Nel novantesimo della morte di Giacomo Matteotti, avvenuta per mano di alcuni membri della polizia politica il 10 giugno ’24, oggi pomeriggio nella Sala del Ridotto del Teatro Comunale in c.so Martiri della Libertà a Ferrara, avrà luogo il convegno pubblico “Matteotti sindacalista”, dedicato al suo ruolo, poco noto, di sindacalista esperto di problemi economici.
Dopo la presentazione di Raffaele Atti (Segretario Generale Camera del Lavoro CGIL Ferrara), e i saluti di Tiziano Tagliani e Tiziana Michela Virgili, rispettivamente Sindaco di Ferrara e Sindaco di Fratta Polesine (dove nacque Matteotti), vi saranno gli interventi di Massimo Luigi Salvadori, Anna Salfi (Presidente Fondazione Argentina Bonetti Altobelli), Valentino Zaghi, Delfina Tromboni (Direttrice Museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara), Davide Mantovani, Gennaro Acquaviva (Presidente Fondazione Socialismo) e Adolfo Pepe (Direttore Fondazione Giuseppe Di Vittorio).
Nell’occasione, fino a domenica, sarà riesposta e visitabile la mostra, “Giacomo Matteotti a Ferrara. Il Deputato, il Segretario della Camera del Lavoro, la vittima del fascismo” presso il Museo del Risorgimento e della Resistenza in c.so Ercole I d’Este, 19. Infine, dalle 10 alle 15, sarà possibile visitare gli interni ed il salone affrescato di Palazzo Todeschi, in via Boccaleone, 28 a Ferrara, già sede della Camera del Lavoro di Ferrara nell’anno della reggenza di Matteotti. L’evento è organizzato da: Camera del Lavoro CGIL di Ferrara, Museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara, Fondazione Giuseppe Di Vittorio, Fondazione Argentina Altobelli, Fondazione Socialismo e con il patrocinio del Comune di Ferrara.
Andrea Musacci
Pubblicato su la Nuova Ferrara il 16 ottobre 2014






Un’occasione per riflettere sul complesso e tormentato periodo che va dalla fine degli anni ’70 ai giorni nostri, passando per la svolta del PSI, Tangentopoli e la Seconda Repubblica. Oggi alle 17 alla libreria Ibs.it in p.zza Trento e Trieste verrà presentato “Ricordati di vivere” (Bompiani, 2013), l’ultima fatica di Claudio Martelli, nel quale l’ex dirigente socialista racconta le vicende salienti degli ultimi trent’anni del nostro Paese attraverso il punto di vista privilegiato di protagonista. È nel ’76 che Bettino Craxi lo chiama ad entrare nella direzione nazionale del partito. Da qui l’ascesa che lo porterà nel ’79 ad essere eletto deputato, nell’84 a diventare vicesegretario del PSI, poi europarlamentare e nell’89 vicepresidente del Consiglio dei ministri del governo Andreotti. Nel 1991 diventa Ministro di Grazia e Giustizia: sarà lui a chiamare Giovanni Falcone a dirigere la Direzione Generale degli Affari Penali, e insieme a lui a progettare la Superprocura antimafia. Nel 1993 è costretto a dimettersi dalla guida del Ministero di Grazia e Giustizia dopo aver ricevuto un avviso di garanzia sulla vicenda della bancarotta del Banco Ambrosiano. Sempre durante Tangentopoli è stato condannato, dopo aver confessato, per aver ricevuto 500 milioni di lire nel caso della maxitangente Enimont. Da qui l’inizio del declino politico: nel 1998 diventa consulente del Ministro Livia Turco nella commissione per le politiche d’integrazione degli immigrati e della consulta degli immigrati, nel ’99 viene eletto eurodeputato per lo SDI, partito che abbandonerà nel 2001 per fondare il Nuovo PSI. Infine, dal 2005 al 2009 conduce vari programmi sulle reti Mediaset.
Più di 20.000 fedeli “seguaci” su Facebook, oltre 10.000 su Twitter. Una foto in bianco e nero con Giorgio Napolitano ed Enrico Berlinguer durante una riunione del glorioso Partito Comunista Italiano. Così si presenta “L’Apparato”, creazione di alcuni “compagni” italiani che da un oltre anno sta spopolando sui social network, riscuotendo successo soprattutto tra i giovani. E sono proprio i Giovani Democratici ferraresi, giovanile del PD, ad aver organizzato per oggi alle 18 alla Libreria Ibs.it di p.zza Trento e Trieste a Ferrara la presentazione del “Libretto Grigio”, testo “ufficiale” de “L’Apparato” uscito nel novembre scorso per Editori Riuniti. Sarà il bolognese Giacomo Bottos ad avere l’onore e l’onere di presentare questo “Libretto”, non più rosso come quello di Mao Tse-tung, ma irrimediabilmente grigio. È uno “stato dell’anima, una forma di vita passata o possibile”, più che un partito o una struttura organizzata. Un profilo virtuale, ma non troppo, dunque, ironico ma serio, frivolo e nostalgico al tempo stesso. In ogni caso, precisano sul profilo Facebook, “l’Apparato è in grado di esprimere l’essenziale tanto in una relazione di sei ore quanto in 160 caratteri.”