Sono passati vent’anni dall’ormai storica “discesa in campo” di Silvio Berlusconi e del suo movimento politico “Forza Italia”. Quest’anno l’ex premier è stato assolto dai giudici della seconda Corte d’Appello di Milano, nel processo Ruby, dalle accuse di concussione e prostituzione minorile, e ha siglato l’ormai celebre “Patto del Nazareno” con Matteo Renzi.
Su questi lunghi e tormentati vent’anni torna Alessandro Roveri con la sua ultima fatica, “L’agguato. L’ex Cavaliere contro la Costituzione”, edita dalla ferrarese Faust Edizioni e patrocinata dall’Istituto di Storia Contemporanea locale. Il libro nasce dalla certezza che Berlusconi “abbia per vent’anni lavorato alla demolizione degli argini democratici della Costituzione”, aiutato anche – ci spiega – “dalla mancata difesa, nella sinistra italiana, della magistratura italiana contro il berlusconismo”. L’analisi di questa “demolizione” parte dalla testimonianza dell’allora condirettore de “Il Giornale” Federico Orlando, e prosegue, tra l’altro, con il “decreto salvaladri” dell’allora Ministro Biondi, le cosiddette leggi ad personam, la rottura con Gianfranco Fini e la nascita del Governo Monti. Le varie vicende del berlusconismo sono, però, tenute assieme dai rapporti conflittuali tra politica e magistratura, da questo “agguato” alle basi dell’ordinamento repubblicano, ci dice Roveri, che “è ancora in corso”. Tra le innumerevoli citazioni tratte dai libri di Marco Travaglio e le ripetute accuse di debolezza e omertà rivolte agli ex-PCI (in particolare a Massimo D’Alema), il saggio si conclude con un elogio della svolta renziana, meritevole di aver “ripulito il PD di tutti coloro che sulla questione morale avevano chiuso un occhio, se non tutt’e due”. Non mancano, infine, le forti critiche al garantismo dei miglioristi del PCI, Emanuele Macaluso e Giorgio Napolitano e, insieme, l’elogio della “questione morale” berlingueriana.
Andrea Musacci
Pubblicato su la Nuova Ferrara il 18 agosto 2014


È da poco uscito il volume “Mirella Guidetti Giacomelli. Arte senza confini” dedicato all’artista ferrarese, curato da Gina Nalini Montanari ed edito da Faust Edizioni. Una sessantina di pagine che permettono di avvicinarsi alla quasi quarantennale esperienza artistica della Guidetti attraverso una presentazione della Nalini, alle immagini di alcune creazioni e all’elenco delle opere pubbliche e delle mostre personali. Le prime esposizioni risalgono al 1975, per alcuni anni limitate prevalentemente al territorio ferrarese. Nel ’78 la Guidetti rimane colpita dalla figura del nuovo pontefice, Karol Wojtyla, tanto da dedicargli un busto in bronzo conservato in Vaticano. Sarà l’inizio di un viaggio in giro per il mondo alla ricerca di sempre nuovi stimoli, di una spiritualità profonda e mai banale. Percorso che la porterà, ad esempio, a ricevere da Israele, in occasione del Giubileo del 2000, l’invito a realizzare un “Holy Land Logo” che simboleggiasse l’unità delle religioni cristiane. L’estro della Guidetti spazia però anche in ambiti tematici differenti. Prova ne sono, ad esempio, un busto dell’ ’84 dedicato al Presidente della Repubblica Sandro Pertini o la partecipazione, nel ’91, alla collettiva “Donne di pace” organizzata dall’UDI in Russia. Un’artista, dunque, di respiro internazionale ma che non ha mai dimenticato la propria terra. Nel 2012 crea “Io sono la via, la verità e la vita”, medaglione in terracotta patinata per la mostra “L’uomo e il bisogno di Dio” indetta dalla Biblioteca Apostolica Vaticana che ha acquisito l’opera. Sul medaglione, una scritta: “Il Risorto: terremoto 2012”.


