Archivio | 08:15

“Conosco il dolore dei migranti: ecco perché ho scelto di salire sulla nave che li soccorre”

6 Mag

Don Mattia Ferrari, sacerdote modenese, racconta a “la Voce” la sua recente esperienza sull’imbarcazione “Mare Jonio” di “Mediterranea”: “siamo una grande famiglia, anche atei e agnostici partecipano alla Messa”

don mattia da solo

Il 1° maggio, mentre lo contattiamo, la nave “Mare Jonio” sta pattugliando la zona SAR compresa tra le città libiche di Zuara e Sabratha a una distanza compresa tra le 30 e le 35 miglia nautiche dalla costa libica, dopo essere salpata il giorno prima dal porto siciliano di Marsala. Lui è don Mattia Ferrari, 25 anni, sacerdote da circa un anno incardinato nella Diocesi di Modena-Nonantola. Tempo fa l’equipaggio della nave (lunga 37 metri e larga 9 che può tenere a bordo un centinaio di persone) di “Mediterranea Saving Humans”, aveva espresso il desiderio di avere un sacerdote a bordo nelle sue missioni per stazionare tra Italia e Libia permettendo di salvare centinaia di migranti che, disperati, fuggono da guerra e violenze. Da lì è nata l’idea di far salire don Mattia, da diversi anni impegnato nell’aiuto agli ultimi, in particolare nell’accoglienza e l’inclusione di migranti. Classe 1993, originario di Formigine (MO), don Mattia è vicario parrocchiale di Nonantola (a un’ora di macchina da Ferrara), Redù e Rubbiara, della stessa Unità Pastorale con anche Bagazzano. Entrato in seminario a 18 anni, appena dopo il diploma al liceo classico “Muratori” di Modena, è stato ordinato sacerdote il 26 maggio 2018. Ma la sua vicinanza ai migranti nasce molto prima. Con alcuni di loro ha partecipato, tra l’altro, a Ferrara il 3 giugno 2017 alla cerimonia d’ingresso nella nostra Arcidiocesi di mons. Perego, nelle vesti di accompagnatore dell’“Emilia-Romagna’s Brothers and Sisters S. Josephine Bakhita”, gruppo composto da una 40ina di rifugiati, richiedenti asilo e migranti provenienti dalle Diocesi di Bologna, Modena, Parma e Faenza. “La mia salita a bordo della ’Mare Jonio’ – spiega a “la Voce” – nasce da tre fattori concomitanti: innanzitutto dall’incontro fra Luca Casarini (uno dei capimissione di ‘Mediterranea’, ndr) e l’Arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice, nel corso del quale quest’ultimo ha appoggiato convintamente “Mediterranea” (“Sono con voi”, ha detto). In quell’occasione, Casarini espresse il desiderio di avere un sacerdote a bordo, e Lorefice appoggiò convintamente la proposta. Siccome – prosegue don Mattia – da due anni sono amico dei centri sociali bolognesi ‘Tpo’ e ‘Labas’, che tramite l’associazione ‘Ya Basta’ fanno parte di ‘Mediterranea’, e siamo amici proprio grazie alla comune fraternità con i migranti, i ragazzi hanno chiesto a me di essere il prete a bordo della nave. Non potevo rifiutare, perché ho molti amici migranti, avendo toccato con mano il loro dolore e la sofferenza che hanno passato in Libia e in mare, dove hanno visto morire amici e parenti”. “Due anni fa – sono ancora sue parole – ‘Ya Basta’ e ‘Labas’ accolsero Yusupha, un giovane migrante che dormiva in stazione a Bologna e per il quale non riuscivamo a trovare posto. Bussammo alla loro porta, e loro lo accolsero con gioia. Grazie a loro Yusupha è rinato, ha ripreso a vivere con dignità, perché si è sentito amato”. “I miei stessi parrocchiani – ci spiega ancora – hanno accolto positivamente questa mia decisione, alcuni di loro sono stati anche commossi. Debbo ringraziare i miei confratelli, don Alberto Zironi e don Riccardo Fangarezzi, che stanno supplendo alla mia assenza”. Ora una nuova comunità galleggiante ha accolto, seppur per un periodo limitato, don Mattia: “siamo come una grande famiglia”, prosegue. “Cuciniamo, sistemiamo la barca. Io non rinuncio alle mie preghiere: il breviario, la Messa e il rosario”. E, soprattutto, insieme, “teniamo monitorato il mare con i binocoli” per individuare eventuali navi colme di persone in fuga dall’inferno libico. E proprio il 2 maggio, riferisce “Mediterranea”, una motovedetta della cosiddetta “guardia costiera Libica” ha compiuto un’“operazione di cattura e deportazione in zona di guerra di 80 persone che erano a bordo di un gommone bianco a 65 miglia a nord di Al Khoms”. “Un’assoluta violazione di tutte le convenzioni internazionali sui diritti umani, la cattura di persone in fuga da guerra e riportate in zona di conflitto”, peraltro sotto osservazione e con comunicazioni tramite canale Vhf, di un aereo di Malta Air Force. Tornando a don Mattia, la fratellanza tra i membri dell’equipaggio e il sacerdote si esplica anche con gesti semplici ma non scontati: “Alla Messa domenicale – che, come le altre, celebro su dei tavoli allestiti nei container – partecipano tutti, anche gli atei e gli agnostici, che sono maggioritari rispetto ai cattolici. Da parte loro è un bellissimo segno di riconoscimento verso il Vangelo e la Chiesa”. Tutti i volontari si sono resi disponibili. Le letture, il salmo, la preghiera dei fedeli: a ognuno il suo compito. “Abbiamo avuto modo di fare anche alcuni dialoghi spirituali, sulla fede e sul Vangelo, molto profondi e molto arricchenti anche per me”. E’ il racconto di una vera e propria Chiesa in uscita, che letteralmente prende il largo, perché sa che ogni luogo è luogo di evangelizzazione, di incontro con l’altro, di prossimità al povero, ai derelitti e ai dimenticati. Don Mattia è rappresentazione plastica di questa Chiesa che abbandona i porti sicuri, nei quali forte è la tentazione di rifugiarsi, che non getta l’àncora, ma salpa con le donne e gli uomini di buona volontà, con i samaritani del mare, spesso dileggiati e insultati, disprezzati alla stregua dei trafficanti che combattono. Mentre queste persone con la carne dei poveri non ci giocano, ma anzi tentano, nonostante tutto, di salvar loro la vita, strappandogli da quell’inferno d’acqua nel quale si è trasformato il Mediterraneo, mare di pace troppo spesso divenuto mare di morte.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 10 maggio 2019

http://lavocediferrara.it/

Annunci

“C’è bisogno di una rivoluzione culturale: muoviamoci, affinché vinca la vita”

6 Mag

Difendere i beni comuni come diritti fondamentali: l’intervento di padre Alex Zanotelli a Ferrara. Lo stretto legame tra neoliberismo, migrazioni e crisi ecologica

z8Una sala gremita – più di 150 persone – ha assistito a Ferrara la sera di giovedì 2 maggio all’intervento di padre Alex Zanotelli. Il missionario comboniano è stato invitato dall’associazione “Il Battito della città” in occasione dell’incontro “Beni comuni a Ferrara. Ripubblicizzare acqua e rifiuti”, svoltosi nella Sala Macchine della Factory Grisù di via Poledrelli 21. La serata, introdotta e moderata da Marcella Ravaglia, ha visto anche gli interventi di Paolo Carsetti (Forum italiano Movimenti per l’Acqua) e Natale Belosi (Rete regionale Rifiuti zero). Fin da subito i presenti hanno capito che non si sarebbe trattato dell’intervento dal “pulpito” di un “esperto” ma della testimonianza umile e concreta di chi lo “scandalo” della povertà e delle enormi disuguaglianze le vive, conoscendone cause, conseguenze e drammi. “Al rione Sanità di Napoli [dove abita dal 2002, ndr] sono in missione. Normalmente si pensa che un missionario va a convertire nel luogo della sua missione: io invece mi sento un convertito. I poveri mi hanno convertito sia a Korogocho in Kenya sia a Napoli”. “Viviamo in un sistema economico-finanziario – soprattutto finanziario – che non fa che aumentare le disuguaglianze”, è stato il suo affondo, poggiante su dati incontrovertibili. Dal Rapporto Oxfam 2019, intitolato “Bene pubblico o ricchezza privata?”, emerge infatti come l’1% più ricco del Pianeta detiene quasi la metà della ricchezza aggregata netta totale (il 47,2%, per la precisione), mentre 3,8 miliardi di persone, pari alla metà più povera degli abitanti del mondo, possono contare appena sullo 0,4%. Disuguaglianze enormi, accompagnate anche da profondi sprechi. “Le migrazioni – ha proseguito p. Zanotelli – sono il frutto amaro di questo sistema profondamente ingiusto, un sistema che rimane tale anche grazie all’enorme produzione di armi, soprattutto quelle atomiche. Nel 2017 – sono ancora sue parole -, è andato in acquisti di armamenti qualcosa come 1739 miliardi di dollari. Se li spendessimo per scuole, ospedali, cultura e molto altro, trasformeremmo il mondo in un paradiso terrestre”. Per far comprendere come le migrazioni siano una stretta conseguenza di questo sistema ingiusto e predatorio, p. Zanotelli ha spiegato come “una delle conseguenze più enormi della crisi climatica sarà di rendere ampie zone dell’Africa inabitabili a causa dell’aumento della temperatura, e questo provocherà migrazioni ben più consistenti nei prossimi decenni”. Viviamo dunque, ha proseguito, “in un sistema economico-finanziario fortemente militarizzato che pesa enormemente sull’ecosistema”. A proposito della questione ecologica, p. Zanotelli cita più volte la “Laudato si’ ”, “un testo straordinario”. “La prima vittima della crisi ecologica – sono ancora sue parole – sarà proprio l’acqua, che sarà sempre più scarsa e quindi sempre più essenziale. Per questo i potentati economici continuano a metterci le mani sopra, perché sanno che è davvero ‘l’oro blu’. Ma questa appropriazione è la negazione di un diritto umano fondamentale, quello dell’accesso a un bene primario per la sopravvivenza, perché solo chi avrà i soldi sufficienti potrà comprarla. Acqua e aria sono beni comuni fondamentali, senza i quali non possiamo vivere”, e non possono quindi essere oggetto di profitto e speculazione. “Ognuno di noi come cittadino, e come comunità – è stato il suo appello – può e deve fare qualcosa, denunciando tutto ciò, attivandosi”, e anche attraverso il consumo critico, “ad esempio nella scelta dell’abbigliamento, e della stessa banca, informandoci su come investe i soldi, oltre a limitare fortemente i consumi stessi”. “C’è bisogno di una rivoluzione culturale per uscire da questa situazione, dobbiamo muoverci. E’ questione di vita o di morte: diamoci da fare, perché vinca la vita”.

“Se non diciamo ‘no’ qui e ora, salta la nostra umanità”: in un libro il j’accuse di p. Zanotelli contro il razzismo

copertina libro zanotelli“Prima che gridino le pietre. Manifesto contro il nuovo razzismo” è il nome dell’ultimo libro di p. Alex Zanotelli, uscito sei mesi fa per “ChiareLettere” con la curatela di Valentina Furlanetto. Un libro che fra i tanti meriti ha, oltre quello della chiarezza espositiva, quello di smontare attraverso episodi e dati, storici e di cronaca, diversi luoghi comuni sulle migrazioni contemporanee, ampliando lo sguardo sulla storia di colonialismi e sopraffazione di cui è triste protagonista il mondo occidentale. Migranti di oggi: lo 0,4% della popolazione europea… “Era facile donare per l’Africa o fare donazioni a distanza quando l’Africa era lì, lontana”, scrive il missionario nel libro. “Era facile dire ‘italiani brava gente’, ma ora che questa gente viene a casa nostra ci rivela che siamo razzisti”. E’, però, “semplicemente ridicolo parlare di invasione”. Sono i dati a smentire certa propaganda: secondo l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr), i rifugiati nel mondo sono 65 milioni, l’86% dei quali è ospitato nei Paesi più poveri. Appena il 14% si trova nel ricco Occidente. In Europa gli abitanti sono più di 500 milioni e gli immigrati arrivati negli ultimi sei anni sono meno di due milioni (lo 0,4%). “Eppure ne abbiamo una paura terribile”, scrive p. Zanotelli. “L’Europa ha perso la coscienza, la memoria e l’umanità. Ci preoccupiamo di difendere i nostri valori ‘cristiani’ di fronte ad altre religioni, ma quei valori li stiamo tradendo da soli”. Poco dopo scrive: “Dio non è neutrale, Dio è schierato profondamente. Dio è il Dio degli oppressi, degli schiavi, dei poveri perché Dio non può tollerare sistemi che opprimono e schiavizzano. Nell’esperienza dell’Esodo Dio libera un gruppo di schiavi dal più potente impero di allora. Dio li libera perché diventino una comunità alternativa all’impero. Dio sogna per il suo popolo un’economia di uguaglianza”. Nel libro l’autore denuncia alcuni dei tanti casi di razzismo e violenza contro stranieri avvenuti negli ultimi mesi in Italia, la campagna diffamatoria contro le ONG che salvano i migranti nel Mediterraneo, i patti scellerati fatti con la Libia e con la Turchia. Ai quali si sono aggiunti i diversi casi di chi sull’accoglienza dei migranti nel nostro Paese ci ha lucrato – di cui parla nell’Appendice la Furlanetto -, gestendo i CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) col solo fine di massimizzare i propri profitti. Un sistema di “accoglienza” disumanizzante per i migranti e che ha prodotto veri e propri ghetti, permettendo ad alcuni disonesti (tra cui mafiosi, si veda l’inchiesta “Mafia Capitale”) di lucrare. Ciò che invece ha funzionato è stato il sistema SPRAR, gestito non dalle Prefetture, ma dai Comuni, molto più incentrato sull’accoglienza e l’inclusione, un modello da difendere come qualsiasi progetto di accoglienza diffusa.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 10 maggio 2019

http://lavocediferrara.it/

Gli infiniti volti della bellezza

6 Mag

Il 4 e 5 maggio a Ferrara la pioggia non ha fermato l’atteso festival “Francescana…mente”

1In una piazza assolata (prima della pioggia proseguita fino alla fine), fra Patrizio presidia una piccola tenda accampata davanti al gigantesco Duomo chiuso. Una minuscola oasi dove, chi lo desidera, può ripararsi più dal frastuono dei mille impegni quotidiani che dal sole, per ritrovare un filo interiore, attraverso una preghiera, una lettura della Parola, una meditazione. Da questo angolino di 4 metri quadri, sabato pomeriggio, parte idealmente il racconto di “Francescana…mente”, organizzato in diversi punti della città di Ferrara il 4 e 5 maggio. Il festival è stato organizzato da Frati Francescani, Sorelle Clarisse, Ordine Francescano secolare, Ufficio Catechistico, Ufficio Comunicazioni Sociali, Servizio Insegnamento Religione Cattolica, Servizio per la Pastorale Giovanile diocesani. Nel pomeriggio di sabato – oltre ai banchetti dei francescani della Basilica di Sant’Antonio e a quelli con in vendita oggetti sacri realizzati dalle Monache Clarisse di Ferrara – la Sala Estense si riempie lentamente ma in modo costante, per accogliere le prime iniziative. Marcello Musacchi dell’Ufficio Catechistico diocesano, introduce l’evento prima di passare la parola a padre Celso, il quale pone l’accento sull’opportunità data di “riscoprire tracce di bellezza e santità lasciate, nei secoli, dai diversi francescani, per avvertire insomma il profumo di primavera che San Francesco ha donato alla Chiesa e a tutte le città che ha visitato”. Angiolina Gallani, Ministra dell’Ordine Francescano Secolare di Ferrara, ha poi preso la parola per spiegare come l’Ordine di cui fa parte, fondato da San Francesco, sia nato a Ferrara nel XIII secolo per “valorizzare il desiderio di santità di molte persone non consacrate”, desiderose di “cercare la persona vivente e operante di Gesù Cristo, cercando di mettere in pratica, nonostante i limiti, i suoi insegnamenti”. A seguire, il gruppo danza “L’Unicorno” della contrada di Santa Maria in Vado ha eseguito alcune danze e balli della corte estense, intervallate da letture di passi del Boiardo. Dopo un breve intervento di don Fabio Ruffini su San Bernardino da Siena e il simbolo IHS da lui ideato, fra Giovanni ha introdotto le spassose e argute filastrocche di Bruno Tognolini, scrittore e poeta, dal ’99 al 2011 autore dei testi per “La melevisione”. Insieme a lui sul palco, canti e musiche delle bambine e dei bambini degli Istituti Alda Costa, Manzoni, Dante Alighieri, Don Milani, Mosti, Perlasca, Sant’Antonio, San Vincenzo, e di Pontelagoscuro, Vigarano Mainarda e Mirabello, oltre alla Scuola di Danza “Luisa Tagliani’’ e alla Scuola dell’Ospedale di Cona. A seguire, si è esibito il Coro Piccoli cantori di San Francesco. La sera ha visto, sempre in Sala Estense, il concerto rock “Tu sei bellezza” a cura di fr. Matteo Della Torre & co., mentre nella Basilica di San Francesco p. Luciano Bertazzo ha relazionato sul tema “Francesco e i suoi fratelli: una storia ferrarese”, con intervalli musicali a cura di Rosanna Ansani e Giorgio Zappaterra. P. Bertazzo ha spiegato come la presenza dei francescani a Ferrara risalga al 1219, grazie a una scoperta di mons. Antonio Samaritani. Nei secoli, grazie anche agli estensi, si è estesa la presenza della fraternità, fortemente impegnata sui temi della pace, della lotta all’usura e della predicazione. La serata è proseguita nella Chiesa del Suffragio con “Luce nella notte”, adorazione eucaristica con e per i giovani. Domenica 5, invece, la giornata è iniziata con il saluto del Sindaco Tiziano Tagliani: “la vera bellezza – ha spiegato – ha sempre caratteri positivi, ispira le cose migliori, non dev’essere, come spesso purtroppo accade, associata a qualcosa di frivolo”. Prima delle esibizioni (teatrali, letterarie, di danza e musicali) di alcune Scuole Superiori cittadine (Licei Ariosto, Roiti, Carducci, oltre a Einaudi e Dosso Dossi), e a visite guidate ai luoghi francescani della città, è intervenuto fr. Pietro Maranesi. Quest’ultimo ha richiamato l’idea di S. Francesco secondo cui tutto nel creato rimanda a “una Bellezza altra, a un Oltre”, ed è quindi una bellezza “che Dio dona gratuitamente a ognuno. L’importante è cercare di reimparare a stupirci di questo dono”. La mattinata si è conclusa con la Messa nella Basilica di San Francesco presieduta da mons. Gian Carlo Perego, che nell’omelia ha riflettuto su come “la ricerca della bellezza per un cristiano significa anzitutto la scoperta dell’altro, del femminile e del diverso”, oltre al saper “guardare il creato come un dono, ed è frutto della generazione, oltre a essere pro-esistenza, un’esistenza per gli altri”. Nel pomeriggio sono stati tre gli incontri: in Castello (Sala dei Comuni) il teologo fr. Maranesi e don Cesare Giovanni Pagazzi hanno riflettuto su “La bellezza del dialogo, via della fratellanza, nell’VIII Centenario dell’incontro di San Francesco con il Sultano”, al quale sono seguite testimonianze missionarie dal Venezuela (a cura di fra Valerio). Per fr. Maranesi il vero dialogo significa “mettersi accanto all’altro, condividerne le sorti, senza pretendere nulla, senza pretendere una sua conversione, riconoscendolo come fratello o sorella, col mio stesso desiderio di verità e di bellezza”. Don Pigazzi, invece, partendo dal dialogo di Paolo VI con gli artisti contemporanei, ha ragionato su come la bellezza sia “il giusto equilibrio tra forma e forze”: se dominano le prime, si scade “nel formalismo, nell’idealizzazione”, se dominano le seconde, nel “romanticismo”. Il legame fraterno è dunque quello “fatto di non sole forme” ma di una bellezza che è uno “scompiglio di forze da riconoscere e affrontare”: il vero dialogo, di conseguenza significa “spalancare l’abisso della propria anima”, è dunque un “dramma”, e proprio in ciò sta la sua bellezza. Infine, in Sala Estense vi è stato il concerto della Banda “Rulli Frulli” di Finale Emilia, mentre nel Coro del Monastero Corpus Domini, “ ‘Che la canzone di voi si possa cantare. Lucrezia Borgia a cinquecento anni dalla morte” è stato l’evento con narrazione, lettura di brani documentari (da parte di Luisa Cattaneo e Fabio Mangolini) e interventi musicali (legati in buona parte alla corte estense) a cura di Piero Stefani e il coro da camera Euphonè diretto da Silvia Marcolongo. Per tutta la durata del festival nella sala Dosso Dossi (via Bersaglieri del Po, 25) sono stati esposti i contributi multimediali degli studenti.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 10 maggio 2019

http://lavocediferrara.it/

Sovranità, Welfare, cittadinanza: l’Europa casa comune da costruire

6 Mag

Tante persone il 3 maggio hanno partecipato a Casa Cini all’incontro dal titolo “L’Europa che vogliamo”

sdrL’Europa non come fredda e distante burocrazia, ma come fusione a caldo di progetti, forze vive, corpi intermedi. E’ questo che emerso in modo forte la sera di venerdì 3 maggio nel salone di Casa Cini a Ferrara, durante l’incontro “L’Europa che vogliamo” organizzato da Ferrara Bene Comune, Movimento Federalista Europeo, Cooperatori salesiani, ACLI, Agesci, Movimento Rinascita Cristiana, Azione Cattolica, Masci e Confcooperative Ferrara. Dopo la presentazione di Chiara Ferraresi, presidente diocesana di AC, è intervenuto Guglielmo Bernabei, presidente di Ferrara Bene Comune, che ha moderato l’incontro. Fra le domande e le suggestioni proposte da Bernabei ai relatori, il tema della sovranità, che “oggi ha senso solo se declinato a livello europeo”, e quello del “baratto” – spesso purtroppo imposto – tra lavoro e diritti. Il primo a prendere la parola è stato Giorgio Anselmi, presidente nazionale del Movimento Federalista Europeo: “oggi l’Europa può dare una risposta all’altezza delle sfide globali solo in quanto tale”, se unita e forte. Centrale per Anselmi dev’essere il principio di sussidiarietà, che permette “l’autonomia e l’interdipendenza di tutti i corpi sociali”, dalla famiglia allo Stato, passando per quelli intermedi. “La federazione europea – ha proseguito – è l’unico modo per dare risposte ai problemi dei cittadini”, in un mondo interdipendente e complesso come quello di oggi. “I singoli Stati non sono più in grado di assicurare a pieno la sovranità, basti pensare alle multinazionali che delocalizzano”, promettendo lavoro e investimenti in cambio di una riduzione dei diritti dei lavoratori, della tassazione e dei vincoli ambientali. L’obiettivo, dunque, è a livello continentale quello di riuscire a “unire diritto e forza”, che hanno senso e legittimità solo se insieme. “L’Europa non può più essere raccontata solo con la sua storia, ma attualizzandola, in quanto per la stragrande maggioranza delle persone, giovani compresi, significa poco o nulla”. Così ha esordito Matteo Bracciali, responsabile Affari Internazionali Acli Nazionali, che ha ripreso e sviluppato il tema della tassazione delle grandi imprese, denunciando i “ricatti” da parte delle multinazionali, e affrontando il tema dei grandi colossi del web (Amazon, Google, Facebook), che riescono a evadere tasse per centinaia di milioni di euro. Un nuovo “Welfare Europe”, dunque, fatto di tante “protezioni” per i lavoratori, di “incentivi alla formazione” e molto altro, è più che mai necessario, e potrebbe legarsi “all’introduzione di una Web Tax e della TTF (Tassa su Transazioni Finanziarie)”. Web Tax e TTF che, per Bracciali, “potrebbero andare a finanziare il welfare aziendale”. L’ultimo intervento è spettato a Niccolò Pranzini del Comitato europeo Scautismo, che, nel ribadire come “l’Europa non sia solo composta da ‘grigi burocrati’ ”, ha citato la propria esperienza di alcuni anni a Bruxelles, per raccontare ad esempio come lavora la Commissione Europea, e come, “assieme a tante cose negative, ho visto persone da tutto il continente incontrarsi e portare avanti progetti” negli ambiti più svariati: “così, non a freddo, si forma una vera cittadinanza europea, e si costruisce una casa comune europea, sogno vivo anche per tanti giovani inglesi, impauriti dai possibili effetti della Brexit”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 10 maggio 2019

http://lavocediferrara.it/