gianfranco Mingozzi non ha mai nascosto il suo amore per Ferrara.

È del 1962 il suo primo omaggio alla città estense, col documentario Via dei piopponi, nel quale il regista ripercorre il tragitto che da bambino percorreva con i genitori per recarsi dal pediatra. Quattro anni dopo, nel ’66, girerà invece il documentario Michelangelo Antonioni. Storia di un autore, omaggio al grande maestro de L’avventura, dove Ferrara rivive e viene omaggiata non più attraverso i luoghi, ma attraverso la vita e l’opera di uno dei suoi cittadini più celebri. Bisognerà aspettare il 1982 per l’ultimo grande tributo a Ferrara e al suo territorio, con l’uscita de La vela incantata, omaggio crudo e malinconico al cinema, ai suoi miti, alla sua storia, che è la storia d’Italia. Ancora una volta, insomma, nell’opera di Mingozzi la riscoperta del proprio territorio, delle proprie radici va di pari passo con la nascita del cinema, con la sua magia (La grande magia, appunto, si intitolerà il documentario girato dietro le quinte de La vela incantata, e che vedrà la luce nel 1993). Inoltre, diversi sono anche i lungometraggi ambientati nella nostra regione: Fantasia, ma non troppo, per violino (1966), Gli ultimi tre giorni (1977), Bologna: allegro vivace/passato presente (1983), Le lunghe ombre (1987), Il frullo del passero (1988), L’appassionata (1988).

Questo progetto è, dunque,  dedicato al regista ed in particolare a questi tre colori, a queste tre sfumature dell’impegno della memoria attraverso il mezzo cinematografico. Non vuol essere uno strumento accademico che analizzi nel dettaglio lo stile e la tecnica del cinema di Mingozzi, ma un primo approccio alla sua opera, attraverso la lente di Ferrara, il ricordo personale diretto e la auto-riflessione sul cinema come veicolo, come simbolo della storia del Novecento. Esso è il compimento delle attività che ho avuto la fortuna di svolgere nella sala multimediale della Biblioteca Bassani di Ferrara come volontario in Servizio Civile. Non sarebbe dunque stato possibile senza l’aiuto e la collaborazione – diretta e indiretta – di tutto il personale. In particolare ringrazio Lorenzo Magri per l’aiuto pratico e teorico, e Luisa Martini per la fiducia che ha sempre dimostrato nei miei confronti.

Andrea Musacci

“Swinging city”, la Londra di Antonioni

6 Apr

blow up

Location anomala, ma non troppo, per la presentazione domenica alle 11 del libro “Swinging City. Londra centro del mondo” di Valentina Agostinis. La sede sarà, infatti, il negozio di ottica “Occhiali d’oro”, di Clotilde e Rita Di Carlo. Già in passato molti sono stati i giovani che in questo luogo hanno avuto l’opportunità di progettare e presentare i propri allestimenti. L’incontro, curato da Irene Severini, vedrà la collaborazione della libreria Sognalibro di Serenella Crivellari, e vedrà l’intervento, insieme all’autrice, di Giorgio Rimondi. L’iniziativa fa parte del “Piano Michelangelo Antonioni. La ricerca di un posto nel paesaggio” – le cui iniziative termineranno il prossimo settembre – patrocinato dal Comune e dalla Provincia di Ferrara e dall’Università degli Studi di Ferrara.

Andrea Musacci

Le storie dei comunisti ferraresi alla Biblioteca Ariostea

4 Apr

vite schedate

(nella foto, da sx: Luca Alessandrini, Daniele Civolani, Delfina Tromboni, Eugenio Squarcia, Giacomo Marighelli, Anja Rossi)

“Vite schedate. Comunisti a Ferrara durante il fascismo” è un dizionario biografico curato da Delfina Tromboni e Dante Giordano che ripercorre le storie dei comunisti ferraresi schedati dalla polizia fascista. Il volume è stato presentato ieri pomeriggio alla Biblioteca Ariostea. L’incontro è stato aperto dalla lettura – da parte di Anja Rossi, Eugenio Squarcia e Giacomo Marighelli – di alcune lettere di comunisti ferraresi incarcerati, inviate alle famiglie. “Non so quale sia la mia sorte”, “Non desidero che ritornare presto”, sono alcune citazioni tratte dalle missive lette, di Gino Bovi e Otello Putinati. E’ proprio quest’ultimo a scrivere una frase emblematica del terrore di quegli anni: “Da un giorno all’altro ti prendono e ti portano via, senza che tu abbia il tempo di parlare”. Luca Alessandrini, direttore dell’Istituto di Storia Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione “Ferruccio Parri”, ha chiarito come “per il fascismo la violenza non fosse uno strumento, ma un fine, la sua parte strutturale”, e come il fascismo e il nazismo fossero, a differenza del comunismo, per loro natura totalitari”. Il libro ha il merito di restituirci un’idea di comunismo come “unica via possibile di protesta sociale” e come “ridefinizione del rapporto tra le masse e l’attesa positiva del futuro”. Delfina Tromboni, direttrice del Museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara, ha ripreso una definizione di Daniele Civolani, presidente provinciale ANPI, secondo il quale le donne sono state “la logistica, il perno della Resistenza al fascismo”. La Tromboni ha evidenziato l’apporto delle donne in ruoli delicati perché “meno sospettabili”, per la fuga forzata di molti uomini, ma soprattutto perché più “attente alla cura dell’organizzazione di gruppi di persone diverse”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 4 aprile 2013

“Il linciaggio” di Gian Pietro Testa. Quegli scontri tra padroni e lavoratori ancora così attuali

25 Mar

Linciaggio G.P. Testa

Il 1 maggio 1947 a Portella della Ginestra, vicino Palermo, avviene la prima strage dell’Italia repubblicana. Il 1949 è un altro anno molto significativo, per il lungo sciopero nelle campagne della pianura padana. Nello stesso anno a Marmorta durante una manifestazione un carabiniere trucida la giovane mondina Maria Mariotti. È di questo periodo e delle sue analogie con l’oggi che han parlato lunedì a “La corte” in via Saraceno, 36, Marco Mari, titolare della casa editrice Festina Lente edizioni, e Gian Pietro Testa, il cui romanzo “Il linciaggio. Romanzo di una storia vera” è appena stato ripubblicato, dopo 25 anni dalla prima uscita. Il libro narra di un fatto storico poco conosciuto, avvenuto a Saletta nel 1949, ma emblematico dello “scontro totale tra padroni e lavoratori” di quegli anni. Mari ha sottolineato la “forte introspezione psicologica dei personaggi, l’intersecazione tra il piano pubblico (storico) con quello privato (micro-storie).” Il romanzo è, inoltre,  profondamente attuale, parla dei conflitti che ci sono ancora oggi tra lavoratori e padroni, per la difesa dei diritti acquisiti con decenni di lotte, ed è utile contro il dilagante revisionismo storico, diffuso anche tra i più giovani. L’autore ha raccontato di quando propose a Florestano Vancini di trasformare il romanzo in un film; ma, purtroppo non si fece niente, dato che Vancini morì nel 2008.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 25 marzo 2013

I volti della libertà. Mostra “Differenti” di Matilde Morselli a Bologna

25 Mar

Matilde Morselli

L’importanza di diffondere la memoria di certi periodi della nostra storia non può essere un dovere relegato a determinate giornate dell’anno. È con questo spirito che agisce Matilde Morselli, giovane e impegnata fotografa che con la sua mostra fotografica “Differenti. Volti e sguardi della Resistenza” è sbarcata a Bologna al Dipartimento di Storia dell’Università di Bologna in via Zamboni, nell’edificio di San Giovanni in Monte, sede durante la R.S.I. del carcere in cui venivano rinchiusi antifascisti, partigiani, oppositori politici destinati alla fucilazione o alla deportazione. “È stato il mio editore, Stefano Travasoni (della Tresogni, ndr), a propormi questo luogo, e l’idea mi ha entusiasmato, è uno spazio ideale per la conservazione della memoria.” Il ricordo di Darinka Jioic – staffetta jugoslava scomparsa lo scorso dicembre – è forse uno di quelli più dolci. “Mi lasciò un grande insegnamento: mi disse che l’onestà è la prima cosa per poter pensare di vivere in un paese libero. Sono uscita da casa sua portandomi addosso la sensazione di essere davvero privilegiata ad aver avuto l’opportunità di conoscerla.” “Differenti”è stata allestita a Ferrara (al Museo del Risorgimento e della Resistenza), a Bondeno, a Capua il Giorno della Memoria, e a breve verrà allestita a Cento e il 25 aprile a Copparo e in altri posti della Regione, tra i quali il Museo Cervi a Gattatico (RE). “Non dimenticare  – conclude – e ricercare modi alternativi per portare avanti la memoria, diventa un dovere e una necessità.”

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 25 marzo 2013

Con Paoli i tanti interrogativi legati alla “Tempesta” di Giorgione

8 Mar

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FERRARA Ieri pomeriggio alla Biblioteca Ariostea (in via Scienze) la professoressa Patrizia Castelli dell’Università di Ferrara ha introdotto la presentazione dell’opera “La ’Tempesta’ Svelata. Giorgione, Gabriele Vendramin, Cristoforo Marcello e La ‘Vecchia’ ” di Marco Paoli. La “Tempesta” è un dipinto a olio su tela di Giorgione, databile attorno al 1505-1509 circa e conservato nelle Gallerie dell’Accademia a Venezia. E’ uno dei dipinti più celebri ed al tempo stesso più enigmatici del Rinascimento. Secondo la professoressa Castelli il testo è di un certo spessore anche per il fatto che «Apre nuovi interrogativi sulla storia dell’arte in generale, non solo sull’opera». L’intervento della professoressa Castelli è proseguito con l’analisi di alcuni particolari del dipinto: la casa inclinata, il fulmine e la “nube lignea” (parole di D’Annunzio), il giovane e la madre nuda che allatta (Iside nutrice?). Paoli nel suo testo, ad esempio, ha cercato di ricondurre la casa inclinata e le colonne gemelle rotte al terremoto che colpì Costantinopoli nel 1509 e di spiegare in termini onirici la calma figura della giovane madre la quale, vestita con solo un mantello, allatta il proprio bambino.

Andrea Musacci


Pubblicato su la Nuova Ferrara il 07 marzo 2013

tempesta castelli