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“Amo così tanto gli altri perché amo in ognuno un pezzetto di te, mio Dio”

28 Gen

Raccontare l’Olocausto attraverso le vite di alcune persone: fra quelle scelte dal MEIS per il Giorno della Memoria, Etty Hillesum e Schulim Vogelmann. Due straordinarie testimonianze di amore e di perdono in mezzo all’orrore

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“Mi sembra che si esageri nel temere per il nostro corpo. Lo spirito viene dimenticato, s’accartoccia e avvizzisce in qualche angolino. Viviamo in un modo sbagliato, senza dignità. Io non odio nessuno, non sono amareggiata: una volta che l’amore per tutti gli uomini comincia a svilupparsi in noi, diventa infinito”. E’ stata questo Etty Hillesum, una straordinaria donna d’amore e di fede, alla vita, alle persone e a Dio. Il MEIS ha scelto di dedicarle uno degli eventi del Giorno della Memoria, svoltosi nella sede di via Piangipane a Ferrara nel pomeriggio di lunedì 21 gennaio. “Etty Hillesum. Osare Dio” (Edizioni Cittadella) è il nome dell’antologia (con testi dalle sue lettere e dai suoi diari) presentata, curata da Alessandro Barban (monaco camaldolese) e Antonio Carlo Dall’Acqua (foto a sinistra). “Questo libro è anche una lettura cristiana del suo pensiero”, ha esordito il Direttore MEIS Simonetta Della Seta. “Dei ‘sommersi’ della Shoah ci sono poche voci. Etty è una di queste, che ci ha lasciato un messaggio di amore”. Barban, non potendo essere presente, ha lasciato un messaggio nel quale spiega come “leggere gli scritti di Etty è un cammino di crescita spirituale e di consapevolezza profonda. I suoi sono testi utili contro tutti i razzismi, e per i diritti dei più deboli della nostra società”. “Etty – ha spiegato invece Dall’Acqua – è morta 45 giorni prima di compiere 30 anni, e il suo diario l’ha iniziato a scrivere a 27 anni. Il tempo, perciò, non è qualcosa di fisso, ma di variabile: per questo possiamo dire che Etty ha vissuto veramente in pienezza tutta la vita, ma ha vissuto più gli ultimi tre anni della sua vita che i precedenti”. I genitori Levi e Rebecca si sposano nel 1912 e, oltre a Etty, hanno due figli maschi, Mischa e Jaap. Etty si laurea in giurisprudenza all’Università di Amsterdam, e si iscrisse anche alla facoltà di Lingue Slave, ma a causa della guerra deve interrompere i suoi studi. Conclude invece il percorso di Lingua e Letteratura russa, e negli anni successivi impartisce sia lezioni private sia lezioni di russo all’Università popolare di Amsterdam. All’inizio della guerra si interessa della psicologia analitica junghiana, grazie al lavoro dello psico-chirologo Julius Spier che conosce il 3 febbraio 1941 come paziente, divenendo in seguito la sua segretaria e una delle amiche più intime. Una conoscenza, ha spiegato Dall’Acqua, “che le ha permesso di maturare molto a livello spirituale”. La sua terra, l’Olanda, viene invasa e occupata dai nazisti nel ’41, le deportazioni inizieranno l’anno successivo. Ma come Etty scrive nel suo diario nel ’42, “ho un grande bisogno di lavorare profondamente, per diventare un essere adulto e completo”. “Continuo a lavorare e a vivere con la stessa convinzione e trovo la vita ugualmente ricca di significato, anche se non ho quasi più il coraggio di dirlo quando mi trovo in compagnia”. Nello stesso anno lavora come dattilografa presso una sezione del Consiglio Ebraico. Diverse volte Etty rifiuta di accettare l’aiuto di amici non ebrei che insistevano per ospitarla e nasconderla. In seguito, arrivò a pentirsi di aver accettato il lavoro al Consiglio ebraico, si sentiva in colpa. “Voglio condividere il destino del mio popolo”, scrisse. In seguito lavora nel campo di transito di Westerbork come assistente sociale. Qui riesce comunque anche a leggere delle poesie di Rilke, “per non perdere la propria umanità”, ha spiegato il relatore che si è poi soffermato su un episodio legato all’arrivo di un treno nel campo di Westerbork nel giugno ’43, di cui Etty, che ne è molto addolorata, ne parla in una sua lettera: nei vagoni bestiame vi erano “donne con bambini piccoli, 1600 in tutto (altri 1600 arrivano stanotte)”. “I vagoni merci erano completamente chiusi, ma qui e là mancavano delle assi e dalle aperture spuntavano mani a salutare, proprio come le mani di chi affoga”. “Etty mentre scrive – sono ancora parole di Dall’Acqua – naturalmente è cosciente che sarà deportata, anche se non subito. Ma nonostante questo, è serena”. Il 21 giugno ’43, però, da un treno che arriva nel campo, vede, attraverso alcuni assi mancanti, i genitori e il fratello Mischa. Scriverà: “questo è il giorno più triste della mia vita”. Il 7 settembre ’43 scrive a Christine van Nooten, e la lettera viene trovata perché è la stessa Etty a gettarla fuori dal treno prima della partenza, direzione Auschwitz: “Christien, apro a caso la Bibbia e trovo questo: «Il Signore è il mio alto ricetto». Sono seduta sul mio zaino nel mezzo di un affollato vagone merci. Papà, la mamma e Mischa sono alcuni vagoni più avanti. La partenza è giunta piuttosto inaspettata, malgrado tutto. Un ordine improvviso mandato appositamente per noi dall’Aia. Abbiamo lasciato il campo cantando, mamma e papà molto forti e calmi, e così Mischa. Viaggeremo per tre giorni. Grazie per tutte le vostre buone cure. Alcuni amici rimasti a Westerbork scriveranno ancora a Amsterdam, forse avrai notizie? Anche della mia ultima lunga lettera? Arrivederci da noi quattro. Etty”. E’ la sua ultima lettera. Mentre Etty, i genitori e il fratello Mischa mouoiono poco tempo dopo il loro arrivo ad Auschwitz, l’altro fratello, Jaap, perde invece la vita a Lubben, in Germania, dopo la liberazione, il 17 aprile 1945, durante il viaggio di ritorno nei Paesi Bassi. La data della morte di Etty è il 30 novembre 1943. Da Westerbork, in una delle ultime lettere, Etty scrive ad un amico queste parole “scandalose”: “la vita è una cosa splendida e grande, più tardi dovremo costruire un mondo completamente nuovo. A ogni nuovo crimine o orrore dovremo opporre un nuovo pezzetto di amore e di bontà che avremo conquistato in noi stessi. Possiamo soffrire ma non dobbiamo soccombere. E se sopravvivremo intatti a questo tempo, corpo e anima ma soprattutto anima, senza amarezza, senza odio, allora avremo anche il diritto di dire la nostra parola a guerra finita. Forse io sono una donna ambiziosa: vorrei dire anch’io una piccola parolina”. Per Dall’Acqua ciò significa “salvare la propria umanità: il suo, quindi, è un messaggio che non tramonta, un messaggio di pace e di amore, che ci dice che alla violenza si può reagire con l’amore”. “Amo così tanto gli altri perché amo in ognuno un pezzetto di te, mio Dio”, scrive lei stessa. “Ti cerco in tutti gli uomini e spesso trovo in loro qualcosa di te. E cerco di disseppellirti dal loro cuore, mio Dio”. A 27 anni ad Amsterdam scrive: “Un pozzo molto profondo è dentro di me. E Dio c’è in quel pozzo. Talvolta mi riesce di raggiungerlo, più spesso è coperto da sassi e sabbia: allora Dio è sepolto. Bisogna di nuovo che lo dissotterri”.

“Il falsario di Schindler”

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Il giorno dopo, il 22 gennaio, il MEIS ha ospitato Daniel Vogelmann (foto a destra), che ha parlato di suo padre Schulim, “il falsario di Schindler”, introdotto dal Presidente del MEIS, Dario Disegni , che ha spiegato l’importanza di raccontare storie come questa in quanto “oggi corriamo tanti rischi, vi è un ritorno di fenomeni di razzismo, intolleranza, antisemitismo, vi è tanta indifferenza verso chi soffre e intolleranza verso tutti quelli considerati diversi”. “Mio padre Schulim – ha spiegato Daniel – mi ha sempre raccontato poco della sua vita, e non solo riguardo alla sua prigionia ad Auschwitz. Certe cose, poi, le ho sapute soltanto molti anni dopo la sua morte, come, per esempio, che c’era anche lui nella lista di Schindler. E io, purtroppo, non gli ho mai chiesto nulla, anche perché è morto quando avevo solo ventisei anni. Qualcosa, però, è giunto miracolosamente fino a me, e così ho scritto questa piccola autobiografia per le mie nipotine. Ma non solo per loro”. Schulim Vogelmann nasce in Ucraina ma a 15 anni si traferisce a Vienna e poi in Palestina, dove si arruola come caporale nell’esercito britannico, e nel ’22 a Firenze, dove già risiedeva il fratello Mordechai, e viene assunto alla Tipografia Giuntina, allora di proprietà dell’editore Leo Samuele Olschki. Schulim nel 1928 diviene direttore della tipografia. Nel ’33 si sposa con Annetta Disegni (insegnante di lettere, parente di Dario) e la coppia nel ’35 ha una bambina, Sissel (nella foto col padre). Dopo l’8 settembre 1943 la famiglia cerca di rifugiarsi in Svizzera, ma fermati dalla polizia a Sondrio vengono rinchiusi al carcere di San Vittore a Milano e di lì deportati ad Auschwitz il 30 gennaio 1944, dal famigerato binario 21 della Stazione di Milano. La moglie e la figlia vengono immediatamente uccise. Schulim si salva grazie alla sua abilità di tipografo che i tedeschi cercarono di sfruttare nei campi di lavoro per coniare sterline false. Unico italiano incluso nella lista di Oskar Schindler, Schulim rientra nel dopoguerra a Firenze dove riprende a lavorare alla Tipografia Giuntina. Risposatosi con Albana Mondolfi, la coppia ha un figlio Daniel, nato nel ’48, come ha spiegato lui stesso, “14 giorni dopo la nascita dello Stato di Israele”, sottolineando “l’importanza straordinaria di far nascere un bambino ebreo, quando, fino a pochi anni prima, i bimbi ebrei venivano sterminati (furono un milione e mezzo in totale)”. Schulim muore a Firenze nel 1974. “Poco prima di morire legge ’Se questo è un uomo’ di Primo Levi”. Quattro anni dopo, nel ’78 nasce il figlio di Daniel, Shulim Vogelmann. Daniel nel 1980 fonda la casa editrice La Giuntina. “Mio padre – ha spiegato Daniel al MEIS – aveva un forte senso della vita, ed era essenzialmente una persona ottimista e buona, e oggi, segno dei tempi, chi è buono viene definito con disprezzo ‘buonista’ ”. “Non gioire mentre il tuo nemico cade e quando egli inciampa il tuo cuore non si rallegri” (Proverbi 24, 17): “questo passo biblico me lo ripeteva spesso”. Una grande domanda ha lasciato Daniel ai tanti ferraresi accorsi per ascoltarlo: “chi decide il destino degli uomini? Questo ci ha insegnato la Shoah…”.

Andrea Musacci

http://lavocediferrara.it/

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” il 1° febbraio 2019

Due giornate al Cortazar fra teatro e tango

5 Apr

P1020525Oggi e domani doppio appuntamento al Teatro Cortazar, all’insegna della prosa e della musica. Stasera alle 21 in via Ricostruzione, 41 a Pontelagoscuro vi sarà lo spettacolo “Luce nell’ombra”, ideato da Natasha Czertok e selezionato per Premio Scenario per Ustica 2013. “Luce nell’ombra” è liberamente ispirato ai Diari di Etty Hillesum, la giovane ebrea olandese deceduta ad Auschwitz il 30 novembre 1943, a soli ventinove anni. Sul palco vi saranno, oltre alla Czertok, Greta Marzano e Chiara Galdiolo, con la partitura sonora a cura di Luca Ciriegi e il contributo di Roberto Cazzola. I contributi video sono di Marinella Rescigno, Massimo Alì Mohammad e Monia Finessi, e l’evento ha il sostegno di Teatro Nucleo, Assessorato alla Cultura del Comune di Ferrara, Festa del Libro Ebraico di Ferrara e Fondazione Meis. Il 14 gennaio scorso, nello storico Teatro Tordinona di Roma ha avuto luogo la prima assoluta dello spettacolo, poi replicato a fine gennaio alla Sala Estense di Ferrara, in una due giorni aperta a tutti e in particolare agli studenti delle Superiori.

Domani, invece, all’interno dell’Anno Cortazariano – progetto ideato da Teatro Nucleo in occasione del centenario della nascita di Julio Cortazar – sempre presso il Teatro Cortazar di Pontelagoscuro vi sarà la milonga “Le Porte del Cielo”. Organizzato da TangoTe, l’evento prevede dalle 16 la pre-milonga con video e musica, mentre la milonga avrà luogo dalle 17.30 alle 22.30 con dj Morris. Vi saranno, inoltre, letture teatrali di Greta Marzano e Alfonso Benazzo con musica dal vivo di Manuel Di Nuzzo ed esposizione di abiti e scarpe da tango Rosa Danza. Infine, alle 21 ci sarà la possibilità di gustare il “piccolo buffet casero”. Dalle 16 alle 17.30 l’ingresso è gratuito, mentre dalle 17.30 in poi – e incluso il buffet – sarà di 10 €. Per informazioni visitare http://www.tangote.it o scrivere a chiquitabrava@libero.it .

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 05 aprile 2014

Con Etty la Czertok penetra nei cuori degli studenti ferraresi

22 Gen

Luce nell'ombraFar conoscere agli studenti delle scuole superiori una storia come quella di Etty Hillesum non è certo impresa facile. Figura, la sua, tanto complessa quanto semplice, una vita sconvolta dalla fede e interrotta da un martirio volontario nel campo di Auschwitz nel 1943, a soli 29 anni. Natasha Czertok col suo spettacolo “Luce nell’ombra” presentato lunedì e martedì mattina alla Sala Estense in p.zza Municipale a Ferrara, è riuscita – insieme a Greta Marzano, Chiara Galdiolo e Luca Ciriegi – nell’intento di coinvolgere le molte ragazze e ragazzi presenti in sala. Questi, provenienti dai Licei Roiti e Ariosto, hanno dimostrato attenzione e coinvolgimento, anche attraverso le numerose domande rivolte alle attrici dopo lo spettacolo. Interrogativi riguardanti il significato delle canzoni, di alcuni movimenti sul palco, dello “scorrere del tempo”, della candela accesa sul pavimento.

Daniele Civolani, presidente provinciale dell’ANPI, ha presentato lo spettacolo come un Luce nell'ombra 2tentativo di “trasmettere, e testimoniare, attraverso il corpo, le parole, la musica una situazione fortemente negativa”, tragica. Tragica com’è la stessa condizione umana, che ci rende “tutti vittime e carnefici – come ha spiegato la Czertok – in quanto la realtà del male è presente in ognuno di noi”. La vita è per Etty, ma in fondo per tutti, “ricca, misera, difficile e deliziosa”. Il solo odore famigliare impregnato su una lettera, o l’intima e calda luce di una candela, sono segno per la Hillesum di come, anche “in un momento di abbandono”, quando ci si ritrova “sul petto nudo della vita”, la speranza sia sempre viva, pulsante, sia un caldo fiore rosso da custodire nel palmo della mano.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 22 gennaio 2014

“Luce nell’ombra” in sala Estense, dai “Diari” e le “Lettere” della Hillesum

20 Gen

Reduce dall’ottimo successo della prima al Teatro Tordinona di Roma, lo spettacolo “Luce nell’ombra” ispirato ai “Diari” e alle “Lettere” della giovane ebrea Etty Hillesum, uccisa ad Auschwitz nel ’43, torna a Ferrara, precisamente alla Sala Estense, in p.zza Municipale. Due appuntamenti mattutini, per alcune classi dei Licei cittadini, ma aperti a chiunque sia interessato sono in programma lunedì 20 e martedì 21 gennaio alle 10.30. Lo spettacolo vede protagoniste tre attrici, vale a dire Greta Marzano, Natasha Czertok e Chiara Galdiolo, ed è nato nel  2012 insieme a Obsoleta Teatro, collettivo al femminile fondato dalle tre protagoniste dello spettacolo e da Giulia Generali e Paola Leuci. L’evento è organizzato in collaborazione con ANPI e CGIL di Ferrara.

Venerdì 24 Gennaio l’appuntamento sarà invece a Piove di Sacco (Pd) alle ore 10, per la lettura da parte di Natasha Czertok di alcuni brani delle “Lettere” di Etty Hillesum, in accompagnamento alla presentazione di Roberto Cazzola, editor e germanista della casa editrice Adelphi e curatore della nuova edizione delle “Lettere 1941-1943”, uscite nel novembre scorso. Il 27 Gennaio, infine, sempre a Piove di Sacco lo spettacolo verrà replicato, alle ore 11 per gli studenti dei Licei e alle 21 per la cittadinanza, al Teatro Filarmonico Comunale.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 19 gennaio 2014

“Luce nell’ombra” con la Czertok è sbarcato al Tordinona di Roma

16 Gen

02È la sera di martedì 14 gennaio, mancano poche ore al centenario della nascita di Etty Hillesum. Siamo in un teatro storico di Roma, uno dei più importanti, dei più antichi, il Tordinona. Sono le 21 quando Natasha Czertok, ferrarese, sale sul palco insieme a Greta Marzano e Chiara Galdiolo dando inizio alla prima dello spettacolo “Luce nell’ombra”, dedicato a Etty Hillesum, nata il 15 gennaio di cento anni fa e morta, nel campo di Auschwitz, il 30 novembre del 1943. “È stato un ottimo successo di pubblico – ci dice Natasha Czertok – neppure noi ce l’aspettavamo. Significa che il tipo di linguaggio che abbiamo usato è arrivato.” Erano circa sessanta le persone presenti nella sala intitolata a Lee Strasberg, grande attore e regista teatrale statunitense scomparso nel ’82. Un successo, quello di martedì sera, costruito nel tempo, dopo uno studio approfondito dei “Diari” e delle “Lettere” della Hillesum, grazie anche al contributo di Roberto Cazzola, curatore insieme a Claudia Di Palermo dell’edizione integrale 1941-1943 delle “Lettere” . Circa tre mesi fa, nello stesso periodo dell’anteprima al Teatro Cortázar a Pontelagoscuro, i primi contatti con la Capitale. “Inizialmente c’eravamo rivolti al circolo Forte Fanfulla, ma non si è fatto niente dato che lo spazio era troppo piccolo – continua la Czertok. Allora hanno girato il nostro materiale a Tordinona e il Direttore Artistico ha accettato subito.” Dopo la conquista di Roma, il ritorno in patria. Lunedì 20 e martedì 21 gennaio lo spettacolo verrà, infatti, presentato alle 10.30 alla Sala Estense di Ferrara, in collaborazione con Anpi Ferrara e CGIL Ferrara, mentre il 27 gennaio, alle 11 e alle 21, sarà il Teatro Filarmonico Comunale di Piove di Sacco (PD) a ospitare l’evento.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 16 gennaio 2014

Stasera la Czertok presenta a Roma “Luce nell’ombra”

14 Gen

foto Alberto Gigante2“Luce nell’ombra” è un progetto teatrale di Natasha Czertok – Obsoleta Teatro ispirato ai Diari e alle Lettere del ’41-’43 di Etty Hillesum, la giovane intellettuale ebrea deceduta il 30 novembre 1943 nel campo di sterminio di Auschwitz. Stasera alle 21 al Teatro Tor di Nona (Roma), in occasione del centenario della nascita della Hillesum, vi sarà la prima assoluta dello spettacolo, organizzato per l’occasione da Samantha Biferale. Il progetto, che ha ricevuto la Selezione per il Premio Scenario per Ustica 2013, è stato presentato in anteprima al Teatro Cortazar di Pontelagoscuro lo scorso 26 ottobre.

Lunedì 20 e martedì 21 gennaio, invece, lo spettacolo farà tappa alle ore 10.30 alla Sala Estense di Ferrara, in collaborazione con Anpi Ferrara e CGIL Ferrara. Sarà il Teatro Filarmonico Comunale di Piove di Sacco (PD) a ospitare l’evento il 27 gennaio, Giorno della Memoria, alle ore 11 e alle ore 21. Protagoniste dello spettacolo tre donne, Natasha Czertok, Greta Marzano e Chiara Galdiolo, mentre la partitura sonora sarà di Luca Ciriegi e le luci saranno affidate a Giulia Generali.

Infine, da sottolineare il fondamentale e amichevole contributo di Roberto Cazzola, curatore insieme a Claudia Di Palermo dell’edizione integrale 1941-1943 delle “Lettere” di Etty Hillesum, da poco edite da Adelphi Edizioni.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 14 gennaio 2014

(foto di Alberto Gigante)

Lunghi applausi per “Luce nell’ombra”

29 Ott

foto Alberto Gigante 3

Un lungo applauso finale ha suggellato l’anteprima dello spettacolo “Luce nell’ombra”, svoltosi sabato sera al Teatro Cortázar di Pontelagoscuro, e ispirato ai Diari e alle Lettere, del ’41-’43, di Etty Hillesum. Natasha Czertok si è esibita nei panni di Etty, insieme a Chiara Galdiolo e Greta Marzano e accompagnate dalle musiche dal vivo di Luca Ciriegi, in omaggio a questa giovane ebrea olandese morta ad Auschwitz a soli 29 anni. Il rumore ossessivo dei timbri della burocrazia segna l’inizio di questo martirio cercato non per odio verso se stessi, ma per una profonda, spirituale necessità di testimoniare il dolore e l’Amore in prima persona. Etty spogliata e perlustrata, Etty in preda ai propri incubi, ai propri tormenti, ai dubbi della fede. Un’eroina di carne e sangue, insomma, mossa dalla convinzione che “la disperazione è il vero peccato mortale”, e che “l’indignazione morale” debba espandersi al mondo, non ridursi alla salvezza dei propri miseri corpi. E così la preghiera diventa fondamento di questo dialogo con Dio, e con se stessi: “Mi ritiro nella preghiera come nella cella di un convento, ne esco fuori più ‘raccolta’, concentrata e forte.” Ad accompagnarla la luce di una candela, viva anche nel buio finale, nella notte della morte. Notte alla quale, in un vortice di timore e di speranza, seguirà, per Etty, un’alba di resurrezione, apoteosi di quella vita “ricca e piena di significato”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 29 ottobre 2013