Tag Archives: Francesca Occhi

Pane ed eros, immagini dalla mostra “L’anatomia della coppia”

1 Lug

Qui la mia recensione della mostra.

Sarà visitabile fino al prossimo 25 settembre la personale di fotografia di  Maria Chiara Bonora, ferrarese classe 1980, dal titolo “L’anatomia della coppia”, allestito nel doppio spazio dell’Hotel Annunziata (Piazza della Repubblica, 5) e Poltrona Frau di Paolo Gavioli (Corso Porta Mare, 8/a). Ventiquattro fotografie per questa provocatoria esposizione a cavallo tra sessualità e gastronomia, curata da Francesca Occhi, anch’essa giovane e promettente fotografa, nonché ideatrice del progetto “Occhio al talento”, nel quale rientra la mostra.

Andrea Musacci

“L’anatomia della coppia”: quando il pane diventa osé

26 Giu

[Qui la pagina de la Nuova Ferrara con l’articolo]

Gli scatti fotografici di Maria Chiara Bonora indagano l’erotismo della Ciupèta. L’allestimento curato da Francesca Occhi sarà inaugurato martedì in doppia sede

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Maria Chiara Bonora e Francesca Occhi

Linee sinuose di corpi umani o di fragranti croste di pane, primissimi piani di forme calde, ambiguamente a cavallo tra appetito carnale e desiderio di gola. Maria Chiara Bonora, ferrarese classe 1980, torna a esporre il suo progetto fotografico “L’anatomia della coppia”, allestito nel doppio spazio dell’Hotel Annunziata (Piazza della Repubblica, 5) e Poltrona Frau di Paolo Gavioli (Corso Porta Mare, 8/a) e che verrà inaugurato martedì alle 18.30, rimanendo poi in parete fino al 25 settembre.

Ventiquattro fotografie per questa provocatoria esposizione a cavallo tra sessualità e gastronomia, curata da Francesca Occhi, anch’essa giovane e promettente fotografa, nonché ideatrice del progetto “Occhio al talento”, nel quale rientra la mostra. Protagonisti dell’esposizione sono tanto gli orli e i solchi di corpi umani, quanto, in una confusione piacevolmente ironica, la coppia ferrarese, detta anche “ciopa” o “ciupeta”, dal colore dorato e dal profumo invitante. I suoi “grustin” e “mulinott” assumono le sembianze di braccia, seni e labbra di carne, in una poetica per nulla didascalica, banale o volgare. Le immagini della Bonora riescono, anzi, a essere raffinate e mai leziose, tanto esplicite quanto stimolanti le fantasie più segrete, sensuali ma mai aggressive. Non bisogna, dunque, immaginarsi il linguaggio ormai stereotipato e pruriginoso di certi spot pubblicitari, che strumentalizzano la sessualità per ammiccare al consumo.

Il verbo “consumare” può essere applicato tanto al cibo quanto al sesso, ma sarebbe riduttivo usarlo per un simbolo della cultura gastronomica ferrarese come la “ciupeta”, quanto per l’amore carnale e per la stessa arte.

Il piacere dei cinque sensi nel progetto di Maria Chiara Bonora fa intrecciare, dunque, nutrimento ed erotismo, corporeità umana e fisicità del cibo. L’idea alla base della mostra può far riflettere sulle possibilità non nutritive, dietetiche o moralistiche legate alla gastronomia, ma di richiamo a un immaginario storico e culturale. Basti pensare, nei legami tra cibo e corpo, all’importanza del pane nel sacramento eucaristico cristiano: “Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: «Prendete e mangiate; questo è il mio corpo»” (Mt 26, 26).

Ma come nasce l’idea di questo progetto? «L’intuizione – ci spiega la Bonora – l’ho avuta nel 2008 facendo un esperimento in un circolo fotografico. È stata una sorpresa anche per me scoprire elementi dell’anatomia umana nel pane ferrarese». Da qui prende avvio la fase di ricerca, che la porta a scoprire come una delle teorie più diffuse sul significato delle forme della coppia ferrarese sia quella di una rappresentazione degli organi sessuali maschili e femminili, o di una coppia di amanti. È lei stessa a confermarci come, per via della forma inconfondibile, «non avrei potuto usare un altro tipo di pane per il progetto». Durante la fase di sperimentazione, la Bonora ci spiega, dunque, come riusciva a dar vita a «sfumature e contrasti tra dettagli appuntiti e linee morbide».

Infine, due parole su “Occhio al talento”, progetto ideato da Francesca Occhi finalizzato alla valorizzazione di nuovi talentuosi fotografi ferraresi. Forte, come si nota nel caso della mostra della Bonora, il legame col nostro territorio e l’idea che un progetto espositivo serio non possa non nascere senza una profonda fase di studio e di ricerca. Anche per questo, il prossimo autunno avranno luogo tre workshop con fotografi di qualità come Andrea Samaritani, Mustafa Sabbagh e Silvia Camporesi.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 26 giugno 2016

Bellezza e terrore, ironia e desolazione: in mostra le molte facce della natura

4 Mag

Fino al prossimo 19 giugno è possibile visitare la tripersonale fotografica “Nature parallele” con opere di Marco Caselli Myotis, Vittorio Colamussi e Luca Pasqualini. La mostra, curata da Francesca Occhi, si divide in due luoghi espositivi: ad Arredamenti Gavioli (Spazio Frau, c.so Porta Mare, 8/a) ci sono le foto di Pasqualini, mentre gli scatti degli altri due artisti sono visitabili all’Hotel Annunziata (p.zza Repubblica, 5).

La mostra è visitabile all’Annunziata tutti i giorni a partire dalle 10, mentre nello Spazio Frau dal martedì al sabato dalle 9.30 alle 12.30, e dalle 15.30 alle 19.30.

Andrea Musacci

In mostra la vita nei bunker tedeschi nel secondo dopoguerra

25 Apr
Guarnieri e Occhi

Antonella Guarnieri e Francesca Occhi

Negli anni ’50 nel Delta padano più di 300.000 persone vivevano in condizioni disumane, senza acqua potabile, senza una casa, una miseria documentata anche nel film “Delta padano” di Florestano Vancini (1951). Molti di questi disperati decisero quindi di occupare i bunker tedeschi, più di cinquanta fortificazioni tra Lido degli Estensi e Mesola.

Sabato mattina nel Museo del Risorgimento e della Resistenza in c.so Ercole I d’Este, 19 è stata inaugurata una mostra sul tema, in due sezioni: “Memento. I bunker della II guerra mondiale nel Delta del Po” a cura di Francesca Occhi, e “Il Delta nell’immediato dopoguerra. Vita nei bunker e volontà di ricostruzione” a cura di Antonella Guarnieri, responsabile del Museo.

Nella sua sezione la Occhi, attraverso foto e testi, ha cercato di risalire a quel tragico periodo di 60 anni fa, riportando anche un’intervista al costruttore delle fortificazioni, Nino Avanzi. La giovane curatrice ha spiegato come dopo lo sbarco in Sicilia, gli Alleati avevano pensato ad altri sbarchi nel Delta del Po, per poi risalire fino in Germania. Oggi, alcuni bunker sono stati demoliti, altri versano in stato di abbandono, altri ancora, a Mesola, sono rimasti nei cortili di abitazioni costruite successivamente, usati come cantine o magazzini.

Nella sezione della Guarnieri vi sono ritagli di giornali del ‘52 dove si denuncia la terribile situazione di miseria, la vita nei bunker e l’interesse da parte di alcuni politici ed ex partigiani. Per poterli occupare, quelle persone – che vi rimasero dentro fino ai primi anni Sessanta – furono anche costrette a pagare 10 lire al mese di affitto alla Società di Bonifica.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 25 aprile 2016

Doppia mostra per il 25 aprile al Museo della Resistenza

24 Apr

francesca occhiIn occasione delle celebrazioni del 25 aprile il Museo del Risorgimento e della Resistenza ieri mattina ha inaugurato una mostra in due sezioni: “Memento. I bunker della II guerra mondiale nel Delta del Po” a cura di Francesca Occhi, e “Il Delta nell’immediato dopoguerra. Vita nei bunker e volontà di ricostruzione” a cura di Antonella Guarnieri, responsabile del Museo.

Il progetto della Occhi, seguendo il concetto di “museo fuori dal museo”, pone al centro il territorio del Delta del Po, presentato come paesaggio di archeologia militare riferito a un insieme di reperti e tracce presenti in modo diffuso nei Comuni che lo compongono.

Il progetto fotografico documenta il paesaggio bellico della Seconda Guerra Mondiale da Lido Estensi a Mesola, seguendo la Strada Statale Romea da sud verso nord. La sequenza inizia con il muro difensivo antisbarco a Lido Estensi, proseguendo a Porto Garibaldi e Pomposa, arrivando poi alla Pineta del Fondo e Mesola.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 24 aprile 2016

Una tre giorni ricca di inaugurazioni artistiche

23 Apr

Obiettivo su Rudant al Carbone. In parete finiscono anche bunker, Po e architettura razionalista. Spazio Frau e Annunziata puntano sulla fotografia.

mostra al Carbone

Opere di Durant in mostra al Carbone

È una tre giorni ricca di eventi artistici quella in programma a Ferrara e non solo.

In occasione del 25 aprile il Museo del Risorgimento e della Resistenza in c.so Ercole I d’Este, 19 oggi alle 11 inaugura una mostra in due sezioni: “Memento. I bunker della II guerra mondiale nel Delta del Po” a cura di Francesca Occhi, e “Il Delta nell’immediato dopoguerra. Vita nei bunker e volontà di ricostruzione” a cura di Antonella Guarnieri. Il progetto della Occhi, seguendo il concetto di “museo fuori dal museo”, pone al centro il territorio del Delta del Po, presentato come paesaggio di archeologia militare.

I diari di viaggio sono i protagonisti, invece, del progetto che verrà presentato oggi alle 18 nella Galleria del Carbone in via del Carbone, 18/a. “Passando…” è il nome della personale di Frédéric Rudant presentata da Paolo Volta e visitabile fino al 7 maggio. La mostra è visitabile dal mercoledì al venerdì dalle 17 alle 20, sabato e festivi dalle 11 alle 12.30 e dalle 17 alle 20, chiuso lunedì e martedì.

Sempre oggi dalle 17 inaugura la tripersonale fotografica “Nature parallele” con opere di Marco Caselli Myotis, Vittorio Colamussi e Luca Pasqualini. La mostra, curata da Francesca Occhi, viene presentata alle 17 ad Arredamenti Gavioli (Spazio Frau, c.so Porta Mare, 8/a) con le foto di Pasqualini, e alle 18 all’Hotel Annunziata (p.zza Repubblica, 5) con gli altri due artisti. La mostra sarà visitabile all’Annunziata tutti i giorni a partire dalle 10, mentre nello Spazio Frau dal martedì al sabato dalle 9.30 alle 12.30, e dalle 15.30 alle 19.30.

Sarà inaugurata domani alle 16 nella Sala delle Bifore della Reggia di Belriguardo a Voghiera la retrospettiva dedicata al fotografo Carlo Gajani, con sessanta opere aventi per oggetto paesaggi, ritratti e nudi, in parete fino al 29 maggio.

Fino al 20 maggio sarà, inoltre, possibile visitare la personale di disegni e pitture di Sebastiano Zuccatelli nel circolo ARCI Bolognesi in piazzetta San Nicolò a Ferrara. Domani per l’inaugurazione delle 18.30 vi sarà un live painting dell’artista con musiche di Alfonso Santimone.

A Tresigallo invece oggi inaugura la mostra fotografica “Tresigallo, viaggio nel tempo” di Roberto Cavazzuti, alle 17 all’Urban Center Sogni (di fianco alla Casa della Cultura). Cavazzuti è nato a Rimini nel 1965 ma dal 2002 vive e lavora a Parigi dove studia tecnica e scrittura fotografica all’atelier d’arte “L’Oeil de l’Esprot”. Attratto dall’architettura razionalista, trova Tresigallo, citata come uno degli esempi più completi del genere in Italia. Nel primo viaggio nel 2014 la “folgorazione”, poi viaggio dopo viaggio ha lavorato per cercare di conoscere la storia del luogo, di capirlo, per inserirlo nel suo contesto storico. La mostra sarà aperta fino all’8 maggio.

Infine, lunedì 25 è l’ultimo giorno in parete di “Soffio d’Oriente”, curata da Giorgio Cattani con opere di quattro studenti cinesi dell’Accademia di Brera. La mostra, in parete alla Porta degli Angeli in via Rampari di Belfiore, 1 a Ferrara, è visitabile dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 18.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 23 aprile 2016

In foto l’Unborn man di Gianni Guizzardi

18 Gen
Occhi, Guizzardi e Brunelli

Francesca Occhi, Gianni Guizzardi e Maria Livia Brunelli

Un manichino che vaga per i desolati spazi di Tresigallo. La mostra fotografica Unborn man di Gianni Guizzardi, curata da Francesca Occhi, è stata presentata sabato a Spazio Frau in c.so Porta Mare e all’Hotel Annunziata in p.zza Repubblica a Ferrara. L’artista ha spiegato come il manichino «sia stato prestato da Claudio Gualandi e Linda Mazzoni. La mostra è stata inizialmente pensata insieme a Il manichino e i suoi paesaggi a Palazzo Marfisa, poi invece si è scelto di fare un progetto a parte».

Tutto inizia cinque anni fa, quando Guizzardi, conoscendo Maria Livia Brunelli (ideatrice di Unborn man), riacquista il desiderio di fotografare. Lo scorso agosto si reca a Tresigallo con Gualandi, scegliendo l’orario perfetto per il gioco tra luci e ombre. Quest’ultime, umane e non (qual è la differenza?), si accavallano e rimandano sotto i portici, nelle piazze deserte, tra inquietanti geometrie, perfette e inumane, nel cimitero, luogo di morte per antonomasia. Ma questo unborn man è un uomo non ancora nato, una creazione sempre sulla soglia. Vi è dunque speranza in questi ambienti accecati dal sole, in quel cranio senza volto, monito a non smarrire l’umano nei nostri deserti.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 18 gennaio 2016