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A Ferrara otto bambine e bambini saharawiani, piccoli «ambasciatori di pace che rimangono nel cuore»

17 Ago

1Più di quaranta giorni nel nostro Paese, dei quali cinque a Ferrara, per otto piccoli «ambasciatori di pace» saharawiani. Stamattina nel Municipio di Ferrara è stato presentato il progetto “Accoglienza Saharawi 2017”, organizzato dall’Associazione Oltreconfine in collaborazione con il Coordinamento Regionale di Solidarietà per il Sahara Occidentale e con la Rappresentanza del Fronte Polisario in Italia (che ha programmi simili anche in Spagna). Il progetto, giunto al 18° anno, vede otto bambine e bambini tra i 7 e i 10 anni ospiti di associazioni ed enti locali nella nostra città, dov’è interamente gestito da volontari di Oltreconfine, con il sostegno della CRI Ferrara (per gli accertamenti sanitari loro necessari e le eventuali terapie) e dell’AIC – Associazione Italiana Celiachia.
I bambini permangono a Ferrara dalla mattina del 13 agosto, fino a domani, 18 agosto, quando ripartiranno dall’aeroporto milanese di Malpensa verso la loro terra. In Italia sono giunti lo scorso 4 luglio, e, prima della tappa ferrarese, sono stati, nell’ordine, tre settimane a Reggio Emilia, poi a Bellaria, Sala Bolognese e Sasso Marconi. In tutto sono circa un’ottantina i bambini saharawiani ospiti del progetto accolti quest’estate nella nostra regione, su un totale di 400 in tutta Italia. Nello specifico, la nostra città in 18 anni ha accolto circa 150 bambine e bambini provenienti dal Sahara Occidentale, situato tra Marocco, Algeria e Mauritania.
Seppur nei pochi giorni trascorsi a Ferrara, i bambini, tra le varie attività svolte, hanno avuto la possibilità di giocare a Parco Massari, di cenare o pranzare alla Bocciofila La Ferrarese in viale Orlando Furioso, nella mensa di via Zandonai, al Ristorante 381 in piazzetta Corelli e al Puedes nel sottomura di via Baluardi, di nuotare nella piscina di Occhiobello, oltre che di visitare il Castello Estense, il Giardino delle Capinere della LIPU in via Porta Catena, e di navigare sul Po grazie al battello fluviale “Nena”.
«Questi bimbi ci entrano nel cuore, e lì rimangono», ha spiegato, ai limiti della commozione, Alessio Zagni, presidente del Comitato della Croce Rossa Italiana di Ferrara. «È importante mantenere alta l’attenzione sui problemi che vive questo popolo». Popolo la cui storia, nonostante diverse campagne di sensibilizzazione, anche nel nostro Paese rimane perlopiù misconosciuta. «Loro sono i nostri ambasciatori di pace», ha spiegato Hamadi Omar Mohamed, accompagnatore, interprete e mediatore Saharawi del gruppo, attivo in questo ruolo dal 2012. «La loro è la causa dei dimenticati: non esiste solo il muro del Marocco [che questo Paese ha istituito al confine col Sahara Occidentale per controllare meglio il popolo Saharawi, ndr], ma anche il muro del silenzio».
All’incontro di presentazione sono intervenuti anche Agnese Casazza, presidente di Oltreconfine, e Massimo Maisto, Assessore alle Politiche per la pace del Comune di Ferrara, che ha spiegato come «il popolo Saharawi ha scelto la via della pace, della legalità internazionale, la via referendaria. La cooperazione internazionale decentrata è una, seppur piccola, risposta a questo tipo di problemi».

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” il 17 agosto 2017

Accoglienza e integrazione a Ferrara: racconti e dati

2 Lug
alcuni ospiti della casa

Alcuni ospiti di Casa Masslo

Nell’analizzare una questione delicata e complessa come quella riguardante l’accoglienza e l’integrazione delle persone immigrate bisognerebbe sempre, per quanto possibile, partire da quella che è la realtà effettiva e innanzitutto dal proprio contesto territoriale. In occasione della Giornata Internazionale delle Cooperative, che si celebra ogni anno il primo sabato di luglio, e che quest’anno è dedicata proprio al tema dell’inclusione, l’Alleanza delle Cooperative di Ferrara ha aperto alla cittadinanza le porte di alcune strutture. Tra queste, venerdì 30 giugno era possibile visitare “Casa Masslo”, Centro di accoglienza di via Vallelunga 145/147, gestito dalla cooperativa sociale Camelot, in piena campagna a pochi chilometri da Pontelagoscuro.
Perché “Casa Masslo”? L’edificio, un tempo adibito a scuola, nel 2006 è stato aperto, come prima struttura di accoglienza nel nostro territorio. La Casa è intitolata a Jerry E. Masslo, rifugiato sudafricano trentenne assassinato a Villa Literno, vicino Caserta, nel 1989 da una banda di criminali in un tentativo di rapina ai danni suoi e di altri rifugiati che lavoravano come semi-schiavi nei campi di pomodori della zona.
Nella nostra visita abbiamo avuto la possibilità di conoscere alcuni dei venti ragazzi attualmente ospitati in via Vallelunga: Alì, afghano originario di Jaghori, che ora lavora come custode notturno in una sede di Camelot. È arrivato in Italia nel 2015, vivendo a Casa Masslo fino allo scorso febbraio. È rifugiato politico. Alphonse, invece, è originario della Costa d’Avorio, vive da un anno e mezzo nel nostro Paese e ha già ricevuto protezione per motivi umanitari. E poi ci sono Lamin, Abou (dal Gambia) e Buba. La cooperativa Camelot gestisce questa e altre sedi all’interno del programma Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), di cui è titolare il Comune di Ferrara. Alcune operatrici della cooperativa ci accolgono in questo edificio pensato proprio per persone in attesa di risposta per la loro domanda di richiesta asilo o protezione, o che ne hanno già ricevuta una positiva ma vengono aiutati ancora nel loro difficile percorso di integrazione. Sono Cecilia Baltieri, referente territoriale accoglienza e referente di Casa Masslo, Anna Lauricella, consulente legale, Concetta Goldone, Anna Viale e Stefania Puddu, Operatrici sociali, e lIaria Ungaro, volontaria Servizio civile. «Nel Comune di Ferrara col programma Sprar – ci spiegano – Camelot ha a disposizione 128 posti per l’accoglienza di rifugiati, 84 dei quali per adulti “ordinari”, 8 per persone con disagio mentale e 36 per minori stranieri non accompagnati, quest’ultimo gruppo gestito con l’Istituto don Calabria alla Città del Ragazzo. Ferrara, e tutta la Regione Emilia Romagna, è stata tra le prime in Italia per il programma Sprar».
A Casa Masslo gli ospiti sono distribuiti in tre distinti appartamenti, ognuno dotato di cucina, dislocati su due piani, due da sei e uno da otto posti. «I ragazzi che accogliamo – proseguono le operatrici – frequentano, oltre ai corsi di lingua italiana, corsi e tirocini in diversi ambiti – ristorazione, magazziniere, falegnameria, meccanico, agricolo – per qualificarsi a livello professionale. In genere, sono liberi di uscire quando e quanto vogliono, con l’unico obbligo di dormire qui. Coi vicini non ci sono mai stati problemi».

operatrici camelot

Alcune operatrici di Camelot

I DATI PROVINCIALI…
I profughi e richiedenti asilo attualmente accolti a Ferrara e provincia sono circa 1.320, di cui circa 160 inseriti nel programma SPRAR, finanziato dal Ministero dell’interno. La grande maggioranza, invece, sono gestiti in Accoglienza Straordinaria, cioè attraverso il sistema messo in piedi negli ultimi anni per fronteggiare il grande numero di sbarchi sulle coste del Mediterraneo.
Il Comune che accoglie il maggior numero di rifugiati in proporzione alla popolazione residente è Vigarano Mainarda, dove i rifugiati sono l’8,97 per mille della popolazione; al secondo posto Berra, 7,19 per mille, poi Ostellato e Fiscaglia. Il Comune di Ferrara è quinto, con il 5,57 per mille.
Il progetto Sprar per minori stranieri non accompagnati del Comune di Ferrara accoglie in tutto 29 ragazzi dai 16 ai 18 anni provenienti da Bangladesh, Burkina Faso, Costa D’Avorio, Egitto, Gambia, Guinea, Mali, Nigeria, Pakistan, Sierra Leone e Togo.
… E QUELLI NAZIONALI
Nel 2016 i progetti finanziati dal Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo (FNPSA), che costituiscono la rete dello Sprar, sono stati 652 rendendo disponibili 26.012 posti in accoglienza per circa mille enti locali complessivamente coinvolti nell’accoglienza. Nel 2015 i posti disponibili erano stati 21.613. I beneficiari accolti nei progetti Spar sono stati 34.528, anche in questo caso in aumento rispetto ai 29.698 dell’anno precedente.
È quanto emerge dal nuovo “Atlante Sprar 2016”, presentato lunedì scorso. Sicilia e Lazio restano le due Regioni in cui si registra il maggior numero di persone in accoglienza (oltre il 19%, rispetto al 20,1 e al 22,4 del 2015) seguite da Calabria (10% in aumento), Puglia (9,7%), Lombardia (6,2% rispetto al 5 del 2015). Lontane Veneto (2,1%), Liguria (1,9%), Friuli Venezia Giulia (1,8%). Delle oltre 34mila persone in accoglienza nello Sprar, il 47,3% è richiedente protezione internazionale, il 28,3% titolare di protezione umanitaria, il 14,8% titolare di protezione sussidiaria, mentre il 9,6% ha lo status di rifugiato.
Nigeria (16,4%), Gambia (12,9%) e Pakistan (11,7%), in linea con lo scorso anno, sono le tre nazionalità maggiormente rappresentate tra le persone in accoglienza. Le prime due in aumento rispetto al 2015. Seguono Mali (9,3%), Afghanistan (8,7%), Senegal (6,3%). Ancora più forte l’aumento dell’accoglienza per i minori non accompagnati passati da 977 posti del 2015 a 2.039, rendendo possibile l’accoglienza complessiva di 2.898 minori a fronte dei 1.640 dell’anno precedente.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” il 02 luglio 2017

Camelot, la vita dei profughi nella casa di via Vallelunga

1 Lug

Sono venti i richiedenti asilo ospitati nella ex scuola vicino a Pontelagoscuro. Seguono corsi in vari settori e hanno un buon rapporto con il vicinato

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Alcuni ospiti di Casa Masslo con le operatrici di Camelot

Alì, afghano, originario di Jaghori, lavora come custode notturno in una sede di Camelot. È in Italia dal 2015, ha vissuto a Casa Masslo fino allo scorso febbraio. È rifugiato politico. Alphonse, invece, è originario della Costa d’Avorio, vive da un anno e mezzo nel nostro Paese, e ha già ricevuto protezione per motivi umanitari. E poi ci sono Lamin, Abou e Buba. Sono alcuni dei venti ragazzi attualmente ospitati in una delle case accoglienza gestite dalla cooperativa Camelot all’interno del programma Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati). Si tratta di “Casa Masslo” – intitolata a Jerry Masslo, rifugiato sudafricano trentenne assassinato vicino Caserta nel 1989 da una banda di criminali – che abbiamo visitato ieri in occasione della Giornata Internazionale delle Cooperative. Qui in via Vallelunga, a una manciata di chilometri da Pontelagoscuro, in piena campagna, operano alcune operatrici di Camelot: Cecilia Baltieri, referente territoriale accoglienza e referente di Casa Masslo, Anna Lauricella, consulente legale, Concetta Goldone, Anna Viale e Stefania Puddu, Operatrici sociali, e lIaria Ungaro, volontaria Servizio civile. L’edificio, un tempo ospitante una scuola (all’entrata campeggia ancora una lapide del Comandante Diaz), nel 2006 è diventata la prima struttura di accoglienza nel nostro territorio, pensata per persone in attesa di risposta per la loro domanda di richiesta asilo o protezione, o che ne hanno già ricevuta una positiva e vengono così aiutati a integrarsi.
«Nel Comune di Ferrara col programma Sprar – ci spiegano – Camelot ha a disposizione 128 posti per l’accoglienza di rifugiati, 84 dei quali per adulti “ordinari”, 8 per persone con disagio mentale e 36 per minori stranieri non accompagnati, quest’ultimo gruppo gestito con l’Istituto don Calabria alla Città del Ragazzo. Ferrara, insieme ad altre realtà della nostra Regione, è stata tra le prime in Italia per il programma Sprar», sottolineano con giusto orgoglio. Insomma, da queste parti un’accoglienza seria e un’integrazione organizzata non sono solo vacue parole.
Qui a Casa Masslo i venti ospiti sono dislocati in tre appartamenti, ognuno con cucina autonoma, su due piani, due da sei e uno da otto posti. «Frequentano corsi e tirocini in vari ambiti – ristorazione, magazziniere, falegnameria, meccanico, agricolo – per qualificarsi a livello professionale. Inoltre, seguono corsi di italiano. In genere, sono liberi di uscire quando e quanto vogliono, con l’unico obbligo di dormire qui. Col vicinato (poche case sparute nei dintorni, ndr) non ci sono problemi di coesistenza, anzi qui i profughi sono benvoluti, pensi che a volte una signora regala loro anche uova delle sue galline».

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 1° luglio 2017

Un calcio per l’integrazione nella partita in carcere

11 Giu

La squadra dei detenuti dell’Arginone ha sfidato la squadra di Corlo. Attività di reinserimento, soddisfazione per l’iniziativa alla Casa Circondariale di Ferrara

IMG_2102Un’ora di gioco, un’ora d’aria, un’ora di libertà. La partita di calcio a 11 svoltasi ieri mattina nel campo sportivo della Casa Circondariale di Ferrara è stata molto più che una semplice sfida agonistica. Due tempi di mezz’ora ognuno nei quali una compagine di detenuti ha sfidato la squadra amatoriale di Corlo “La Compagnia”, impegnata nel campionato CSI e presieduta da Davide Fratini, presente all’evento.
La partita, iniziata poco dopo le 10, è stata preceduta dal lavoro di una decina di detenuti impegnati a sistemare il campo, concludendo lo sfalcio dell’erba. All’incontro hanno assistito circa 70 carcerati, alcuni volontari impegnati nella struttura, oltre al Direttore Paolo Malato, alla Comandante di Reparto Annalisa Gadaleta e all’Assessore allo Sport Simone Merli. «La partita – ha dichiarato quest’ultimo – rappresenta una delle tante operazioni positive che con regolarità la Casa Circondariale organizza per migliorare la qualità dei detenuti, del personale e di chi viene dall’esterno. Posso, quindi, dire che quello di Ferrara è un carcere qualitativamente elevato». Secondo la Gadaleta, «la partita rappresenta tanto un esempio concreto di integrazione e di solidarietà fra i detenuti, di diverse etnie, quanto un segnale di forte accoglienza rispetto ai componenti della squadra ospite. Intendo ringraziare Fratini per la consueta attenzione al mondo del carcere, e l’Assessore Merli per essere stato presente, oltre che per il suo impegno per altre attività sportive all’interno della nostra Casa Circondariale, come, ad esempio, per la creazione di alcuni campi da pallavolo, per i quali ha donato diverse attrezzature». «Grazie all’Amministrazione Comunale e ai giocatori per la loro sensibilità sui temi dell’integrazione sociale – sono, invece, le parole di Malato –, e per spendersi in attività come questa utili al reinserimento sociale dei detenuti della nostra Casa Circondariale».
La squadra di Corlo per l’occasione ha donato ai detenuti alcuni pacchi di biscotti, oltre a divise da calcio, una dozzina di palloni, e un gagliardetto in ricordo della giornata. I detenuti hanno ricambiato donandogli una piccola imbarcazione in legno da loro realizzata. Per la cronaca, “impietoso” è stato il risultato finale: 6 a 0 a favore dei detenuti, punteggio tennistico specchio di una partita quasi interamente dominata dai padroni di casa.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara l’11 giugno 2017

«La sicurezza nasce dall’inclusione»: Perego alla Caritas di Ferrara

11 Giu

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«Bisogna guardare il mondo come si guarda la propria casa, per comunicare una cultura dell’incontro che sappia vincere i tanti pregiudizi». Nonostante abbia fatto il suo ingresso nella nostra Arcidiocesi da meno di una settimana, Mons. Gian Carlo Perego riesce già a conquistare il cuore di non pochi ferraresi. L’ha fatto anche ieri mattina in quella che possiamo dire sia la sua “casa”, la sede della Caritas diocesana, per il suo passato dal ’97 al 2009 (anno della nomina a Direttore della Fondazione Migrantes) nella Caritas, prima cremonese, poi nazionale. In via Bravasola, e nell’annessa Casa Betania, l’antico chiostro del complesso di Santa Maria in Vado, il nuovo Vescovo ha ascoltato i tanti presenti (quasi un centinaio) e visitato la struttura, accolto – è proprio il caso di dirlo – come in famiglia. Fra i presenti, vi erano rappresentanti dell’Ufficio Missionario diocesano, di Viale K, Amici di Kamituga e Città del Ragazzo.
Durante l’incontro nel chiostro con gli operatori, i volontari e i presenti, accompagnato dal Vicario Generale Mons. Massimo Manservigi, dal Direttore Caritas Paolo Falaguasta, dall’Assistente spirituale don Paolo Valenti e dal Responsabile diocesano dell’Ufficio Migrantes, il diacono Roberto Alberti, Mons. Perego ha esordito mettendo innanzitutto in chiaro il cuore della sua missione pastorale: «come in una famiglia, bisogna amare di più, chi più soffre, chi più ha bisogno di essere amato». In concreto, però, « l’amore dev’essere continuamente aggiornato e adattato» ai cambiamenti personali e collettivi. Anche per questo, Caritas e Migrantes «non sono e non possono essere solo uffici, ma luoghi di vicinanza e di relazione». ll “bersaglio” di Mons. Perego è quell’insieme di pregiudizi che impediscono un approccio realistico e umano alle vicende delle persone. «Spesso incontriamo gente con gli occhiali del pregiudizio, mentre un’esperienza autentica ci permette di incontrare le persone nella concretezza della loro storia». Realismo e concretezza sono, dunque, necessari, «altrimenti – ha proseguito Perego – vincono quegli slogan che fanno solo male alle persone e non permettono una continua costruzione della città». A seguire, i presenti hanno rivolto alcune domande all’Arcivescovo, il quale nel rispondere ha affrontato anche il tema spinoso del difficile equilibrio tra accoglienza e sicurezza nelle città: «dobbiamo impedire – ha risposto alla domanda di un’anziana signora residente sola in via Battisti – che anche nella nostra città vi siano sacche di disagio abbandonate a se stesse. La sicurezza nasce anche da un’organizzazione urbana che non lasci fuori nessun luogo».
La mattinata si è conclusa con la visita completa della struttura, gli appartamenti dove sono ospitate 34 persone tra donne e minori, la mensa, la sala pranzo, la sala lavatrici, i due ambulatori e il piccolo “emporio” dove vengono distribuiti vestiario e coperte.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 10 giugno 2017

Aiutare i ragazzi con disabilità ad avere una vita autonoma

23 Mar
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L’intervento di Chiara Sapigni

Progetti e proposte condivise finalizzate alla graduale indipendenza dei ragazzi disabili. Su questo tema si è concentrato il seminario formativo dal titolo “Autonomia e disabilità” svoltosi sabato scorso nella Casa del Volontariato, sede di Agire Sociale di Ferrara, in via Ferrariola. L’incontro, introdotto e moderato da Maria Teresa Graziani dell’Associazione “Lo specchio”, ha visto le relazioni di Elisa Barattini dell’Associazione “Casa&Lavoro” e dell’avv. Antonella Martina, esperta di diritto civile e amministrazione di sostegno, nonché socia de “Lo Specchio”.
Ormai da molti anni Ferrara risulta all’avanguardia in questo ambito, in quanto nel 1999 fu il primo Comune italiano a realizzare appartamenti domotici (presenti in via Ungarelli, 43, zona Foro Boario), vale a dire forniti di automazione di alcune funzioni: un modello di «residenzialità a misura d’uomo» della durata massima di un anno appunto finalizzata al percorso di indipendenza di vita per ragazzi disabili. Anche su questo si è soffermata l’Assessore ai Servizi alla Persona Chiara Sapigni nel suo intervento, seguito da quello della Barattini, che ha spiegato l’importanza della triade «autonomia, autodeterminazione e adultità, per questo graduale processo di autonomia dalle figure genitoriali, che vanno, comunque, loro stesse aiutate con un sostegno psicologico, sia individuale sia di gruppo». Martina, invece, dopo aver spiegato i significati di pensione di invalidità, indennità di accompagnamento, capacità di intendere e di volere, capacità di agire, e reato di abbandono, ha specificato come «l’amministratore di sostegno abbia l’obbligo giuridico di prendersi cura e di custodire i soggetti senza, o con scarsa, capacità di agire. Questo ruolo spetta innanzitutto ai genitori, ma può riguardare insegnanti, personale infermieristico, operatori, tutor, o altre figure».
pubblicoTante le domande e le riflessioni emerse dai presenti, tra cui la proposta di un tavolo di lavoro che coinvolga Comune, associazioni, INPS e AUSL per realizzare proposte concrete sul problema dell’autonomia dei disabili. Infine, ricordiamo che esiste un ufficio del Comune di Ferrara, Informahandicap-Centro H con sede in via Ungarelli, 43, per aiuto o informazioni su questi temi. Questi i contatti: telefono 0532-903994, email: info@centrohfe.it, sito web: centroh.comune.fe.it.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 20 marzo 2017

Mediazione sociale, giustizia tra le differenze

21 Feb

Un dibattito sulla mediazione per vivere meglio ed evitare conflitti

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Bertelli, Sapigni e Martini

Nei contesti abitativi è possibile costruire un senso di comunità nonostante le differenze? Di questo si è riflettuto ieri mattina a Palazzo Bonacossi (in via Cisterna del Follo) nel seminario “La mediazione sociale nelle società complesse. Cos’è? A cosa serve? Principi metodologici e possibilità d’intervento”, organizzato, per la Giornata della Giustizia Sociale, da Camelot, Rete “Dialogo Negoziazione Ascolto”, in collaborazione con ACER e Mediattivi (Coordinamento regionale Mediatori ACER) e con il patrocinio del Comune di Ferrara. Dopo l’introduzione di Patrizia Bertelli, presidente Camelot, e dell’Assessore Servizi alla Persona Chiara Sapigni, che ha ricordato il ruolo del Centro di Mediazione, è intervenuto Raffaello Elvio Martini, psicologo di comunità e promotore del progetto “BuonAbitare”.

«La mediazione non è appannaggio di professionisti, ma è una funzione molto diffusa», ha esordito Martini, «significa trovare soluzioni per far convivere in modo soddisfacente le diversità, che a volte diventano conflitti». Nello specifico, «la mediazione sociale è servizio specialistico alla persona realizzato tramite sportelli sul territorio, ma è anche lavoro di comunità – ha proseguito –, un’azione che aiuti le persone a realizzare cambiamenti nell’ambiente dove vivono, con il coinvolgimento attivo e responsabile dei singoli».

martiniGli spazi in comune, ad esempio nei condomini, «se da un lato consentono il fare comunità, dall’altro possono provocare conflitti». Per questo, anche con fatica, «bisogna sviluppare fiducia, solidarietà, intelligenza collettiva», senza “gestioni” dall’alto, ma «facilitando lo sviluppo di una comunità d’intenti», e non dimenticando che «il conflitto può anche essere una risorsa perché obbliga a trovare soluzioni e a riconfigurare la situazione».

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 21 febbraio 2017

Una casa per le associazioni grazie al centro “Il Parco”

13 Feb

Inaugurato a Consandolo il nuovo grande spazio all’interno di Villa Salvatori. Le attività saranno concordate fra i vari enti. Coinvolti soprattutto i ragazzi

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Foto di gruppo all’inaugurazione

Una rinnovata proposta aggregativa che fa della collegialità e del servizio ai giovani del paese le sue ragioni d’essere. E’ con questo spirito che nasce, o meglio, “rinasce” nella “casa” di Consandolo, ovvero Villa Salvatori sulla via Provinciale, un centro d’aggregazione giovanile, rinominato “Il Parco”. Il centro, che sarà aperto tutte le domeniche dalle 14 alle 17, è stato inaugurato ieri alla presenza di Giulia Cillani, Assessore associazionismo e politiche giovanili di Argenta. Uno spazio dove soprattutto i giovani del paese, ma in realtà l’intera comunità, possano incontrarsi e realizzare ogni tipo di attività, dalle arti al teatro (anche dialettale), dalla lettura allo sport, dalla ceramica fino alla realizzazione delle luminarie, o alla riparazione delle biciclette.
Promotore del Centro è innanzitutto la cooperativa sociale Gaia, insieme a Comune di Argenta, Gruppo Attività Teatrali, Gruppo Ciclistico, Estensi Consandolo, Gruppo Attività Natalizie di Consandolo, Pro Loco e Argentea Arte Ceramica.
Il Centro, diretto dai giovani educatori Elena Bonora e Giulio Bolognesi. avrà a disposizione tutto il piano terra, con, oltre al salone d’entrata, cinque stanze, e il grande parco circostante l’edificio. Le attività verranno di volta in volta concordate tra le associazioni, coinvolgendo sempre le ragazze e i ragazzi interessati.
Lo scorso dicembre la coop. Gaia ha vinto per la seconda volta il bando comunale per la gestione di tre luoghi di aggregazione giovanile, ad Argenta, Santa Maria Codifiume e, appunto, Consandolo. Dopo il primo triennio di gestione del centro “La Base”, sempre a Villa Salvatori, ora la cooperativa ha scelto di cambiare nome, e, soprattutto di impegnarsi in una gestione sinergica con i soggetti del territorio.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 13 febbraio 2017

Il Prefetto Tortora: «Siamo un territorio capace di accogliere»

24 Nov
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L’intervento del Prefetto Michele Tortora

Profughi, il Prefetto Tortora interviene al seminario organizzato da Unife: «Il 75% dei nostri Comuni ospita migranti, ma le strutture ora sono esaurite»

«Negli ultimi due anni e mezzo abbiamo organizzato un’accoglienza dignitosa nel nostro territorio. I casi di protesta o di criminalità sono marginali, e comunque bisogna considerare che in sede locale non possiamo decidere quanti richiedenti e in quali tempi possiamo accogliere».

Con queste parole il Prefetto Michele Tortora ieri pomeriggio nell’aula magna della Facoltà di Economia di Ferrara (in via Paradiso) ha spiegato ai numerosi studenti, e non, presenti, la propria posizione in merito alla questione dell’accoglienza dei migranti nel ferrarese. L’occasione era il seminario “L’accoglienza dei profughi a Ferrara: esperienze a confronto”, organizzato dalla Cattedra di Sociologia generale col Comune di Ferrara.

Con il coordinamento del prof. Marco Ingrosso, l’iniziativa ha visto innanzitutto l’intervento di Tortora, che ha consigliato a  evitare «le polemiche tra i cosiddetti “buonisti”, per i quali l’accoglienza è sempre senza problemi, e i “cattivi”, per cui l’accoglienza è in sé un disvalore». Nel 2016 in Italia sono già sbarcati circa 170mila immigrati (erano 150mila nel 2015 e 100mila nel 2014), ripartiti nel territorio nazionale in base alla popolazione. Alla nostra Regione spetta il 9% del totale nazionale, e a Ferrara e provincia tocca il 7,3% del totale regionale.

«In questo momento nell nostra provincia accogliamo circa un migliaio di richiedenti asilo, 866 dei quali vivono in 60 strutture d’accoglienza. La nostra provincia è una delle più accoglienti a livello regionale, in quanto il 75% dei comuni accoglie richiedenti (i 2/3 sono nel comune di Ferrara), e tra i sette che non accolgono non vi sono solo motivi di rifiuto, ma anche di mancanza di sedi idonee». In Emilia Romagna solo la metà dei comuni è “accogliente”, mentre a livello nazionale solo il 25% delle municipalità ospita richiedenti.

«Nonostante non vi siano troppi traumi a livello criminale – ha proseguito il Prefetto –  non mancano le criticità: al momento sono esaurite le strutture di accoglienza, per sapere se ha diritto allo status di profugo, il tempo di attesa per il migrante non è mai inferiore a un anno, e la maggior parte di questi scopre di non avere i requisiti necessari».

Richiamando indirettamente le polemiche sul caso Gorino, «il fenomeno  – ha proseguito Tortora – può essere governato solo col consenso della popolazione, ma chi dice che non vuole accogliere rifugiati nella propria località, non fa che gettare sul paese vicino il carico dell’accoglienza».

2014-09-09-19-11-16«Rendere più dignitosa l’accoglienza non significa ignorarne i problemi, ma non si può parlare di invasione», ha invece spiegato l’Assessore alle Politiche sociali Chiara Sapigni.

Il seminario ha visto anche gli interventi di Federica Rolli, Direttrice ASP Ferrara, Cristiano Guagliata dell’Ufficio politiche Migratorie del Comune di Ferrara, don Domenico Bedin dell’Associazione Viale K, Anna Rosa Fava, Portavoce del Sindaco di Ferrara, Giorgio Benini dell’Ufficio sicurezza urbana del Comune, e Franck Kouen, Mediatore linguistico-culturale ASP.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 24 novembre 2016

Barco, i 35 anni del centro sociale

24 Nov

E’ stato il primo sodalizio per anziani nato in Regione

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Da sinistra, Fava, Artini, Giberti e Battaglioli, durante la conferenza stampa

Tutto nasce 35 anni fa da un fiasco di vino e un salame, da condividere mentre si gioca a carte. È così che l’11 febbraio 1981 prenderà vita il Centro Sociale per anziani “Il Barco”, oggi Centro di promozione sociale, il primo Centro Anziani nato in Regione e uno dei primi in Italia. Per festeggiare insieme a tutta la cittadinanza questa importante ricorrenza, sabato mattina dalle 10.30 vi sarà una festa nella sede di via Indipendenza, 40.

L’iniziativa è stata presentata ieri nel Municipio di Ferrara alla presenza del portavoce del Sindaco Anna Rosa Fava, il presidente del Centro Eridano Battaglioli, il responsabile delle attività del Centro Paolo Giberti e il presidente del coordinamento provinciale di Ancescao (Associazione nazionale centri sociali, comitati anziani e orti) Gianni Artini. Della «vivacità del quartiere Barco, grazie alla rete di associazioni», ha parlato la Fava, che ha ricordato come il Centro faccia parte del comitato “VivaBarcoViva”. «Insomma – ha proseguito – è un esempio da esportare nelle altre zone del Comune, un modello virtuoso di cittadinanza attiva».

Giberti ha dunque preso la parola per ricordare come «il quartiere non abbia vissuto sempre momenti facili, soprattutto 30-40 anni fa, ma il nostro Centro è sempre stato una presenza viva, un aiuto per affrontare le difficoltà. Sperando in una continuità generazionale, invitiamo soprattutto i più giovani a partecipare a questo che è un luogo di accoglienza e di aggregazione». Dopo l’intervento del Presidente Battaglioli, che ha ricordato le molte donne volontarie, e la loro importanza anche per l’aspetto finanziario del Centro, ha preso la parola Artini che ha spiegato come nel nostro territorio comunale vi siano «quindici Centri sociali per un totale di circa 10.000 associati», dei quali circa 200 attivi nel Centro del Barco.

Sabato il programma prevede alle 10.30 la presentazione della storia del Centro, con interventi di Battaglioli, Giberti e Artini, alle 11.15 l’intervento delle autorità e alle 12.15 proiezione di foto e rinfresco.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 24 novembre 2016