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Errare alla ricerca della bellezza: il Festival “Riaperture”

28 Set

Il 4 ottobre si conclude il festival “Riaperture” con mostre fotografiche in luoghi abbandonati della città. Quest’anno c’è anche Ai Weiwei. Frasson (Comune di Ferrara) su S. Paolo: “A ottobre 2022 riapre la chiesa, fra un mese il chiostro piccolo e il Refettorio”. Palazzo Zanardi sarà trasformato in residenziale, ancora ignoto il futuro della Caserma di via Cisterna del Follo

di Andrea Musacci


«E dove sono condotti, tutte le volte, dalla notte dell’esodo che si rinnova un anno dopo l’altro? In un luogo che non è un luogo, dove non è possibile risiedere».
(Maurice Blanchot, “La conversazione infinita”)


In epoca di chiusure e riaperture a intermittenza a causa dell’emergenza sanitaria in corso, il nome di questo Festival, giunto alla IV^ edizione, suona più che mai azzeccato.
Inizialmente in programma tra fine marzo e aprile, ma rimandato per il lockdown, il “Riaperture PhotoFestival Ferrara 2020” è in programma in due fine settimana, il 25, 26, 27 settembre e il 2, 3 e 4 ottobre con mostre, workshop, letture portfolio, incontri e molto altro. La rassegna ideata da un gruppo di giovani fotografe/i ferraresi guidato da Giacomo Brini ogni anno ha il duplice pregio di porre i riflettori su edifici della nostra città da tempo chiusi e, all’interno degli stessi, di ospitare personali di fotografe/i da tutto il mondo. Sempre attraverso un filo rosso tematico: quest’anno il tema scelto è “Errante”, termine dal duplice significato. Da una parte, infatti, il rimandare a un movimento senza meta precisa, predefinibile, dall’altra, l’atto dello sbagliare. Due accezioni tra loro legate, che ben raccontano la condizione umana fragile, sempre incerta nel trovare sicurezze definitive e dunque inevitabilmente propensa all’errore, allo scacco. Di certo, i progetti fotografici raccontano e propongono questo desiderio, pur frustrante, dell’essere raminghi come segno di libertà, pur nella mancanza e nell’autoinganno. Purché ci si liberi dalle proprie anchilosi e dalle proprie prigioni, e mai ci si dimentichi, ogni volta, di “riaprirsi” all’altro da noi.


Chiesa ed ex monastero di San Paolo
Era il gennaio del 2018 quando in una conferenza stampa il duo Tagliani-Modonesi, rispettivamente ex Sindaco e Assessore ai Lavori Pubblici, annunciarono, alla presenza anche dell’Arcivescovo, l’avvio dei cantieri riguardanti il complesso di San Paolo, la cui chiesa è inagibile dal 2006. Il terremoto del 2012 aveva portato anche al crollo di due pinnacoli in pietra oltre a sofferenze localizzate su architravi e timpani in corrispondenza degli ingressi e all’aggravamento della situazione statica con lesioni diffuse, sia sulle volte sia sugli apparecchi murari.
Proprio riguardo alla chiesa, a distanza di quasi tre anni, Natascia Frasson, Dirigente del Servizio Beni Monumentali del Comune di Ferrara (Stazione appaltante dei lavori), spiega a “la Voce”: «il progetto esecutivo è in Regione da marzo 2020 per l’approvazione. La Commissione congiunta si riunirà il 30 settembre per deliberare, speriamo in modo definitivo. Ipotizzo quindi – prosegue Frasson – di poter approvare il progetto entro il mese di ottobre e quindi pubblicare la gara per l’affidamento lavori entro la fine dell’anno». L’inizio dei lavori è di conseguenza ipotizzabile «per fine aprile / inizio maggio 2021, e la durata del cantiere è prevista di circa 550 giorni». A ottobre 2022, quindi, la comunità ferrarese potrà tornare dentro una delle chiese più amate della città.
A proposito, invece, dei chiostri e degli ambienti dell’ex Monastero, lo scorso novembre si sono conclusi i lavori sul primo chiostro, che ha per l’occasione ospitato la mostra fotografica “Sulla soglia. Visioni in chiaroscuro di Ferrara”, a cura della stessa Associazione “Riaperture”, della Fondazione Ferrara Arte, dell’artista Andrea Forlani e in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura. Lo scorso 22 giugno, invece, sono ripartiti i lavori – dopo la sospensione causa Covid-19 e la redazione di perizia di variante – sul secondo chiostro (il minore dei due) e sull’ex Refettorio, prima di risistemare il cortile dei carri. «I lavori – ci spiega Frasson – termineranno a novembre 2020. Il piano terra del secondo chiostro continuerà a ospitare le associazioni già presenti – Fotoclub e Contrada di San Paolo – mentre l’ex Refettorio diventerà Sala polivalente. Il piano primo continuerà a ospitare alcuni uffici comunali e la Sala della Musica. Il cortile dei carri di via Capo delle volte – conclude Frasson – in questa fase verrà completato solo con una distesa di ghiaia, demandando invece la riqualificazione complessiva dello spazio alle prossime annualità in base alle disponibilità finanziarie del Comune».


Caserma e Cavallerizza “Pozzuolo del Friuli” e Palazzo Zanardi
L’ex Caserma e la Cavallerizza “Pozzuolo del Friuli” tra via Cisterna del Follo e via Scandiana, sono, insieme a Palazzo Zanardi, di proprietà di Cassa e Depositi Prestiti (CDP), spa controllata dal Ministero dell’economia e delle finanze e, in minor parte, da diverse fondazioni bancarie. Riguardo ai primi due edifici – protagonisti dell’edizione 2019 di “Riaperture” – CDP, da noi interpellata, ci spiega come «siamo ancora alle prime fasi della valorizzazione urbanistica, e non riusciamo ancora a parlare della loro futura trasformazione». Palazzo Zanardi, costruito nel XVI secolo e acquistato dal Comune di Ferrara nel 1972, si trova invece in via de’ Romei, ed era di proprietà proprio della famiglia ferrarese che dà il nome alla via. Edificio di 1639 metri quadri, fu la storica sede dell’Assessorato alla Cultura e nel 2015 il Comune di Ferrara lo vendette a CDP, che ci spiega: «l’asset è in vendita e si presta a essere trasformato in residenziale, ma non ci sono attività urbanistiche in essere, né ad oggi prevediamo di intraprenderle».


Factory Grisù
L’immobile dell’ex caserma dei Vigili del fuoco (dal ’30 al 2004), nell’agosto 2012 è stato concesso dalla Provincia di Ferrara in comodato d’uso gratuito all’Associazione no profit “Grisù” che l’ha gestito fino al febbraio 2016, dando avvio al recupero degli spazi e alla selezione delle prime imprese che si sono insediate al suo interno. Il Consorzio Factory Grisù si è costituito a Ferrara nel febbraio 2016 con lo scopo di partecipare alla gara indetta dal Comune di Ferrara per la nuova gestione della factory creativa, ed è oggi il gestore dell’immobile fino al 2023.


Chiesa di San Giuliano
Il piccolo edificio in piazza della Repubblica, a ridosso del Castello, venne edificata nel 1405 dal camerlengo Galeotto degli Avogadri (o Avogari). Nel 1796 cessò la sua attività sacra e rimase chiusa per diversi anni. Per evitarne la demolizione, Don Pietro dalla Fabbra, la acquistò e donò alla città. Dopo diversi anni di successioni ereditarie, tornò proprietà dell’Arcidiocesi. Dopo i tanti restauri negli ultimi due secoli, e inaccessibile dal terremoto del 2012, oggi San Giuliano è sottoposta a diversi restauri post-sisma in fase di conclusione.

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 02 ottobre 2020

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Lo sguardo femminile sul Novecento: quando la fotografia divenne un atto di vera emancipazione

21 Set
Carla Cerati

A Ferrara è possibile visitare la Biennale donna: collettiva di 13 fotografe, da Letizia Battaglia a Francesca Woodman

Quando la donna da corpo e volto guardato e rappresentato dall’uomo diviene, anche nella fotografia, soggetto, sguardo, coscienza e sua espressione libera e piena?
Il discorso sarebbe lungo e di certo è futile cercare datazioni precise, se non legate a eventi simbolici. Ma certo è che nel Novecento, in particolare nel mondo occidentale, la donna prima attraverso il lavoro poi in tutti gli ambiti del consorzio umano, afferma se stessa, con lotte, regressioni ma dando vita a processi che segnano la storia, la stravolgono e dei quali, ancora oggi, ognuno dovrebbe essere riconoscente.
Su questa emancipazione attraverso il mezzo fotografico si concentra la XVIII Biennale Donna dal titolo “Attraversare l’immagine. Donne e fotografia tra gli anni ’50 e gli anni ’80”, in programma nella Palazzina Marfisa d’Este di Ferrara dal 20 settembre al 22 novembre. A cura di Angela Madesani e organizzata dal Comitato Biennale Donna dell’UDI e dal Servizio Musei d’Arte del Comune di Ferrara in collaborazione con Ferrara Arte, la collettiva raccoglie immagini di 13 fotografe: Paola Agosti, Diane Arbus, Letizia Battaglia, Giovanna Borgese, Lisetta Carmi, Carla Cerati, Françoise Demulder, Mari Mahr, Lori Sammartino, Chiara Samugheo, Leena Saraste, Francesca Woodman e Petra Wunderlich.
Donne accomunate dalla convinzione che attraverso la fotografia si potesse cambiare la realtà, che l’arte potesse essere uno strumento di denuncia. D’altronde il primo modo di trasformare il reale è farlo prossimo, osservarlo e viverlo: per questo nelle sale la protagonista è un’umanità vera, cruda, seppur “filtrata” dall’obiettivo, resa nella propria radicale schiettezza in quanto scevra da logiche dominanti. Un’Italia, in particolare, che oggi non ritroviamo più, divorata da quella “mutazione antropologica” profetizzata con angoscia da Del Noce e Pasolini. Un’Italia caotica e fangosa, quella in parete a Marfisa, semplicemente restituita nella sua realtà, non ancora posseduta e rintronata da una concezione spuria dell’immagine.
Lo sguardo delle artiste in mostra – con la delicatezza e la forza di cui il femminile è intriso – è dunque sguardo sul dolore della persona, sulle sue solitudini, uno sguardo di cura che, per parafrasare il titolo della Biennale, “attraverso” l’immagine attraversa corpi, storie, sofferenze e debolezze. Questa Biennale ci ricorda – memento che è più che mai monito – il fascino e la durezza dell’emancipazione, un’emancipazione resa immagine, uno “scatto” di consapevolezza dal mondo antico (dolce e feroce) fino a quello moderno delle lotte operaie. Un secolo, breve ma complesso, come il Novecento, non solo osservato ma vissuto nella carne di donna, attraverso emozioni che sono differenza ma non eccezione a una norma, diversità ma non anomalia da riserva indiana.
Così, l’esistenziale e il sociale, quel privato che poi – a torto o a ragione – inevitabilmente diventò (anche) pubblico, quella sacralità e quel laicismo vengono colti, pur nelle differenze e nelle unicità delle artiste, dei tempi e delle latitudini, e fatti diventare storia e icona. Simbolo, appunto, non solo di ciò che è mostrato, ma anche di chi impugnava la macchina fotografica.
Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 25 settembre 2020

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Il futuro abita già qui: il progetto di Casa Betania per Interno Verde

14 Set
Carlo Serico

Mostra di foto e disegni sabato 12 e domenica 13 settembre

Nella rete di accoglienza per donne e minori della Caritas di Ferrara, il futuro, si sa, è sempre una scommessa.
Il poterne immaginare e tentare di costruire uno, per tante ragazze e i loro piccoli, è qualcosa di non scontato, un processo lento, un sogno a occhi aperti che si scontra con la durezza del presente e con il dolore della memoria.
Per questo nel chiostro di Casa Betania in via Borgovado gli operatori della Caritas Carlo Serico (foto a dx) e Maria Teresa Stampi, in occasione della quinta edizione di Interno Verde – manifestazione che quest’anno ha permesso di visitare a Ferrara una 70ina di giardini privati -, hanno curato e allestito una mostra artistica e fotografica (usando una vecchia Kodak con rullino) sul concetto di futuro. Insieme a loro hanno collaborato alcune ragazze ospiti di Casa Betania e alcune volontarie del Servizio Civile. Attualmente nelle varie sedi Caritas – oltre a Casa Betania, le altre sono in via Messico, via Padova, via Argine Ducale, via Porta Reno, viale Po e via Palestro -, sono 37 i minori accolti con le madri (su un totale di 61 donne), e a breve ne sono attesi un’altra decina. Proprio a questi bambini (tutti sotto i 6 anni d’età), Carlo Serico di fianco alla mostra di foto ha dedicato una piccola esposizione di suoi disegni, sette opere a matita o acquerello selezionati tra la 15ina da lui realizzati. L’idea, però, ci spiega, è nel tempo di provare a immortalare ognuno dei piccoli ospiti. Una passione, quella per il disegno, che accompagna Serico fin da quando aveva 5 anni, e che lo ha portato a diplomarsi al Dosso Dossi prima di svolgere, l’anno scorso, il Servizio Civile in Caritas, proprio nell’ambito dell’accoglienza, per poi essere assunto come operatore. Ma senza, appunto, abbandonare il suo talento per il disegno, anzi mettendolo al servizio della sua missione. Serico ha realizzato anche la copertina del libro “Storie dal mondo”, a cura di Maria Teresa Stampi, un progetto corale realizzato dagli “Amici della Caritas di Ferrara-Comacchio” e una ventina di volontarie, con testi in italiano, francese, inglese, rumeno, arabo, ucraino, e disponibile (sia da leggere sia da ascoltare come audiolibro) anche sul sito http://www.caritasfe.it. Alcune delle storie sono state lette nel chiostro la mattina di sabato 12.
Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 18 settembre 2020

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La magia di Ferrara in bianco e nero

20 Lug

image00015Le fotografie di Sandra Boccafogli esposte alla Galleria del Carbone

I caldi e antichi scorci della Ferrara medievale e rinascimentale sono i protagonisti del nuovo percorso espositivo della Galleria del Carbone.

Si intitola “Prospettive ferraresi” la personale di fotografia di Sandra Boccafogli che inaugura oggi, martedì 14 luglio, alle ore 17 nello spazio di via del Carbone, 18/a.

Nella nostra città due sono le Prospettive “ufficiali”, entrambe del XVIII secolo: quella della Ghiara (di via XX settembre) e quella della Giovecca (dell’omonimo corso). Ma, in senso lato, le piazze e le strade, diurne e notturne, immortalate in bianco e nero dall’artista nella loro affascinante regolarità, sono molteplici. Le splendide geometrie di spazi ed edifici vengono quindi colte attraverso uno sguardo asciutto ma mai distaccato, ordinato ma non banale. Così, dalle Mura a Corso Martiri della Libertà, dalle assolate giornate alle sere nebbiose, le opere in mostra ci restituiscono le varie sfaccettature del volto di Ferrara, quei luoghi iconici che la rendono, anche per chi la conosce e vive da tempo, città misteriosa ma sempre capace di fascinazione.

La mostra è visitabile fino al prossimo 31 luglio da martedì a sabato dalle ore 17 alle 20, domenica e lunedì chiuso.

Andrea Musacci

Oltre la natura: la mostra di Vaccari a Ferrara

20 Lug

Olio su tavola 12x32 cm “ verso casa”

Una tecnica minuziosa, dolcemente “ossessiva” nel delineare i minimi dettagli della natura, che invita l’osservatore a immergersi in essa e a spalancare l’immaginazione per vedere oltre.

Da alcuni giorni nello spazio “La Pazienza” di Ferrara (in via de’ Romei, 38) è possibile visitare la personale di Alessio Vaccari dal titolo “Humus. Una finestra sul cortile”, inizialmente programmata per lo scorso aprile, e inaugurata venerdì 17 luglio alla presenza dell’artista livornese.

Dalla sua casa subito fuori Livorno, a Rosignano Solvay, Vaccari, classe ’77, ci dona una ventina di opere: un’esperienza sublime in una natura incontaminata, almeno nell’occhio dell’artista, ma che di fatto si trova in una delle zone d’Italia, per via della multinazionale chimica che dà il nome alla località, più inquinate della Penisola. Una terra, dunque, ricca di contraddizioni, di una natura rigogliosa, che l’artista, riprendendo certo naturalismo, fa vivere di una luce splendente, vivace, a tratti onirica, ma sempre sussurrata. Una tecnica sopraffina che gli permette di spaziare da particolari microscopici a vedute più ariose.

Come ci spiega Valentina Lapierre, che gestisce “La Pazienza”, nel territorio livornese “sopravvive una forte tradizione legata all’acquisto di opere d’arte contemporanee”. Un costume da noi sempre più abbandonato, ma che nella terra del cacciucco permette invece anche a un artista validissimo come Vaccari di farsi conoscere e di avere i “palcoscenici” che merita.

In parete è possibile ammirare opere realizzate negli ultimi anni, buona parte proprio negli ultimi mesi, anche nelle settimane della quarantena: in spazi dove l’opera dell’uomo è rara e marginale, e dove l’ozio indolente e la possibilità di osservare la fanno da padroni, sembra di rivivere la quiete di lunghe giornate insolitamente solitarie. E così, ad esempio, la finestra diviene elemento che, nel facilitare lo sguardo, la contemplazione, divide l’interno obbligato dall’esterno spopolato. Un fuori, seppur limitato, ma che nel caso di Vaccari diviene microcosmo popolato di insetti, di uccelli, addirittura della sua placida – seppur inquietante – lupa cecoslovacca.

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Nessun cedimento, però, come si potrebbe pensare, a certo stucchevole verismo o a freddi iperrealismi. Le opere di Vaccari, infatti, riescono a ingannare l’osservatore, quasi mimetizzando simboli e particolari “fantastici”, a tratti surreali, che rompono una solo apparente linearità, divertissement che suggeriscono, spesso in modo spiazzante, di cogliere il magico nella realtà consueta. Una caratteristica, questa, ci spiega Lapierre, “che ritrovo spesso in tanti talentuosi illustratori contemporanei”, italiani e non. Come, ad esempio, Joanna Concejo, artista polacca residente a Parigi, che a settembre inaugurerà la sua personale a “La Pazienza” sul tema del mare.

La mostra di Vaccari è visitabile fino al 5 settembre negli orari di apertura della libreria (da martedì a sabato 10.30-13, 16-19, lunedì 16-19, chiuso domenica).

Andrea Musacci

Brindisi, Licata e Rubbi nella collettiva a Idearte

20 Lug

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Dopo la personale di Massimo Rubbi, l’Idearte Gallery di Ferrara (via Terranuova, 41) propone per l’intero periodo estivo una collettiva di artisti. Il pittore di maggior spicco, presente in parete con ben 4 opere, è Riccardo Licata (foto), torinese di nascita e veneziano d’adozione, con i suoi originali simboli e tratti grafici, moderni geroglifici.

L’esposizione raccoglie anche opere di altri artisti significativi, ferraresi e non: Remo Brindisi, Gianni Guidi, Carlo “Alo” Andreoli, Giuliano Trombini, Daniele Cestari, Andrea Biscaccianti, Massimo Rubbi.

Tutte le opere sono in vendita.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Nuova Ferrara” il 17 luglio 2020

Gli anni ’60 e il boom: mostra di collezionismo per riaprire il MAF

13 Lug

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Un periodo della storia recente del nostro Paese che continua a influenzarne l’immaginario negli ambiti più svariati.
Stiamo parlando degli anni ‘ 60 del secolo scorso, decennio al quale è dedicata la prima esposizione al MAF – Mondo Agricolo Ferrarese di San Bartolomeo in Bosco, dopo la chiusura per il coronavirus. Da domenica 12 luglio sarà visitabile “Il Boom… Costume e società nell’Italia degli anni ’60”, mostra curata dal collezionista bondenese Marco Dondi.
Attraverso immagini e oggetti, i temi affrontati spaziano dalla cultura allo sport (con le Olimpiadi di Roma), dagli ormai leggendari “spaghetti-western” di Sergio Leone (con le musiche di Ennio Morricone, recentemente scomparso) alle manifestazioni canore, dalla moda rivoluzionaria simbolizzata dalla “minigonna” ai nuovi balli. Un’esplosione di vita e creatività accompagnata, dall’altra parte, anche da drammi collettivi come il disastro della diga del Vajont del 1963, l’alluvione di Firenze del 1966 o la strage di Piazza Fontana.
Filo conduttore dell’esposizione è una notissima rivista dell’epoca, “La Domenica del Corriere”, le cui copertine scandiscono eventi, luoghi e personaggi.
La mostra – promossa dal Comune di Ferrara, dal MAF e dall’Associazione omonima – è a ingresso libero e sarà visitabile fino al prossimo 15 settembre negli orari di apertura del Museo: da martedì a venerdì: 9.00-12.00; i festivi: 16.00-19.00.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Nuova Ferrara” il 12 luglio 2020

Lacerba continua il percorso web: mostra di Alfredo Pini

12 Lug

Protagonisti i paesaggi silenziosi della quarantena

Paesaggi urbani e campestri immersi in una nebbia di silenzio, riscoperti nella loro magia spesso dimenticata o trascurata. Il periodo della quarantena ha modificato il punto di vista di un artista come Alfredo Pini, abituato a scorci urbani frenetici. Da oggi sul sito della sua Galleria Lacerba – http://www.lacerba.com – è possibile ammirare la nuova personale dal titolo “Tempo sospeso”: «A causa della recente pandemia causata dal Covid-19 – spiega Pini –, ci siamo ritrovati a vivere una situazione mai provata in precedenza, una lunga quarantena in isolamento, in cui lo stato emotivo di ciascuno di noi è stato messo alla prova, sollecitato da sensazioni difficilmente descrivibili a parole. Un tempo, che non è ancora terminato e che indubbiamente lascerà una traccia profonda. Di questo momento – prosegue –, voglio soprattutto dare un volto al silenzio, ad un mondo che incredibilmente sembra si sia fermato, ad un mondo sospeso che non sa se guardarsi dentro o guardare timoroso al domani, ad una vaga sensazione catartica che aleggia nell’aria, sopra tutti noi. E voglio dipingere la luce di questi giorni, non quella reale ma quella interiore, quella che vive dentro di noi, contrastante, ambigua. E voglio dipingere i miei luoghi, la mia terra… la mia anima».

Un’anima avvolta come da un impercettibile ma pesante drappo di malinconia, che risuona nei cieli tormentati dei dipinti, ambiguamente indefinibili (sono albe o tramonti?). Una prospettiva differente rispetto al retorico refrain ottimista sulla vita dopo la quarantena, e differente anche rispetto ad alcuni angoli ben noti di Ferrara. Ricordiamo che la Galleria Lacerba si trova in via Goretti 5/7 a Ferrara e che un’ampia vetrina di immagini di opere disponibili dell’artista è visibile anche sul sito http://www.alfredopini.com. 

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Nuova Ferrara” il 10 luglio 2020

L’enigma delle parole in una mostra ispirata a Michelangelo Antonioni

22 Giu

Nella Factory Grisù di Ferrara è visitabile la mostra “…E allora ridi” di Elisa Leonini e Sara Dell’Onze. Le due artiste riflettono su memoria e incomunicabilità, in “dialogo” col regista ferrarese. È una delle primissime mostre inaugurate a Ferrara dopo il lockdown

Per comunicato stampa“Dato che non voglio sentirmi triste… a volte rido, senza motivo”. “Allora ridi!”. Da queste battute di un dialogo tra Cloe e Christopher nell’episodio “Il filo pericoloso delle cose” (parte del film collettivo “Eros”), prende spunto il titolo dell’esposizione di Elisa Leonini e Sara Dell’Onze “…E allora ridi”, inaugurata sabato 20 giugno nella Green Lobby di Factory Grisù a Ferrara. Quella in via Poledrelli è in assoluto una delle prime in città dopo la fine del lockdown. Un “primato” quasi dovuto dato che avrebbe dovuto inaugurare il 29 febbraio scorso, se il timore – fondato – dell’imminente chiusura degli spazi pubblici non avesse convinto artiste e organizzatori a rimandare. Si tratta di un’installazione site specific realizzata a quattro mani, in parte già presentata nell’autunno del 2012 al Torrione, sede del Jazz Club, per il centenario della nascita del regista ferrarese. Allora il progetto espositivo si intitolava “A volte rido lo spazio di una notte”, mentre la mostra di Grisù, che vede l’aggiunta di alcune opere inedite, sembra appunto una risposta al titolo precedente. E così, in parte, è. Infatti, le opere esposte – sia su carta sia stampe su legno o su tessuto, oltre a un video – riprendono fotogrammi e brani delle sceneggiature di quattro pellicole del Maestro: “La notte”, “Deserto Rosso”, “Il grido” e “Il filo pericoloso delle cose”. Se la tristezza nelle opere di Michelangelo Antonioni assume spesso la forma di una malinconia dolce, di uno struggimento sordo, di un passato che riecheggia nelle parole e sui volti dei personaggi, allora è volutamente coraggioso ed enigmatico il tentativo delle due artiste di riflettere sul tema dell’incomunicabilità – così caro ad Antonioni –, scomponendo e ricomponendo brani dei dialoghi, frammenti visivi, proponendo nuovi significati e invitando il visitatore a fare altrettanto. “È una mostra importante – ci spiega Leonini -, anche per dare un segnale di ripartenza alla città, a Grisù e all’arte stessa, così penalizzata da questa emergenza ”. La scelta della Factory Grisù, tra l’altro, dipende anche dal fatto che, fra le varie attività, ospita la Scuola d’Arte Cinematografica “Florestano Vancini”. “Per questo – prosegue Leonini – volevamo dare un valore aggiunto agli allievi della Scuola, proponendo loro una visione ampliata, e differente, sul mondo del cinema”. La mostra dovrebbe rimanere a Grisù fino alla fine dell’anno o perlomeno fino a settembre – ottobre, per organizzare eventuali visite guidate per le scuole.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 26 giugno 2020

La Voce di Ferrara-Comacchio

“Gianni Cerioli ha svolto a pieno la propria missione”

8 Giu

Il 27 maggio a Coronella le esequie del critico d’arte. Don Mbalanga: “mi auguro che un giorno i ricordi su di lui vengano raccolti in un libro”

Erano un’ottantina le persone che nel pomeriggio dello scorso 27 maggio si sono ritrovate nella chiesa di Coronella per l’ultimo saluto a Gianni Cerioli, per tanti anni preside della De Pisis di Ferrara e protagonista del mondo artistico e culturale del nostro territorio. Presenti tra gli altri Daniele Garuti, Sindaco di Poggio Renatico, artisti ed ex colleghi di scuola. “Quando muore un uomo importante, nella mia terra d’origine si dice che è morto un baobab, un grande albero”, sono alcune delle parole pronunciate nell’omelia da don Celestin Mbalanga, sacerdote della Zona Pastorale di Vigarano Mainarda, che ha celebrato insieme a don Paolo Bovina. “E, aggiungo, quando cade un albero così grande, fa ‘rumore’: i tanti ricordi che si sono susseguiti dopo la diffusione della notizia della sua morte sono questo ‘rumore’ ”. Testimonianze di amici e colleghi che, ha proseguito don Mbalanga, “mi auguro un giorno vengano raccolte in un libro”. “Uomo generoso e di grande cultura, mai teneva qualcosa per sé”, ha proseguito. “Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio”, ha poi citato dal Salmo 90 il sacerdote, aggiungendo: “in Gianni ho visto un cuore saggio. Importante, infatti, è ciò che ognuno fa nel tempo della propria vita. Gianni, nella sua umiltà, possiamo dire che ha svolto la propria missione. Ora tocca a ciascuno di noi raccontare ciò che ha fatto in vita e ringraziare il Signore per avercelo donato”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 5 giugno 2020

La Voce di Ferrara-Comacchio