Immagini e presentazione dell’inaugurazione della personale di Daniela Carletti a Cloister

6 Apr

[Qui l’articolo che Andrea Samaritani ha dedicato a Daniela Carletti, su la Nuova Ferrara del 05 aprile 2016]

Ieri, 05 aprile 2016, ho avuto l’onore di presentare la mostra Attraversare mondi di Daniela Carletti nella Galleria Cloister, in c.so Porta Reno, 45 a Ferrara.

Qui il testo della mia presentazione di ieri pomeriggio, e alcune foto dell’evento.

Buonasera a tutti. Farò una breve presentazione riprendendo alcune delle riflessioni che ho sviluppato nel testo presente in catalogo. Sono riflessioni maturate nel tempo, fin dalla prima sua mostra che ho potuto ammirare, Le farfalle ci sono ancora?, nell’aprile 2013 alla Galleria del Carbone. In questi anni l’ho sempre seguita, ho avuto sempre la fortuna di poterne scrivere per la Nuova Ferrara e per Listone mag. Queste riflessioni, però, sono anche il frutto di una condivisione di impressioni, di idee che ho avuto con lei anche nelle ultime settimane.

Nella mia presentazione presente nel catalogo, ho cercato di evidenziare come le undici opere qui esposte (realizzate tra il 2013 e il 2016, di medie e grandi dimensioni) siano emblematiche della sua produzione artistica, e come non possano essere ridotte a rassicuranti rappresentazioni di una natura idilliaca, astratta, fiabescamente e retoricamente serena. In generale, l’arte non dev’essere rassicurante, conciliante, ma provocare, straniare, far emergere le tensioni e le contraddizioni della realtà, soprattutto di quella interiore dell’uomo.

Attraversare mondi, titolo della mostra, richiama innanzitutto il continuo movimento generativo della natura, ma anche una metamorfosi, una trasformazione di tipo spirituale. Nelle opere di Daniela questo percorrere il reale è dunque, nel profondo, una tensione al Sacro, una ricerca dell’essenza del reale, del Bello e del Vero, di un’armonia. Il microcosmo naturale delle opere esposte a Cloister è abitato da farfalle, aironi, tigri, peonie e canne selvatiche. Emerge dunque nelle sue opere un’umanissima fragilità, sempre tendente a quella essenza sacra, ma che non teme di mostrare, di svelare l’ambiguità della natura, del reale, la carica di paura, straniamento e di mistero che inevitabilmente questa porta con sé. Basti pensare, tra le opere qui esposte, alla farfalla nera, o alla “Peonia tra luce e ombra”, agli occhi della tigre, ma anche ad altre sue opere nelle quali emergono animali, ad esempio farfalle, o altre figure antropomorfizzate decisamente inquietanti.

Per concludere, proprio la figura della farfalla è più che mai cara a Daniela. Lei stessa una volta mi ha raccontato delle migrazioni delle farfalle monarca, dal Nord America al Messico, un incredibile attraversamento di mondi che coinvolge ben quattro generazioni. Come ho accennato all’inizio, la prima volta che ho potuto ammirare le sue opere è stato, tre anni fa, per la mostra Le farfalle ci sono ancora? alla Galleria del Carbone. Una riflessione, questa di Daniela, nostalgica nei confronti di una natura incontaminata, che non esiste più. La farfalla, però, nella simbologia cristiana rappresenta la vita risorta e l’immortalità dell’anima, quindi un attraversamento di mondi, da quello terreno a quello eterno. In ultima analisi, perciò, la pittura di Daniela Carletti esprime, comunque, una profonda positività della vita.

Andrea Musacci

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