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La Galleria della Celi ospita la personale della Smeets

21 Mar

Suzanne SmeetsNella Galleria Artè Primaluce gestita da Nadia Celi (in via Ripagrande, 84 a Ferrara) oggi alle 17 inaugura la mostra personale di Suzanne Smeets, pittrice olandese trasferitasi circa trent’anni fa ad Arborea, in Sardegna. Proprio in Italia è nata la sua passione per l’arte, inizialmente con la lavorazione della ceramica a freddo e in seguito attraverso la pittura.

Il suo stile è rapido, sintetico, libero da schemi predeterminati. Non imita la natura ma cerca di coglierne le emozioni che dona, interpretando sogni e paesaggi. Uno stile, quindi, dove le forme sono semplificate, delimitate da linee nette, i colori accesi e senza sfumature, stesi con pennellate piatte. Lo spazio è quasi bidimensionale, reso con elementi decorativi.

La mostra, prima esposizione della Smeets nella nostra città, è visitabile fino a sabato 4 aprile.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 21 marzo 2015

Cacciari racconta la cabala attraverso Pico

21 Mar
Massimo Cacciari e Marco Bertozzi (foto d'archivio)

Massimo Cacciari e Marco Bertozzi (foto d’archivio)

Nell’affresco di luglio del Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia sono raffigurate le nozze di Bianca d’Este con Galeotto della Mirandola, fratello del celebre Giovanni. Proprio a quest’ultimo, e proprio nel celebre Salone, ieri alle 18 si è svolta la presentazione del libro “Giovanni Pico della Mirandola. Mito, Magia, Qabbalah” di Giulio Busi e Raphael Ebgi. Massimo Cacciari e Marco Bertozzi si sono ritrovati per quest’ occasione nell’amato Palazzo estense del XIV secolo. Durante la sua giovinezza, Pico della Mirandola soggiornò, tra l’altro, anche a Ferrara. Qui, oltre a conoscere personalmente Girolamo Savonarola, ebbe come maestro e amico Battista Guarini, figlio del famoso umanista Guarino. Fu proprio lui, disse Garin, a fargli conoscere la filosofia. Cacciari ha elogiato il libro come di “eccezionale valore e grande novitá” riguardo al Rinascimento fiorentino, italiano ed europeo e allo “straordinario interesse” in questo periodo per le tradizioni cabalistiche. Nel caso di Pico, per capire le ragioni di questa “necessità della cabala” che egli sentiva fortemente, Cacciari è partito dal concordismo ficiniano come teoria – fondata sull’assunto del Cristianesimo come religione perfetta e definitiva – dalla quale il filosofo di Mirandola prende le distanze. Secondo quest’ultimo, il concordismo risultava insostenibile dal punto di vista teologico e filosofico: solo “la cabala coglie il vero rapporto tra unità e Uno”, in quanto “grande grembo in cui i distinti si riconoscono nella loro unità”, mantenendo il loro carattere di “manifestazioni necessarie dell’Uno”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 21 marzo 2015