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Le “Nuvole” di Angela Pampolini in mostra a Cloister

10 Gen
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Angela Pampolini con alcune sue opere a Cloister

[Sotto l’articolo, trovate una galleria fotografica della mostra e dell’inaugurazione]

Si presenta tanto ironica quanto perturbante l’esposizione di Angela Pampolini, che inaugura oggi alle 18 nella Galleria Cloister di Ferrara. In corso Porta Reno, 45 viene presentata la personale “Nuvole” dell’artista, nota insegnante di Storia dell’Arte al Liceo Classico Ariosto. Una serie di installazioni accompagnate da una decina di disegni preparatori.

La Pampolini attinge direttamente dall’opera di Aristofane, dal mondo del teatro (nel quale è impegnata) e da quello dei parrucchieri, “omaggio” al salone ospitante. Alcune file di teste ovali (volti privi di tratti, con richiami a Modigliani e de Chirico) adornate da folte capigliature femminili biondo cenere (“bioccoli di lana cardata”, in realtà, di canapa idraulica) pendenti dal soffitto, richiamano la consistenza eterea, ed effimera, delle nubi, galleggianti, per contrasto, in un’atmosfera chiusa. “Oh, straziante, meravigliosa bellezza del Creato!” pronuncia come in estasi Jago (Totò) nell’episodio “Che cosa sono le nuvole?” di Pier Paolo Pasolini. È la stessa sensazione di chi ha “la testa tra le nuvole”, del galleggiare impercettibile sospinto da un vento ignoto, trascinando, come le teste di bambole installate, un candido velo. Una sensazione di pungente e dolce leggerezza che richiama il mondo fatato dell’infanzia e quello folle del teatro. Durante l’inaugurazione, Rosalba Sandri leggerà la poesia “Passaggio di nuvole” di Giovanni Guerzoni.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 10 gennaio 2017

Nella “Leda perduta” c’è anche un’opera di Guttuso

21 Dic
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L’erotica opera di Renato Guttuso in mostra a Ferrara (“Leda”, 1970 ca.)

C’è anche un’opera di Renato Guttuso nella collettiva “Leda perduta. 25 artisti evocano il dipinto michelangiolesco di Ferrara”, visitabile fino al 10 gennaio nella Sala Mediolanum in via Saraceno, 24 a Ferrara. Come spiega il curatore Lucio Scardino, «ho pensato a questa esposizione stimolato dalla visione della copia del quadro esposto alla fine della mostra ariostesca [a Palazzo dei Diamanti, ndr]. Da oltre trent’anni – prosegue – colleziono opere ispirate alla “Leda e il cigno”».

Della “Leda e il cigno” di Michelangelo, databile al 1530, distrutta perché considerata troppo esplicita, permangono alcune copie, la migliore delle quali, un olio su tela di cm 105,4 x 141 è attualmente esposta a Palazzo dei Diamanti nella mostra “Orlando furioso 500 anni”, prestata dalla National Gallery di Londra.

Come anticipato, tra le opere in mostra spicca la “Leda” (1970 ca.) di Guttuso, una stampa su carta cm 15×20, la quale non fa che aumentare la spudoratezza erotica del dipinto originario. Come ci spiega ancora Scardino, «quest’opera l’ho acquisita negli anni Settanta da un collezionista privato ferrarese». Nell’opera, Leda è rappresentata dall’allora compagna del pittore, la stilista Marta Marzotto, morta lo scorso luglio. Tra gli artisti in parete c’è anche il fumettista Benito Jacovitti, e tanti ferraresi come Flavia Franceschini, Paola Bonora, Terry May, Lorenzo Montanari, Gilberto Palestrina, Claudio Gualandi, Gianni Guidi, Sergio Zanni, Gianfranco Goberti, Alfredo Filippini, Massimo Rubbi, Gianni Cestari e Maria Luisa Scaramelli, o altri come Nicola Laurenti, Giuseppe Mazzei, Roberto Giovannelli, Marzia Forteguerri e Oscar Solinas.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 28 dicembre 2016

Le mille anime femminili dell’arte in mostra a Ferrara

21 Dic

“Women in Art” è il nome della collettiva inaugurata sabato scorso alle 18 nella Galleria Mazzacurati Fine Art di c.so Martiri della Libertà, e visitabile fino al prossimo 3 febbraio. L’intento è quello di mostrare il ruolo delle donne all’interno del panorama artistico del Novecento, unendo fotografia, pittura e installazioni all’interno dello spazio nel centro di Ferrara. Saranno in mostra circa 15 opere delle seguenti artiste: Cindy Sherman, Shirin Neshat, Esther Mahlangu, Dadamaino, Lady Pink, Nanda Vigo, Yasmin Sison, Nan Goldin, Tejai Shah, Betty Bee, Isabella Nazzarri, Aidan, Mara Gessi, Judith Balari, Jennifer Cleto e Fiorenza Bertelli.

Tra queste spicca Cindy Sherman, fotografa americana nata nel 1954, nota per essere solita ritrarre se stessa in serie di opere con costumi diversi. In mostra, un’opera del ciclo “Untitled film stills”. Tra le altre citiamo Esther Mahlangu, pittrice sudafricana classe 1936, artista di fama internazionale rappresentata anche al Museo Magi 900 di Pieve di Cento. Infine, Nanda Vigo, milanese classe 1936, lavora tra il capoluogo lombardo e l’Africa orientale. Tema centrale del suo lavoro è l’armonia o conflitto tra luce e spazio, concetto che usa anche nel lavoro di architetto e designer. Il nostro territorio la ricorda anche per aver curato gli interni della casa-museo Remo Brindisi a Lido di Spina.

Andrea Musacci

Pubblicato (in versione ridotta) su la Nuova Ferrara il 28 dicembre 2016

Guglielmo Darbo espone a Idearte fino al 15 gennaio

21 Dic

L’artista codigorese Guglielmo Darbo torna a esporre a Ferrara, dopo tre anni, nella Idearte Gallery in via Terranuova, 41 diretta da Paolo Orsatti. Sabato alle 17 si è svolta l’inaugurazione della nuova personale, con le sue caratteristiche tele informali realizzate con tecniche differenti come il collage e il ready made. Darbo è sempre alla ricerca dell’espressione estetica libera da ogni condizionamento di forma e contenuto che solo l’arte, forse, può consentire. La mostra è visitabile, fino al prossimo 15 gennaio, da lunedì al venerdì dalle 10 alle 19.30, sabato e domenica su appuntamento.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 28 dicembre 2016

“Arte in libertà”, in vendita l’artigianato dei detenuti

20 Dic
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Il taglio del nastro

Da alcuni anni, un’ora al giorno, alcuni detenuti sono impegnati in un laboratorio di bricolage. È ciò che avviene nella Casa Circondariale “C. Satta” di via Arginone, dove, tra le diverse attività, vi è anche uno spazio dedicato all’artigianato artistico, autogestito da sei “fratelli ristretti”, Giovanni di Bono, Edin Ticic, Claudio Luciani, Mohammed Alì, Graziano Navigli e Francesco Miccichè.

Ieri mattina nella Bottega della Cattedrale in via degli Adelardi, 9, è stata inaugurata la mostra “Arte in libertà” con alcune delle loro creazioni in legno, rame, e vari materiali di recupero: barche, specchi, portafoto, ma anche agende, portatabacco, anelli, bracciali e tanto altro, esposti, e in vendita, fino al 6 gennaio nel negozio gestito dagli organizzatori della mostra, il cappellano del carcere Mons. Antonio Bentivoglio e i volontari dell’Associazione “Noi per Loro”. Come ha spiegato una delle organizzatrici, la volontaria Rosa, «l’idea della mostra è nata dopo che i detenuti hanno donato al Direttore e alla Comandante alcune loro creazioni». Mentre Annalisa Gadaleta, Comandante di Reparto, ha spiegato come «in questi anni l’arte artigianale sia stata tramandata con grande zelo, rinnovando anche le tecniche e gli strumenti», il Direttore Paolo Malato ha elogiato le «potenzialità artistiche dei detenuti, non etichettabili solamente col crimine commesso», e l’Assessore Chiara Sapigni ha parlato di «un progetto importante, che permette anche ai detenuti un riconoscimento economico e una prospettiva per il futuro».

Durante l’inaugurazione della mostra, che ha il patrocinio del Comune di Ferrara, erano presenti anche il vice sindaco Massimo Maisto, la consigliere comunale Ilaria Baraldi, Monica Tansini, collaboratrice del Garante dei detenuti, Loredana Onofri insieme ad altre educatrici della Casa Circondariale, e i tre artigiani che da un mese aiutano i detenuti nel laboratorio, Alessia Gamberini, Franco Antolini e Marco Pigozzi, colpiti dall’abilità manuale dei “detenuti artigiani”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 20 dicembre 2016

Di Giovanni ospite alla MLB gallery con “A.A.A. Angelica”

20 Dic
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Maria Livia Brunelli e Marco Di Giovanni

La complessità dell’animo femminile in una mostra multisensoriale per passare dal mondo reale a quello fantastico. “A.A.A. Angelica” è il titolo della personale dell’artista Marco Di Giovanni, inaugurata venerdì scorso nella MLB gallery di Maria Livia Brunelli in c.so Ercole I d’Este, 3 a Ferrara. L’artista, classe ’76 di Teramo, ha presentato diverse installazioni ispirate all’Orlando furioso, per la terza e ultima mostra proposta dalla gallery per i 500 anni dalla prima edizione del poema ariostesco.

Come ci spiega Di Giovanni, «la mia grande passione è la letteratura. Nello specifico, mi sono concentrato sulle figure femminili principali dell’opera, Angelica e Bradamante, che sono più affascinanti e ambigue di quelle maschili». Angelica, esperta in magia e “premio” per il cavaliere più valoroso, ha richiamato all’artista il mercimonio delle prostitute: da qui il titolo, che riprende gli annunci erotici sui giornali. L’artista ha contattato alcune prostitute e le ha incontrate per immortalarle, e sublimarle, in acquerelli esposti in mostra, opere quasi eteree, angeliche appunto. «Se io fossi Orlando – prosegue l’artista – ciò che mi fa diventare furioso è il non poter sedurre, ciò che appunto avviene con le prostitute».

Bradamante, invece, durante l’inaugurazione è stata presente in carne e ossa “interpretata” da una giovane possente (una giocatrice di pallavolo) che ha affrontato un duello ideale. Il video della performance sarà poi proiettato per tutta la durata dell’esposizione, fino al 26 marzo. Nella seconda sala, invece, il tema sarà la luna, antitesi della follia terrena, con un’installazione di 46 taccuini Moleskine aperti sulla pagina del planisfero suddiviso in fusi orari, su cui l’artista a matita ha aggiunto segni mimetici rispetto alla stampa, in modo da creare il caos. Tra pedane e altre strutture ferrose, infine, il visitatore potrà guardare dentro un piccolo oblò nel quale comparirà una piccola, irraggiungibile luna azzurra.

Ricordiamo, infine, che Maria Livia Brunelli ha recentemente portato la propria gallery all’ART Week di Miami Beach, grande evento di arte contemporanea, con gli artisti Marcello Carrà, Silvia Camporesi e Mustafa Sabbagh. Le opere della Camporesi e di Sabbagh saranno in mostra ad ArteFiera Bologna dal 27 al 30 gennaio prossimi nello stand della MLB home gallery insieme a quelle di Omar Imam e di Stefano Scheda.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 19 dicembre 2016

Cuori di carne e fili di vita: Gaggia in mostra a Fabula

16 Dic

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Una lunga scia di dolore dove, comunque, sopravvive un respiro di speranza. Giovanni Gaggia lo scorso 9 dicembre ha presentato il progetto espositivo “Sequens lineam” nella Galleria Fabula Fine Art in via del Podestà, 11 a Ferrara. Un duro e appassionato percorso personale, intimistico e collettivo, nel quale l’artista esplora i vari modi di essere della sofferenza, nel tentativo di una continua trascendenza, con opere che vanno dal 2001 al 2016.

Si parte dalla cruda materia di pezzi di corpi animali fotografati in macelleria, e rielaborati a mano dall’artista. Su di essi piomba la guerra, il terrore, il richiamo è all’11 settembre 2001, il mondo si presenta come un inferno dominato da orribili demoni.

Ma il dolore non è qualcosa di inerme e di raccontato, è il Cristo morente che nel suo sacrificio, circondato da alcuni angeli (che subito prendono il posto dei demoni), accompagna ogni istante della debolezza umana, il corpo cadente di un anziano, rappresentato – a sorpresa – da un’immagine di Silvio Berlusconi durante uno svenimento pubblico avvenuto alcuni anni fa. Una rappresentazione artistica tutt’altro che irriverente, a significare la vita che si svela, che si rivela fragile, la caducità che si mostra, quando, forse, meno ce l’aspettiamo.

In questo cammino, Gaggia segue il filo della memoria personale, appunto “insegue la linea”, come suggerisce nel titolo. La memoria sembra qui sinonimo di conservazione e di elevazione, la morte è rinascita, una frase di Sant’Agostino anticipa la Vita che continua, che si conserva nel ghiaccio come memoria, al tempo stesso lapide tombale e immagine viva, indelebile, reperto presente.

Onde evitare che la sublimazione venga confusa con l’inconsistenza concettualistica, ecco, a spezzare in due la mostra, l’installazione di tre cuori di maiali mummificati, che l’artista ha ricucito con fili d’oro, d’argento e di tessuto nero. Torna il filo, che prosegue negli anni, nel tempo, esplorando e invocando vita e morte, dolore e rinascita, in un limbo perpetuo, sull’orlo dell’esistenza di ognuno.

Il percorso spirituale prosegue, i cuori ora sono immortalati con le loro impronte su disegni di farfalle, e torna il filo a segnare, a ricamare frammenti di memoria, di tragedia su drappi neri di lutto, su tele rosse di sangue. Cuori cuciti, quelli delle vittime e di chi muore di mancanza: un lungo ricordo della strage aerea di Ustica.

Un’elevazione dal peso della carne e del dolore, alla catarsi nella memoria, un’esposizione multisensoriale dalla quale lasciarsi richiamare, da meditare nei suoi versi, nelle sue forme, nelle sue note, nelle sue immagini: tutto questo e molto, molto di più è la provocazione artistica di Gaggia. Un’esperienza da provare, che i curatori di Fabula fino al prossimo 30 gennaio donano alla città di Ferrara. La mostra è curata da Maria Letizia Paiato insieme ad Andrea B. Del Guercio e Veronica Zanirato, con la direzione artistica e il coordinamento di Giorgio Cattani. Grazie a quest’ultimo e ad Anna Maria Restieri per avermi accompagnato tra le opere esposte.

Andrea Musacci

Ottorino Bacilieri, una vita per la cultura e il territorio

15 Dic
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Chiara Cavicchi, Paolo Benetti e Ottorino Bacilieri a Belriguardo all’inizio del 2015

Nato a Portomaggiore nel 1951, Ottorino Bacilieri è stato direttore responsabile delle riviste Ceramica Antica e Pittura Antica, del periodico Il Porto e del Bollettino della Ferrariae Decus, della quale fu consigliere dal 2001. Realizzò diverse mostre e rassegne per la valorizzazione dei beni culturali del territorio. È autore di cinque edizioni aggiornate della Guida Turistica di Voghiera e dei testi relativi ai Comuni di Voghiera e Masi Torello nella Guida Turistica Sulle Sponde del Sandalo, di cui è stato anche il curatore. Svolse per conto del Comune di Voghiera una collaborazione per l’allestimento del Museo Archeologico di Belriguardo e per la Sala di Scultura dedicata a Giuseppe Virgili. Nel 2012 seguì e curò la mostra dedicata a Giorgio De Vincenzi allestita nella sala Torre di Belriguardo. Nel novembre 2013 ricevette l’incarico di realizzare la mostra artistica Wunderkammer a Malborghetto di Boara per conto della Fondazione Fratelli Navarra e realizzò anche il catalogo. Svolse l’incarico di Assessore alla Cultura del Comune di Voghiera per tre legislature, dal 1999 al 2014 e fu anche vicesindaco nell’ultima. Nel 2014 realizzò per Belriguardo la nuova sezione di “Archeologia Industriale”. Nell’aprile del 2015 seguì attivamente la retrospettiva di Antonio Torresi allestita a Belriguardo.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 15 dicembre 2016

«Mio padre è sempre qui»: apre la Pinacoteca “Bacilieri”

15 Dic

La mostra stabile al Belriguardo di Voghiera è curata dalla figlia Maria Elena. In parete 37 opere, tra cui due dipinti del ‘700 di un pittore anonimo

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Le due tele del XVIII secolo nella nuova Pinacoteca

«Mio padre è sempre qui, presente, in un modo o nell’altro». Ci tiene tanto Maria Elena, figlia di Ottorino Bacilieri, al progetto di una Pinacoteca civica intitolata al padre, morto il 18 settembre 2015. Fra due giorni, Voghiera avrà la sua Pinacoteca civica di arte moderna e contemporanea “Ottorino Bacilieri”, all’ultimo piano della torre d’ingresso della Delizia di Belriguardo, curata dalla stessa figlia di Bacilieri e dal critico e storico dell’arte Lucio Scardino. L’inaugurazione avrà luogo alle 17 di sabato alla presenza, oltre che dei curatori, anche del sindaco Chiara Cavicchi e dell’assessore alla cultura Paolo Benetti. «Ottorino voleva realizzare questo progetto, due anni fa per la prima volta affermò pubblicamente la volontà di iniziare a inventariare le opere, e né parlò anche con Scardino», ci spiega la Bacilieri. «Quest’ultimo, dopo la morte di mio padre, mi contattò per farmi la proposta, e io accettai subito». 37 le opere esposte, delle quali 28 nella sala principale in cima alla torre, una scultura in terracotta raffigurante Lucrezia Borgia, realizzata da Mirella Guidetti Giacomelli, nella Sala della Vigna (sabato sarà aperta), e cinque opere nella sala al piano terra. Inoltre, nel Museo (situato nell’altra ala della Delizia) vi sarà un busto di Renzo Cirelli realizzato dallo scultore Giuseppe Bergomi e un’opera di Gabrie Pittarello dedicata a Belriguardo, mentre al Centro Civico sarà presente una Composizione di Antonio Mingozzi. Negli anni tutte le opere sono state donate all’Associazione “Cultura e Ambiente”, a parte una scultura di Alfredo Filippini, Reperto (dedicata agli scavi romani ai quali lo stesso Bacilieri si dedicò nella sua vita), e le due opere più antiche presenti, due dipinti del 1777 di un anonimo pittore ferrarese del XVIII secolo, “Ritratto di Giovanni Massari” e “Ritratto di Vincenzo Massari”. Dietro l’ideazione della Pinacoteca ci sono rapporti amicali e artistici ben radicati: come ci spiega sempre la Bacilieri, «la Pinacoteca è un gruppo di amici di vecchia data, artisti che hanno scelto di collaborare per realizzare il sogno di mio padre». La retrospettiva dedicata al pittore Franco Floriano Salani fu l’ultima curata da Bacilieri, esposta a Belriguardo nell’estate del 2015. E proprio un’opera di Salani, Il sogno e la tempesta, è tra le opere in mostra. Diverse le opere dedicate alla Delizia ospitante, di artisti come Luigi Marcon, Andrea Samaritani, Giuliano Trombini, Gabrie Pittarello, Antonio Torresi, Carlo Salomoni, Giancarlo Gavelli e Gianni Cestari.

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Altre opere in Pinacoteca

Oltre alla sopracitata scultura di Filippini, un’altra opera è dedicata a Voghiera, Voghiera e il suo aglio di Ruggero Mazza. Vi è poi il gruppo di opere dedicate a luoghi o palazzi di Ferrara, come Vir niger di Gianfranco Goberti, o l’opera di Paolo Volta dedicata a palazzo Contughi-Gulinelli, in via Savonarola, senza dimenticare tre tele di Giorgio de Vincenzi. Inoltre, mentre le opere di Rosa Maria Benini e Daniele Cestari sono dedicate a San Sebastiano, Gabriele Turola e Mirella Guidetti Giacomelli hanno omaggiato Lucrezia Borgia, Giancarlo Gavelli ha immortalato Don Giulio d’Este, e Rosanna Covi, Lucrezia e Isabella d’Este. La speranza dei promotori del progetto è che le opere, ora divise in vari ambienti, possano in un futuro non troppo lontano riunirsi in sole due sale nella torre di Belriguardo. Infine, ricordiamo che è disponibile un catalogo con foto delle opere e testi dei curatori e di Paolo Benetti.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 15 dicembre 2016

Due mostre per due artisti a Bondeno

14 Dic
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Opera di Gianni Cestari

Due mostre per due artisti, nella stessa città.  Domenica alle 17 nella Pinacoteca Civica “Galileo Cattabriga” in Piazza Garibaldi, 9 a Bondeno inaugura la personale di Gianni Cestari dal titolo “Sospiri, il tempo sprecato”. La mostra, visitabile fino al prossimo 29 gennaio, fa parte degli eventi in occasione dei 500 anni dalla pubblicazione della prima edizione dell’Orlando furioso a opera di Giovanni Marzocchi. Alle 18.30, a poca distanza, nella Casa d’arte Il Vicolo, in Vicolo della Posta, 9, inaugura, invece, la personale “Altri paesaggi” di Daniele Cestari, in parete fino al prossimo 6 gennaio, e organizzata in collaborazione con Associazione Bondeno Cultura, Auxing e Galleria del Carbone.

Andrea Musacci

Pubblicto su la Nuova Ferrara il 14 dicembre 2016