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Messa e festa di Natale in carcere

20 Dic
Mons. Bentivoglio durante la messa in carcere per il suo 50°

Mons. Bentivoglio in carcere (foto d’archivio)

Sabato mattina all’interno della Casa Circondariale di Ferrara si è svolta la consueta Santa Messa di Natale concelebrata dall’Arcivescovo Mons. Luigi Negri insieme al cappellano del carcere Mons. Antonio Bentivoglio, a don Domenico Bedin e a Mons. Enrico d’Urso. Presenti all’evento, un’ottantina di “fratelli ristretti” (una parte dei quali ha realizzato, insieme al cappellano, il presepe e l’albero), diversi educatori, catechisti e volontari, oltre all’Assessore alle Politiche Sociali Chiara Sapigni, al Garante dei Detenuti Marcello Marighelli, al Direttore del carcere Paolo Malato e alla Comandante di Reparto Annalisa Gadaleta. La funzione, accompagnata dal coro di Comunione e Liberazione, ha visto il saluto iniziale di Mons. Bentivoglio, che ha spiegato come «il Vangelo di Natale si affaccia sulle soglie dell’umanità, entra nella vita, permettendoci di non rimanere incastrati nel passato, per guardare noi stessi e la realtà con occhi diversi». Il Vescovo ha invece rivolto un messaggio ai detenuti: «abbandonatevi alla giustizia di Dio, che mai vi lascerà soli, e così potrete affrontare tutte le fatiche. Siate lieti, perché questo principio di vita nuova attecchisca in voi, e da voi cambi il mondo».

Altro momento natalizio in carcere è stato la “Festa di Natale”, organizzata con la collaborazione delle Associazioni Agesci, Viale K e Pastorale Diocesana, che hanno offerto un buffet. Babbo Natale (un fantastico don Bedin) ha poi consegnato ai bambini presenti i regali offerti dalla Pastorale Diocesana e i regali prodotti dal Laboratorio Detenuti. L’iniziativa ha fatto seguito all’incontro fra detenuti e famiglie, che ha luogo una volta al mese ed è gestito dal Centro Bambini e Genitori Comunale “Isola del Tesoro” e da Agesci. Presente anche il sindaco Tagliani, l’assessore Annalisa Felletti e dirigenti dell’Istruzione Vecchi e Mauro, le educatrici Siconolfi, Orsoni e Viaro.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 19 dicembre 2016

Cuori di carne e fili di vita: Gaggia in mostra a Fabula

16 Dic

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Una lunga scia di dolore dove, comunque, sopravvive un respiro di speranza. Giovanni Gaggia lo scorso 9 dicembre ha presentato il progetto espositivo “Sequens lineam” nella Galleria Fabula Fine Art in via del Podestà, 11 a Ferrara. Un duro e appassionato percorso personale, intimistico e collettivo, nel quale l’artista esplora i vari modi di essere della sofferenza, nel tentativo di una continua trascendenza, con opere che vanno dal 2001 al 2016.

Si parte dalla cruda materia di pezzi di corpi animali fotografati in macelleria, e rielaborati a mano dall’artista. Su di essi piomba la guerra, il terrore, il richiamo è all’11 settembre 2001, il mondo si presenta come un inferno dominato da orribili demoni.

Ma il dolore non è qualcosa di inerme e di raccontato, è il Cristo morente che nel suo sacrificio, circondato da alcuni angeli (che subito prendono il posto dei demoni), accompagna ogni istante della debolezza umana, il corpo cadente di un anziano, rappresentato – a sorpresa – da un’immagine di Silvio Berlusconi durante uno svenimento pubblico avvenuto alcuni anni fa. Una rappresentazione artistica tutt’altro che irriverente, a significare la vita che si svela, che si rivela fragile, la caducità che si mostra, quando, forse, meno ce l’aspettiamo.

In questo cammino, Gaggia segue il filo della memoria personale, appunto “insegue la linea”, come suggerisce nel titolo. La memoria sembra qui sinonimo di conservazione e di elevazione, la morte è rinascita, una frase di Sant’Agostino anticipa la Vita che continua, che si conserva nel ghiaccio come memoria, al tempo stesso lapide tombale e immagine viva, indelebile, reperto presente.

Onde evitare che la sublimazione venga confusa con l’inconsistenza concettualistica, ecco, a spezzare in due la mostra, l’installazione di tre cuori di maiali mummificati, che l’artista ha ricucito con fili d’oro, d’argento e di tessuto nero. Torna il filo, che prosegue negli anni, nel tempo, esplorando e invocando vita e morte, dolore e rinascita, in un limbo perpetuo, sull’orlo dell’esistenza di ognuno.

Il percorso spirituale prosegue, i cuori ora sono immortalati con le loro impronte su disegni di farfalle, e torna il filo a segnare, a ricamare frammenti di memoria, di tragedia su drappi neri di lutto, su tele rosse di sangue. Cuori cuciti, quelli delle vittime e di chi muore di mancanza: un lungo ricordo della strage aerea di Ustica.

Un’elevazione dal peso della carne e del dolore, alla catarsi nella memoria, un’esposizione multisensoriale dalla quale lasciarsi richiamare, da meditare nei suoi versi, nelle sue forme, nelle sue note, nelle sue immagini: tutto questo e molto, molto di più è la provocazione artistica di Gaggia. Un’esperienza da provare, che i curatori di Fabula fino al prossimo 30 gennaio donano alla città di Ferrara. La mostra è curata da Maria Letizia Paiato insieme ad Andrea B. Del Guercio e Veronica Zanirato, con la direzione artistica e il coordinamento di Giorgio Cattani. Grazie a quest’ultimo e ad Anna Maria Restieri per avermi accompagnato tra le opere esposte.

Andrea Musacci

Buffalo Bill a tavola dalla Gigina

13 Dic
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Buffalo Bill

Più che un ristorante è un “luogo di culto” della gastronomia ferrarese. È la trattoria Gigina, in via San Giacomo, 51 a Ferrara, così vicina alla stazione che, fino al 1983, i binari del treno merci rasentavano il locale.

“…da 115 anni una repubblica fondata sulla salama” è lo slogan non ufficiale del locale, coniato da Roberto, cliente fisso. Fondata nel 1901 dalla “Gigina”, al secolo Maria Luisa Zaccaria, di origini bolognesi, nata nel 1889 e morta nel 1977, la trattoria è sempre stata gestita dalla famiglia, prima dal figlio Tonino, poi dal nipote Gianpaolo“Franco” Baglioni, classe ’43. Proprio lui ci racconta la storia del ristorante e della nonna paterna Maria Luisa, forse chiamata “Gigina” perché iniziò a gestire il locale all’età di 19 anni.

Tra gli aneddoti, nel 1906 il leggendario Buffalo Bill (William Frederick Cody), a Ferrara per uno spettacolo, si fermò dalla “Gigina” per bere una birra. L’aneddoto, mai confermato, risulta verosimile in quanto Buffalo Bill si esibì in Piazza d’Armi,  a 100 metri dal ristorante. Gigina divenne famoso per il panino con la fetta di salamina, e per la birra Pedavena nello stivale da un litro, che Baglioni dall’anno scorso ha scelto di riproporre. A proposito della salama da sugo, invece, Baglioni ci spiega come « è merito nostro se è ancora in auge a Ferrara, in quanto l’abbiamo mantenuta anche se per diversi anni veniva “snobbata” come piatto volgare».

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 13 dicembre 2016

Ferrara, la città delle osterie dove si discuteva davanti a un bicchiere

13 Dic

indexUn biglietto da visita per presentare l’anima più vera di Ferrara, quella delle tante osterie, dei bar, ristoranti o alberghi, alcuni dei quali ormai chiusi, dove si sono intrecciate vicende personali e aneddoti storici, incontrati gente comune e personaggi famosi come Mina o Mastroianni.

Tutto questo è raccontato nel libro appena edito “Ristoranti, caffè, osterie, alberghi di un tempo. Storie, personaggi e ricette dell’antica Ferrara”, scritto da Marco Nonato, noto dentista, con il contributo di Leopoldo Santini e Laura Gessi, e con la presentazione di Daria Bignardi.

Durante la conferenza stampa di presentazione svoltasi ieri il vice Sindaco Massimo Maisto ha spiegato come il testo «aggiunge un tassello alla conoscenza della storia di Ferrara». «Riscoprire queste storie non è solo un’operazione culturale, ma anche sensoriale», ha commentato Giulio Felloni, Presidente Ascom Ferrara, mentre Davide Urban, Direttore Ascom ha spiegato come «il libro invogli a visitare Ferrara, dato che le sue bellezze enogastronomiche non sono secondarie ad altri monumenti». Bellezze delle quali, come ha spiegato Nonato, «si rischiava di perdere la memoria, insieme ai tanti aneddoti».

E proprio gli aneddoti rendono un determinato luogo carico di storia, personale e collettiva. Tra questi, citiamo quando nel ’63 l’Inter, in ritiro a Ferrara, venne al Ristorante Da Giovanni per una settimana a pranzo e cena, o dell’amore di Ugo Tognazzi per il salame del Ristorante La Rosa di Sant’Agostino, o di quando Walter Chiari, dopo gli spettacoli, andava al Ristorante “Italia” mettendosi anche a ballare sui tavoli.

Per citarne altri, Antonio Conte e Beppe Severgini hanno alloggiato all’Hotel Carlton, mentre nel ’65 Karol Wojtyla, futuro Papa Giovanni Paolo II, venne a Ferrara per il gemellaggio tra l’Università di Torun, dove nacque Niccolò Copernico, e l’Ateneo ferrarese, e si fermò a mangiare alla “Vecchia Chitarra”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 13 dicembre 2016

La magia del Furioso nelle sculture-teatro di Maurizio Bonora

11 Dic

In occasione del quinto centenario dalla prima edizione dell’Orlando furioso, nella Galleria del Carbone di Ferrara (in via del Carbone, 18/a) è visitabile la mostra “Angelica e Alcina per un teatro ariostesco” di Maurizio Bonora.

Come mi spiega lui stesso, si tratta di una scultura narrativa, fatta di opere d’arte tripartite: il volto (parte anteriore), la narrazione di scene tratte dall’Orlando furioso nella parte posteriore dell’opera, e la base scultorea. Sono sculture in terracotta e cemento realizzate nel 2013, e in parte concluse proprio per questa esposizione, più alcuni disegni a matita, compreso uno del 1966. Tutta la riflessione dell’artista gioca su profonde dicotomie: essere/nulla, pieno/vuoto, luce/ombra, materia/spirito.

Il progetto prende le mosse, anticipandolo, da quello di una struttura teatale da realizzare in futuro.

La mostra è visitabile fino a fine mese, dal mercoledì al venerdì dalle 17 alle 20, sabato e festivi dalle 11 alle 12.30 e dalle 17 alle 20.

Andrea Musacci

I volti puerili di Migliazza esposti a Cloister

11 Dic

“De puerorum rebus” è il titolo della mostra personale dello scultore Paolo Migliazza, classe ’88 originario di Catanzaro, esposta fino al prossimo 30 dicembre nella Galleria d’arte Cloister di Ferrara (con doppia entrata da c.so Porta Reno, 45 e da via Gobetti).

La mostra, curata da Eleonora Frattarolo, è un cammino scultoreo in bilico col mondo onirico, fatto di mezzi busti di bambini, creazioni sfocate, trasfigurate, volti senza volto. Volti e corpi puerili segnati dal tempo, corrosi dalla memoria, volti ciechi, cristalizzati, in cerca di un contatto.

Andrea Musacci

Ultimi giorni per ammirare le creazioni pop di Sarri

11 Dic

Fino a giovedì 15 dicembre nella galleria Mazzacurati Fine Art, in c.so Martiri della Libertà, 75 a Ferrara, è possibile visitare la mostra personale di Sergio Sarri. Si tratta della prima esposizione retrospettiva dell’artista torinese classe ’38, con 15 sue opere realizzate tra il 1970 ed il 2016. E’ disponibile il catalogo, con testo critico di Vittoria Coen.

La mostra è visitabile da lunedì a mercoledì dalle 16 alle 19.30, giovedì dalle 10 alle 13.

Andrea Musacci

 

“La pittura a Ferrara nel secondo Seicento” presentato domani in Pinacoteca

8 Dic

libro-pittura-a-ferrara-seconda-meta-600-per-9dicembre2016_scale_600x300“La pittura a Ferrara nel secondo Seicento” è il nome della pubblicazione che verrà presentata domani alle 17 nella Pinacoteca Nazionale di Ferrara. Il libro di Barbara Ghelfi, facente parte della collana “L’occhio di Ulisse”, costituisce la conclusione dell’indagine avviata dall’autrice in “Pittura a Ferrara nel primo Seicento. Arte, committenza e spiritualità” (2011). La situazione del secondo Seicento appare caratterizzata dalla contrapposizione fra la corrente del naturalismo rappresentata da Giuseppe Avanzi, garante della tradizione locale, e l’elegante classicismo importato in città da Maurelio Scannavini. Accanto a loro si muovono figure come il comacchiese Cesare Mezzogori e Giacomo Parolini. La ricerca intende restituire l’identità e l’avvicendarsi dei pittori, alcuni dei quali forestieri, attivi nel contesto cittadino, la cui facies artistica, a partire dalla fine del Settecento, verrà sistematicamente spogliata dei suoi capolavori e, in seguito, profondamente modificata dai danni bellici.

Durante l’incontro interverranno l’Arcivescovo Mons. Luigi Negri, Anna Stanzani, Direttrice Museo Nazionale dell’età neoclassica di Palazzo Milzetti a Faenza e Giovanni Sassu, dei Musei d’Arte Antica di Ferrara.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara l’08 dicembre 2016

A Fabula Fine Art arriva “Sequens Lineam”

8 Dic

1_giovanni-gaggia-nessun-tempo-2001-tecnica-mista-com-55x75“Sequens lineam” è il nome del nuovo progetto espositivo di Giovanni Gaggia che inaugura domani alle ore 18 nella Galleria Fabula Fine Art in via del Podestà, 11 a Ferrara. Artista visivo e performer, con una poetica indirizzata alla continua ricerca di equilibrio fra azione performativa e disegno.

Come spiegato nella presentazione alla mostra, “non un vate, né uno sciamano, l’artista è, come nel caso di Gaggia, quella figura che, con i suoi gesti, non ha timore di chiedere attenzione – per tutti – per quell’‘origine’ di emozione, passione, compassione e sentimento, di cui l’uomo è fatto e di cui si nutre. “Sequens lineam”, letteralmente inseguendo la linea, oltre che esplicitare un senso di accompagnamento all’esistenza, diventa un’ideale parabola fra classico e moderno, dove l’uso del latino – molto caro a Gaggia – guarda alle radici della nostra cultura e l’immagine della linea traccia il futuro”.

La mostra è curata da Maria Letizia Paiato insieme ad Andrea B. Del Guercio e Veronica Zanirato, con la direzione artista e il coordinamento di Giorgio Cattani.

Domani alle 12 Gaggia incontrerà gli studenti dell’Istituto d’Arte “Dosso Dossi” di Ferrara per presentare il volume “Inventarium”. Alle 18, durante l’inaugurazione, l’artista eseguirà proprio la performance “Inventarium”.

Andrea Musacci

Pubblicato (in versione ridotta) su la Nuova Ferrara l’08 dicembre 2016

Fioravanti, artista (quasi) dimenticato in città

8 Dic

ervardo-fioravantiDue giorni fa è ricorso il 20esimo anniversario della morte di Ervardo Fioravanti (Calto 1912-Ferrara 1996), pittore, insegnante e Direttore dal ‘60 della scuola d’arte Dosso Dossi. Nel 2011 un appello unì mondo dell’arte e della politica per ricordarlo, l’anno successivo, nel centenario dalla nascita. Entro fine anno, la Galleria del Carbone (che nel 2006 gli dedicò la retrospettiva “La passion predominante”) organizzerà un incontro per omaggiarlo. La città, però, ora sembra averlo dimenticato.

Fioravanti fu anche soldato, prigioniero in Texas, poi cronista delle lotte operaie e contadine del secondo dopoguerra. Nel ‘50 è tra i fondatori de “Il Filò”, circolo artistico-culturale che si riuniva nell’osteria Croce Verde. La sua opera più celebre è “La carica” (1952), presentata nel ’53 nel Ridotto del Teatro Comunale e sequestrata per ordine del questore. Fino al 10 gennaio l’opera, di proprietà della CGIL Ferrara, sarà esposta, con “Ritorno dal comizio”, nel Palazzo della Ragione di Mantova per la collettiva “Artiste al lavoro. Il lavoro delle donne”.

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“La carica” (1952), Ervardo Fioravanti

Le sue opere sono sparse in varie collezioni. Oltre un centinaio appartengono alla collezione della famiglia Fioravanti, e altrettante sono di proprietà della CGIL di Ferrara e provincia, 18 delle quali esposte nel 1993 nella Chiesa di San Romano per la collettiva “Arte e lavoro”. Sempre in città, 64 fanno parte dell’archivio delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, e tre del Museo del Risorgimento e della Resistenza. Mentre “Inverno sul Po” è conservata nella Raccolta d’Arte Moderna del Comune di Argenta, due opere di Fioravanti sono di proprietà della Fondazione “L’approdo”, che nel 2007 ha ereditato il patrimonio immobiliare dei disciolti Democratici di Sinistra. Fuori provincia, “Le crumire del Po” è nella Galleria Civica di Arte Contemporanea di Suzzara, mentre nella collezione dell’Accademia dei Concordi di Rovigo sono conservate “Alluvione del 1951” e “I polesani”. Renzo Melotti nell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Rovigo, tra le varie tele della sua collezione ha portato anche “Ominidi” di Fioravanti, mentre nella Galleria d’arte moderna e contemporanea Villa Franceschi di Riccione si trova l’opera “Conversazione”.

Infine, alcuni artisti hanno voluto ricordarlo. Mentre Sergio Zanni lo descrive come «una persona sincera e buona, con una grande sensibilità poetica e umana», Gianni Guidi ricorda come fu proprio Fioravanti a chiamarlo a insegnare al Dosso Dossi. Paolo Volta sottolinea invece «la sua rettitudine e il senso di autorità che trasmetteva», e Gianfranco Goberti ricorda il suo forte impegno politico.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara l’08 dicembre 2016