Archivio | 11:36

Nuova collettiva all’Artè. Il Perù alla Bassani

5 Dic
bassani

Amalio Guerra

La Galleria Artè Primaluce diretta da Nadia Celi presenta oggi alle 17 una nuova collettiva. Questi gli artisti in parete: Franco Menini, Ornella De Rosa, Wanda Banterle, Andrea Arminio, Giovanna Della Villa, Andrea Scurria, Gabriella Teresi, Giovanna Capraro, Giuliana Pellacani, Simonetta Barini, Roberta Sanna, Roberta Manzin, Donato Ungaro, Vincenzo Biavati, Serena Martelli, Andrea Zampollo e Angelo Raffaele Maturano. La mostra sarà visitabile fino al 2 gennaio il martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19.

Oggi, sempre alle 17, nella Galleria del Carbone in vicolo del Carbone, 18/a, il monologo “Io sono Orlando!” col burattinaio Vittorio Zanella, e il suo pupo Orlando, con testo di Lucia Boni. L’evento è legato alla collettiva “L’audaci imprese io canto”, visitabile fino a martedì. Alla stessa ora inaugura, inoltre, “Secondo verso”, personale dell’artista Romolina Trentini, esposta nello Studio Odontoiatrico di Lorenzo Bernini in via Eridania, 133/d a S. Maria Maddalena (RO).

Alle 10.30, invece, nella Biblioteca Bassani in via G. Grosoli, 42 a Ferrara (zona Barco) inaugura la mostra di fotografie in bianco e nero “Perù – Paese dai mille colori” di Amalio Guerra, in parete fino al 31 dicembre. L’esposizione è visitabile dal martedì al sabato dalle 9 alle 13, dal martedì al giovedì dalle 15 alle 18.30.

Infine, domani al Mondo Agricolo Ferrarese in via Imperiale, 265 a San Bartolomeo, all’interno della rassegna di “Dialetto in…cantato”, sarà presentata la mostra “Nascita e Vita di Cristo nell’iconografia popolare”, a cura di Luigi Fabbri e in parete fino al 14 gennaio.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 05 dicembre 2015

Il Guercino ritrovato, «opera di grande realismo»

5 Dic

Da oggi al 13 dicembre la tela “Caino e Abele” sarà esposta al pubblico. A inizio 2016 il catalogo sulla nuova attribuzione con ulteriori scoperte

'Caino e Abele' - Guercino

“Caino e Abele” attribuito a Guercino

Tanta è la soddisfazione degli amanti dell’arte per l’attribuzione del dipinto “Caino e Abele” al Guercino (Cento, 1591-Bologna, 1666). L’opera, visitabile da oggi fino al 13 dicembre in Castello, è stata presentata ieri alle 18 nella Sala dei Comuni alla presenza di Stefano Zanasi, presidente della Fondazione Zanasi (proprietaria dell’opera dal 2014), Andrea Emiliani, Claudio Strinati, Gianni Venturi e Nicoletta Gandolfi, i cui studi, insieme a quelli di Gloria De Liberali e Micaela Lipparini, hanno permesso l’attribuzione.

Zanasi ha spiegato come già nel ‘700 si pensava che l’opera fosse di Guido Reni, paternità «confermata nel 1858 da Sir Thomas William Holburne», allora proprietario del dipinto. Purtroppo «Holburne ed eredi non hanno lasciato la documentazione a loro precedente, ma l’opera si può probabilmente datare tra il 1616 e il 1618». Il dipinto dovrebbe essere fra quelli commissionati all’allora giovane Guercino della “prima maniera” dal Cardinal Giacomo Serra, legato a Ferrara dal ’15 al ’23. Inoltre, ha proseguito Zanasi, «tra gennaio e febbraio 2016 uscirà il secondo catalogo dedicato alla nuova attribuzione, tradotto in inglese e nel quale verranno forse annunciate alcune scoperte di elementi su una possibile data e firma rintracciate sulla tela».

Claudio Strinati e Stefano Zanasi

Da sinistra, Claudio Strinati e Stefano Zanasi

Altri particolari che fanno pensare che sia del Guercino sono il tipo di azzurro usato per il cielo, il muretto alle spalle del cadavere, il colore della sua carnagione. Di particolare interesse è «l’incredibile realismo nella rappresentazione del corpo disteso». Zanasi ha spiegato come Guercino aveva la possibilità di assistere a molte autopsie, dalle quali prendeva i particolari anatomici. «Il corpo di Abele è rappresentato quasi alla perfezione nella fase di rigor mortis, che nel caso di morte violenta avviene immediatamente». A conferma di ciò, Caino viene rappresentato in fuga, ma non ancora distante rispetto alla vittima.

Strinati ha spiegato come nell’opera si vedano «anche gli influssi dei Carracci, non solo l’Annibale del “Cristo morto e strumenti della Passione” (1583-1585), ma anche, e soprattutto, Ludovico», che lo definì “mostro di natura, miracolo da far stupire”. «Inoltre – ha aggiunto Strinati – mi azzardo a dire che Guercino fu il primo grande autodidatta, poiché non era allievo di nessuno. Era “guercio” ma aveva un occhio fenomenale come artista, era un vero e proprio virtuoso».

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 05 dicembre 2015