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La metafisica è morta, il falso dio pure, torniamo a credere davvero in Dio: Marco Guzzi a Misano Adriatico

17 Ott
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Marco Guzzi

Nell’ambito del ciclo di incontri “Idoaltria. I miti del nostro tempo”, organizzato dalla Biblioteca Comunale di Misano Adriatico, venerdì 14 ottobre alle ore 21, il teologo Marco Guzzi è intervenuto sul tema “Religione e idolatria : il futuro del Cristianesimo”.

Una riflessione profonda, che propone una forma originale di interpretazione della speranza cristiana, per evitare di nascondersi in atteggiamenti di chiusura e di pessimismo fini a se stessi. Guzzi ha cercato di dimostrare come «oggi, nonostante viviamo un periodo di dissipazione morale, possiamo tornare a credere, proprio perché una certa immagine falsa di dio è morta».

Tornare a credere significa appunto tornare a sperare in grande, «che tutto questo non sia una vana perdita di tempo, che esista un senso trascendente ogni datità, e definitivo». Citando anche lo stesso Vattimo, proprio perché non è più possibile credere nel dio metafisico, dei filosofi, allora è possibile – davvero – (r)iniziare a credere in Dio.

Oggi tutte le religioni vivono una crisi che pare definitiva, e una reazione a ciò è una chiusura nel passato e nel fondamentalismo, speculare alla deriva nichilista e relativista che considera tutte le religioni indistinte, tra loro uguali. Ma quale dio è morto, quale religione sta per morire, si chiede Marco Guzzi. Ha cercato di spiegarlo attraverso cinque passaggi.

  1. «Ciò che sembra in crisi definitiva è una maniera millenaria di vivere la fede, di religioni che spesso si sono dimostrate poteri schiaccianti, che toglievano la libertà, l’idea cioè di un “dio controllore”, arcigno e violento, che chiede sacrifici di sangue, e che va sempre d’accordo con gli oppressori e i potenti. Quindi ci stiamo liberando di un dio fatto a immagine dell’aspetto peggiore dell’uomo, della sua natura bellica». Questa immagine di dio è, secondo Guzzi, per fortuna già morta, perché era una forma di idolatria. L’idolo, infatti, è un’immagine di dio fatta dall’uomo, che viola il primo comandamento (v. Esodo 24). «Tutte le rappresentazioni crudeli e liberticide di dio, quindi false, stanno crollando. Si ha una crisi delle rappresentanzioni egoiche di dio. Da qui emerge un’esigenza sempre più forte di vivere il divino, il Mistero, di realizzare la libertà e l’amore: insomma, un bisogno nudo del vero divino».
  2. Questa falsa immagine, che «ha prodotto tanta violenza sacrale (che in sé è satanica), rappresenta anche la fine della metafisica, cioè la crisi della rappresentazione egoica dell’essere, dell’illusione di poter spiegare razionalmente l’Essere, cioè Dio». Questa fine della metafisica è chiamata anche nichilismo o secolarizzazione, e questi ultimi due termini possono avere anche un’accezione positiva se si intendono appunto come «crollo delle false rappresentazioni di dio, ed emersione di un Dio molto più intimo. Si comprende sempre più – ha proseguito Guzzi – che è solo la dimensione umana quella in cui l’Essere accade, in cui il divino si rivela: così l’ermeneutica è davvero la filosofia post-metafisica del dialogo tra l’io e l’Essere». Insomma, così inteso il nichilismo è solo una fase della rivelazione del divino nella sua essenza vera, «che è intrinsecamente dialogica con l’uomo: infatti, Dio si incarna nell’uomo, nella carne. Siamo quindi in un’epoca particolare, in una fase della storia della salvezza, del mistero cristico. Così inteso, il nichilismo quindi purifica il cristianesimo, e fa evolvere la Chiesa nel suo cammino». Dio non lo incontriamo più in astratte concezioni metafisiche, né in un’immagine di sopraffazione, ma «in un dialogo fisico, un corpo a corpo, terribile data la nostra mortalità e fragilità, ma necessario».
  3. Possiamo, e dobbiamo, quindi, tornare a credere in «un Mistero divino più vivo, cioè in un’intimità assoluta tra Dio e l’umano: Dio è qua nella (nostra) Parola oppure non esiste. Dio non è il controllore della libertà, ma è la Libertà» (“Il Signore è lo Spirito e dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà” 2 Corinzi 3, 17). Dio è il mistero stesso dell’io e dell’essere, e, ha proseguito nuovamente Guzzi, «accade di continuo incarnandosi dentro di me. Il mistero dell’Incarnazione ci è stato rivelato, e pian piano lo stiamo comprendendo, la storia dell’uomo dopo Cristo è la storia del continuo tentativo di comprendere sempre più il Mistero di Dio».
  4. Vi è la necessità quindi anche per noi di superare un’immagine di Cristo non solo metafisica e coercitiva, ma anche “vittimaria”: «Cristo invece si incarna per svelare il nesso tra violenza e sacro, per far comprendere che Dio non vuole il sacrificio, non vuole la morte di nessuno, ma è Lui a “morire”, a sacrificarsi per noi. Questo passo è importante per arrivare a un’umanità più libera, più cristica, questa è la vera nuova evangelizzazione».
  5. È dunque importante prendere coscienza sempre più che «è il divino creatore a rivelarsi e a creare di continuo, anche se cioè è difficile da comprendere: questa è una vera e propria rivoluzione antropologica. L’io cristico si nutre di pensiero iniziatico, cioè quello consapevole del fatto che per svilupparsi e per cambiare la realtà, ha bisogno di una mutazione continua del soggetto che pensa». Il cristianesimo, quindi, non è una religione ma «una forma nuova di umanità che cresce continuamente, ed è perciò sempre più libera». Infine, tutto questo, senza sopraffazione e superbia, deve portare però anche, inevitabilmente, a «una nuova civilizzazione, fondata sulla superiorità del dono».

Andrea Musacci

wwww.marcoguzzi.it – http://www.darsipace.it

Spettacolo con live painting nell’Area Giovani, e altre mostre oggi

30 Gen

Mostra NascimbeniUna giornata di nuovi eventi artistici oggi a Ferrara.

Alle 17 viene presentata la rassegna di pittura e liuteria Carnevalando alla Galleria il Rivellino in via Girolamo Baruffaldi, 6 a Ferrara. La mostra è inserita nel programma del Carnevale Rinascimentale, organizzato dal Comune di Ferrara e dall’Ente Palio. L’esposizione, visitabile fino al prossimo 12 febbraio, sarà presentata da Emidio de Stefano, Presidente del Club Amici dell’Arte.

La mostra è visitabile dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19, chiusa nei pomeriggi di giovedì e di domenica.

Piattaforma 47 è invece il nuovo interessante progetto in programma stasera dalle ore 20 nell’Area Giovani in via Labriola, 11 a Ferrara, ideato da Giovanni Nascimbeni.

Il progetto riguarda uno spettacolo con live painting, la messa in scena di una performance con musica elettronica assemblata dal vivo, e video da un proiettore: i due mezzi espressivi interferiscono e influenzano l’atto pittorico. Infine, ricordiamo che fino ad aprile nell’Hotel Carlton in via Garibaldi a Ferrara è possibile visitare la personale di Nascimbeni dal titolo “Frammenti”.

Infine, ricordiamo che oggi è l’ultimo giorno possibile per visitare, dalle 10 alle 18, a Palazzo Turchi di Bagno, (c.so Ercole I d’Este, 32) la mostra Fisica e Metafisica? La Scienza ai tempi di de Chirico e Carrà,  inaugurata lo scorso 15 novembre in contemporanea alla mostra dedicata a de Chirico a Palazzo dei Diamanti.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 30 gennaio 2016

Le opere di de Chirico viste attraverso la lente della psicologia

28 Gen
de-chirico

“Le muse inquietanti”

“De Chirico: un ritratto psicologico in sette quadri” è il nome della conferenza di Stefano Caracciolo e Adello Vanni in programma oggi alle ore 17 in Biblioteca Ariostea (via delle Scienze, Ferrara).

Il secondo incontro del nuovo ciclo di “Anatomie” concentra la propria attenzione sul gli aspetti psicologici della vita e dell’opera del geniale inventore della pittura metafisica, protagonista della mostra “De Chirico a Ferrara – Metafisica e avanguardie”, a Palazzo dei Diamanti fino al 28 febbraio.

Nel ciclo “Anatomie”, Caracciolo accompagna gli ascoltatori nell’esplorazione di paesaggi straordinari come la Storia, la Follia, la Musica, la Malattia, l’Anima, il Cinema, la Poesia, la Morte e la Vita attraverso la lente della Psicologia. Adello Vanni, psichiatra, è stato Direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Ferrara.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 28 gennaio 2016

In foto l’Unborn man di Gianni Guizzardi

18 Gen
Occhi, Guizzardi e Brunelli

Francesca Occhi, Gianni Guizzardi e Maria Livia Brunelli

Un manichino che vaga per i desolati spazi di Tresigallo. La mostra fotografica Unborn man di Gianni Guizzardi, curata da Francesca Occhi, è stata presentata sabato a Spazio Frau in c.so Porta Mare e all’Hotel Annunziata in p.zza Repubblica a Ferrara. L’artista ha spiegato come il manichino «sia stato prestato da Claudio Gualandi e Linda Mazzoni. La mostra è stata inizialmente pensata insieme a Il manichino e i suoi paesaggi a Palazzo Marfisa, poi invece si è scelto di fare un progetto a parte».

Tutto inizia cinque anni fa, quando Guizzardi, conoscendo Maria Livia Brunelli (ideatrice di Unborn man), riacquista il desiderio di fotografare. Lo scorso agosto si reca a Tresigallo con Gualandi, scegliendo l’orario perfetto per il gioco tra luci e ombre. Quest’ultime, umane e non (qual è la differenza?), si accavallano e rimandano sotto i portici, nelle piazze deserte, tra inquietanti geometrie, perfette e inumane, nel cimitero, luogo di morte per antonomasia. Ma questo unborn man è un uomo non ancora nato, una creazione sempre sulla soglia. Vi è dunque speranza in questi ambienti accecati dal sole, in quel cranio senza volto, monito a non smarrire l’umano nei nostri deserti.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 18 gennaio 2016

Vidoni, artista che dialogava con la Metafisica

18 Gen

La mostra al Centro Mercato di Argenta dove, al primo piano, è visitabile anche l’esposizione “Forse…” di Guglielmo Darbo

Piazza d'Italia

“Piazza d’Italia” (part.)

Sabato al Centro Mercato in p.zza Marconi ad Argenta, è stata presentata la mostra “Bruno Vidoni. Dialoghi con la Metafisica”, curata da Greta Gadda, Emiliano Rinaldi e Roberto Roda, fautori del recupero delle opere dell’artista e uomo di cultura centese (1930-2001).

Innanzitutto, tre tele degli anni ’60 e ’70 nelle quali ricorrono le case-torri, con rimandi a Carlo Carrà. In una di queste, vi è il ritratto della moglie di Vidoni, Marina Ferriani, con un gatto.

Poi, una tela con due dirompenti teste di cavallo, e sullo sfondo la statua di un cavaliere. Inizia, così, la serie delle Piazze d’Italia, omaggio a Giorgio de Chirico e ai suoi manichini. Questi quattro dipinti sono datati tra la fine degli anni ’60 e il ‘75, ma in realtà sono stati eseguiti tra il 1985 e i primi anni ’90. Nelle prime due piazze, una delle quali richiama la Piazza del Guercino di Cento, ritorna la figura del cavallo. Nelle altre due, in primo piano vi è una ragazza: in una, distesa, il seno semi nudo, morde una mela, e il suo abbigliamento alla moda cozza con “Le muse inquietanti” in secondo piano. Nell’altra, la ragazza è in piedi, la mela morsicata alle sue spalle, vicino ai manichini di “Ettore e Andromaca” e a un cavallo di legno.

Infine, al centro della sala vi sono i due manichini sartoriali dechirichiani, uno maschile e uno femminile, creati tra il 1982 e il 1984.

Ricordiamo anche che sabato al primo piano dell’edificio è stata presentata la personale di Guglielmo Darbo, “Forse…”. La mostra raccoglie opere su carta, canapa, tela dove domina il dubbio, la con-fusione di materiali, parole e linee. La denuncia lascia però a tratti spazio alla bellezza di alcune rose, che spiccano nel caos.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 18 gennaio 2016

Al Centro Mercato di Argenta la mostra metafisica di Vidoni

16 Gen
locandina vidoni metafisica - Copia

Uno dei manichini in mostra ad Argenta

Una nuova tappa nel complesso e affascinante lavoro di studio, recupero e catalogazione della sterminata produzione artistica del centese Bruno Vidoni (1930-2001). Oggi alle 17.30 nel Centro culturale Mercato in Piazza Marconi ad Argenta, verrà presentata la mostra “Bruno Vidoni. Dialoghi con la Metafisica”, nella quale, tra l’altro, saranno esposti per la prima volta i due manichini metafisici da lui dipinti in stile dechirichiano.

La mostra, pensata in contemporanea con l’esposizione visitabile fino al 28 febbraio a Palazzo dei Diamanti, “De Chirico a Ferrara. Metafisica e avanguardie”, è curata da Greta Gadda, Emiliano Rinaldi e Roberto Roda, protagonisti del progetto di recupero dell’opera vidoniana.

La mostra argentana indaga una parte specifica della produzione artistica di Vidoni, quella in cui l’artista omaggia, rielaborandole, le atmosfere metafisiche dei dipinti di Giorgio De Chirico e Carlo Carrà. Nell’interpretazione di Vidoni le dechirichiane piazze d’Italia appaiono popolate da maliziose ragazze e da cavalli resi con stile pittorico iper-realistico.

La mostra, a ingresso libero, sarà visitabile fino al 28 febbraio, dal martedì al sabato dalle 9.30 alle 12.30, e dal giovedì alla domenica dalle 15.30 alle 18.30. Infine, presso il bookshop del Centro Mercato sarà disponibile il catalogo, “Bruno Vidoni. Dialoghi con la Metafisica” (Editoriale Sometti, Mantova, 2016, pp. 48), con contributi dei tre curatori.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 16 gennaio 2016

Grazie alla Brunelli la mostra di de Chirico è abbinata ai biscotti

19 Dic
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Maria Livia Brunelli

La curatrice d’arte Maria Livia Brunelli organizza per oggi alle 15 una visita guidata alla mostra “De Chirico a Ferrara. Metafisica e avanguardie”, allestita a Palazzo dei Diamanti. La Brunelli accompagnerà i visitatori spiegando alcune opere e raccontando curiosi aneddoti sul Maestro ferrarese, frutto di approfondimenti e di alcuni racconti di Franco Farina, suo caro amico.

A seguire, a tutti i partecipanti verrà offerto un tè nella home gallery a pochi passi da Diamanti, accompagnato dai biscotti rappresentati nei dipinti di De Chirico, realizzati dalle pasticcerie del ghetto ebraico. Inoltre, la complessa personalità del pittore verrà indagata da Adello Vanni, ex Direttore del Dipartimento Salute Mentale USL di Ferrara. Per info: mlb@mlbgallery.com, o 346 7953757. La visita ha un costo di 10 euro ed è riservata ai soci.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 19 dicembre 2015