Archivio | 06:51

La Triennale di Arti Visive ha superato l’esame

20 Ott
La giuria della Triennale e Nadia Celi

La giuria della Triennale e Nadia Celi

L’organizzatrice Celi: «Un evento perfettamente riuscito». Oltre ai vincitori assegnate anche quattro menzioni d’onore

Un momento di intenso confronto fra artisti diversi per stile, provenienza ed età, un concorso che ha permesso la nascita di un luogo di condivisione. Stiamo parlando della 1° edizione della Triennale di Arti Visive organizzata dall’instancabile Nadia Celi e dalla sua Associazione Artè Primaluce. Un piccolo ma tenace gruppo che in cinque mesi è riuscito a organizzare un importante evento, richiamando alcune centinaia di persone. Non può quindi che essere orgogliosa e raggiante Nadia Celi, «contentissima per la riuscita di questo evento organizzato per amare l’arte e farla amare».

Le opere in concorso sono rimaste esposte a Palazzo Scroffa, in via Terranuova, 25 a Ferrara – sede di Artè – dal 3 al 17 ottobre, giorno della premiazione. Il cagliaritano Paolo Cutrano è il vincitore nella sezione Pittura, seguito dal romano Maurizio Avi e da Marcello Caporale. Cutrano ha presentato tre opere informali, come quelle di Caporale, diverse dal surrealismo crudo e di denuncia di Avi. Nella sezione Scultura il primo premio è andato a Ermanno Leso, presentatosi con due opere, “Atlante 2015” e “Il bacio”, ed è stata soprattutto la prima, raffigurante un Ercole dei giorni nostri, a convincere i giurati. Il secondo e terzo premio sono andati rispettivamente a Claudio Michetti e Donato Ungaro. L’esordiente Lucio Russo, di Cento, ha vinto, invece, nella sezione Fotografia, seguito da Roberta Manzin e Alberto Schiavo. Sono state assegnate anche quattro menzioni d’onore: Riccardo Ventimiglia, Nazabal Itziar (pittura), il giovane veneziano Federico Zambon (scultura) e il ferrarese Marco Caselli (fotografia).

Infine, Artè è già proiettata al futuro. Dal 14 al 21 novembre a Palazzo Scroffa verranno esposte le opere in concorso per la XI Biennale di Roma, in programma dal 16 al 23 gennaio 2016. Fra queste ne verranno selezionate tre per l’importante esposizione nella Capitale.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 20 ottobre 2015

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La libertà cercata da Cariani nei materiali d’uso industriale

20 Ott
Marica Cariani ed Emilio De Stefano

Marica Cariani ed Emilio De Stefano

Dalla cruda e fredda consistenza di materiali d’uso industriale la bellezza può sprigionare in modo inaspettato. Da qui prende le mosse la retrospettiva di Alberto Cariani – artista ferrarese classe ’39, morto l’anno scorso – “Inside. La ricerca della libertà”, inaugurata sabato scorso, curata dalla figlia Marica e visitabile fino al 1° novembre nella Galleria Dosso Dossi in via Bersaglieri del Po, 25/b a Ferrara.

Cariani, ex allievo del Dosso Dossi e fabbro di mestiere, amava ridare vita ai materiali del proprio lavoro, «li riusava per realizzare l’idea, in dialogo con l’Arte Povera», come ci ha spiegato Emilio De Stefano, critico d’arte intervenuto durante l’evento inaugurale. Una materialità pesante, vera, la sua, che prende forma in un’arte spesso astratta, concettuale.

Nelle sue opere – che vanno da fine anni ’70 ai primi del 2000 – dominano infatti legno, metallo, plexiglas, acciaio e alluminio, oltre al più classico acrilico. “La ricerca della libertà” suggerita dal titolo è necessaria ammirando quelle città inabitabili da lui rappresentate, gli spazi urbani disumanizzati che inghiottono quelli naturali e a loro volta sono inghiottiti da quelli industriali.

«Nella sua arte – chiude De Stefano – non vi è però solo critica sociale, ma un’esorcizzazione della paura di ciò che in futuro possa accadere». Una triste profezia, dunque, e una provocazione più che mai urgente.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 20 ottobre 2015