Mons. Antonio Bentivoglio, penitenziere e cappellano del carcere, festeggia il 50° di sacerdozio

26 Mag
Mons. Bentivoglio durante la messa in carcere per il suo 50° - Copia

Mons. Antonio Bentivoglio

Per un gioco del destino, la data del 28 maggio 1966, in cui Mons. Antonio Bentivoglio fu ordinato sacerdote, anche quest’anno, nel 50° anniversario, cade di sabato. Mons. Bentivoglio, nato a Ferrara il 04 febbraio 1938, dal 1994 ricopre il doppio incarico di Cappellano del carcere ferrarese e di Canonico Penitenziere in Cattedrale. I primi trent’anni del suo sacerdozio li ha trascorsi in provincia. Proveniente dalla Parrocchia del Perpetuo Soccorso, poco dopo diviene cappellano nella parrocchia e nell’ospedale di Bondeno. Nel ’68 diventa parroco a Stellata di Bondeno e nel ’78 a Scortichino. Nel ’94 il doppio incarico: ricorda come l’allora Vescovo Mons. Luigi Maverna gli propose di prendere il posto di Mons. Tiberio Bergamini tra le mura del carcere cittadino. Mons. Bentivoglio disse: “non avrei mai pensato di dover andare in carcere…”, e Maverna rispose: “ci ho pensato io”. «I primi mesi – ci racconta – ero titubante, ma ho cercato di inserirmi come se fossi in una parrocchia, anche se particolare». Poi nel 2002 l’idea, maturata ad Abano Terme insieme a don Umberto Poli e a don Marino Vincenzi, di creare un’associazione di volontariato nella Casa circondariale, la “Noi per Loro”, intitolata a Mons. Giulio Zerbini, che spesso andava a visitare i detenuti.

L’associazione ha sede nel negozio in via Adelardi, 9, ma naturalmente la maggior parte delle attività avviene in via Arginone, dove don Antonio si reca ancora quotidianamente per portare aiuto materiale e spirituale ai carcerati. Tre anni fa, ritornando in servizio dopo un’assenza per problemi di salute, un gruppo di essi gli scrisse una lettera usando parole molto toccanti: “[al] nostro don, a colui che da vent’anni con una buona parola ed un pacco di biscotti calca quotidianamente questo lembo di terra, altrimenti dimenticato. Noi te ne siamo riconoscenti”. Lo scorso 8 maggio, durante l’omelia in carcere per celebrare il 50°, in un certo senso Mons. Bentivoglio ha loro risposto dicendo: “ringrazio voi detenuti per la vostra amicizia e lealtà. C’è tra noi un patto di gratuita corrispondenza. Penso, anche oggi, alle vostre famiglie, di cui sentirete la mancanza, prometterò di occuparmi maggiormente anche di loro”. Un impegno, il suo, sempre lontano dai riflettori, allergico alle ribalte, ma grazie al quale, ci dice, «ho potuto sperimentare con gioioso stupore la meraviglia dell’opera di Dio».

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 26 maggio 2016

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