Tag Archives: Cristianesimo

Comunità e dialogo tra fedi: Carron e Bertinotti insieme a Forlì

29 Set

indexIeri sera, 28 settembre, in occasione della presentazione del libro di Julián Carrón (Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione), “La bellezza disarmata” (Ed. Rizzoli, 2015), l’autore ha dialogato insieme a Fausto Bertinotti, ex Presidente della Camera dei Deputati ed ex Segretario del Partito della Rifondazione Comunista. Sede dell’incontro, moderato dal giornalista Gianni Riotta, il Teatro Diego Fabbri di Forlì, stracolmo (altre 250 persone, rimaste fuori dal teatro, hanno seguito l’incontro in streaming in una sala vicina al teatro).

Una serata densa di emozioni, di riflessioni anche sofferte, soprattutto da colui che ha rappresentato il movimento neo-comunista italiano dopo la fine della Prima Repubblica. Bertinotti ha esordito subito con spirito di apertura, spiegando come «nel libro di Carron vi sia un’idea drammatica del mondo in cui viviamo: non è, insomma, una lettura tranquillizzante, Carron fa un’operazione di verità su un mondo come quello attuale che è sull’orlo di un abisso. Un mondo che sembra avvolto nel nichilismo, dove domina una devastazione economica, sociale, ma soprattutto umana, che porta alla disperazione».

La lettura di Bertinotti però non perde mai di vista la speranza di un futuro migliore, come nella migliore tradizione della sua fede politica. «Si possono però anche leggere le tracce di un possibile percorso di redenzione, o di rinascita», ha spiegato. E’ palese la “perdita dell’evidenza” di cui parla Carron nel libro: «evidenza in Dio o nel socialismo, in un altro mondo, in un mondo liberato dai grandi mali dell’umanità. Ma Carron trova le tracce di ciò nella riorganizzazione di comunità, dove viva la reazione di solidarietà, dove domini la rivalutazione dell’umano». Queste sono tracce reali, concrete, non vaneggiamenti: «dalla fine dell’800 si è rincominciato non dallo Stato, ma dalla ricostruzione delle comunità (leghe, sindacati ecc.), per riaprire spazi di liberazione».

Carron ha risposto alle sollecitazioni dell’interlocutore invitando a «cercare di capire, senza farci prendere dalla paura. Il cambiamento è epocale, ma l’importante è mantenere l’evidenza dei valori, tentativo che oggi è fallito».

Di nuovo Bertinotti ha spiegato come dal dramma immenso della Shoah, «nel secondo dopoguerra rinasca una speranza, un’utopia concreta, vale a dire le moderne Costituzioni nazionali, frutto della simbiosi dei pensieri cattolici e socialista: l’eguaglianza e la persona sono al centro di queste costituzioni, non più il cittadino, e una libertà astratta». La politica, insomma, si fa popolo nelle associazioni cattoliche, nel movimento operaio. Oggi, invece, lo scollamento tra politica (èlite) e popolo accade «perché la prima ha abbandonato il secondo. Oggi il nuovo principe è il mercato, tutto è ridotto a economia, a merce, domina la cultura dello scarto. Questo neo-capitalismo è il prodotto di un rovesciamento del conflitto di classe, però oggi c’è il conflitto dei ricchi contro i poveri, non viceversa». Quale può essere la via di uscita da questo dominio del mercato? «Il neo-capitalismo, infatti, vuole farsi religione, cancellare tutte le fedi».

Sottolineando la continuità tra il papato di Benedetto XVI e quello di Papa Francesco, Carron ha proseguito quindi il ragionamento ponendo più direttamente al centro il tema dell’avvenimento cristiano come salvezza anche per l’oggi: questo, infatti, «non è un elenco di verità, di precetti, ma una Persona, il cristianesimo è carne, gesti, l’esserci, gesti che sfidano: cosa c’è di più radicale di questo? La Chiesa deve semplicemente fare la Chiesa, deve riscoprire la natura del cristianesimo, non mere nozioni bigotte, ma permettere ai giovani di riscoprire la fede. In questo è riuscito don Giussani, cioè nel cercare di far capire la pertinenza della fede, del cristianesimo con le esigenze del vivere».

Tornando a un appoccio critico ma mai distruttivo, Bertinotti ha poi sottolineato come  «un tempo, nonostante le differenze politiche, c’era un destino condiviso che riguardava il futuro dei popoli, e lo sguardo era sempre sul reale. Oggi invece abbiamo un mondo virtuale che è un circo ludico e feroce. Il pensiero corrente, egemone è quello che si afferma perché non incontra la resistenza delle fedi, dove per fedi intendo le forme di trascendimento del sé verso un destino comune. Il dialogo – ha proseguito Bertinotti – è possibile solo in presenza di fedi: senza ciò, il pensiero egemone ha il sopravvento, e il dialogo si trasforma in sopraffazione».

La comunità diventa così il centro della rinascita: «la comunità è quel processo di costruzione dentro cui condividere una sorte, è quel luogo dove la tua fede prende corpo insieme ad altre persone, è condivisione della vita. E’ vero che ogni fede contiene un rischio di fondamentalismo, ma l’idea di comunità, con la ricerca dell’altro, impedisce questo rischio. Da questo rischio quindi non si esce uccidendo le fedi e abbandonandosi a questo sistema alienante: senza fede e comunità non c’è libertà».

Riguardo al rapporto della sinista, e a livello personale di Bertinotti, col movimento di Comunione e Liberazione, Bertinotti ha riconosciuto come «CL è costruzione di popolo, di comunità, e questo mi affascina, questa capacità di dono, di relazione. Nella diversità, insomma, riconosciamo elementi comuni: questo è il vero dialogo. Un tempo il dialogo vedeva il fenomeno religioso indagato attraverso la politica, l’ideologia, non attraverso il rapporto con la vita: questo è il motivo dell’odio ideologico che la sinistra nutriva verso CL! Oggi c’è bisogno di una ricostruzione del dialogo tra le fedi, cioè tra coloro che non si adeguano al nichilismo del nostro tempo».

Questo tema porta al rapporto con l’altro, che oggi è, più che mai, anche il migrante: «la prossimità facilità l’incontro con l’altro, lo sguardo lo fa smettere di essere il cattivo immigrato, ma una persone come te, un fratello o una sorella».

«Questo sguardo di riconoscimento dell’altro – ha quindi concluso Carron – quando c’è, spiega davvero come il Verbo si è fatto carne, altrimenti questo sguardo non sarebbe possibile. Bisogna ricostruire dal di dentro non muri ma ponti: ma quelli che migrano da noi trovano il nichilismo, o trovano quello sguardo?», è la domanda cruda, la provocazione che i due interlocutori lanciano a un Occidente malato di vuoto.

Andrea Musacci

«Virtù e fraternità per lottare contro il male che è in noi»: Enzo Bianchi al Festival della Filosofia

19 Set

“Se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta”. (Genesi 4, 7)

“La lotta spirituale è brutale quanto una battaglia fra gli uomini”. (Arthur Rimbaud, Una stagione all’inferno)

Esiste una lotta essenziale per ogni uomo, giovane o vecchio, ricco o povero, una guerra che va combattuta tutta la vita, fin dall’infanzia, contro le «pulsioni malefiche», quel male “accovacciato” alla porta del nostro cuore.

In occasione della 16° edizione del Festival della Filosofia, anche quest’anno svoltosi tra Modena, Carpi e Sassuolo nel fine settimana appena trascorso, ieri pomeriggio nella tensostruttura allestita in Piazzale Bartolomeo Avanzini a Sassuolo ha avuto luogo la lectio magistralis di Enzo Bianchi sulla “Lotta spirituale”, alla presenza di circa un migliaio di persone. Riprendendo, infatti, il tema dell’edizione di quest’anno, “Agonismo”, Bianchi, classe ’43, fondatore e priore della Comunità monastica di Bose a Magnano (Biella), in circa un’ora ha sviluppato una riflessione, sulla lotta contro il peccato, dalla chiara connotazione cristiana, ma recepibile da chiunque, anche dai non credenti. Un tema da lui approfondito, ad esempio, già nel libro Una lotta per la vita. Conoscere e combattere i peccati capitali (2012).

La lotta interiore è l’evento più significativo ma anche il più «disatteso», reso anacronistico e retorico dal «nichilismo imperante»: è, secondo Bianchi, quella lotta in cui l’uomo «oppone resistenza al male, combatte contro le pulsioni e le suggestioni del proprio cuore, che prepotentemente e aggressivamente emergono, assumendo il volto di tentazioni seducenti». La lotta spirituale rappresenta, ha riflettuto Bianchi, «un combattimento spirituale senza tregua, che non consente armistizi, una battaglia che dura fino alla fine della vita. L’edificazione umana è impossibile senza questa lotta, senza cioè il discernimento tra bene e male». Un combattimento per arrivare a una vita davvero degna, «a ciò che è autenticamente umano, che è anche autenticamente cristiano».

Richiamando anche uno scrittore come Cesare Pavese e il suo “mestiere di vivere”, Bianchi ha ribadito la necessità di lottare contro questo male che è in noi, contro «questa animalità che va domata, razionalizzata, contro questa pulsione egocentrica legata alla paura della morte».  Questo scontro nel nostro cuore è l’unico caso, ha proseguito Bianchi, di «guerra non armata, non violenta, ma le cui armi sono le virtù umani, giustizia, fiducia e carità, quelle energie donate da Dio». È un combattimento duro e imprevedibile, lo stesso di cui parlava anche San Paolo: “io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio” (Lettera ai Romani 7, 19), quella “buona battaglia” (Seconda Lettera a Timoteo 4, 7).

Nello specifico, il relatore ha spiegato le tre pulsioni madre dalle quali scaturiscono tutti i peccati. La prima è la libido amandi, nel quale l’amore e l’eros, seppur nella loro bellezza e verità intrinseche, non accettano «il limite, la differenza e la distanza» necessarie. L’eros, invece, secondo Bianchi, «dev’essere esposto al rischio vitale dell’incontro con l’altro, col non-prossimo, il diverso, il lontano. Oggi invece – ha proseguito – è diffusa una sessualità leggera, poco impegnativa, quindi cosificata». Triste conseguenza di ciò è che «l’eros perde la sua intensità, l’importanza della comunione con l’altro, che viene ridotto a oggetto, a strumento», e non rispettato nel suo valore di persona.

Oggi si ha «un’assolutizzazione della pulsione sessuale, un mero incontro fra due narcisismi, di due egoismi, un’idolatria nella sfera erotica, vale a dire una fuga nell’immaginario, una sessualità spersonalizzata, senza alcuna valenza simbolica, virtuale e alienante, qualcosa di sempre più chiacchierato e ostentato, quindi banalizzato e ossessivo». La spietata ma sincera analisi di Bianchi porta anche a spiegare le purtroppo inevitabili conseguenze di tutto ciò in molti giovani: «impotenza, frigidità, senescenza precoce dei sensi».

Proprio per questo occorre «una disciplina della pulsione sessuale, esercitare all’ascesi umana, alla dilazione del desiderio». Più profondamente occorre rieducare al fatto che «il corpo non è ciò che l’uomo possiede, ma ciò che l’uomo è, e dunque vanno difesi la tenerezza dell’amore e il rispetto per l’altro, insieme al piacere».

La seconda pulsione madre è la libido possidendi, vale a dire una perversione e assolutizzazione del naturale desiderio umano di avere un rapporto con le cose, rapporto che si esprime soprattutto col lavoro e la cultura. Invece, questa «grande pulsione idolatrica, questa brama del possesso fine a sé stesso – ha proseguito Bianchi – porta a far diventare il quantificabile e il visibile i criteri più importanti». Quest’assolutizzazione è, oggi, «la vittoria del dio denaro, del capitale, della finanza, dell’accumulo sfrenato, della ricchezza ostentata», mentre, come ammoniva Gesù, “non potete servire a Dio e a Mammona” (Vangelo secondo Matteo 6, 24).

Infine, vi è la libido dominandi, «la pulsione del potere, l’affermazione totale di sé sugli altri, quella che richiede l’adorazione più totale, fino a esigere il sangue altrui», ha spiegato Bianchi. In ultima analisi, alla radice «ogni forma di idolatria è idolatria di sé, amore egoistico, per cui l’altro non è un dono, non è una salvezza contro l’isolamento, ma un ostacolo, un mero strumento». Tra le tentazioni, questa del potere, del dominio sull’altro è narrata nello stesso Vangelo come l’ultima delle tre, «come compimento delle altre» (cfr. Vangelo secondo Luca 4, 9-12).

In conclusione, a voler testimoniare come la lotta interiore, nonostante riguardi il cuore, l’intimità di ogni persona, non richiami però nulla di individualistico e solipsistico, Enzo Bianchi ha affermato come contro queste libido serva «la fraternità, la comunione, riscoprire cioè il valore della fratellanza per ricercare il bene comune».

Andrea Musacci

Apre “Stabat Mater”, la mostra fotografica della veneziana Galli

27 Ago
Un'opera della Galli

Una delle opere di Ivana Galli in mostra

Un’abissale ricerca intimistica che attinge a simboli e figure cristiane per mettere a nudo la propria fragilità e la conseguente ricerca di una salvezza. Da queste basi prende le mosse la personale fotografica di Ivana Galli, artista di origine veneziana, che domani alle 18.30 inaugura “Stabat Mater” nell’Alchimia R&B in via Borgo dei Leoni, 122 a Ferrara. L’esposizione, a cura di Barbara Vincenzi e Robert C. Phillips in collaborazione con Angelo Andriuolo e Ars Imago Dei, raccoglie una ventina di scatti selezionati da diversi progetti passati.

Il corpo femminile nella sua nudità è il protagonista di questa esposizione: attraverso una resa fortemente pittorica, le opere della Galli non intendono veicolare un banale approccio erotico, ma un’atmosfera mistica tanto di purezza quanto di dolore. Lei stessa ci spiega come «il fatto di riprendere simboli e figure religiose è il mio modo più semplice per esprimere tematiche personali, il mio passato di sofferenze». Basti pensare, ad esempio, all’immagine della passione, col Cristo nudo, martoriato e coronato di spine, reinterpretato nel pathos del corpo di una giovane modella.

Un linguaggio visivo così visceralmente impregnato dei simboli cristiani è segno della presa di coscienza che «ogni cosa della realtà – prosegue l’artista – è un’annunciazione, è già annunciato, già scritto». Le donne di “Stabat Mater”, però, prendono in mano il proprio destino, non sono passive, come Maria la Madre di Dio sanno dire il loro “Sì”. «Per me la stessa creazione artistica – è il pensiero della Galli – rientra in questo rifiuto dell’immobilità, è la mia assoluzione, la mia salvezza», dove “assoluzione” può essere intesa tanto come scioglimento, liberazione quanto come adempimento, azione, compimento: appunto, una catarsi salvifica.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 27 agosto 2016

«Prima avevo un vuoto incolmabile, ora trasmetto la mia fede con l’arte»

15 Giu

Qui la mia recensione della mostra di Cinquino a Idearte.

cinq

Claudio Centin (Cinquino) insieme a Vasco Rossi e la sua opera “Ricordi” a lui dedicata

Fino a sabato 18 giugno è possibile visitare la mostra “Quando l’arte si rifiuta” di Claudio Centin, detto “Cinquino”, nell’Idearte Gallery in via Terranuova, 41 a Ferrara.

Ma chi è Cinquino? Per vent’anni è stato un importante progettista e designer nell’ambito artistico-artigianale della moda e degli accessori per rock star. Alcune sue creazioni sono state indossate da artisti come Vasco Rossi, Ligabue, Renato Zero, Zucchero, Axl Rose, Sting, Bob Geldof. Nel 2002 decide di abbandonare il mondo della moda rock per dedicarsi all’attività di scultore, realizzando opere appartenenti alla corrente “Gospel Art”, per le quali utilizza materiali di recupero.

Come ha raccontato,«ad un certo punto della mia vita, che per certi versi poteva apparire invidiabile, ho deciso di lasciare quel tanto aspirato traguardo, perché, nonostante quello che potevo sembrare, dentro di me c’era un vuoto che nessun tipo di “bella vita” poteva colmare». Una presa di coscienza difficile, per nulla scontata: «quando ti guardi dentro, lì non c’è finzione o fuga, sì perché in quell’ambiente spesso si scappa dalla realtà o dalla delusione o meglio ancora dall’amarezza che quel “sogno” ti dà», racconta Centin.

«A un certo punto ho invocato l’intervento di Dio e ho cominciato a leggere e poi conseguentemente a studiare la Bibbia. La mia prima mostra, non a caso, l’ho voluta intitolare “Fatiche, lacrime e vittoria”», prosegue l’artista, che ora fa parte della Chiesa Evangelica. La spiegazione non lascia spazio al dubbio: «Fatiche per raggiungere quello che ho raggiunto, lacrime perché è il prezzo da pagare, e, paradossalmente anche per lasciare, nonostante a decisione già fatta, si, ci sono volute fatiche e lacrime anche per lasciare ma poi la vittoria, la vittoria nell’aver trovato il senso della vita. Ora, posso tranquillamente affermare che ho in cuore tanti, tanti, bei ricordi, ma nessun tipo di pentimento per la scelta fatta, ora il mio obiettivo è cercare di trasmettere la mia esperienza di fede con l’arte».

Andrea Musacci

 

 

 

 

 

 

 

Arte e religione: la redenzione creativa di Cinquino

8 Giu

Qui un mio pezzo dedicato al rapporto di Cinquino con la fede.

Un tentativo (riuscito?) di coniugare arte e religione, attraverso installazioni al limite dell’esagerazione espressiva, fra testo e materia.

Fino al 18 giugno nell’Idearte Gallery in via Terranuova, 41 a Ferrara è possibile visitare la mostra “Quando l’arte si rifiuta”, personale di Claudio “Cinquino” Centin. In parete, una serie di opere realizzate con la tecnica del ready-made, in quella che Centin definisce “Gospel Art”. Legata alla sua identità cristiano-evangelica, l’idea che ne sta alla base è quella del riciclo non solo per l’equità sociale e la sostenibilità ambientale ma come metafora di un’azione redentiva tanto universale quanto individuale.

Andrea Musacci

 

Dramma in Siria sotto le bombe dell’ISIS

29 Apr

La testimonianza del Vescovo di Aleppo: è in atto un genocidio contro i cristiani, in 4 anni in fuga oltre 100mila persone

Negri, Audo, Monteduro

Mons. Luigi Negri, Mons. Antoine Audo e Alessandro Monteduro

«Ad Aleppo l’80% della popolazione è senza lavoro, manca acqua ed elettricità, e temiamo che ISIS arrivi presto anche qui». È l’ennesimo grido d’aiuto quello che ieri mattina nel Seminario di via G. Fabbri, Mons. Antoine Audo, vescovo caldeo di Aleppo e presidente della Caritas siriana, ha rivolto ai sacerdoti e indirettamente a tutta la cittadinanza. Per la sua tappa ferrarese, Audo è stato invitato da Mons. Luigi Negri con l’organizzazione della onlus “Aiuto alla Chiesa che soffre” (Acs), con la quale la Diocesi ferrarese collabora da alcuni mesi, e per la quale era presente il Direttore della sezione italiana Alessandro Monteduro.

«Ad Aleppo la situazione è davvero tragica, la più drammatica in tutta la Siria, sia per gli attacchi dei gruppi armati islamici, sia per i bombardamenti dell’esercito ufficiale», ha spiegato Mons. Audo. «C’è un calo vertiginoso della popolazione, quindi la cosa più importante è che non ci sia più un esodo dei cristiani: in quattro anni d’assedio due terzi di loro hanno abbandonato la città, passando da 150mila a 50mila». Le notizie degli ultimi giorni parlano dell’esercito dell’ISIS a nord di Aleppo, e ciò, per Audo, significa «che si rischia, come a Mosul, di arrivare alla fine della presenza millenaria dei cristiani». È un vero e proprio genocidio quello ai danni di questa minoranza, che dimostra, secondo il vescovo di Aleppo, «l’enorme problema dell’Islam nel sovrapporre politica e religione, usando Dio solo per volontà di dominio». Le testimonianze di fede ad Aleppo, come in Iraq, però, non mancano, «ogni giorno – ha spiegato Audo – firmo molti certificati di battesimo e di matrimonio». Oggi in Siria, come in tutto il Medio-Oriente, «sarebbe fondamentale una convivenza pur nella diversità tra le varie fedi ed etnie».

Sono state una decina le domande rivolte a Mons. Audo da parte dei sacerdoti presenti, a dimostrazione del profondo interesse della Chiesa ferrarese verso la situazione della popolazione siriana. Alcune delle domande, in particolare, hanno riguardato il rapporto con i musulmani presenti nel nostro Paese, e le possibili modalità di aiuto concreto.

Ricordiamo come dal 2014, sopra l’entrata principale del Palazzo Arcivescovile su c.so Martiri della Libertà, sia stato esposto il marchio con l’iniziale di “Nassarah” (Nazareno), e un anno e mezzo fa sia stato formalizzato il gemellaggio tra la nostra Diocesi e quella di Erbil in Iraq, con una raccolta fondi. Inoltre, una settimana fa al Cinema S. Spirito sono intervenuti Rodolfo Casadei (giornalista inviato in Siria e Iraq) e p. Rebwar Audish Bassa, sacerdote iracheno. Infine, ricordiamo che oggi alle 20 mons. Audo interverrà all’evento organizzato da Acs a Roma, durante il quale verrà illuminata di rosso la Fontana di Trevi in ricordo dei martiri cristiani. Per info e aiuti all’Associazione visitare il sito http://www.acs-italia.org.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 29 aprile 2016

Il volto dell’uomo e l’ideologia umanistica ne “Il Padrone del mondo” di Benson

25 Gen

I prossimi incontri sono in programma il 24 febbraio e il 30 marzo alle ore 21 nella Cattedrale di Ferrara

Mons. Negri

Mons. Negri durante il primo incontro in Cattedrale

Il primo incontro de “Il messia capovolto”, ciclo tenuto dal Vescovo Mons. Luigi Negri in Cattedrale e dedicato a “Il padrone del mondo” (1907) di R. H. Benson, si è svolto martedì scorso alla presenza di un folto pubblico.

Dopo la presentazione da parte di Mons. Massimo Manservigi, Negri ha delineato i temi cardini del romanzo, frutto della «grande capacità profetica» dell’autore, e consigliato dallo stesso Papa Francesco. «Nel testo l’umanismo – ha spiegato il Vescovo – è l’ideologia dominante, una concezione radicalmente antropocentrica e massonica, e che considera le religioni, soprattutto il cattolicesimo, solo causa di divisioni e violenze».

il pubblico presente

Il pubblico presente al primo incontro

Benson cerca di sottolineare la differenza tra la moltitudine senza volto di questa ideologia, e il cattolicesimo che, nella figura di un prete, cerca invece il volto dell’uomo, per aiutarlo. In particolare, nel romanzo, la falsità dell’umanismo emerge quando una giovane donna viene a contatto con il terrore e la morte. «La vera protagonista del romanzo – ha concluso Negri – è la fede», unica alternativa all’umanismo omologante e disumano.

Andrea Musacci

———————————————————

Il mio comunicato stampa sul ciclo “Il messia capovolto”:

A Ferrara tre serate su “Il Padrone del mondo”, per meditare sulla falsa pace del Potere

Dal 19 gennaio in Cattedrale gli incontri tenuti da Mons. Luigi Negri

0001Un testo profetico che non può non inquietare chiunque voglia leggervi i tragici sviluppi dell’epoca moderna e contemporanea. “Il Padrone del mondo” (The Lord of the World, 1907) è il romanzo di Robert Hugh Benson (1867-1914) che nei prossimi mesi sarà al centro di un ciclo di conferenze dal titolo “Il messia capovolto”, per la seconda edizione di “Incontro con il Cristianesimo”.

Nella Cattedrale di Ferrara tre saranno le serate (19 gennaio, 24 febbraio e 30 marzo, sempre alle ore 21) nelle quali Mons. Luigi Negri, Arcivescovo di Ferrara – Comacchio e autore della prefazione per l’edizione di Fede & Cultura del 2011, commenterà l’opera accompagnato da letture di brani dal vivo.

Lo stesso Papa Francesco in più occasioni – tra cui l’intervista durante il volo di ritorno dal Viaggio Apostolico nelle Filippine e nello Sri Lanka – ha consigliato la lettura del romanzo, sottolineandone il tema centrale, oggi come allora, della «colonizzazione ideologica».

Nella sopracitata prefazione, Mons. Luigi Negri spiega come nel libro di Benson, oltre alla descrizione di «una omologazione dell’intero pianeta» attraverso una visione falsamente umanitaria, ma che in realtà nega totalmente Dio e il Cristianesimo, vi sia anche un «vigoroso richiamo alla verità della comunione ecclesiale, alla forza della testimonianza, alla necessità di andare in missione confrontandosi con tutti i tentativi di violenza».

Contro la falsa pace del Potere, che assomiglia più a un deserto dov’è il Male a vincere, risulta chiaro come la vera Salvezza possa venire solo da Cristo. “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada” (Mt 10, 34). La Verità verrà, quindi, sempre combattuta e osteggiata dall’uomo superbo, oggi come un secolo fa e come 2000 anni fa, fino alla persecuzione e al martirio.

Da qui l’importanza di questi incontri, per riflettere sul grido di dolore e speranza, sull’importanza di proporre la testimonianza di Cristo contro ogni tentazione di idolatria mondana.

 Andrea Musacci

Piero Stefani, democrazia e religione in Biblioteca Ariostea

9 Ott

Palazzo Paradiso AriosteaOggi alle 17 nella Biblioteca Ariostea in via Scienze, 17 avrà luogo la conferenza di Piero Stefani sul tema “Democrazia e religioni”. L’evento fa parte del ciclo “La democrazia come problema”, a cura dell’Istituto Gramsci e dell’ISCO di Ferrara. La presentazione dell’incontro sarà a cura di Carlo Pagnoni.

Stefani prenderà la mosse da una domanda: lungo quali vie i sistemi religiosi, organizzati al loro interno per lo più in modo non democratico, sono nelle condizioni di accettare e/o condividere le regole democratiche degli stati e delle società civili? Saranno passati in rassegna quattro casi: Stato d’Israele, Iran, Stati Uniti d’America e Italia.

Piero Stefani, ferrarese classe ‘49, è docente e biblista. Dal 1975 al 2006 ha insegnato Storia e Filosofia al Liceo Ariosto di Ferrara. All’Università degli Studi di Ferrara ha insegnato Filosofia della Religione dal 2004 al 2011, e nel nuovo anno accademico insegnerà Storia del pensiero ebraico per il Corso di laurea magistrale interateneo delle Università di Parma, Modena-Reggio e Ferrara. Da gennaio 2009 a maggio 2010 è stato Direttore scientifico della Fondazione del Museo Nazionale dell’ebraismo Italiano e della Shaoh (MEIS).

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 09 ottobre 2015

Stasera Magdi Allam ospite di “Autori a corte”

14 Lug

allLa terza delle cinque serate della rassegna “Autori a corte. Presentazioni letterarie con degustazione nel Giardino delle Duchesse” vede stasera la presentazione dell’ultima fatica di uno dei giornalisti più discussi degli ultimi anni, Magdi Cristiano Allam. Quest’ultimo presenterà l’edizione de “Il Corano” edita da Il Giornale, per il quale ha scritto prefazione e commento.

La serata inizia alle 19.45 con “Antipasto d’autore” e gli ospiti Davide Grandi con “Dio e D’io – fisica quantistica e spiritualità” e Davide Nani con “Anatema”. Alle 21, invece, vi sarà Stefano Malvestio con “Anello cicloturistico dei quattro fiumi”. Modera e conduce Leonardo Punginelli.

Allam sarà invece intervistato dal direttore del quotidiano Ferraraitalia.it, Sergio Gessi.

Allam, nato a Il Cairo nel 1952, ha collaborato con il Manifesto, Quotidiani Associati, La Repubblica. Nel 2003 entra al Corriere della Sera con la carica di “vicedirettore ad personam”, dove rimarrà fino al 2008.

Proprio nel marzo di quest’anno Allam formalizza la sua conversione al Cattolicesimo ricevendo in Vaticano da Benedetto XVI battesimo, cresima ed eucaristia. Dal 2013 inizia però a criticare fortemente alcune scelte della Chiesa.

A fine 2008 annuncia la fondazione del partito “Protagonisti per l’Europa Cristiana”, mentre nel 2009 fonda “Io amo l’Italia”. Dal 2009 è stato europarlamentare, mentre attualmente è dirigente del partito Fratelli d’Italia.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 14 luglio 2015

Ma questo vuoto da cos’è riempito? L’identità smarrita dell’Occidente, l’ISIS e le radici cristiane: il dilemma su chi siamo

25 Apr

Ma questo vuoto da cos è riempito