Wunderkammer, un nuovo spazio per i giovani

28 Dic

apertura (1)Palazzo Savonuzzi torna a splendere grazie al progetto Wunderkammer

FERRARA. Nel mondo germanico del XVII secolo, col termine “wunderkammer”, camera delle meraviglie, venivano indicati quei luoghi in cui le collezioni cercavano di conchiudere in sé ogni aspetto della curiosità, dove si tentava una raccolta sistematica dello scibile umano. Da qui prende spunto il Consorzio Wunderkammer – il cui presidente è Leonardo Delmonte – progetto nato da tre associazioni giovanili – Basso Profilo, Katabasis e 4oldPC – che sabato ha ufficialmente inaugurato il suo nuovo spazio in via Darsena, 57, un centro polifunzionale, un ambiente flessibile che ha come modello fondamentale quello del co-working, dell’unire e far convivere diverse forme di attività e di creatività artistica e sportiva. Lo spazio è stato assegnato dal Comune di Ferrara in un progetto di riqualificazione degli spazi urbani dismessi a favore di associazioni giovanili. È così che Palazzo Savonuzzi, dopo diversi anni viene aperto e, si potrebbe dire, riconsegnato alla cittadinanza. Alle 18, la conferenza stampa di presentazione, alla quale ha partecipato l’assessore alla Cultura Massimo Maisto. È seguito l’aperitivo di benvenuto e la proiezione dei mini-cortometraggi del concorso Cortoprofilo, la rassegna delle precedenti edizioni e la premiazione dei vincitori di Cortoprofilo#5, alla presenza di Doris Cardinali dell’Associazione Michelangelo Antonioni. Infine, in serata, alle 22 si sono aperte le danze di “There’s too much love!”, con il dj-set di Zivago e con Federico Pirozzi aka La Belle Epop.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 10 dicembre 2012

Quegli studenti che “offesero” l’onore del duce

28 Dic

foto Ferrara 1942Il 29 luglio 1942 il Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato (nella foto) emise una sentenza (la sentenza n. 480), che oggi riterremmo liberticida, nei confronti di 13 giovani ferraresi, dei quali 7 studenti universitari, 3 studenti delle superiori, un agricoltore, un elettrotecnico e un maestro elementare: Gianfranco Bigoni, Vittorio Accorsi, Franco Bertoni, Raoul Bindini, Bruno Bruttomesso, Antonio Chendi, Odone Frabetti, Severino Galvani, Amelio Gnaccherini, Gian Vito Mazzilli, Ermanno Orsini, Ilario Pelati, Giorgio Santini. Ai condannati veniva imputato di “avere […] svolto un’attività tale da recare nocumento agli interessi nazionali e diffuso notizie false atte a destare pubblico allarme e a deprimere lo spirito pubblico, mediante l’abbandono di manifestini sovversivi in luoghi pubblici”, di avere “offeso l’onore del Capo del Governo Duce del Fascismo”, oltre al reato di “ascoltazione continuata di trasmissioni di radio nemiche”. I reati furono commessi a Ferrara il 30 marzo 1941 e dal 7 marzo al 5 aprile 1942. Le pene per i giovani furono molto pesanti. A questi avvenimenti è dedicata la mostra “Ferrara 1942. Il processo degli studenti”, visitabile fino al 6 gennaio al Museo del Risorgimento e della Resistenza, in corso Ercole I d’Este 19. La rassegna proposta è a cura di Delfina Tromboni, in collaborazione con l’Anpi Ferrara. Gli orari di apertura sono dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18 (chiuso il lunedì). L’esposizione fa parte delle iniziative di commemorazione e cultura storica in occasione degli anniversari degli eccidi fascisti e nazisti a Ferrara del 15 novembre 1943 (eccidio del Castello) e del 17 novembre 1944 (eccidio del Doro).

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 26 novembre 2012

“Generazione Goldrake”: l’influenza dei cartoni in due generazioni di giovani

28 Dic

Copertina Generazione Goldrake

FERRARA. Quante persone, sentendo Kiss me Licia o Ken il guerriero, pensano con gioia e malinconia alla propria infanzia, a quelle serie animate che le tv trasmettevano? Da questo periodo prende le mosse Marco Teti, dottore di ricerca all’Università di Ferrara, nel suo “Generazione Goldrake. L’animazione giapponese e le culture giovanili degli anni Ottanta”, uscito nell’ottobre del 2011 per Mimesis edizioni, con prefazione di Marcello Ghilardi. In particolare, questo libro tratta degli anime prodotti e trasmessi in Giappone tra la fine degli anni ’70 e l’inizio dei ’90, e poi diffusi negli Usa e in Europa, soprattutto in Italia. Come ben dimostra l’autore, gli anime oltre ai contenuti emotivi permettono anche una profonda riflessione filosofica ed estetica. Quattro i temi generali evidenziati in questo testo. Primo, la formazione nelle giovani generazioni di un “nuovo scenario immaginativo” e di una nuova forma di “appartenenza generazionale”. Secondo, il processo di internazionalizzazione della produzione di anime negli anni ’70-’80, tema più rilevante. Terzo, il loro aspetto multimediale, in quanto ricavati dai fumetti manga e a loro volta ispirazione per film, cd e videogiochi. Last but not least, tante specificità quali la “giocabilità”, il dominio dell’azione, il carisma di alcuni personaggi e il manicheismo tra bene e male nel quale sono immerse le vicende, oltre alle ricorrenti coppie tematiche quali amore/erotismo e violenza/morte.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 25 novembre 2012

Undici sguardi creativi sulle pellicole di Antonioni

28 Dic

FERRARA. Il 2 novembre scorso al Circolo Arci “Zuni” in via Ragno è stata inaugurata la seconda mostra del workshop “11 nuovi sguardi su Antonioni”, organizzato da Mlb Homegallery e curato da Silvia Camporesi, con la collaborazione di Massimo Marchetti, parallelamente all’esposizione in corso alla dimora storica di Villa degli Horti della Fasanara, in via Vigne, 34.

Il laboratorio si è svolto alla Mlb (Maria Livia Brunelli) Homegallery, in Ercole d’Este, ed è ruotato sui temi della creazione artistica e sulle tematiche trattate da Antonioni nelle sue opere cinematografiche. I partecipanti al laboratorio, seguendo queste tracce, hanno realizzato una serie di lavori ispirati ciascuno ad un film di Antonioni, ognuno secondo il proprio linguaggio artistico. Undici sono stati gli artisti italiani che hanno partecipato al workshop durato quattro mesi: Maria Livia Brunelli, Alessandro Castiglione, Alice Cesari, Giulia Marchi, Giovanni Pasinato, Jacopo Gospel Quaggia, Paolo Squerzanti, Enrico Tamascelli, Flavia Tronti, Silvio Canini e Roberto Zeppa.

Sempre alla Mlb, Silvia Camporesi espone anche la mostra “Qualche volta di notte. Omaggio a Michelangelo Antonioni”, fino al 2 dicembre.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 7 novembre 2012

Giornate all’insegna di conferenze sul regista Antonioni

28 Dic

FERRARA. Ieri pomeriggio, nella sala Agnelli della Biblioteca Ariostea, si è svolta la prima conferenza del ciclo “Sinfonie urbane. Nuove strade interpretative sul tema del paesaggio,”dedicato al cinema di Michelangelo Antonioni .

L’incontro, intitolato “La porta dell’autostrada (il paesaggio costretto). Sul set di Identificazione di una donna”, è stato introdotto da Paola Lambrini e da Doris Cardinali e ha visto la partecipazione di circa cinquanta persone.

Il lungo intervento di Massimo Guglielmi, intervallato da diverse clip di sequenze dei film e da un’intervista allo stesso regista, è stato il cuore della conferenza. Il relatore, aiuto-regista di Antonioni, ha ricordato il maestro ferrarese come uomo “distinto, autorevole ma non autoritario, ed anche malinconico” e ha descritto ’Identificazione di una donna’ come «Il film che racconta la crisi di un regista alla ricerca di un personaggio femminile e di un paesaggio, anzi di un sentimento di un paesaggio».

L’incontro si è chiuso con l’intervento di Francesco Freda, noto truccatore cinematografico di dive e divi del calibro di Marcello Mastroianni, Audrey Hepburn e Ava Gardner.

Sarà curato dal critico e storico del cinema Paolo Micalizzi l’omaggio ad Antonioni in programma oggi, alle 16 e sempre all’Ariostea. La sala Agnelli ospita un incontro con il docente di storia e critica del cinema Gianni Rondolino.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 23 ottobre 2012

Chiusura con il botto per The scientist

28 Dic

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FERRARA. Si è conclusa domenica la 6ª edizione del Festival internazionale The Scientist di VideoArte, curata dall’associazione culturale “Ferrara Video&Arte” con la collaborazione di diversi partners tra i quali l’Arci Ferrara, l’associazione Basso Profilo, e col patrocinio dell’Università di Ferrara, del Comune di Ferrara e della Regione Emilia-Romagna. Durante i quattro giorni del festival – che ha visto un’ottima partecipazione di pubblico, soprattutto giovanile – diverse sono state le iniziative e i progetti. La giornata conclusiva non poteva essere più ricca: alle 17.30 è iniziata la seconda parte (la prima si è svolta sabato) della sezione internazionale “Video digital art”, che ha visto la proiezione di sei cortometraggi, ed è stata curata da Vitaliano Teti, direttore artistico del festival. E’ seguita la proiezione del film documentario “Exit through the gift shop” di Bansky. «Il film ha avuto una distribuzione poco capillare, è per un pubblico di nicchia. Nonostante ciò – ha spiegato Marco Teti – l’impostazione narrativa è tradizionale, e sia il contenuto sia le figure che lo veicolano sono particolarmente originali». La filosofia della street art riprende l’intento delle avanguardie degli anni ’50 e ’60 di rendere l’arte accessibile al pubblico anche attraverso l’utilizzo di una semplice videocamera e del web.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 17 ottobre 2012

La seconda serata del cineforum curato da Buriani

28 Dic

FERRARA. Oggi alle 21.30 al Circolo Arci Zuni in via Ragno seconda serata del cineforum “Young and dangerous. Il Cinema giovane che sfugge ai cinefili”, curato da Matteo Buriani. Viene proiettato “Chronicle (Director’s cut)”, film uscito a maggio di produzione inglese–statunitense, diretto da Josh Trank e sceneggiato da Max Landis. Il film si muove tra dramma, fantascienza e horror, col pregio di non sacrificare alla spettacolarità delle immagini la forza dell’intreccio e la complessità della trama.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 16 ottobre 2012

Al Circolo Zuni gli svedesi I’m a super ape

28 Dic

FERRARA. Continuano i concerti domenicali al Circolo Arci Zuni di Via Ragno. Anche oggi, attorno alle 20, ha luogo un altro live per allietare le prime grigie domeniche ferraresi. A tenere compagnia agli avventori il gruppo svedese (da Malmoe) I’m a super ape con sonorità a cavallo tra rock e psichedelica. Arriva a Ferrara dopo un breve tour italiano, l’altra sera all’Hollywood di Verona e ieri al Bopo di Bergamo. I giovani svedesi suonano brani dai loro album, Primal scream e Psychonaut.

E martedì sera allo Zuni torna il cineforum curato da Matteo Buriani.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 14 ottobre 2012

Inaugurata da Zuni l’esposizione con “Le ragazze di Antonioni”

28 Dic

downloadFERRARA. Successo di pubblico per l’inaugurazione della mostra “Le ragazze di Antonioni” di Alessandro Baronciani, avvenuta l’altra sera al Circolo Arci Zuni di via Ragno. L’esposizione è inserita nel “Piano Michelangelo Antonioni” per il centenario della nascita del regista ferrarese, è curata da Matteo Andreolini e Silvia Meneghini, e rimarrà aperta fino al 31 ottobre. Il titolo prende spunto dal libro a fumetti “Le ragazze dello studio di Munari”, nel quale il giovane artista pesarese – formatosi alla Scuola del Libro di Urbino – racconta le (dis)avventure di un giovane cinefilo. La storia cita tra l’altro “Il deserto rosso” (1964), primo film a colori di Antonioni con protagonista Monica Vitti, incentrato sull’alienazione dell’individuo nella moderna società industriale. Anche le ottime vendite di questo romanzo a fumetti – oltre 3000 copie vendute – han dato lo stimolo necessario all’ideazione di questa esposizione in cui vengono raffigurate le principali muse dei film del regista, disegnate con uno stile sobrio ma coinvolgente.

Sulle due lunghe pareti del circolo, che ben si presta per mostre di questo tipo, ricordando la forma lunga e stretta di una galleria d’arte, si possono osservare da un lato più di venti disegni originali in bianco e nero, rappresentazioni di altrettante attrici antonioniane, e sull’altro alcune serigrafie a colori, riproduzioni di sei originali. Serata chiusa dall’incontro “Resistenza creativa”, sui movimenti nonviolenti in tempo di guerra, alla presenza di Donatella della Ratta, esperta di media arabi e Orwa Al Mokdad, scrittore siriano.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 7 ottobre 2012

I progetti del “Piano Michelangelo Antonioni” a Ferrara

28 Dic

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Ieri mattina nel Teatro anatomico della Biblioteca Ariostea si è svolta la conferenza stampa di presentazione del “Piano Michelangelo Antonioni”. La ricerca di un posto nel paesaggio, alla presenza di Doris Cardinali e Leonardo Delmonte, curatori del “Piano” e di Matteo Andreolini del Circolo Arci Zuni, dove ci sarà la mostra “Le ragazze di Antonioni”. Il “Piano” raccoglie 13 progetti col coinvolgimento di varie associazioni di Ferrara e provincia allo scopo di compiere una lettura critica dell’opera del regista, mediante l’indagine del ruolo e della collocazione dell’individuo contemporaneo nell’ambiente in cui è inserito e del quale fa parte, mostrando come il paesaggio stesso sia riflesso del mondo psicologico, e viceversa. Alla domanda “Is Michelangelo dead?” (E’ morto Michelangelo?), titolo della prima iniziativa del “Piano”, dunque i curatori rispondono negativamente, e portano a dimostrazione di ciò il fatto che molti giovani artisti continuano ad ispirarsi alla sua opera per creare suggestioni originali, usando e fondendo tra di loro diverse forme artistiche (pittura, musica, disegno, fotografia), e riuscendo nell’intento di unire la cultura “alta” (come è il cinema d’autore) con la cultura pop ed i linguaggi delle nuove generazioni. Ma come e quando è nato il “Piano”? «Il “Piano” è nato attorno al 2010 – spiega la Cardinali -, quando già s’iniziava a parlare di possibili iniziative sul regista. Ho dunque preso contatto con la nipote Elisabetta e con Leonardo dell’associazione “Basso profilo”: è stato lui ad avere l’idea del tema e del titolo. Volevamo un po’ smitizzare l’idea che Ferrara sia morta e che i giovani non siano attivi». «Il tema del paesaggio? Nei film di Antonioni – dice Delmonte – è importante lo sforzo che i personaggi fanno per individuare una posizione, un ruolo all’interno del paesaggio moderno. Si illudono di poterci riuscire, ad esempio attraverso l’erotismo, ma sono azioni isolate e destinate al fallimento. Inoltre, la ricerca di un posto nel paesaggio diventa un’indagine sul rapporto tra individuo e paesaggio sotto l’aspetto psicologico e un’indagine sullo sguardo e sui suoi meccanismi interni, tema a cui il regista era molto legato».

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 2 ottobre 2012