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A confronto sul santo precursore dei pubblicitari

18 Mar

Il 21 marzo a Casa Romei Claudio Gualandi e Andrea Sardo parleranno di San Bernardino da Siena e di grafica digitale

3398_d25a9abb2842dedef7ca93347ecb3289Il primo pubblicitario? E’ un frate francescano vissuto tra il 1380 e il 1444, che, ideando un “marchio” religioso, ha dimostrato capacità di sintesi comunicative da far invidia ai grafici di oggi. Su questo interessante legame tra antico e contemporaneo verterà l’incontro dal titolo “Da san Bernardino da Siena alla grafica digitale: sei secoli di evoluzione”, in programma giovedì 21 marzo alle ore 17 nel Museo di Casa Romei a Ferrara (via Savonarola, 30).
Relatori saranno il grafico e illustratore Claudio Gualandi e Andrea Sardo, Direttore di Casa Romei. L’incontro è legato all’esposizione “Romei e gli altri. Scene di vita ferrarese nelle illustrazioni di Claudio Gualandi” esposta nel Museo di via Savonarola fino al prossimo 24 marzo.
Ma qual è il “logo” ideato da San Bernardino da Siena, che gli è valso, nel ’56, il titolo di patrono dei pubblicitari italiani e nel ’62 di quelli francesi? Si tratta del celebre trigramma IHS che campeggia su una delle facciate esterne di Casa Romei, sul rosone centrale della chiesa di Santo Stefano e in tanti altri edifici di Ferrara, di Italia e non solo.
Si tratta di un sole raggiante con al centro il trigramma, ovvero le prime tre del nome Gesù in greco, su campo azzurro. Il sole rappresenta Cristo, mentre i raggi sono dodici (come gli Apostoli) serpeggianti e otto (come le Beatitudini) diretti.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Nuova Ferrara” il 18 marzo 2019

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S. Bernardino da Siena, il primo “pubblicitario”

11 Mar

Il trigramma IHS, ideato dal frate toscano, non è solo, dopo la Croce, il simbolo più usato nel mondo cristiano, ma anche uno dei primi “marchi” di successo. Non a caso San Bernardino è patrono dei pubblicitari italiani e di quelli francesi…

san bernardinoCome sintetizzare in un’immagine, in un “logo”, diremmo oggi, la vita e il nome di Cristo, in modo che nella memoria di chi lo ammira possa rimanere facilmente impresso? Una domanda di questo genere non se la pongono solamente artisti e architetti sacri in età moderna e contemporanea. Forse il primo a interrogarsi, creando quello che può essere considerato – con le dovute sostanziali differenze – il primo “marchio” cristiano (dopo la croce, naturalmente) è stato San Bernardino da Siena, non a caso dal 1956 patrono dei pubblicitari, sacerdote dell’Ordine dei frati Minori francescani, nato nel 1380 a Massa Marittima (Grosseto), morto a L’Aquila (di cui è compatrono) il 20 maggio 1444 e canonizzato nel 1450. Per diversi anni fu instancabile predicatore, girando, dal 1417, diverse città del centro e nord Italia, tra cui Ferrara, che visitò almeno tre volte fra il 1407 e il 1443. In due occasioni il suo intervento venne considerato miracoloso, per aver allontanato la peste dalla città. “Questa è mia intenzione, di rinnovare e chiarificare il nome di Gesù, come fu nella primitiva Chiesa”, diceva San Bernardino, convinto che mentre la croce evocava la Passione di Cristo, il suo nome ricordava ogni aspetto della sua vita, morte e Resurrezione. In una sua omelia spiegò: “il nome di Gesù è la luce dei predicatori, perché illumini di splendore l’annunzio e l’ascolto della sue parole. Donde credi si sia diffuse in tutto il mondo una luce di fede così grande, repentina e ardente, se non perché fu predicato Gesù?”.

Un “logo di successo”

Fu così che ebbe l’intuizione – da grafico pubblicitario ante litteram – di realizzare il celebre trigramma col nome del Figlio di Dio. Si tratta di un sole raggiante con al centro le lettere IHS, ovvero le prime tre del nome Gesù in greco, su campo azzurro. Esistono però altre due interpretazioni, una secondo cui sarebbero l’abbreviazione del motto costantiniano “In Hoc Signo (vinces)”, l’altra invece di “Iesus Hominum Salvator”. Il sole rappresenta Cristo, entrambi donatori di vita, mentre i raggi – l’irradiarsi della Carità – sono dodici (come gli Apostoli) serpeggianti e otto (come le Beatitudini) diretti. La fascia circondante il sole rappresenterebbe invece la felicità senza fine dei beati. L’asta sinistra dell’H a volte viene allungata e tagliata in alto, così da formare una croce, altre volte quest’ultima poggia sulla linea mediana dell’H. Vennero poi riprese le parole in latino tratte dalla Lettera ai Filippesi (2, 8 -11), che circondano il simbolo: “nel Nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, sia degli esseri celesti, che dei terrestri e degli inferi”. Vi è anche un ulteriore significato mistico dei dodici raggi serpeggianti, richiamanti una litania. Il trigramma IHS nel tempo divenne diffusissimo (lo usò anche Santa Giovanna d’Arco e divenne il simbolo dei Gesuiti), e veniva posto in tutti i locali pubblici e privati, dove Bernardino e i frati predicavano, sostituendo blasoni e stemmi delle varie Famiglie e Corporazioni. Andrea Mantegna, ad esempio, lo dipinse nella lunetta del portale della Basilica del Santo a Padova (foto al centro) che S. Bernardino visitò e dove pure predicò. Alcune volte il trigramma figurava sugli stendardi che precedevano Bernardino, quando arrivava in una nuova città a predicare, oppure sulle tavolette di legno che poggiava sull’altare dove celebrava la Messa, e con la tavoletta benediceva i fedeli una volta terminata la liturgia. A Ferrara il trigramma di San Bernardino campeggia, in cotto, nella facciata del cortile interno del Museo di Casa Romei, visibile dall’ingresso su via Savonarola (foto sotto), e in molti altri luoghi della città, fra cui – solo per citarne uno – il rosone centrale della chiesa di Santo Stefano. Una chiesa di San Bernardino da Siena, con annesso monastero (di monache dell’Ordine di San Francesco), esisteva a Ferrara in Corso Giovecca, angolo con via Mortara, acquistato da Lucrezia Borgia nel 1509 per sua nipote Camilla, che si trasferì lì con altre venti monache. Chiesa e parte del monastero sono state demolite nel 1825.

Patrono dei pubblicitari

L’uso del trigramma gli procurò, nell’imemdiato, non pochi problemi: venne accusato, infatti, di eresia e idolatria, soprattutto da parte degli Agostiniani e dei Domenicani. Per questo subì ben tre processi, nel 1426, 1431, e 1438, dai quali uscì ogni volta assolto con il favore speciale di papa Eugenio IV, che lo definì “il più illustre predicatore e il più irreprensibile maestro, fra tutti quelli che al presente evangelizzano i popoli, in Italia e fuori”. Venendo in epoca moderna, è del 1955 il primo riconoscimento da parte della Chiesa. Una Bolla dell’Arcivescovo di Bologna Cardinal Lercaro, pubblicata nel Bollettino ufficiale dell’Archidiocesi bolognese (n. 6-7, giugno-luglio 1955), lo proclama patrono dei pubblicitari bolognesi. Successivamente diventa patrono dei pubblicitari italiani, con il Breve Pontificio Laudativa Nuntia di Pio XII del 1956, nel quale è scritto: “La pubblicità ai nostri giorni, com’è noto, s’è sviluppata al punto da essere considerata un’arte, e da raccogliere in associazione coloro che vi si dedicano. Naturalmente è un’arma a doppio taglio; se la si esercita rettamente, può insinuare nella gente il bene e il giusto; se invece, con uso perverso, offre allettamenti al male, può portare a rovina. È parso perciò conveniente porre i pubblicitari sotto una speciale protezione celeste. Così molti di loro hanno deciso di scegliersi come Patrono S. Bernardino da Siena, il quale, infiammato da ammirabile ardore, diffuse fra le masse la fede cattolica, valendosi di quei mezzi che erano più adatti a inculcarla, come di brevi massime che scuotevano gli animi o di immagini che esprimevano una verità divina, in particolare del Trigramma del SS.mo Nome di Gesù, e infine della conoscenza della psicologia popolare. A nome dunque dei pubblicitari che si valgono dei giornali, delle riviste, del cinematografo, della radio, dei cartelloni stradali e simili, Ci sono pervenute preghiere intese a ottenere da Noi la proclamazione di quel Santo a Patrono Celeste di tutti quegli italiani che si dedicano a quell’arte. Le loro preghiere, appoggiate dal diletto Nostro figlio Card. Giacomo Lercaro, arcivescovo di Bologna, ben volentieri abbiamo deciso di esaudirLe mossi dal desiderio che la loro attività si conformi ai principi della religione e dell’onestà […]”. In seguito si è tentato di estendere il patrocinio a tutto il mondo. Nel 1962 Giovanni XXIII si richiamava alla decisione di Pio XII e proclamava San Bernardino patrono dei pubblicitari francesi. Nel Breve relativo del 20 maggio 1962, si legge: “La Santa Madre Chiesa si preoccupa che le professioni, che assicurano all’uomo un progresso autentico, rispettino le esigenze della religione e della pietà, dovendosi ogni lavoro e occupazione riferirsi a Dio primo principio e fine ultimo. Seguendo questo principio, Pio XII […], che, consapevole del suo compito, fece di tutto per richiamare ad una visione e a una prassi cristiana tutti i ceti sociali e tutte le professioni ed i mestieri, si compiacque accogliere le richieste dei pubblicitari d’Italia di poter avere celeste patrono della loro associazione San Bernardino da Siena. E non senza ragione la scelta era caduta su questo esimio annunciatore di Cristo, il quale, nel diffondere la divina parola, fece ricorso anche ai numerosi sussidi che molto efficacemente si usano per persuadere la religione al popolo e che, sia pur in un modo nuovo, vengono oggi, più o meno usati anche dai pubblicitari” [Acta Apostolicae Sedis, 54 (1962), p. 86-87]. Non si ha notizia, per ora, di ulteriori richieste provenienti da altri Paesi. Non vi è dubbio, però, che grafici, pubblicitari, artisti e illustratori molto devono a questo umile girovago francescano, che ha saputo – come un vero grafico pubblicitario – usare pochi simboli elementari, dando vita a un “logo”, sintesi inimitata del nome di Gesù.


 

Appuntamento il 21 marzo a Casa Romei

Giovedì 21 marzo alle ore 17 nel Museo di Casa Romei a Ferrara (via Savonarola, 30), Claudio Gualandi e Andrea Sardo (Direttore di Casa Romei), discuteranno sul tema “Da san Bernardino da Siena alla grafica digitale: sei secoli di evoluzione”. L’incontro è legato all’esposizione “Romei e gli altri. Scene di vita ferrarese nelle illustrazioni di Claudio Gualandi” esposta nel Museo di via Savonarola fino al 24 marzo. Gualandi si occupa di progettazione grafica e allestimenti dal 1976. Nel 1982 apre lo Studio di cui restano famosi i manifesti per il Ferrara Buskers Festival Edizioni 1991/2007 e la mostra dedicata ai vent’anni dello studio presso la Casa dell’Ariosto. Da quasi 40 anni “mette in scena” città e monumenti italiani affollati da un universo bizzarro, con uno stile inconfondibile e gusto teatrale nella composizione.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 15 marzo 2019

http://lavocediferrara.it/

 

Immagine

Claudio Gualandi in mostra al Dosso Dossi

16 Apr

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Buskers Festival, Gualandi espone il suo manifesto fatto di citazioni e richiami al passato

2 Ago
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La locandina del Ferrara Buskers Festival 2017 realizzata da Claudio Gualandi

Un’immagine che richiama la storia e i simboli di Ferrara, dello stesso Festival e della Grande Mela. Il tutto armonizzato dalla creatività di Claudio Gualandi. La locandina realizzata per la 30° edizione del Ferrara Buskers Festival segna l’importante ritorno del noto grafico dopo 11 anni.

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Claudio Gualandi

«Sono stato io – ci spiega – a richiedere di poter progettare un’immagine fotografica», in passato scelta compiuta per le locandine delle edizioni del 2008, 2009, 2010 e 2013. Lo scatto, realizzato da Luca Pasqualini, immortala un giovane in piedi su una bicicletta, un one man band “armato” di diversi strumenti musicali. «Nell’immagine – prosegue Gualandi – autocito il mio manifesto dei Buskers del 1991», dove un grazioso personaggio ispirato alla ballerina di Fortunato Depero danza con sullo sfondo un Castello estense che richiama quello realizzato da Mimì Qulici Buzzacchi nel 1933 per la “Rivista di Ferrara”.

Manifesto Buskers Gualandi-1991

La locandina del Ferrara Buskers Festival 1991 realizzata da Gualandi

Nell’immagine pensata per quest’anno il busker è un 30enne (coetaneo quindi del festival) che porta sul taschino del gilet la stessa ballerina della locandina del 1991. E poi c’è una mela, simbolo di New York, città ospite, e richiamo al periodo d’oro di Ferrara, quand’era capitale europea per la produzione del frutto, apice raggiunto con la rassegna Eurofrut nel 1965, ’67 e ’69. lnoltre il giovane sul colletto della camicia porta una spilla a forma di mela rossa, con scritto “I love NY”.

I richiami al passato proseguono con i ricordi dei fasti rinascimentali, quando, per citare il motto dell’artista Andrea Amaducci, “Ferrara 500 anni fa era New York”, piccola grande mela, centro della civiltà europea e non solo. Periodo d’oro citato nelle lenti degli occhiali da sole indossati dal ragazzo, nei quali si vede, come riflessa, l’immagine del Castello.

 Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 02 agosto 2017

Gli artisti ferraresi sono protagonisti a Firenze e a Lucca

11 Giu
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I manichini di Gualandi-Mazzoni a Firenze

Un altro fine settimana ricco di mostre attende il nostro terriorio, o vede ferraresi impegnati fuori provincia.
Oggi alle 19 all’Hotel Annunziata di Ferrara (in Piazza Repubblica, 5) inaugura “Entropia”, nuova personale di Rita Mazzini, in parete fino al prossimo 3 settembre. In parete 15 sue opere astratte. Oggi verrà proiettato un video artistico, ideato dall’artista e con la direzione grafica di Dino Marsan. A seguire, critica di Roberta Filippi e presentazione di Matteo Pazzi, Presidente del Gruppo Scrittori Ferraresi.
Oggi alle 16, invece, l’artista ferrarese Tiberio Savonuzzi espone nella sede dell’Associazione “Ideamondo” in via Bassini, 49 a Milano.
La mostra di acquerelli “La Magia delle trasparenze e del colore” sarà inaugurata oggi alle 17 nella sala Nemesio Orsatti, in via Risorgimento, 4 a Pontelagoscuro. Ad esporre saranno Letizia Minotti e Maria Pia Sabbioneda. La mostra rimarrà aperta fino a domenica 25 giugno, da martedì a domenica dalle 10 alle 12 e dalle 16.30 alle 19, lunedì chiuso. L’ingresso è libero.
Domani alle 16, invece, al Mondo Agricolo Ferrarese (MAF) di San Bartolomeo, in via Imperiale, 265 inaugura la mostra fotografica di Giuliana Bertini e Roberto Del Vecchio, in parete fino al 29 giugno, e realizzata con il patrocinio della FIAF. A seguire incontro di studio su “I pittori ferraresi e il paesaggio”, a cura di Corrado Pocaterra, con lo stesso, Gabriele Turola e Lucia Boni.
Fuori provincia, alla Villa “Al Console” a Carignano (Lucca) domani alle 16, in collaborazione con la MLB Maria Livia Brunelli di Ferrara, inaugura la mostra della fotografa Silvia Camporesi e di Ketty Tagliatti, artista e scultrice. La mostra sarà visitabile fino al 30 settembre.
Sempre domani, sempre fuori città viene presentata la mostra fotografica “Piccola geografia della memoria-Taramot” del ferrarese Emiliano Rinaldi, con Villiam Covasso e Sandra Calzolari, in parete fino al 18 giugno nella sala mostre della Società del Mutuo Soccorso Imbriani di Borgo Val di taro (Parma), nell’ambito del 66° Raduno Sezionale degli Alpini.
Infine, “I fiori e i luoghi di Loredana”, quadri di Loredana Grossi, sono esposti presso ‘Il piacere del pane da Luigi’ in Piazza Castello, 2 a Ferrara fino al 30 giugno. Ingresso libero, negli orari di apertura del negozio.

Tre teste di manichino di alcuni collezionisti ferraresi fanno parte della prestigiosa mostra “1927. Il ritorno in Italia” esposta al museo Salvatore Ferragamo di Firenze. Si tratta di alcuni pezzi della corposa e unica collezione dell’illustratore Claudio Gualandi e della moglie Linda Mazzoni, già esposti tra fine 2015 e inizio 2016 nella Palazzina Marfisa di Ferrara per l’esposizione “Il manichino e i suoi paesaggi. Una storia (quasi) metafisica”. Come ci racconta Gualandi, «proprio consultando il catalogo della nostra mostra sui manichini, alcuni mesi fa gli organizzatori hanno deciso di contattarci per chiederci in prestito le tre teste di manichino». Un’ulteriore occasione, per Gualandi e Mazzoni, di portare la bellezza dei loro manichini in una mostra di respiro internazionale com’è quella fiorentina, ospitata a palazzo Spini Feroni presso il ponte Santa Trinita.
Nel 1927 Salvatore Ferragamo fece ritorno in Italia dagli Stati Uniti a bordo del transatlantico “Roma”, dopo 12 anni trascorsi a Santa Barbara in California, dove era diventato famoso guadagnandosi il soprannome di “calzolaio delle stelle” e aver aperto nel 1923 un negozio a Hollywood. In occasione dei 90 anni da quella data, il Museo di Firenze propone dunque questa mostra, visitabile fino al 2 maggio 2018.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 10 giugno 2017

Felisi, creazioni di grande qualità: «così l’azienda è cresciuta»

26 Apr

imagesNonostante la propensione globale, cuore e testa di Felisi rimangono saldamente a Ferrara. In via Giovanni Calvino, infatti, vi è la sede principale, con il laboratorio, gli uffici commerciali, la progettazione e lo show room. A poche centinaia di metri si trova un altro capannone dove avviene principalmente il taglio delle pelli. Ma come nasce Felisi? «Nel 1973 – ci spiega Anna Lisa Felloni – il mio ex marito ed io decidemmo di intraprendere quest’avventura. A quei tempi era più facile aprire questo tipo di attività, vi era molto fermento. Abbiamo iniziato in casa producendo cinture, per poi passare alle borse, rivolgendoci soprattutto a una clientela giovanile. La prima prodotta è stata una borsa porta campionario per un nostro amico rappresentante di maglieria: è un modello che produciamo ancora». Negli anni l’azienda è cresciuta, sempre più vi è stato bisogno di dipendenti, oltre che di laboratori, e sempre più grandi. «Quando siamo arrivati nell’attuale sede in via Calvino, ci sembrava così grande che ci chiedevamo come saremmo riusciti a riempirla: poi, negli anni abbiamo addirittura avuto bisogno di altri immobili…». Un periodo di crisi l’azienda l’ha vissuto nel ’93, quando le strade della Felloni e dell’allora marito si sono separate, ma da allora Felisi è ripartito ancora più forte, anche grazie ai fedeli clienti giapponesi.

Oltre alle due sedi nella zona della piccola media industria di Ferrara, dove avviene la lavorazione dei portafogli e di piccole quantità di borse, «abbiamo altri sei laboratori in provincia che lavorano solo per noi. In tutto abbiamo una settantina di dipendenti, quasi tutte donne a parte tre uomini: lo stilista Domenico Bertolani, il Direttore di Produzione e un tagliatore. Le pelli che lavoriamo – prosegue la Felloni – provengono tutte dalla Toscana, per la precisione da Santa Croce sull’Arno, e sono tutte conciate al vegetale». Infine, l’anno prossimo, per i 45 anni dalla nascita, vi è il progetto di una borsa speciale che verrà realizzata in collaborazione con Claudio Gualandi, dove verrà rappresentata “Casa Felisi”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 26 aprile 2017

L’artista Gualandi sbarca a Milano e abbraccia Felisi

6 Apr
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Carlo Bassi e Claudio Gualandi a Milano

Un artista ferrarese è tra i protagonisti degli eventi espositivi collaterali al Salone del Mobile di Milano. Stiamo parlando di Claudio Gualandi, che con la sua personale “Souvenir d’Italie” allestita nel punto vendita Felisi in via Fiori Chiari, sta conquistando sempre più il cuore dei milanesi. Nella mattinata di martedì l’esposizione è stata inaugurata alla presenza dell’artista, accompagnato dalla moglie Linda Mazzoni, di Anna Lisa Felloni, proprietaria di Felisi, venuta appositamente da Ferrara insieme allo stilista Domenico Bertolani, a Chiara Biasini e Caterina Dondi.
A sorpresa ha partecipato al vernissage anche il noto architetto ferrarese Carlo Bassi, residente a Milano ma nostalgico della sua città natia. Molti anche i giornalisti presenti, in particolare di testate di moda nazionali come MF Fashion e Fashion Magazine, a coronamento di un successo meritato, ancora più in risalto in quanto parte di Fuorisalone, il programma di eventi ed esposizioni di contorno al Salone internazionale in programma fino a domenica nella città meneghina.
Tra i partecipanti al vernissage, tutti conquistati dallo stile unico di Gualandi e dai monumenti ferraresi da lui rappresentati, vi era anche il noto scultore e designer Gaetano Pesce, che venerdì scorso a due passi da via Fiori Chiari ha inaugurato, insieme, tra gli altri, a Vittorio Sgarbi, la propria monumentale scultura intitolata “Maestà tradita”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 06 aprile 2017