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Gotti Tedeschi: «La Chiesa ultimo argine contro le degenerazioni della modernità»

17 Mar
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Ettore Gotti Tedeschi a Casa Cini

«La Chiesa è l’unico argine rimasto contro le degenerazioni della modernità e a difesa della vita». È stato un intervento breve ma coraggioso e incisivo quello tenuto giovedì scorso, 10 marzo, dall’economista ed ex Presidente IOR Ettore Gotti Tedeschi durante un incontro a Casa Cini. “Difendiamo la vita. Per comprendere il presente e progettare il futuro” era il nome dell’evento pensato in vista della VI Marcia per la Vita in programma l’8 maggio a Roma. L’incontro, organizzato dalla Diocesi, ha visto l’introduzione da parte di Virginia Coda Nunziante, portavoce e organizzatrice dell’evento pro-life.
Parte da quelle che, secondo lui, sono le basi dell’attacco alla vita, Gotti Tedeschi, dai fondamenti teorici che rintraccia nello gnosticismo, ovvero «nell’idea demoniaca di promettere la conoscenza assoluta senza nessun bisogno della grazia divina», quindi della rivelazione cristiana. Da qui, la critica alla teoria del gender, a quella neo-malthusiana, all’ambientalismo e all’animalismo, responsabili, secondo l’economista, di proporre una «svalutazione della dignità umana, rendendo di conseguenza la vita sfruttabile economicamente».

Gotti Tedeschi

Ettore Gotti Tedeschi

Le eresie che si sono susseguite nel corso della storia sfociano, quindi, in diverse forme negative di modernismo, che tendono a «creare un uomo manipolabile tecnologicamente ed economicamente, e a relativizzare la fede e la dottrina della Chiesa, ormai unica autorità morale rimasta contro questa deriva». In particolare, Gotti Tedeschi ha citato come fondamentali due testi, Caritas in Veritate di Benedetto XVI e Lumen fidei di Papa Francesco.
Infine, Mons. Negri ha concluso puntualizzando come non si possa «vivere la fede senza difendere sempre la vita nel suo valore assoluto, non subordinando, dunque, la novità del cristianesimo alla mentalità mondana».

Andrea Musacci

Se la carne e il sangue del reale dimostrano che Dio non è morto

26 Feb

Alcune riflessioni su God’s not dead, film sincero (seppur mieloso)

“Il vero cavaliere della fede è un testimone, mai un maestro.”
(Søren Kierkegaard, Timore e tremore, 1843)

locCome dimostrare l’esistenza di Dio, senza scivolare sull’impervio e sdrucciolevole asfalto delle ipotesi, delle congetture, senza cadere negli agguati delle confutazioni più o meno razionali?
È la vera domanda che, a mio parere, pone God’s not Dead, film diretto da Harold Cronk, uscito nelle sale cinematografiche statunitensi nel 2014, e in Italia solo ieri, 25 febbraio 2016. La pellicola, ispirata all’omonimo romanzo di Rice Broocks, sembra ruotare attorno al rapporto, tra le mura di un college, fra un giovane allievo cristiano, Josh (Shane Harper) e il suo professore ateo di filosofia, Jeffrey (Kevin Sorbo).
Apparentemente, dunque, la trama prende le mosse dall’eterna diatriba, in termini razionali e scientifici, tra il “god is dead” del professore e il “God’s not dead” dello studente. In realtà, però, le varie vicende che coinvolgono i personaggi fanno riflettere molto più a fondo delle, seppur interessanti, disquisizioni accademiche. La vita, insomma, tanto nella sua spietatezza quanto nella sua imprevedibile bellezza, riesce a mostrare la verità del reale, a mettere in moto la ricerca sul senso ultimo delle cose.

A tal proposito, un passo del sopracitato Kierkegaard risulta più che mai chiaro:
“La questione di ciò ch’è il Cristianesimo si deve quindi porre ma non in forma erudita e neppure parzialmente con il presupposto che il Cristianesimo sia una dottrina […]. La questione deve perciò essere posta sul piano dell’esistenza […]. Sarebbe certamente una contraddizione ridicola se un uomo esistente, che domanda sul piano dell’esistenza com’è il Cristianesimo, dovesse consacrare tutta la sua vita a macerarsi su queste riflessioni: perché quando allora costui si deciderebbe a esistere da cristiano?” (Søren Kierkegaard, Postilla conclusiva non scientifica alle briciole filosofiche, 1846)

Un’eccessiva considerazione delle facoltà intellettuali – con un conseguente approccio manipolatorio sul reale – porta un uomo di cultura, com’è Jeffrey, a dichiarare: “Scienza e ragione hanno sostituito la superstizione religiosa, e stiamo tutti meglio”. Oppure, una giovane giornalista a rispondere al terribile annuncio di un male incurabile con queste parole: “Non ho tempo per il tumore”. Come dire che un rapporto distorto col reale, con noi stessi, con la vita ci porta ad attuare una continua rimozione, anche quando la realtà si impone in modo così duro.

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Un fotogramma del film

Una realtà che disturba, perché ci ricorda cosa sia il vero meditare – non astruse congetture, ma le domande fondamentali sulla vita e sulla morte, la sofferenza, la propria fragilità, la speranza. Così, può disturbare pensare alla possibilità che Dio non sia morto, che Dio non possa morire (che poi si accompagna alla nota espressione di Gabriel Marcel: “Ama chi dice all’altro: ‘Tu non puoi morire’ “).
Nello svolgersi di quotidianità svuotate di senso, la realtà arriva a disturbare anche un tranquillo, e cinico, aperitivo tra amici in un interno borghese (la casa nella quale convivono Jeffrey e la sua giovane compagna cristiana, Mina). Sconvolge, insomma, le nostre “comode” nevrosi, le nostre infinite e disperanti ossessioni produttive e idolatriche. Ci permette di evadere, come dice nel film un’anziana affetta da demenza senile, dalla “prigione dorata che il diavolo ci concede”, per incontrare il volto striato di sangue di Jeffrey agonizzante sull’asfalto, o quello deturpato da lacrime di dolore della giornalista ormai prossima alla prematura morte.
“Credere o non credere”, questo è l’aut aut che si pone a ogni persona, il rischio necessario da affrontare, la sfida suprema, esistenziale prima che meramente intellettuale, per non disperare, senza nemmeno esserne coscienti, per non essersi mai veramente posti davanti al proprio destino.
“Di fronte alla questione di Dio, l’uomo non ha l’agio di restare neutrale. […] La questione di Dio è ineludibile, non sopporta astensioni”, scriveva papa Benedetto XVI in L’Europa di Benedetto nella crisi delle culture (2005). Da qui, inevitabile, la scelta più “scandalosa”:

“L’uomo è costretto a dire sì, oppure no. Per il fatto che viene raggiunto dalla notizia che un uomo ha dichiarato: «Io sono Dio», l’uomo non può disinteressarsene […]. Un uomo non può accettare passivamente di essere distolto, distratto da un problema del genere.” (Don Luigi Giussani, All’origine della pretesa cristiana, 1988)

Andrea Musacci

Il Potere disumano contro la fede ne “Il padrone del mondo” di Benson

25 Feb
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Mons. Luigi Negri

“Egli verrà travestito come il Grande umanitario; parlerà di pace, prosperità e abbondanza non come mezzo per condurci a Dio, ma come fini in sé. La terza tentazione, in cui Satana chiese a Cristo di adorarlo e tutti i regni del mondo sarebbero stati suoi, diventerà la tentazione di avere una nuova religione, senza una croce, una liturgia, senza un mondo a venire. […]. In mezzo a tutto il suo amore per l’umanità e all’apparente suo discorso di libertà e di uguaglianza, si avrà un grande segreto che egli non dirà a nessuno: egli non crede in Dio. Perché la sua religione sarà la fratellanza senza la paternità di Dio, egli vuole ingannare anche gli eletti. Egli ha istituito una controchiesa che sarà la scimmia della Chiesa, perché lui, il Diavolo, è la scimmia di Dio. Avrà tutte le note e le caratteristiche della Chiesa, ma in senso inverso e svuotata del suo contenuto divino”.

(Fulton J. Sheen, Comunismo e coscienza dell’Occidente, 1948)

Queste parole del Vescovo Sheen stupiscono per la straordinaria analogia con quelle de Il padrone del mondo, il romanzo di R. H. Benson del 1907. Ieri, mercoledì 24 febbraio, nella Cattedrale di Ferrara si è svolto il secondo dei tre incontri del ciclo Il messia capovolto, tenuto dall’Arcivescovo Mons. Luigi Negri, e dedicato appunto alla profetica opera del 1907.

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Dopo la presentazione da parte di Mons. Massimo Manservigi e la proiezione di un video illustrante la vita dell’autore, ha preso avvio la lectio da parte di Mons. Negri. Nella società umanitaristica delineata da Benson, «l’uomo basta a sé stesso, si fa dio, creando un enorme progetto di omologazione», seppur in uno stato di sufficiente soddisfazione dei bisogni materiali. «Quest’enorme massificazione deve liberarsi dal passato, irridendolo e indebolendolo» a tutti i livelli. Deve, dunque – ha spiegato il Vescovo – «eliminare le differenze, livellarle, a partire dal cattolicesimo, visto con paura e sospetto in quanto, al contrario, tende a connettere l’uomo a Dio, a un Altro da sé».
Il controllo tecnologico del Potere sulle masse riguarda ogni momento della vita, compresa la morte. Durante una tragedia aerea, accorrono immediatamente i “ministri dell’eutanasia”. Infatti, questa forma di “suicidio assistito” può essere normalmente richiesta da chiunque, ma lo Stato può applicarla arbitrariamente in casi estremi. Nella scena in questione, però, emerge la differenza radicale tra il Potere disumanizzante e la fede. Mabel, moglie di Olivier Brand, funzionario dello Stato, “venne a imbattersi in qualche cosa di simile al corpo sfracellato di un uomo che mandava gemiti, disteso ai suoi piedi. Nel linguaggio articolato che veniva da quel corpo, udì pronunciare ben distintamente i nomi di Gesù e di Maria”. In questo momento, trafilato, arriva un prete, Padre Percy, a dare l’estrema unzione ai moribondi. La stessa Mabel, prima di suicidarsi, scriverà al marito: “Se avessimo avuto un figlio, avrei potuto rassegnarmi a vivere ancora, per amore suo, ma per l’Umanità…oh, Oliver! Io non posso, non posso!”
«La violenza e la crudeltà contro i cristiani – ha proseguito Mons. Negri – non viene meno in una società che si vanta di essere stata pacificata. Le dimensioni, come quella intima di fede, che non possono essere controllate, devono essere eliminate. Tutto, quindi, a parte il cristianesimo, viene inglobato, tollerato».

Cop_Padrone del mondo (nuova edizione) webJulien Felsenburgh, l’anticristo, è il Padrone del mondo, il vero artefice di questo sterminato progetto ateistico. Di lui si parla con gli stessi termini che si usavano per parlare di Cristo, solo che, secondo la mentalità umanitaristica, quest’ultimo, Dio fattosi uomo, ha fallito, mentre Felsenburgh, uomo fattosi dio, non fallirà.
Ecco cosa dice l’anticristo ne I tre dialoghi e il racconto dell’anticristo (1899) di Vladimir Soloviev: “Darò a tutti gli uomini ciò che è a loro necessario. Il Cristo come moralista ha diviso gli uomini secondo il bene e il male, mentre io li unirò coi benefici che sono ugualmente necessari ai buoni e ai cattivi. […]. Il Cristo ha portato la spada, io porterò la pace”.
Nello scontro finale, di cui Mons. Negri parlerà nel terzo e ultimo incontro, in programma il prossimo 30 marzo, verrà compreso a pieno il senso dei tanti martirii, la necessità, già da oggi, di «una rinnovata presenza della Chiesa, e l’importanza di una fede che sappia leggere i segni dei tempi», ha concluso il Vescovo.

Andrea Musacci

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Misericordia e peccato, un incontro in Cattedrale

19 Feb

“Le ‘persone oneste’ non presentano quell’apertura prodotta da una spaventosa ferita, da un’indimenticabile miseria, da un invincibile rimpianto, da un punto di sutura eternamente mal legato, da una mortale inquietudine, da un’invisibile recondita ansietà, da una segreta amarezza, da un precipitare perpetuamente mascherato, da una cicatrice eternamente mal rimarginata. Non presentano quell’apertura alla grazia che è essenzialmente il peccato. […] Le ‘persone oneste’ non si lasciano bagnare dalla grazia”. (Charles Péguy)

Mercoledì sera nella Cattedrale di Ferrara si è svolta la conferenza del Card. Mauro Piacenza, Penitenziere Maggiore della Chiesa Cattolica, sul tema “Misericordia e peccato. Alla riscoperta del Sacramento della Riconciliazione”. Un evento organizzato dalla diocesi dedicato, quindi, a uno dei temi al centro dell’anno giubilare, al quale erano presenti moltissime persone.
Piacenza, genovese classe ’44, nel 2003 è stato nominato presidente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali da Giovanni Paolo II, che lo ha nominato anche presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. Nel 2013 Papa Francesco lo ha nominato Penitenziere Maggiore.

Come ha spiegato il realtore, il primo punto del Giubileo è «un appello alla nostra fede, alla conversione». L’annuncio della Misericordia, ha proseguito, «significa che il male non è l’ultima parola. Oggi, però, si è perso molto il senso del peccato, il suo vero significato, riducendolo a un malinteso senso della legalità», a una forma di legalismo.

Dopo aver chiarito gli aspettali fondamentali del lungo e complesso processo del Sacramento della Riconciliazione (non riducibile al meccanico elencare, in confessionale, le proprie colpe), l’affidamento alla Vergine Maria, con alcune parole del Magnificat: “Di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono”.

Andrea Musacci

Conferenza del cardinale Piacenza in Cattedrale

17 Feb

indexUn importante evento è in programma stasera nella Cattedrale di Ferrara. Alle 21, infatti, si svolgerà la conferenza del Card. Mauro Piacenza, Penitenziere Maggiore della Chiesa Cattolica, su “Misericordia e peccato. Alla riscoperta del Sacramento della Riconciliazione”. Un evento organizzato dalla diocesi dedicato, quindi, a uno dei temi al centro dell’anno giubilare.
Piacenza, genovese classe ’44, nel 2003 è stato nominato presidente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali da Giovanni Paolo II, che lo ha nominato anche presidente della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra. Nel 2013 Papa Francesco lo ha nominato Penitenziere Maggiore.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 17 febbraio 2016

 

25 artisti raccontano San Sebastiano in mostra alla Banca Mediolanum

15 Feb
inaugurazione

Massimo Alfano, Massimo Maisto e Lucio Scardino (foto di Cristiano Delfini)

[Qui la mia galleria fotografica della mostra].

Venticinque artisti, quattro generazioni, lungo più di quarant’anni di attività artistica. Sono questi i numeri dell’importante collettiva ideata e organizzata dal critico d’arte Lucio Scardino e dedicata a una delle icone religiose e popolari più note, affascinanti e ispiranti. “Sebastiano Ferrarese. 25 artisti raccontano il santo con le frecce” è il nome della mostra inaugurata ufficialmente venerdì scorso nella Sala espositiva della Banca Mediolanum in via Saraceno, 16 a Ferrara, alla presenza, oltre che del curatore, di Massimo Alfano, della filiale ospitante, e dell’Assessore alla Cultura di Ferrara Massimo Maisto.

I creativi chiamati a raccolta da Scardino hanno scandagliato, ispirati dalla bellezza e dalla perfezione del corpo del Santo, gli stili e le tecniche più variegate. Ben sessant’anni separano la nascita dell’artista più longevo – Alfredo Filippini, classe ’24, col suo Il modello per San Sebastiano (2001-2016) – dal più giovane, il ventisettenne Lorenzo Romani con San Sebastiano un po’ concettuale (2015). Tra le opere in parete, la più datata è quella di Sergio Zanni, un olio su multistrato del 1970.

L’esposizione è visitabile fino al prossimo 21 marzo.

Andrea Musacci

Pubblicato (in versione ridotta) su la Nuova Ferrara il 15 febbraio 2016

Domani a Casa Cini conferenza di Gianni Venturi sul tema della misericordia

14 Feb

downloadIl Serra Club di Ferrara in occasione del “Giubileo della Misericordia” organizza per domani sera, alle ore 21, una conferenza del prof. Gianni Venturi. Luogo scelto per l’evento, l’Istituto Casa G. Cini in via Boccacanale di Santo Stefano, 26 a Ferrara. La lectio di Venturi verterà su “Il tema e il concetto della misericordia nella letteratura e nell’arte medievali”.

Gianni Venturi è ordinario di Letteratura Italiana alla Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze, dove si è laureato col prof. Walter Binni, maestro di critica contemporanea. Ha scritto un celebro libro su Cesare Pavese, tratto dalla sua tesi, al quale sono seguite diverse pubblicazioni su D’Annunzio, Morante, De Pisis, Bassani e altri importanti autori del Novecento, oltre che su Ariosto e Tasso. Ha diretto l’Istituto di Studi Rinascimentali di Ferrara, ed è Presidente dell’Associazione Amici dei Musei e Monumenti ferraresi, del Comitato per l’edizione nazionale delle opere di Antonio Canova, e del Comitato Scientifico dell’Istituto di Ricerca per gli studi sul Neoclassicismo di Bassano del Grappa.

La conferenza sarà preceduta alle ore 20 da una Santa Messa nella cappella interna di Casa Cini.

Andrea Musacci

Pubblicato (in versione ridotta) su la Nuova Ferrara il 14 e 15 febbraio 2016

Una collettiva dedicata a San Sebastiano

14 Feb
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Andrea Samaritani, Happy Hour alla Duna degli Orsi (2016)

“Sebastiano Ferrarese. 25 artisti raccontano il santo con le frecce” è il nome della collettiva dedicata all’iconografia di San Sebastiano (256-288?) durante il martirio subito sotto Diocleziano, dopo esser stato scoperta la sua fede cristiana. La mostra, curata da Lucio Scardino e visitabile fino al 21 marzo, è stata inaugurata venerdì pomeriggio nella sala mostre della Banca Mediolanum in via Saraceno, 18/24 a Ferrara.

Questi i nomi degli artisti, che presentano dipinti e disegni, dal 1970 a oggi (perlopiù recenti): Carlo Andreoli, Giorgio Balboni, Rosamaria Benini, Flavio Biagi, Riccardo Bottazzi, Giorgio Cattani, Daniele Cestari, Gianni Cestari, Franco Coluzzi, Nestor Donato, Fabbriano (Ivano Fabbri), Alfredo Filippini, Flavia Franceschini, Renzo Gentili, Gianfranco Goberti, Gianni Guidi, Terry May, Lorenzo Montanari, Enrico Pambianchi, Gloria Pasquesi, Lorenzo Romani, Andrea Samaritani, Giuliano Trombini, Gianfranco Vanni e Sergio Zanni.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 14 febbraio 2016

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“Eppure egli sorride, buio, illeso…”: in mostra i mille volti di San Sebastiano

13 Feb

Ieri, venerdì 12 febbraio, si è svolta l’inaugurazione della mostra “Sebastiano Ferrarese. 25 artisti raccontano il santo con le frecce”, collettiva dedicata all’iconografia di San Sebastiano durante il martirio subito sotto Diocleziano. La mostra, curata da Lucio Scardino e visitabile fino al 21 marzo, è esposta nella Sala mostre della Banca Mediolanum in via Saraceno, 16 a Ferrara.

Qui potete vedere le immagini delle opere.

Questi i nomi degli artisti in parete: Carlo Andreoli, Giorgio Balboni, Rosamaria Benini, Flavio Biagi, Riccardo Bottazzi, Giorgio Cattani, Daniele Cestari, Gianni Cestari, Franco Coluzzi, Nestor Donato, Fabbriano, Alfredo Filippini, Flavia Franceschini, Renzo Gentili, Gianfranco Goberti, Gianni Guidi, Terry May, Lorenzo Montanari, Enrico Pambianchi, Gloria Pasquesi, Lorenzo Romani, Andrea Samaritani, Giuliano Trombini, Gianfranco Vanni e Sergio Zanni.

(I versi citati nel titolo sono tratti da Rainer Maria Rilke, San Sebastiano)

Andrea Musacci

A Bonacossi incontro sull’antica sede episcopale

12 Feb

bonacossiIn occasione dell’esposizione “Voci dalle pietre”, visitabile nel Salone d’onore del Municipio di Ferrara fino al 19 febbraio, oggi alle 17.30 a Palazzo Bonacossi, in via Cisterna del Follo, 5 a Ferrara, avrà luogo il secondo incontro di approfondimento sul tema. Sarà il prof. Sauro Gelichi a relazionare su “La sede episcopale di Comacchio, Voghenza e Ferrara nell’alto medioevo”. Il prossimo incontro è in programma alle 16.30 del 26 febbraio, e sarà il Vescovo Mons. Luigi Negri a relazionare, al Museo Archeologico Nazionale, su “La cattedrale nella vita della Chiesa universale e particolare”.

In mostra vi sono diciannove pannelli per presentare e far conoscere le antichità romane e bizantine che Ferrara conserva e insieme i percorsi che consentono di raggiungere gli edifici nei quali le varie “pietre” sono conservate e visibili.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 12 febbraio 2016