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Scuole paritarie, grave la situazione nel ferrarese

16 Giu

paritarieLe parole di Missanelli (FISM): “la scuola di Jolanda a rischio chiusura, più contributi e rivedere il modello formativo”

In questi giorni inizia l’iter di conversione in legge del decreto Rilancio, che approda alla commissione Bilancio della Camera per la votazione degli emendamenti. Fin dalle prime bozze, sono state molto critiche le 50 associazioni cattoliche e non, tra cui la FISM – Federazione Italiana Scuole Materne, per le scarse risorse destinate alle scuole paritarie. Per quanto riguarda il nostro territorio provinciale (con tre Diocesi coinvolte: Ferrara-Comacchio, Ravenna e Bologna), la scuola paritaria è composta da 56 scuole e servizi nidi, di cui 22 strutture nel Comune capoluogo, per un totale di oltre 3mila bambini e 408 dipendenti di cui 261 insegnanti ed educatori. “La situazione delle scuole di Ferrara è molto fragile”, commenta a “la Voce” Biagio Missanelli, Presidente FISM Ferrara. “Si proviene da anni di sussistenza dove le scuole erano lasciate a se stesse, alla buona volontà dei parroci, o di gruppi di genitori volenterosi. Solo da pochi anni sono comparse nella gestione delle scuole, le cooperative sociali, con un altro modello gestionale che però manifesta anch’esso molte criticità. In particolare nel ferrarese, negli ultimi dieci anni diverse scuole hanno chiuse per il calo demografico e attualmente solo 3 istituti superano le 6 sezioni, mentre la gran parte ne hanno 2 e 5 sono le monosezioni, cioè scuole con meno di 20 bambini. “In questi anni, se non in rarissimi casi – prosegue Missanelli -, l’attenzione dell’Amministrazione Pubblica, in particolare dei Comuni, è mancata. I Sindaci, per una visione poco lungimirante o per vizi ideologici, non hanno valorizzato la scuola paritaria, elargendo contributi molto inferiori alla media regionale. Questo negli anni ha depauperato le scuole che hanno continuato a mantenere rette basse, e non essendoci una preparazione gestionale adeguata, molte scuole si sono dovute chiudere. Per risparmiare sui loro bilanci – prosegue Missanelli -, i Comuni hanno richiesto l’apertura di nuove scuole statali, invece di potenziare il sistema integrato. Un esempio per tutti, ma sono numerosi nella nostra provincia, la chiusura della scuola di Berra pochi anni fa. Una scuola con cento anni di storia, locali e spazi esterni molto ampi, che non poteva reggere il confronto economico con due scuole statali a pochi chilometri di distanza. E ora anche la scuola paritaria di Jolanda di Savoia rischia la chiusura, poiché a fianco vi è una scuola statale che per diverse vicissitudini ha ampliato le sezioni pur non avendo i requisiti necessari. Su questi territori, quindi, non vi sarà più una pluralità di scelta per le famiglie, una diversità di modelli educativi da proporre, due spazi differenti vivacizzati dalla presenza dei bambini. Ci si appiattirà al modello unico, quello statale”. Ma vi sono anche modelli positivi, come Terre del Reno, dove “si è riconosciuto al paritario un valore complessivo e se ne è fatto il modello per il proprio territorio. La dialettica è molto presente, la qualità educativa è elevata, il risparmio economico per il Comune è evidente e le scuole hanno risorse sufficienti per condurre le proprie attività. È giunto il tempo anche nella nostra provincia, per rivedere il modello dell’offerta formativa”, conclude Missanelli. “Non possiamo più far finta che il calo demografico non sia l’elemento devastante, ma che potrebbe anche essere l’elemento scatenante per una nuova modalità educativa e del fare scuola. Così come lo è stato e lo sarà l’emergenza Covid 19. Al centro mettiamo i bambini, ma attorno, i genitori, gli insegnanti, gli operatori, i gestori, la politica, gli ambienti, gli spazi, devono coordinarsi ed offrire situazioni di crescita che contribuiscano a formare cittadini capaci di lasciare il mondo un po’ meglio di come glielo stiamo lasciando”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 19 giugno 2020

La Voce di Ferrara-Comacchio

Duomo, riparte il cantiere interno

8 Giu

Don Zanella (Ufficio Tecnico diocesano): “non sappiamo ancora quando riaprirà”. In autunno i lavori nel Palazzo Arcivescovile

a cura di Andrea Musacci

F 2 - crocifisso rotot nel sisma 2012È ufficiale: l’8 giugno, dopo quasi un anno di sospensione, ripartono i lavori all’interno della Cattedrale di Ferrara. In questo periodo di emergenza legato al Coronavirus, tutti i cantieri hanno dovuto fermarsi. Solo un mese fa, dal 27 aprile, e molto gradualmente, sono stati un po’ alla volta riaperti. Ora tocca anche ai lunghi e complessi lavori riguardanti il nostro Duomo, chiuso al pubblico, lo ricordiamo, da marzo 2019. È una notizia tanto attesa e che non può che ridare speranza. L’incertezza del periodo non può però che riguardare anche le prossime tappe degli interventi. In ogni caso, come ci spiega don Stefano Zanella, Direttore dell’Ufficio Tecnico Amministrativo diocesano, “gli Uffici della Regione Emilia-Romagna e della Soprintendenza hanno continuato a lavorare autorizzando così il progetto presentato dall’Arcidiocesi e che riguarda i primi due pilastri della Cattedrale”. Gli interventi consistono nella “spicconatura, bendaggio e pulitura dei due soggetti ad oggi indagati e nel rafforzamento – tramite barre filettate iniettate all’interno – del pilastro che è stato identificato come pilota. Si proseguirà anche con l’indagine nei restanti di questi elementi architettonici per perfezionare questo tipo di lavoro su ogni parte dell’edificio. Indagando sui primi due pilastri – sono ancora parole di don Zanella -, agli antipodi della Cattedrale uno rispetto all’altro, si è potuto valutare un comportamento differente e proprio per questo si è adattato l’intervento unitario alle due specificità”. Dalla prima indagine era infatti emerso come i pilastri vennero costruiti attorno alle antiche colonne medievali (foto in basso a destra). Pilastri che, però, essendo tutti differenti fra di loro, richiedono di essere analizzati singolarmente. Per questo motivo, “i lavori che verranno successivamente realizzati sono conservativi e di rafforzamento locale per riuscire a restituire alla mole della basilica la solidità necessaria per poterla riaprire al culto. “Non siamo ancora in grado di stabilire date certe per la ripresa della normale vita liturgica e delle visite all’interno del massimo tempio cittadino – prosegue -, ma come accaduto già all’inizio di questo lungo percorso di recupero, continuiamo a cercare soluzioni fattibili e di sicurezza per venire incontro alle esigenze di tutti: sacerdoti, fedeli e turisti. Ringraziamo oggi – come otto anni fa – la competenza e l’attenzione da parte dei tecnici dell’Agenzia per la Ricostruzione e il Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli della Regione Emilia-Romagna. Non manchiamo di sottolineare anche la presenza competente e collaborativa dei tecnici della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Bologna oltre che del Segretariato Regionale per i Beni Culturali”. In questi giorni ricorre il doloroso anniversario del sisma che nel 2012 colpì anche le nostre terre. “Da quei fatidici 20 e 29 maggio di otto anni fa – riflette don Zanella -, anche se con rammarico non sempre siamo stati in grado di restare al passo con i tempi burocratici, comunque come Ufficio Tecnico Amministrativo siamo riusciti a seguire le procedure di gare d’appalto e rendicontazione richieste dalla legislazione vigente”. Riguardo ai lavori sul campanile della Cattedrale, “richiamati” dall’impalcatura ancora presente sui vari lati, essendo, come per la facciata del Duomo, Stazione appaltante il Comune di Ferrara, la tempistica è differente. Per quanto riguarda, invece, gli interventi all’interno del Palazzo Arcivescovile, ci spiega don Zanella, “si sta completando la gara d’appalto. Molto probabilmente i lavori inizieranno il prossimo autunno”. Il pensiero, infine, va anche ai tanti altri progetti in Diocesi: “c’è ancora molto da realizzare, penso ad esempio alle parrocchie di Porotto o di Vigarano Mainarda che sono ferme in fase di progettazione e di autorizzazione. L’Ufficio Tecnico Amministrativo diocesano con impegno, perseveranza e professionalità, continua a sollecitare i tecnici incaricati ed i funzionari affinché quanto prima si possano vedere realizzati i cantieri e i lavori per restituire anche questa preziosa parte di patrimonio ecclesiastico alla comunità”.

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Cronistoria dei “tormentati” lavori sui pilastri

È ormai passato un anno e mezzo da quando è stata aggiudicata la gara d’appalto (vinta dallo Studio Leonardo s.r.l. di Bologna) e sono iniziati i lavori sugli otto pilastri del Duomo ferrarese. Tra novembre e dicembre 2018, interrotte le operazioni sulla facciata, partì il cantiere interno all’edificio, che rimase aperto al pubblico fino al marzo successivo. Si è iniziato dal cosiddetto “pilone prova”, che, come toccherà agli altri, ha subito un intervento invasivo, una “svestizione” totale da intonaco, affreschi, fregi e statue, per riuscire a vedere e a rafforzare il pilastro originario, com’era cioè nella costruzione o almeno nell’ultimo secolo e mezzo. I lavori sono durati alcuni mesi e a fine luglio scorso è stato presentato il progetto – poi approvato – per il restauro alla Commissione congiunta, con i risultati sui primi pilastri. Ricordiamo anche come lo scorso ottobre, dopo tre anni e mezzo, buona parte dell’impalcatura della facciata (ad eccezione del protiro) venne rimossa insieme al telone artistico realizzato da Lorenzo Cutùli, non sapendo quando potranno essere ripresi i lavori. Infine, lo scorso dicembre un’altra speranza, pur con tutte le cautele del caso, era stata data da don Zanella nel corso della conferenza stampa di fine anno: quella di poter riaprire (in alcuni giorni, in alcuni orari) nei primi mesi del 2020 la parte del transetto dell’Altare della Madonna delle Grazie. Il lockdown ha tolto ogni dubbio.

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 5 giugno 2020

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“Gianni Cerioli ha svolto a pieno la propria missione”

8 Giu

Il 27 maggio a Coronella le esequie del critico d’arte. Don Mbalanga: “mi auguro che un giorno i ricordi su di lui vengano raccolti in un libro”

Erano un’ottantina le persone che nel pomeriggio dello scorso 27 maggio si sono ritrovate nella chiesa di Coronella per l’ultimo saluto a Gianni Cerioli, per tanti anni preside della De Pisis di Ferrara e protagonista del mondo artistico e culturale del nostro territorio. Presenti tra gli altri Daniele Garuti, Sindaco di Poggio Renatico, artisti ed ex colleghi di scuola. “Quando muore un uomo importante, nella mia terra d’origine si dice che è morto un baobab, un grande albero”, sono alcune delle parole pronunciate nell’omelia da don Celestin Mbalanga, sacerdote della Zona Pastorale di Vigarano Mainarda, che ha celebrato insieme a don Paolo Bovina. “E, aggiungo, quando cade un albero così grande, fa ‘rumore’: i tanti ricordi che si sono susseguiti dopo la diffusione della notizia della sua morte sono questo ‘rumore’ ”. Testimonianze di amici e colleghi che, ha proseguito don Mbalanga, “mi auguro un giorno vengano raccolte in un libro”. “Uomo generoso e di grande cultura, mai teneva qualcosa per sé”, ha proseguito. “Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio”, ha poi citato dal Salmo 90 il sacerdote, aggiungendo: “in Gianni ho visto un cuore saggio. Importante, infatti, è ciò che ognuno fa nel tempo della propria vita. Gianni, nella sua umiltà, possiamo dire che ha svolto la propria missione. Ora tocca a ciascuno di noi raccontare ciò che ha fatto in vita e ringraziare il Signore per avercelo donato”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 5 giugno 2020

La Voce di Ferrara-Comacchio

Troppe incertezze sul futuro, il festival artistico “Cardini” rimandato al 2021

8 Giu

cardiniGli organizzatori del festival “Cardini Atelier Aperti”, inizialmente previsto il 21 e 22 marzo, poi spostato al 23 e 24 maggio, hanno deciso di rinviarlo al 2021. Sì, perché il festival in questione (promosso e co-organizzato da CNA Ferrara in collaborazione con un team di professionisti esperti di arte contemporanea) è alquanto particolare, presupponendo un peregrinare tra le vie della città, da uno studio di artista all’altro, da un laboratorio all’altro, per scoprire in un fine settimana “i luoghi più intimi della creazione artistica”. Le date di fine maggio, però, in un certo sono rimaste, solo l’appuntamento è andato online, con due Webinar sulla pagina Facebook del festival (“Cardini Atelier Aperti a Ferrara”). “Non si è trattato della versione di Cardini online – ci spiegano gli organizzatori -, ma di un piccolo gesto per confermare il nostro impegno in quella data, il nostro modo di esserci ora, in un momento in cui non è possibile realizzare il festival come immaginato assicurando le corrette condizioni sanitarie per la salvaguardia di tutti. Abbiamo dunque optato per un paio di ‘incontri virtuali’, ‘chiaccherate’ con alcuni artisti e artigiani che avrebbero partecipato alla seconda edizione di Cardini, per mantenere l’impegno con il pubblico del festival nelle date concordate”. Perché non ‘spostare’ il festival dopo l’estate?”, chiediamo. “Cardini è un festival che anzitutto si basa sulle persone”, ci rispondono gli organizzatori. “La particolare incertezza ad oggi sulla ripresa e sulle modalità con cui si svolgeranno le attività scolastiche dell’anno 2020-2021, rende difficile programmare lo slittamento dell’evento nella sua forma originale entro il 2020”. L’ambito scolastico è, infatti, l’altro pilastro del progetto, che rimane dunque vincolato alla ripresa delle scuole: “gli studenti del Liceo Artistico Dosso Dossi (una classe quarta e una classe quinta, quest’anno 4A-5A), con un percorso formativo dedicato, hanno avuto modo di conoscere artisti e artigiani partecipanti al festival, di studiare la loro poetica e i loro atelier/laboratori, per poterli presentare al pubblico e per poterli aiutare durante il weekend di Cardini. Non escludiamo però la possibilità di iniziative ‘altre’ targate Cardini dopo l’estate”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 5 giugno 2020

La Voce di Ferrara-Comacchio

“Studenti disabili, sempre più interventi in presenza. Per la Didattica a Distanza abbiamo fatto il possibile”: intervista all’Assessora Kusiak

25 Mag

“Il Servizio domiciliare, tra casa e cooperative, ha riguardato 30 studenti disabili. Abbiamo anche aperto il Parco della Vita. E la Didattica a Distanza non potrà mai sostituire la scuola”

a cura di Andrea Musacci

OLYMPUS DIGITAL CAMERASiamo in una fase di passaggio, e per questo, sotto diversi aspetti, ancora più complicata da organizzare, da vivere e definire. Il discorso vale anche per il mondo dell’istruzione e in particolare per la didattica riguardante gli studenti con disabilità. Abbiamo rivolto alcune domande a Dorota Kusiak, Assessora alla Pubblica Istruzione e Formazione del Comune di Ferrara, per capire le misure messe in atto e quelle in programma.

Assessora Kusiak, nell’emergenza com’è cambiata la didattica per gli alunni con disabilità?

È stata implementata la Didattica a Distanza per garantire ai bambini e ai ragazzi la continuità e per portare a termine il programma scolastico senza rientrare più in aula. I valori che fanno parte del nostro agire quotidiano come il semplice stare insieme, improvvisamente non erano più possibili. La socialità, però, è uno degli elementi fondamentali del fare la scuola. La Didattica a Distanza non potrà mai corrispondere a tutti i bisogni dei nostri giovani perché la scuola non è un semplice apprendimento di nozioni e concetti, ma rappresenta una vera e propria palestra di vita per le nuove generazioni dove i ragazzi imparano ad affrontare le difficoltà, costruiscono relazioni e legami con i propri coetanei e i professori, condividono la quotidianità, le emozioni, le scoperte e crescono ed imparano insieme.

Ausili, sussidi, dispositivi per gli studenti sono stati forniti dalle scuole?

Le scuole ferraresi hanno fatto lo sforzo di dare agli alunni in difficoltà ad uso gratuito praticamente tutta la strumentazione informatica che possedevano. E per questo va un grande riconoscimento a tutti i presidi, i docenti e gli educatori che sono sempre rimasti vicini ai loro alunni mantenendo vivo il legame che li unisce e supportandoli nelle difficoltà legate all’emergenza. A questo si aggiungono azioni coordinate dall’Istituzione Scolastica, attraverso l’U.O. Integrazione e in collaborazione con il consorzio Factory Grisù, che ha coinvolto aziende private ed associazioni di volontariato nella raccolta e nella donazione di diversi computer a favore dei ragazzi privi di strumentazione adeguata per la didattica a distanza. Le nostre azioni ovviamente non si sono esaurite e stiamo portando avanti altri progetti, sostenuti dalla Regione e dal Ministero dell’istruzione, volti al superamento del digital divide attraverso uno stretto raccordo con gli istituti scolastici e con l’obiettivo di garantire le stesse opportunità di studio a tutti i bambini e ragazzi indipendentemente dalle condizioni di vita, familiari, sociali ed economiche.

Gli studenti con disabilità sono in contatto anche con gli altri docenti? Se sì, come e con quale frequenza?

Il contatto con i docenti e i referenti degli istituti scolastici per l’integrazione scolastica non solo non si è mai interrotto ma, anzi, si è intensificato per analizzare al meglio i nuovi bisogni dei ragazzi con disabilità e studiare modi e soluzioni per dare continuità ai loro percorsi. Gli educatori insieme ai docenti statali hanno elaborato proposte creative e innovative per i ragazzi, hanno lavorato ai progetti ad hoc per passare gradualmente dalla didattica a distanza agli interventi in presenza, anche in previsione dell’apertura dei servizi estivi.

A inizio aprile lei aveva dichiarato che sarebbe stato ampliato il Servizio Domiciliare per i minori disabili: cosa ci può dire al riguardo?

Grazie all’estensione del Servizio domiciliare sono stati coinvolti circa una trentina di ragazzi in percorsi avviati nella maggioranza dei casi presso le strutture messe a disposizione dalla cooperativa che gestisce il servizio e in alcuni casi presso il domicilio, sempre nel rispetto delle prescrizioni e con l’adozione di specifici protocolli operativi.

Vi è stata dunque la possibilità di didattica in presenza personalizzata per gli studenti con disabilità?

Abbiamo ampliato gradualmente l’impegno degli educatori di sostegno che operano nelle scuole di ogni ordine e grado chiedendo loro di elaborare progetti specifici per i bambini e i ragazzi con l’obiettivo di passare dalla Didattica a Distanza a degli interventi in presenza. Con l’allentamento delle misure adottate dal Governo, si stanno aprendo nuove possibilità di intervento in presenza per i ragazzi con disabilità. Il Comune di Ferrara ha sostenuto il progetto promosso dal Comitato Area Disabili insieme all’Anffas che ha previsto l’apertura del Parco della Vita per accogliervi le persone con disabilità accompagnate dai loro familiari, per offrire loro un’opportunità di sollievo e di svago in questo difficile momento di chiusura delle scuole e dei servizi socio-assistenziali. Con le dovute precauzioni, stiamo inoltre progettando le attività per implementare sempre più gli interventi in presenza, anche in previsione dell’apertura dei campi estivi, predisponendo gli spazi delle scuole e nel pieno rispetto delle prescrizioni di sicurezza ed adottando specifici protocolli operativi ed organizzativi che tutelano la salute degli operatori, dei ragazzi e le loro famiglie.

Cosa si prevede, invece, in vista dell’inizio del prossimo anno scolastico?

Non conosciamo ancora eventuali modifiche organizzative per il nuovo anno. Ma in ogni caso l’attenzione dell’amministrazione è massima, cureremo tutti i dettagli del complesso impianto di integrazione scolastica per gli alunni con disabilità e lavoreremo intensamente con i soggetti gestori con i quali collaboriamo da anni.

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 29 maggio 2020. Leggi e scarica gratuitamente l’intera edizione su http://www.lavocediferrara.it 

Triplicati i poveri che chiedono aiuto a Viale K

11 Mag

Raffaele Rinaldi: “mensa, distribuzione pacchi viveri e dormitorio sempre attivi. Ma le istituzioni devono aiutarci”

viale k 3A due mesi dall’inizio dell’emergenza, la situazione di molti nuclei famigliari col passare del tempo si aggrava. Ad attutire, almeno in parte, questa “caduta” nelle vite di tante persone è la rete di solidarietà delle associazioni, di cui fa parte anche “Viale K”. “Da circa 20 sono diventate quasi 60 le persone che quotidianamente vengono a mangiare alla nostra mensa” alla Rivana, ci spiega il Direttore Raffaele Rinaldi, e lo stesso vale per la consegna dei pacchi viveri il venerdì pomeriggio. Questi nuovi assistiti sono perlopiù “persone che si mantenevano con qualche lavoretto, o la cui azienda dove lavoravano ha chiuso. Sono italiani e stranieri che hanno visto il Reddito di cittadinanza dimezzarsi – prosegue Rinaldi – o quelli che sono stati esclusi dai ‘buoni spesa’ del Comune di Ferrara” (a fine aprile dichiarati “discriminatori” dal Tribunale di Ferrara, ndr). L’Associazione, però, inizia ad accusare la fatica del periodo: nonostante l’innesto di quattro nuovi volontari e le donazioni di imprese e privati, il forte aumento di assistiti richiederebbe un numero maggiore di forze e più risorse dalle istituzioni. “Viale K – si rammarica Rinaldi – è stata esclusa dalle recenti risorse assegnate dall’Amministrazione Comunale”. Il riferimento è ai 15mila euro destinati lo scorso 5 maggio al Terzo settore (nello specifico, 8mila sono andati al Centro di Solidarietà-Carità, 5 mila alla nostra Caritas e 2mila al Mantello di Ferrara).

raffaele rinaldiAltro capitolo dolente è quello riguardante il Dormitorio ”Villa Albertina” in zona Mizzana: “la struttura ospita una ventina di persone, limite massimo – ci spiega ancora Rinaldi -, costrette anch’esse dalle limitazioni a stare chiuse, con tutte le conseguenze dal punto di vista psicologico per soggetti che spesso hanno problemi di dipendenze”. Nelle ultime settimane, 5 posti che si sono liberati, sono stati occupati da altrettanti “senza tetto”. E a proposito di persone che faticano o faticheranno a trovare una dimora, Viale K si è vista rifiutare, sempre dal Comune di Ferrara, un progetto per accogliere alcuni detenuti che, in questo periodo di emergenza, usufruiranno degli arresti domiciliari. “Alcune di queste persone se non trovano un alloggio, verranno comunque a chiederci aiuto”. Spostando la riflessione più in generale, Rinaldi riflette con noi su come quest’emergenza “stia facendo venir fuori le reali difficoltà della società, quindi chi sono i veri fragili”. Ciò che si può fare, grazie al contributo di ognuno – “è di tornare alla normalità, ma non quella malata di prima, che escludeva gli ultimi. Dovremmo, invece – conclude – ripensare l’intero welfare”. Esiste, anche a Ferrara, una fondamentale rete dal basso di associazioni di volontariato, “ma manca una vera politica sociale: non possono essere quasi solo le associazioni a reggere soprattutto in periodi come questo. Anche nella nostra città, il Comune faccia tesoro di questo patrimonio e lo porti a sistema, cercando fondi regionali e nazionali per sostenerlo”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 15 maggio 2020. Leggi e scarica gratuitamente l’intera edizione su http://www.lavocediferrara.it .

“Genitori in cammino”, da 25 anni insieme nel dolore e nella speranza

11 Mag

Il gruppo annualmente è in contatto con un migliaio di persone che hanno perduto prematuramente un figlio

di Andrea Musacci

Pellegrinaggio Sesto al ReghenaUn migliaio di genitori che hanno vissuto il dramma della perdita prematura di un figlio. È questo il numero di persone che annualmente, in modi diversi, più o meno indirettamente, vengono contattate dal gruppo diocesano dei “Genitori in cammino”. Gruppo che nel 2020 compie i 25 anni di vita. “Inizialmente, dopo l’avvenimento – ci spiega Ugo Marchesini, portavoce dei “Genitori in cammino” -, si è costituito un piccolo nucleo spontaneo, fino ad allora sconosciuto, con un colpo di telefono, per condividere il dolore. Nel febbraio ‘95 alcuni di noi hanno partecipato al primo ritiro spirituale nella Comunità Monastica di Bose (VC), dove abbiamo ricevuto una ‘sferzata’ positiva da Enzo Bianchi. Dopo un lungo percorso, ci siamo rivolti all’allora Arcivescovo Mons. Carlo Caffarra. I genitori colpiti dalla perdita di un figlio sono stati avvicinati dopo aver organizzato, in collaborazione con i parroci, sante Messe in suffragio in diverse Parrocchie della Diocesi. In seguito è stato un passaparola. Il vero cammino di fede è nato, quasi casualmente – prosegue -, dopo aver riflettuto sul fatto che l’accaduto non poteva essere imputato all’uomo, ma dovevamo rivolgerci un po’ più in Alto, così sono iniziati i nostri incontri di fede con la lettura, l’ascolto e la meditazione della Parola di Dio, in particolare con il commento del Vangelo secondo Giovanni”. Il gruppo dei “Genitori in cammino”, che ha mons. Mario Dalla Costa come Assistente spirituale, da sempre si ritrova nel Seminario di via G. Fabbri a Ferrara, seguendo anche i seminaristi nel loro percorso, anche se, riflette, “la loro scarsità è la realtà che manca di più, pensando in particolare alle coppie che si avvicinano per la prima volta”. Chiediamo a Marchesini con quale frequenza si incontravano in Seminario prima dell’attuale emergenza. “Fino al 31 gennaio ogni quindici giorni con un gruppo ristretto per l’ascolto e il commento della Sacra Scrittura di un brano commentato da don Michele Zecchin. L’ultimo sabato di ogni mese, invece, con un gruppo più consistente ci si trovava per l’ascolto di una riflessione su un tema spirituale trattato dal Rettore Mons. Valenti o da un sacerdote invitato appositamente, incontro che si chiudeva con la celebrazione della santa Messa”. In questi due mesi di lockdown, “la vicinanza – ci spiega ancora – è continuata con contatti telefonici e con messaggi individuali soprattutto con le persone rimaste sole, e tramite la creazione di un gruppo WhatsApp”. Domenica 10 maggio il nostro Arcivescovo Mons. Gian Carlo Perego ha presieduto la S. Messa annuale per il Gruppo “Genitori in cammino” dalla Basilica di San Francesco a Ferrara. Per l’occasione, la Messa è stata trasmessa in diretta streaming dal sito diocesano (https://arcidiocesiferraracomacchio.org/).

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 15 maggio 2020. Leggi e scarica gratuitamente l’intera edizione su http://www.lavocediferrara.it .

Una città per bici e pedoni: proposte per l’emergenza (e non solo)

4 Mag

“MUF – Mobilità Urbana Ferrara” è il nome del progetto lanciato sui social da otto cittadini, che, entro due settimane, presenteranno al Comune diverse proposte: meno spazio per carreggiate e parcheggi, ripristino ZTL, piste ciclabili e doppi sensi per biciclette, parcheggi scambio auto-bici, e molto altro…Immaginando una città diversa per l’oggi e il domani

a cura di Andrea Musacci

muf3In questi ultimi due mesi ognuno ha potuto sperimentare direttamente cosa può significare – pur nell’eccezionalità – vivere in un ambiente urbano con meno traffico su ruota. Ferrara città delle biciclette? Bene, allora cogliamo l’occasione di questa fase emergenziale per riprogettare le nostre strade a misura di chi decide di muoversi a piedi o in bicicletta, incentivando il più possibile forme alternative di spostamento. E’ quello che hanno pensato in molti, fra cui otto persone accomunate dall’interesse per la mobilità sostenibile e il benessere urbano. Grazie ai social, si sono incontrati (a distanza…) e hanno dato vita al progetto “M U F // Mobilità Urbana Ferrara”. Abbiamo rivolto loro alcune domande (rispettando la richiesta di essere identificati come gruppo e non come singoli).

Com’è nata l’idea di questo progetto?

Il gruppo di lavoro “MUF – Mobilità Urbana Ferrara” è nato da un post sui social network che ha attirato l’interesse di alcune persone preoccupate per la modalità degli spostamenti di noi cittadini nella Fase 2 dell’emergenza sanitaria. Nell’arco di qualche giorno ci siamo riuniti virtualmente, abbiamo creato la pagina Facebook e Instagram “M U F // Mobilità Urbana Ferrara” e organizzato un’assemblea aperta con un picco di 50 partecipanti. Nel Manifesto pubblicato su Facebook sono riportate una serie di proposte per implementare l’efficienza degli spostamenti urbani. Abbiamo chiesto agli interessati di focalizzarsi sui problemi di questa fase di emergenza e su possibili soluzioni da attuare in tempi brevissimi.

Chi sono gli ideatori?

Otto persone con l’interesse comune per la mobilità sostenibile e il benessere urbano, tra cui alcuni membri di FIAB Ferrara e altre associazioni cittadine, ciclisti urbani e sportivi, residenti a Ferrara.

A chi è aperto?

A tutti i cittadini di Ferrara interessati al tema della mobilità nella Fase 2 dell’emergenza sanitaria. Si può prendere parte alla creazione di un piano di mobilità d’emergenza, ciascuno contribuendo con la propria esperienza personale e le proprie competenze.

Quante e quali proposte avete fino ad ora per Ferrara e dintorni?

Prima dell’assemblea del 30 aprile abbiamo condiviso un modulo dove chiedevamo di rilevare le principali minacce per la mobilità a partire dal prossimo 4 maggio e le proposte per un uso dello spazio in sicurezza. Abbiamo quindi individuato 4 macro-aree di lavoro: 1. Soluzioni infrastrutturali emergenziali / Urbanistica tattica nel centro urbano: pensiamo ad esempio ad azioni temporanee di restringimento di carreggiate, eliminazione di file di parcheggi, con segnaletica stradale orizzontale (coni, striscie) o cartelli, ripristino immediato della zona ZTL e zone 30km/h in tutto l’entro mura, doppio senso per le biciclette nel centro storico, stalli sicuri per le biciclette; 2. Mobilità frazioni – centro urbano: si potrebbe identificare una rete di aree da usare come parcheggi scambiatori temporanei in cui chi arriva possa lasciare l’auto e trovare biciclette a flusso libero per entrare nel centro urbano; 3. Campagna di sensibilizzazione per la mobilità sostenibile emergenziale: utile per fornire una rete di rivenditori, riparatori o coinvolgere le imprese per lavoratori che decidono di muoversi in bicicletta, spingere all’acquisto di sistemi di sicurezza personali, pensare a campagne di comunicazione per presentare le modalità più efficaci di spostamento; 4. Incentivi per la mobilità sostenibile: sviluppare un meccanismo locale di incentivi economici per l’acquisto di mezzi alternativi all’auto privata (biciclette, biciclette pedalata assistita, monopattini elettrici, ecc.) o per migliorare l’efficienza della propria bicicletta; 5. Integrazione con progetti già in atto: le azioni proposte in questa fase di transizione devono essere viste come proposte che danno una risposta concreta e misurabile ad un problema specifico. Ovviamente esistono altri strumenti e altre esperienze orientate allo sviluppo e alla gestione della mobilità sostenibile nel Comune di Ferrara: il PUMS – Piano Urbano Mobilità Sostenibile, Progetto Metrominuto e Bicipolitana (tempi di percorrenza in minuti a piedi e bici), Metropoli di Paesaggio per lo sviluppo di un sistema di mobilità integrata in tutto il territorio provinciale, Pedibus nelle scuole, Viaggia Play&Go (app per incentivare spostamenti sostenibili), FIAB – offerta formativa nelle scuole, Ciclisti Illuminati, e tutte le altre realtà che condividono la stessa visione.

Quando pensate di proporle all’Amministrazione comunale?

Ci siamo dati tempi molto ristretti per presentarle. Speriamo al massimo entro un paio di settimane di mettere a punto la proposta, con il supporto dei nuovi aderenti.

A quali modelli di mobilità vi ispirate?

Nell’ambito del progetto ci siamo ispirati alla lettera inviata dalle innumerevoli associazioni ambientaliste al Governo, “Urgente – Proposte di mobilità sostenibile urbana intra e post emergenza COVID-19” e al documento contenente le linee guida per la creazione di una rete di mobilità d’emergenza sul sito Bikeitalia.it. Altri esempi felici a cui guardare in Italia sono Milano, in cui hanno già cominciato la tracciatura di alcuni dei 35km di percorsi ciclabili, si è parlato di restringimento dello spazio dedicato alle auto a San Lazzaro di Savena e di incentivi sull’acquisto di mezzi sostenibili e attuazione anticipata del PUMS a Bologna. Anche in Europa gli esempi si sprecano: abbiamo apprezzato la sindaca di Barcellona per l’ampliamento di ZTL e zone pedonali, la realizzazione di un piano di collegamento delle direttrici della città, l’ampliamento dei marciapiedi, la campagna di sensibilizzazione a partire dai piccoli centri.

È un progetto che riguarda anche il post emergenza?

È un progetto strettamente correlato alla fase 2. Poi continueremo a supportare i progetti più a lungo termine in corso o già realizzati, sperando che nel tempo migliorino anche la qualità degli spostamenti e in generale l’educazione a uno stile di vita sostenibile.

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” dell’8 maggio 2020. Leggi e scarica gratuitamente l’intera edizione su http://www.lavocediferrara.it .

Addio a Renzo Melotti, amante dell’arte e filantropo

4 Mag

È deceduto il 15 aprile a Cona. Sua la collezione d’arte all’Ospedale (prima al vecchio Sant’Anna) e il presepe in Duomo. In passato la sua Galleria ha ospitato mostre di Ligabue, Picasso e Mirò. Aiutò anche l’arte nel post sisma

di Andrea Musacci

Melotti nella sua casa insieme a una scultura di Attardi

Uomo dolce e risoluto, dotato di una tempra decisa e concreta ma sempre sostenuta da un animo gentile, appassionato, da una posa attenta e mai corriva. La notte tra il 15 e il 16 aprile è deceduto (non per coronavirus) all’Ospedale di Cona Renzo Melotti, 86 anni, noto gallerista e collezionista d’arte di Ferrara. Le esequie si sono svolte in forma riservata alla Certosa. Sua la volontà che, nell’eventualità, si aspettasse la fine di aprile per diffondere la notizia della sua dipartita. Lascia tre figli, Antonella, Alessandra e Diego.

Una passione, quella per l’ambito artistico, in lui sempre strettamente allacciata a un profondo desiderio di aiutare la propria comunità, in particolare in quello che rappresenta uno dei luoghi privilegiati della fragilità: l’ospedale. Proprio in questo periodo di pandemia, in un silenzio estremo, quasi senza voler distogliere l’attenzione dai drammi legati al coronavirus, in una delle strutture del nostro territorio più legate all’emergenza sanitaria, ci ha lasciato dunque una grande figura di mecenate, forse una delle ultime incarnazioni nel nostro territorio. Ognuno ricorda i tanti dipinti che adornavano i corridoi del vecchio Sant’Anna in corso Giovecca e ora gli asettici spazi del nuovo Arcispedale di Cona. Opere che ora, qui, ci si augura rimarranno molto a lungo, a memoria di colui che ha intuito come la bellezza sia non un orpello ma una componente fondante le nostre vite, anche e soprattutto nei luoghi e nei momenti più delicati.

Nato ad Ambrogio di Copparo il 5 agosto 1933, da piccolo ha vissuto alcuni anni a Fiume, per poi tornare in paese e trasferirsi successivamente a Ferrara. Già dirigente commerciale della multinazionale “Star”, dove iniziò a lavorare negli anni ‘50, fin da giovanissimo si è interessato di arte figurativa. Grazie all’amicizia con il critico Mario De Micheli, entra in contatto con artisti come Levi e Manzù, e nel ’76 lascia il suo incarico dirigenziale. Nel ’78 dà avvio alla sua attività galleristica con una grande mostra di Ligabue nel suo “Studio d’arte Melotti”, rimasto attivo fino al 2003, quando l’ha ceduto ai fratelli Remigio e Rossano Surian. Nei 25 anni della sua gestione, la Galleria ha ospitato, fra gli altri, personali di Remo Pasetti, Tono Zancanaro, Renato Guttuso, Robert Caroll, Giorgio De Chirico, Linsday Kemp, Achille Funi, Pablo Picasso, Joan Mirò, Giò Pomodoro e Severo Pozzati. Nel 1984 Melotti dà vita anche al progetto editoriale legato al suo Studio, con la collana monografica “I grandi pittori a Ferrara”, che arriverà a contare 10 titoli. Negli anni ’90 nasce la “Fondazione Renzo Melotti”, che, grazie al coinvolgimento dei “Dieci artisti” per Ferrara, permette la creazione di un fondo di solidarietà per la nascita nel ‘92 del Reparto di Endoscopia pediatrica, a lui intitolato, al S. Anna. Proprio qui nel dicembre ’95 viene inaugurata la Galleria da lui donata, il “Lascito della quadreria d’arte contemporanea Renzo Melotti”, poi ampliata fino al 2002. Nello stesso anno finanzia il Fondo per la Ricerca in Chirurgia Pediatrica, dal 2000 al 2007 le borse di studio in Chirurgia Pediatrica Urologica, oltre a diverse missioni chirurgiche nel mondo.

Anche nel post sisma del 2012, Melotti è in prima linea, promuovendo l’iniziativa “L’arte per l’arte – collezione Renzo Melotti per l’Emilia”, un’esposizione di 109 opere di 76 artisti poi messe all’asta per finanziare i restauri dei capolavori emiliani danneggiati. Passano due anni, e iniziano le prime diatribe con la direzione dell’Ospedale cittadino: Melotti chiede la revoca della donazione per inadempienza contrattuale, non avendo l’Azienda spostato le sue opere nella nuova sede di Cona (aperta nel 2012). L’anno successivo, il 2015, il magnifico presepe napoletano di proprietà di Melotti, stile Settecento, con 86 statuine tra personaggi e animali, dopo 15 anni all’ingresso della struttura di corso Giovecca, deve trovare una nuova collocazione. Sarà una grande occasione per la nostra Arcidiocesi, che deciderà di installarlo permanentemente nella Cattedrale di Ferrara. Il giorno dell’Epifania del 2016, a conclusione della S. Messa serale, l’Arcivescovo benedice il presepe presentandolo ai tanti fedeli radunatisi. Ad aprile dello stesso anno, il 23, festa di San Giorgio, dopo la S. Messa nella Basilica fuori le Mura, lo stesso Arcivescovo consegna a Melotti il prestigioso titolo di “massaro” della Cattedrale di Ferrara. In ottobre, acuitisi i contrasti con la Direzione del Sant’Anna, Melotti dona le sue 157 opere all’Ulss 18 di Rovigo (due anni dopo diventate 169), esponendole, con grande inaugurazione pubblica, all’Ospedale Santa Maria della Misericordia. Nei corridoi della struttura rodigina si possono ammirare, tra le altre, opere di Annigoni, Aymone, Cattabriga, Brindisi, Fioravanti, Fiume, Mastroianni, Orsatti, Sughi, Vespignani e Zarattini. L’anno dopo, la città di Rovigo gli conferisce anche la cittadinanza onoraria. Nei mesi successivi Melotti dona un migliaio di copie del catalogo “Arte e scienza 4 in ospedale. Renzo Melotti per Rovigo”, curato insieme a Mons. Massimo Manservigi, a 500 ospedali italiani (i primi tre e il quinto volume di “Arte e scienza in ospedale” riguardano il Sant’Anna di Ferrara-Cona).

part. di un'opera all'ex s.anna

Chi scrive, in quel periodo ebbe l’onore di essere ospitato nella sua dimora ferrarese: “le opere d’arte – furono alcune delle sue parole – hanno anche un’importanza culturale e terapeutica. Ho cercato di migliorare un ambiente per sua natura triste, ma anche gioioso, per le nascite e le rinascite che ospita”. In quella piacevole mattinata, ricordò con affetto alcune figure a lui particolarmente care, come Maccari, De Micheli, Giò Pomodoro. Di quest’ultimo del quale fu amico per circa 20 anni, mi disse: “le sue uniche mostre personali, tre, le fece nel mio Studio d’arte. Ci siamo conosciuti, abbracciati, abbiamo litigato, ma siamo sempre rimasti uniti, anche se lontani fisicamente”. Nel 2018 inizia il riavvicinamento con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria ferrarese, grazie a una prima donazione di 68 opere di 53 artisti contemporanei alla struttura di Cona: nel mese di marzo viene inaugurata la quadreria della Fondazione Renzo Melotti negli spazi dell’Arcispedale. Un momento importante per l’intera città, che metterà fine ad anni di polemiche e cause legali tra Melotti e l’ASL.

Ma Melotti rimase sempre legato al suo paese natìo. Copparo ospita parte della sua Collezione (e il Comune nel ’99 gli ha dato la cittadinanza onoraria): nella Galleria Civica d’Arte Contemporanea ex Carceri “Alda Costa” vi sono permanentemente esposte 110 opere del Novecento (sia di artisti locali sia internazionali) donate dal mecenate, instancabile appassionato della bellezza e della propria terra.

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” dell’8 maggio 2020. Leggi e scarica gratuitamente l’intera edizione su http://www.lavocediferrara.it . Nel nuovo numero è possibile trovare anche un ricordo personale di Melotti scritto dagli amici Alberto e Mirella Golinelli.

(foto Andrea Musacci)

Non vergogniamoci della nostra paura

23 Mar

“Ci accorgeremo, un giorno, quando vedremo la fecondità di tutte queste cose mediocri, dal punto di vista dell’eternità, quanto eravamo imbecilli a rifiutarle ad ogni costo e a desiderare che la vita si svolgesse nella sua piccola tranquilla felicità”.

(E. Mounier, “Lettere sul dolore”)

di Andrea Musacci

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Giovedì scorso sono state diffuse alcune immagini di un lungo macabro corteo di mezzi militari davanti al Cimitero monumentale di Bergamo, poi diretto fuori città. Trasportavano i resti di molte persone decedute a causa del coronavirus, che nemmeno hanno potuto trovare riposo nella proprio terra. Ho provato angoscia, il sentir venir meno la terra sotto i piedi. Ho percepito in maniera acuta la mia, la nostra condizione di mortali. Era un corteo senza lacrime, senza rito funebre, né parole per ricordare, solo quelle sommesse, disperate e segregate nelle case dei famigliari, degli amici.

In questi giorni rileggevo alcune pagine di un libro del filosofo francese Fabrice Hadjadj, “Farcela con la morte. Anti-metodo per vivere” (Cittadella ed., 2009). A un certo punto Hadjadj scrive: “Che cosa c’è di più desolante di questo costante tranquillizzare? (…) E’ un’alienazione radicale in cui ci si sforza di costituire una vita di cui la morte sarebbe un evento esteriore, e non ciò che sin da ora abbiamo dinanzi e richiama l’essenziale”. Queste parole mi hanno fatto riflettere – seppur nella straordinarietà (dei nostri tempi, nelle nostre terre) di quelle immagini sopracitate –, su come esse ci richiamino alla sostanza delle cose. E questo ci fa paura. Una paura – a maggior ragione in questo periodo di emergenza legato alla pandemia – di qualcosa di ignoto e di inafferrabile. Anche se, a ben pensarci, la morte stessa pare qualcosa di assolutamente netto ma al tempo stesso di sfuggevole, la mancanza estrema. Qualcosa, appunto, definibile come l’Inafferrabile. Quell’“alienazione radicale” di cui parla Hadjadj insieme alla morte ci fa dunque rimuovere anche la paura legata ad essa, rendendoci sempre più incapaci di nominare la nostra debolezza, la nostra fragilità. Ci nascondiamo dietro a ragionamenti (pseudo)sociologici, a statistiche, a “leggerezze” di comodo (pur umanamente comprensibili).

E’ normale avere paura: essa non va intesa solo in senso negativo, è sintomo che si ama qualcosa, che qualcosa ci sta a cuore, e non la si vuole perdere. Di sicuro, le paure peggiori sono quelle vissute nella solitudine. In fondo siamo tutti come bambini, bisognosi di un appoggio, di una carezza, di un rifugio. La nuova solitudine collettiva ce lo fa tornare a mente in maniera dolorosa ma sincera. Domandiamoci: questa paura se rimossa non rischia di diventare soffocante e disperata, e quindi di generare ancor più solitudine e diffidenza? E, invece, se pronunciata con parole non menzognere, non può trovare il suo senso perlomeno nella ricerca del senso stesso? Insomma, questa paura avrà i suoi testimoni, i suoi padri e le sue madri spirituali, i suoi Maestri, filosofi, scrittori, donne e uomini che sappiano, un domani, trasfigurarla in nuova umanità? Avremo poeti che daranno un nome nuovo alla nostra paura, rimostrandocela, così, autenticamente umana, segno della nostra più profonda mancanza?

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 27 marzo 2020

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