L’estetica del paesaggio nel cinema di Michelangelo Antonioni

19 Apr

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Martedì 9 aprile si è tenuta l’ultima conferenza del ciclo “Sinfonie Urbane. La ricerca di un posto nel paesaggio”,  a cura di Doris Cardinali, nell’ambito del Piano Michelangelo Antonioni. La conferenza, dal titolo “Finis terrae: i margini del mondo. L’estetica del paesaggio in Michelangelo Antonioni”, è stata tenuta dal prof. Andrea Gatti dell’Università degli Studi di Ferrara. Nella Sala Agnelli della Biblioteca Comunale Ariostea, dopo l’introduzione di Doris Cardinali, il docente ha spiegato come “la riflessione filosofica possa aiutarci ad analizzare i film di Antonioni”. In particolare si può notare rispetto ai suoi primi film il passaggio “da una visione pratica, concreta ad una visione estetica, ideale del paesaggio, da un certo neo-realismo ad un’accezione visionaria e astratta del paesaggio”. L’estetica del paesaggio come disciplina specifica è un’invenzione inglese del ‘700, anche se oggi è da molti considerata obsoleta. Il prof. Gatti ha proseguito esponendo la sua preferenza per la svolta internazionale nella filmografia antonioniana, quella, cioè, da Blow-up (1966) a Professione:reporter (1975). L’intervento si è concentrato su Zabriskie Point (1970): per il docente, innanzitutto, il regista ha scelto la Death Valley come paesaggio per questo film in quanto “luogo sublime e pieno di estreme contraddizioni che scuotono le nostre certezze”. È un luogo vivo e morto al tempo stesso, è un luogo sterile, ma dal quale può nascere una forza creatrice. Per concludere, nell’estetica del paesaggio di Antonioni il concetto di “margine” è un concetto molto presente. Egli, infatti, usa spesso “paesaggi che sono luoghi di margine”, in quanto in questi “può avvenire l’incontro tra opposti, tra reale e irreale, tra reale e immaginazione”.

Andrea Musacci

Lo stile di Antonioni al Teatro Comunale di Ferrara

19 Apr

Lunedì 8 aprile, alle 17.30, presso il Ridotto del Teatro Comunale in Corso Martiri della Libertà, 5, si è tenuta la seconda conferenza del ciclo “L’orizzonte di Antonioni”, organizzato dalla Fondazione Ferrara Arte, dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, dalla Fondazione Teatro Comunale e dall’Università di Ferrara. Protagonista dell’appuntamento è stato il prof. Alberto Boschi, il quale ha tenuto una conferenza dal titolo “Usare i mezzi più semplici e il minor numero di mezzi. Lo stile cinematografico di Michelangelo Antonioni”.

Il docente ha subito spiegato come il titolo del suo intervento sia una citazione del regista presa da un’intervista collettiva, “La malattia dei sentimenti”, contenuta nella rivista «Bianco e Nero» (1961). Qui Antonioni spiega la sua ostilità nei confronti dell’uso dell’accompagnamento musicale nel cinema, “perché – dice – sento il bisogno di essere asciutto, di dire le cose il meno possibile, di usare i mezzi più semplici e il minor numero di mezzi”.

Questa semplicità stilistica è evidente nella prima parte della sua produzione, negli anni ’50, e si caratterizza anche per la linearità, l’oggettività e l’esteriorità della narrazione. Rappresenta un’eccezione il ricorso del regista al piano-sequenza, presente in “Cronaca di un amore” (1950) e nel finale di “Professione: reporter” (1975). Tra questi due film è invece dominante un uso originale del montaggio, un uso non ortodosso del campo-controcampo e del raccordo dello sguardo e della direzione, oltre all’uso di inquadrature semi-soggettive.

Il prof. Boschi ha concluso spiegando come Antonioni, “al di là delle apparenze sia un regista psicologico, fortemente interessato all’interiorità dei suoi protagonisti”. Questo spiega la presenza di pochi dialoghi per rappresentare i sentimenti, valorizzati al contrario attraverso la “dimensione mimico-gestuale” e i paesaggi, naturali o urbani.

Andrea Musacci

La Londra di Antonioni rivive agli “Occhiali d’oro”

19 Apr

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Originale scelta del luogo per la presentazione di domenica 7 aprile del libro “Swinging City. Londra centro del mondo” di Valentina Agostinis. “Gli occhiali d’oro”, negozio di ottica in via Contrari, 7 ha ospitato, infatti, l’evento, ed è stato allestito facendo rivivere l’atmosfera degli anni ’60, attraverso testi, immagini, articoli ed oggetti dell’epoca. L’evento fa parte del “Piano Michelangelo Antonioni”, coordinato da Leonardo Delmonte e Doris Cardinali, la quale ha introdotto gli interventi dell’autrice e di Giorgio Rimondi. Proprio quest’ultimo ha elogiato la ricostruzione svolta nel saggio dello “strano intreccio tra la personalità di Antonioni, il film Blow-up e il contesto pop inglese di quegli anni”. Come in tutti i suoi film, anche in questo il regista ha svolto un lavoro puntiglioso, quasi maniacale sui luoghi e sull’immagine, come ad esempio – ha proseguito Agostinis – per riprodurre il “bisbiglio del vento tra le fronde nella scena del parco”, sensazione vissuta da Antonioni in un suo sopralluogo mattutino. Il film, secondo Rimondi, “è anche un romanzo di formazione, ma non nel senso di educazione sentimentale, ma riguardo alla formazione visiva, al potere dello sguardo, un potere tragico e straniante”. Lo stesso titolo Blow-up – ha ripreso l’autrice – significa “sia l’ingrandimento di uno scatto fotografico, sia l’esplosione, in questo caso dell’immaginario prodotto”.

Andrea Musacci

Otto quadri d’autore dipinti per Telethon sui film ferraresi

17 Apr

come nasce un quadro

Ieri mattina presso il Ristorante Las Vegas a Voghenza ha avuto luogo la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa “Come nasce un quadro…”, organizzata da Franco Casoni insieme a Telethon col patrocinio dei Comuni di Voghiera e di Ferrara, e della Provincia di Ferrara.

L’ inedito evento riguarda otto serate al Ristorante Las Vegas durante le quali una giovane pittrice di origine slovacca, Jana Barisova,creerà dal vivo un dipinto, ognuno ispirato ad un film riguardante Ferrara e la provincia, il tutto accompagnato da degustazioni di piatti tipici offerti dalla casa. Gli otto dipinti verranno venduti all’asta la sera del 28 giugno, e il ricavato andrà in beneficenza a Telethon. Tra i film scelti, “Gli occhiali d’oro” di Giuliano Montaldo, “Il giardino dei Finzi-Contini” di Vittorio De Sica, “La lunga notte del ‘43” di Florestano Vancini, “ET” e “King Kong”, in omaggio a Carlo Rambaldi. Franco Casoni ha chiarito come l’evento sia “un omaggio al cinema “ferrarese” dal secondo dopoguerra fino a oggi, e che la rassegna si chiuderà con una serata dedicata a Michelangelo Antonioni”. Ha inoltre spiegato come siano in corso diversi tentativi di invitare, per ogni serata, attori o collaboratori degli otto film. Ottorino Bacilieri, vicesindaco del Comune di Voghiera, ha spiegato come il Comune nelle sue tre sale espositive “esporrà volentieri anche i dipinti di Jana, per due settimane”. Ha, inoltre, ricordato la ormai consolidata collaborazione con Telethon, rappresentata dal coordinatore provinciale Claudio Benvenuti, il quale ha sottolineato come “tante iniziative e manifestazioni come questa ci diano ossigeno, siano per noi fondamentali”. Prossimamente, l’evento sarà replicato anche al Ristorante “L’archetto” a Ferrara, con la pittrice Barbara Ponti, la quale darà vita ad opere ispirate al Palio. “È una bella emozione assistere alla creazione di un’opera d’arte”, ha concluso Casoni e sarà dunque un piacere assistere alla produzione dal vivo di Jana, che vive da molti anni a Portoverrara, e che per la prima volta dipingerà in pubblico ed esporrà le sue opere.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 17 aprile 2013

(Nella foto, da sx: Claudio Benvenuti, Salvatore Chindamo, Jana Barisova, Franco Casoni e Ottorino Bacilieri)

Mostra “Aquiloni?” alla Porta degli Angeli, in attesa di Vulandra

16 Apr

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In un caldo e soleggiato pomeriggio d’aprile alla Porta degli Angeli in via Rampari di Belfiore, 1, sabato alle 18 ha avuto luogo l’inaugurazione della mostra “Aquiloni?”. L’assessore alla Cultura e Vice Sindaco del Comune di Ferrara Massimo Maisto e Marcella Zappaterra, presidente della Provincia di Ferrara, hanno portato i saluti istituzionali agli artisti e agli organizzatori dell’allestimento. Sui tre livelli che formano la struttura della Porta – vero e proprio simbolo della città – è possibile ammirare strutture volanti progettate e realizzate da Maurizio Cenci e Valter Gambelli, vere e proprie opere d’arte frutto di una lunga collaborazione tra i due, col risultato di strutture originali, insolite nelle forme e nell’architettura. Tali strutture verranno poi fatte volare durante il festival Vulandra, in programma dal 25 al 28 aprile al Parco Bassani, insieme ad altri aquiloni. Sono proprio gli organizzatori del festival, che compie 34 anni, a proporre l’esposizione alla Porta degli Angeli. La mostra sarà visitabile fino al 25 aprile, dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 16 aprile 2013

PocaBanda, da 13 anni ottimo rock ferrarese

15 Apr

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I PocaBanda sono una band nata circa tredici anni fa a Bondeno, che per circa dieci anni è stata una cover band, girando la provincia proponendo soprattutto rock anni ’90. Il chitarrista Nicola “Nik” Covezzi si è aggiunto in corsa al nucleo formato da Matteo “Teo” Costantini (voce), Enea “Peo” Rinaldi (basso) e Daniele “Pes” Cavicchi (batteria). Michael “Il Profe” Luppi (chitarra) nel 2012 ha, invece, sostituito Daniele Cestari. Nell’autunno del 2011 è uscito il loro primo EP omonimo, e a breve presenteranno il loro primo album. Prossimo live il 19 aprile a Villa Baglioni a Tresigallo. Partecipano anche al “RockInAde”, il concorso fra gruppi musicali organizzato in collaborazione con “La Nuova Ferrara”.

Il nome PocaBanda risale ai rimproveri che i membri del gruppo si prendevano, soprattutto i primi tempi, “quando c’era la paura, da parte dei nostri genitori, di disturbare i sonni tranquilli del vicinato”. “Fe poca camora, fe poca banda!”, “fate poco rumore”, insomma. Tre di loro – Matteo Costantini, voce, Enea Rinaldi, basso e Daniele Cavicchi, batteria – si conoscono da molto tempo, dai tempi del liceo. Man mano che il progetto musicale progredisce, si aggiungono alcuni componenti: il copparese Nicola Covezzi, e il mantovano Michael Luppi, entrambi alla chitarra elettrica.

“Abbiamo iniziato ormai più di tredici anni fa”, mi spiegano. “Siamo stati una cover band per circa dieci anni. Suonare in moltissimi pub e piazze ha rappresentato per noi la classica gavetta, utile ad abituarsi a stare davanti ad un pubblico, insomma una palestra dura, necessaria ma bellissima. A volte ci è capitato di suonare anche in tre occasioni nella stessa giornata!”. Ricordano con un po’ di malinconia quegli anni, “nella seconda metà degli anni novanta e fino agli inizi del duemila, quando c’era modo di suonare molto di più rispetto ad adesso. Molti locali proponevano musica live e di conseguenza molta più gente si spostava in giro per la provincia.” Nel 2011 esce il loro primo EP “Poca Banda”, composto da “cinque brani tra loro molto lontani nel tempo e nello stile, tutti volutamente in italiano. Sono fotografie di cose realmente accadute, scatti di vita, esperienze e considerazioni generali”. A breve uscirà il loro primo album, un concept, del quale han già terminato le pre-produzioni. Anche il RockInAde, al quale partecipano, “ha rappresentato un banco di prova molto importante, avere cioè la possibilità di suonare i tuoi pezzi di fronte a tanta gente, misurarti con altri gruppi. È stato anche bello – concludono – vedere quanto impegno c’è dietro l’organizzazione di un evento di questa portata: davvero una bella manifestazione!”

Andrea Musacci

I simboli del sisma in centro storico

14 Apr

Ieri mattina ha destato molta curiosità tra gli avventori del centro storico l’installazione sui generis creata dalle ragazze e dai ragazzi di Art Kitchen, insieme agli studenti protagonisti del workshop “Estetica del disastro, etica del messaggio”, organizzato dall’associazione universitaria RUA. L’installazione ha riguardato la scelta di otto punti – via Mazzini, Galleria Matteotti, piazza Alberto Schiatti, via San Romano (due punti), piazza Savonarola, piazza Duomo e piazza Trento Trieste – segnati con centri concentrici e uniti tra loro con linee di gesso. Mattia Lonardi ci spiega come “abbiamo cercato alcuni punti legati ai temi del disagio odierno, e li abbiamo segnati come fossero epicentri, per  produrre dei significati tramite i quali interagire con la collettività.”. È così che ogni snodo è stato identificato con una parola chiave scritta sul selciato (“memoria”, “nudo”, ad esempio). Ad esempio il padimetro all’angolo tra Corso Martiri della Libertà e p.zza Savonarola è stato allestito con alcuni salvagente, il tema della crisi economica è stato affrontato in via Mazzini davanti al negozio “99 cent”, prossimo alla chiusura, oppure davanti alla chiesa di San Paolo su alcune macerie ancora abbandonate sono stati fatti simbolicamente fiorire alcuni fiori (“germinalità” come speranza). Alle ore 11 c’è stata invece una performance di Alessandra Paolicelli tra p.zza Trento e Trieste e p.zza Cattedrale: lei e un altro attore si sono distesi su dei “letti” per mimare il sonno, la quiete (lei stessa stanotte ha dormito, sola, in quel punto), per simboleggiare come la casa con l’evento sismico non abbia più rappresentato una sicurezza, così come la città sia spesso un luogo inospitale, dove ci si sente “vulnerabili”, “nudi”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 14 aprile 2013

Un concerto per il genio di Antonioni a Wunderkammer

14 Apr

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Stasera alle 18.00 presso Palazzo Savonuzzi in via Darsena 57 a Ferrara – si chiude ‘Is Michelangelo dead?’, mostra omaggio ad Antonioni di quattro giovani artisti, Daniele Cestari, Enrico Pambianchi, Denis Riva e Silvia Forese. Alle ore 18.30 verrà proiettato il  documentario “Ritorno a lisca bianca” e ci sarà l’incontro dal  titolo ‘Nuovi paesaggi: dal neorealismo al realismo magico’. Alle 21, al piano primo  nell’Aula Magna della Scuola di Musica Moderna di Ferrara, ci sarà il concerto di Mary Cutrufello, songwriter e chitarrista. L’ingresso al concerto è riservato ai soci Roots Music Club (10 euro), AMF (7 euro) e Wunderkammer (7 euro, tesseramento gratuito). La mostra, a cura del Centro Studi Dante Bighi in collaborazione con UXA, Ufficio per l’Architettura, APS Basso Profilo e Consorzio Wunderkammer, nell’ ambito del Piano Michelangelo Antonioni: la ricerca di un posto nel paesaggio.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 14 aprile 2013

Il “Frescobaldi” incanta il Bonacossi

12 Apr

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Il primo appuntamento della rassegna “Musica al Bonacossi” si è svolto martedì 9 alle ore 18 presso la Sala dei Concerti di Palazzo Bonacossi di Ferrara, in via Cisterna del Follo, 5. Il ciclo di concerti vede protagonisti i docenti del Conservatorio di Musica “G. Frescobaldi” di Ferrara.  In programma il Quintetto in Mi bemolle  maggiore per oboe, clarinetto, corno, fagotto e pianoforte K 452 di Mozart e il  Quintetto in Mi bemolle  maggiore per oboe, clarinetto, corno, fagotto e pianoforte op. 16 di Beethoven. Ad eseguire questi due brani, il Quintetto composto dalla prof.ssa Vanja Gentile (oboe), da Fabio Bonora (clarinetto), dal prof. Massimo Mondaini (corno), dal prof. Andrea Passigli (pianoforte) e  dal prof. Paolo Biagini, (fagotto), direttore del Conservatorio cittadino. Proprio quest’ultimo ha introdotto il concerto ringraziando il pubblico e gli organizzatori, e presentando le due opere. In particolare, l’opera di Mozart, che la compose ancora ventottenne, è “una delle massime espressioni artistiche dell’autore”. Questo brano ha ispirato la n. 16 di Beethoven, anche se quest’ultima “non è comunque riuscita a raggiungere il livello di quella di Mozart”. Le due opere sono, inoltre, tra loro poco distanti nel tempo,  appena 12 anni, la prima del 1784, la seconda del 1796.

Il prossimo appuntamento è per martedì 16 aprile con “Piccolo viaggio nella storia dell’arpa”, della prof.ssa Antonella Ciccozzi. Gli organizzatori sperano che si ripeta il grande successo di pubblico del primo concerto, seguito soprattutto da molti giovani.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 12 aprile 2013

Grunge e psichedelia nel sound degli Egofobica

10 Apr

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Gli Egofobica sono una band nata nel 2009 tra Rovigo e Ferrara. Iniziano subito a lavorare al loro primo album, “Il leone e lo scorpione”, il quale uscirà a fine 2011. Durante la lavorazione, a Gianluca Padovani (batteria), Antony Crepaldi (voce-chitarra) e Giovanni Orlandini (basso) si aggiunge Matteo Bortolotti (tastiere e synth). Le sonorità grunge anni ’90 e psichedeliche anni ’70 dominano i loro brani. Hanno recentemente pubblicato un EP, “A piedi di piombo”. Il 14 aprile prossimo torneranno a suonare a Taglio di Po, il loro paese (solo Giovanni è di Ariano Ferrarese), insieme a The Mexican Whi-Sky. Forte è la collaborazione con la band Discomen, di Massa Fiscaglia, coi quali condividono l’etichetta Pindici Dischi.

È da poco uscito il loro nuovo EP, intitolato “A piedi di piombo”. Loro si chiamano “Egofobica”, sono amici da molto tempo, molto prima che iniziassero il loro progetto musicale. “Musicalmente – mi spiega il batterista Gianluca – ci siamo conosciuti quando io e Antony (voce-chitarra) abbiamo iniziato a provare alcune idee per la stesura dei primi brani,  verso la fine del 2009. A breve si sono aggiunti Giovanni Orlandini (basso) e Matteo Bortolotti (tastiere e synth).” Già durante la lavorazione del primo album, “Il leone e lo scorpione”, iniziano a girare in piccoli locali per proporre i primi brani: all’inizio a Rovigo e dintorni, in seguito fuori provincia, in diversi luoghi della Lombardia, del Veneto e dell’Emilia-Romagna.

Le loro sonorità alternative rock attingono dal Grunge anni ‘90 e dalla psichedelia anni ’70, e per il loro primo album i gruppi che li hanno influenzato sono stati gli Afterhours, i Marlene Kuntz, e i Verdena, ma anche formazioni meno famose. Tra i loro pezzi si alternano “ballad melodiche, pezzi più ruvidi e distorti e vere e proprie cavalcate psichedeliche che lasciano spazio anche ad improvvisazioni”. I loro testi sono in italiano, anche se “siamo consapevoli – continua Gianluca – che sempre più band adottano l’inglese come lingua per le loro composizioni”, soprattutto nell’ambito del rock.

Dopo l’uscita de “Il leone e lo scorpione” hanno iniziato subito a lavorare ai nuovi pezzi, decidendo di far uscire un EP e non un altro disco, in quanto il primo “può essere definito un concept proprio perché tutte le canzoni girano attorno ad una storia di vita, la mia personale, mentre nell’EP l’argomentazione ruota attorno a diversi temi di attualità, di politica e di religione”.

Infine, numerose sono le partecipazioni a festival, anche per beneficenza. Tra questi, ricordano “con maggiore entusiasmo” “Le 100 Urla Festival 2012” a Massa Fiscaglia per la raccolta fondi a favore dei terremotati dell’Emilia e “Darsena rock festival” a Migliarino (FE) con Discomen e Dubby Dub.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 10 aprile 2013