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La magia del Furioso nelle sculture-teatro di Maurizio Bonora

11 Dic

In occasione del quinto centenario dalla prima edizione dell’Orlando furioso, nella Galleria del Carbone di Ferrara (in via del Carbone, 18/a) è visitabile la mostra “Angelica e Alcina per un teatro ariostesco” di Maurizio Bonora.

Come mi spiega lui stesso, si tratta di una scultura narrativa, fatta di opere d’arte tripartite: il volto (parte anteriore), la narrazione di scene tratte dall’Orlando furioso nella parte posteriore dell’opera, e la base scultorea. Sono sculture in terracotta e cemento realizzate nel 2013, e in parte concluse proprio per questa esposizione, più alcuni disegni a matita, compreso uno del 1966. Tutta la riflessione dell’artista gioca su profonde dicotomie: essere/nulla, pieno/vuoto, luce/ombra, materia/spirito.

Il progetto prende le mosse, anticipandolo, da quello di una struttura teatale da realizzare in futuro.

La mostra è visitabile fino a fine mese, dal mercoledì al venerdì dalle 17 alle 20, sabato e festivi dalle 11 alle 12.30 e dalle 17 alle 20.

Andrea Musacci

I volti puerili di Migliazza esposti a Cloister

11 Dic

“De puerorum rebus” è il titolo della mostra personale dello scultore Paolo Migliazza, classe ’88 originario di Catanzaro, esposta fino al prossimo 30 dicembre nella Galleria d’arte Cloister di Ferrara (con doppia entrata da c.so Porta Reno, 45 e da via Gobetti).

La mostra, curata da Eleonora Frattarolo, è un cammino scultoreo in bilico col mondo onirico, fatto di mezzi busti di bambini, creazioni sfocate, trasfigurate, volti senza volto. Volti e corpi puerili segnati dal tempo, corrosi dalla memoria, volti ciechi, cristalizzati, in cerca di un contatto.

Andrea Musacci

Ultimi giorni per ammirare le creazioni pop di Sarri

11 Dic

Fino a giovedì 15 dicembre nella galleria Mazzacurati Fine Art, in c.so Martiri della Libertà, 75 a Ferrara, è possibile visitare la mostra personale di Sergio Sarri. Si tratta della prima esposizione retrospettiva dell’artista torinese classe ’38, con 15 sue opere realizzate tra il 1970 ed il 2016. E’ disponibile il catalogo, con testo critico di Vittoria Coen.

La mostra è visitabile da lunedì a mercoledì dalle 16 alle 19.30, giovedì dalle 10 alle 13.

Andrea Musacci

 

Oggi al MAF di San Bartolomeo, arte, canto e letteratura

11 Dic

mafOggi al Mondo Agricolo Ferrarese (MAF) di San Bartolomeo in Bosco (in via Imperiale, 265) avrà luogo l’evento “Tra letteratura, arte fotografica e canto popolare. Romanzi, immagini e canti della pianura alle porte dell’inverno”. Vi sarà la presentazione della mostra e del catalogo “L’Ossigeno dell’Anima”, con foto di Mirco Balboni, Federica Brunelli, Enrica Gilli, Luca Govoni, Lorenzo Guerzoni, Andrea Tomba, e testi di Alba Balboni. La mostra sarà in parete fino al prossimo 12 gennaio. Interverranno gli artisti e gli autori.

A seguire, presentazione dei romanzi “Il Puntaspilli” di Patrizia Tomba, e “Senilità Adolescenziale” di Romano Nardi, ne parlerà con gli autori Gian Paolo Borghi. Infine, “Dialetto in… cantato”, 4° edizione, con concerto del coro “Gli amici di Quinto”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara l’11 dicembre 2016

A Fabula Fine Art arriva “Sequens Lineam”

8 Dic

1_giovanni-gaggia-nessun-tempo-2001-tecnica-mista-com-55x75“Sequens lineam” è il nome del nuovo progetto espositivo di Giovanni Gaggia che inaugura domani alle ore 18 nella Galleria Fabula Fine Art in via del Podestà, 11 a Ferrara. Artista visivo e performer, con una poetica indirizzata alla continua ricerca di equilibrio fra azione performativa e disegno.

Come spiegato nella presentazione alla mostra, “non un vate, né uno sciamano, l’artista è, come nel caso di Gaggia, quella figura che, con i suoi gesti, non ha timore di chiedere attenzione – per tutti – per quell’‘origine’ di emozione, passione, compassione e sentimento, di cui l’uomo è fatto e di cui si nutre. “Sequens lineam”, letteralmente inseguendo la linea, oltre che esplicitare un senso di accompagnamento all’esistenza, diventa un’ideale parabola fra classico e moderno, dove l’uso del latino – molto caro a Gaggia – guarda alle radici della nostra cultura e l’immagine della linea traccia il futuro”.

La mostra è curata da Maria Letizia Paiato insieme ad Andrea B. Del Guercio e Veronica Zanirato, con la direzione artista e il coordinamento di Giorgio Cattani.

Domani alle 12 Gaggia incontrerà gli studenti dell’Istituto d’Arte “Dosso Dossi” di Ferrara per presentare il volume “Inventarium”. Alle 18, durante l’inaugurazione, l’artista eseguirà proprio la performance “Inventarium”.

Andrea Musacci

Pubblicato (in versione ridotta) su la Nuova Ferrara l’08 dicembre 2016

Fioravanti, artista (quasi) dimenticato in città

8 Dic

ervardo-fioravantiDue giorni fa è ricorso il 20esimo anniversario della morte di Ervardo Fioravanti (Calto 1912-Ferrara 1996), pittore, insegnante e Direttore dal ‘60 della scuola d’arte Dosso Dossi. Nel 2011 un appello unì mondo dell’arte e della politica per ricordarlo, l’anno successivo, nel centenario dalla nascita. Entro fine anno, la Galleria del Carbone (che nel 2006 gli dedicò la retrospettiva “La passion predominante”) organizzerà un incontro per omaggiarlo. La città, però, ora sembra averlo dimenticato.

Fioravanti fu anche soldato, prigioniero in Texas, poi cronista delle lotte operaie e contadine del secondo dopoguerra. Nel ‘50 è tra i fondatori de “Il Filò”, circolo artistico-culturale che si riuniva nell’osteria Croce Verde. La sua opera più celebre è “La carica” (1952), presentata nel ’53 nel Ridotto del Teatro Comunale e sequestrata per ordine del questore. Fino al 10 gennaio l’opera, di proprietà della CGIL Ferrara, sarà esposta, con “Ritorno dal comizio”, nel Palazzo della Ragione di Mantova per la collettiva “Artiste al lavoro. Il lavoro delle donne”.

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“La carica” (1952), Ervardo Fioravanti

Le sue opere sono sparse in varie collezioni. Oltre un centinaio appartengono alla collezione della famiglia Fioravanti, e altrettante sono di proprietà della CGIL di Ferrara e provincia, 18 delle quali esposte nel 1993 nella Chiesa di San Romano per la collettiva “Arte e lavoro”. Sempre in città, 64 fanno parte dell’archivio delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, e tre del Museo del Risorgimento e della Resistenza. Mentre “Inverno sul Po” è conservata nella Raccolta d’Arte Moderna del Comune di Argenta, due opere di Fioravanti sono di proprietà della Fondazione “L’approdo”, che nel 2007 ha ereditato il patrimonio immobiliare dei disciolti Democratici di Sinistra. Fuori provincia, “Le crumire del Po” è nella Galleria Civica di Arte Contemporanea di Suzzara, mentre nella collezione dell’Accademia dei Concordi di Rovigo sono conservate “Alluvione del 1951” e “I polesani”. Renzo Melotti nell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Rovigo, tra le varie tele della sua collezione ha portato anche “Ominidi” di Fioravanti, mentre nella Galleria d’arte moderna e contemporanea Villa Franceschi di Riccione si trova l’opera “Conversazione”.

Infine, alcuni artisti hanno voluto ricordarlo. Mentre Sergio Zanni lo descrive come «una persona sincera e buona, con una grande sensibilità poetica e umana», Gianni Guidi ricorda come fu proprio Fioravanti a chiamarlo a insegnare al Dosso Dossi. Paolo Volta sottolinea invece «la sua rettitudine e il senso di autorità che trasmetteva», e Gianfranco Goberti ricorda il suo forte impegno politico.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara l’08 dicembre 2016

Alla Galleria del Carbone la mostra di Bonora

7 Dic

Galleria del CarboneIn occasione del quinto centenario dalla prima edizione dell’Orlando furioso, sabato alle 18 nella Galleria del Carbone di Ferrara (in via del Carbone, 18/a) è stata inaugurata la mostra “Angelica e Alcina per un teatro ariostesco” dell’artista ferrarese Maurizio Bonora.

La mostra è visitabile dal mercoledì al venerdì dalle 17 alle 20, sabato e festivi dalle 11 alle 12.30 e dalle 17 alle 20.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 05 dicembre 2016

Carlo Tassi, prosegue il lavoro di catalogazione delle opere

7 Dic
BONDENO (FERRARA). NELLO STUDIO DEL PITTORE CARLO TASSI, ARTE, ATELIER, COLORI.

(foto Andrea Samaritani)

Un importante progetto di catalogazione della produzione artistica di uno dei pittori ferraresi più amati. Stiamo parlando delle quasi mille opere del pittore bondenese Carlo Tassi (Bondeno 20 maggio 1933 – Ferrara 1 dicembre 2011), e di un lavoro, che durerà alcuni anni, portato avanti dalla vedova Mara Vincenzi Tassi e da Federica Zabarri, con Andrea Samaritani per quanto riguarda la catalogazione fotografica. L’opera di archiviazione delle opere di Tassi ha visto una prima importante tappa nel luglio 2015 con la presentazione pubblica dell’Archivio – che ha anche un suo sito internet (www.archiviocarlotassi.it), dove si possono già ammirare parte delle opere – in occasione della mostra “Carlo Tassi. La vita, le opere, l’Archivio”, esposta al Museo del Risorgimento e della Resistenza e nella Casa Ariosto di Ferrara. Nei prossimi mesi verrà conclusa la catalogazione fotografica, e si inizierà quindi con la archiviazione digitale ragionata, che richiederà forse alcuni anni. In ogni caso, sono già state archiviate circa 400 opere dell’artista. La catalogazione comprende l’intera produzione artistica di Tassi, fin dalle sue opere giovanili. Come ci spiega la Vincenzi, «abbiamo già interpellato, e siamo continuamente in contatto, con diversi collezionisti, anche se più di un centinaio di opere non sappiamo ancora dove siano». Una volta conclusa la catalogazione, sarà realizzata anche una pubblicazione cartacea.

La sede dell’Archivio, nonché residenza della Vincenzi (rimasta anche dopo la morte del marito) e Studio d’Arte “La Casa del Pittore”, si trova in via Virgiliana, 187 a Bondeno. Qui è conservato un numero cospicuo di opere di Tassi, e il suo studio sembra rimasto intatto: al centro della stanza colpiscono tre opere non finite, tra cui “La contadina russa”, soggetto immortalato durante un viaggio.

Carlo Tassi (figlio d’arte di Gaetano Tassi) e la Vincenzi hanno vissuto 20 anni insieme, e nel ’98 si sono sposati. Tassi, che è stato anche un grande studioso e collezionista di arte antica e moderna, nel 1963 inizia a delineare quello stile che non abbandonerà mai più, una “maniera nera”, com’è stata definita, una pittura materica, spesso monocroma, fatta di paesaggi padani, di gente umile immersa in una penombra granulosa e calda. La sua pittura è riconoscibile, infatti, soprattutto dalla raffigurazione, mai verista, di singoli o piccoli gruppi di braccianti, uomini e donne col capo chino. Tutto ciò è frutto di una partecipazione umana dell’artista alle sofferenze di questo popolo, segno di una spiccata appartenenza, che traspare come la luce inconfondibile dei suoi dipinti.

Andrea Musacci

(7 dicembre 2012)

Un crocifisso di Tassi per il duomo

7 Dic

Bondeno, il dipinto donato dalla vedova nel quinto anniversario della morte dell’artista

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Mara Vincenzi e Carlo Tassi (foto Andrea Samaritani)

Uno dei numerosi crocifissi realizzati da Carlo Tassi nel corso della sua vita, è stato donato dalla vedova Mara Vincenzi al Duomo di Bondeno, e verrà presentato oggi alla comunità durante la S. Messa delle ore 10.30.

Si tratta di un dipinto a olio su tela, 50×40 cm., scelto in modo condiviso dalla Vincenzi e dal parroco fra una decina di dipinti di Tassi con soggetto il Cristo crocifisso, uno dei temi prediletti dal pittore, in particolare nell’ultimo decennio di vita. «La motivazione alla base di questa donazione – ci spiega la Vincenzi – è che Carlo era un uomo e un artista profondamente cristiano, e quindi temi religiosi come la redenzione e la sofferenza erano per lui fondamentali e spesso ricorrenti». L’opera verrà collocata nel duomo di Bondeno all’interno della prima cappella sul lato destro. La donazione è pensata in concomitanza dei 5 anni dalla morte dell’artista, avvenuta il 1 dicembre del 2011.

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La “Crocifissione” di Tassi donata al Duomo di Bondeno

Ricordiamo inoltre che altre due opere di Tassi sono state in passato donate alla chiesa bondenese: una lunotta in terracotta posta sopra la porta della canonica rappresentante “Cristo fra i fanciulli”, e tre formelle di scagliola raffiguranti episodi della vita di Santa Rita presenti nella Chiesa dell’Addolorata in piazza Alda Costa, edificio ora chiuso.

Un modo, dunque, per ricordare questa personalità che ha segnato profondamente la vita artistica e culturale della città di Bondeno e non solo, e un ulteriore arricchimento per il Duomo, dopo i vari ritrovamenti effettuati nell’edificio religioso.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 04 dicembre 2016

In Corso Porta Reno le opere di Migliazza inaugurano EnoCloister

7 Dic

13726709_581390745391456_7940866028519876432_nL’inaugurazione di una nuova enoteca e di un nuova mostra, per un progetto di contaminazione fra ambiti diversi. Martedì nella sede di Cloister (con entrata da c.so Porta Reno, 45 e via Gobetti) alle 18.30 inaugura il nuovo progetto espositivo, la personale dello scultore classe ’88, originario di Catanzaro, Paolo Migliazza. La mostra, curata da Eleonora Frattarolo, sarà visitabile fino al 30 dicembre. Come scrive la curatrice nella presentazione, “il lavoro di Paolo Migliazza nasce da intuizioni maturate su molteplici strade: l’interesse per il sociale, l’amore per la musica, la curiosità per la letteratura, per il cinema e il teatro. Anche per questo la sua scultura risuona di uno sguardo sensibilissimo; la moltitudine di busti di bambini in terracotta sono all’incrocio tra scultura compiuta e intensa sperimentazione. La scultura di questo giovane artista è di oggi e del futuro”.

Un’ora prima, alle 17.30, Cloister inaugurerà un nuovo spazio adiacente a quello già esistente, con entrata da via Gobetti. Oltre al salone da parrucchiere, alla vendita di prodotti per capelli, e alla galleria d’arte al primo piano (recentemente ampliata), il proprietario Alessandro Davì presenterà la Cloister Enoteca, con il progetto EnoCloister, che si fonda sulla stretta collaborazione con Marco Merighi, per 15 anni co-gestore del Ristorante-enoteca “Il Don Giovanni”. La filosofia di EnoCloister è quella di individuare artigiani e artisti protagonisti della trasformazione o produzione di frutti della terra come l’uva, il grano, il cacao o il caffè.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 04 dicembre 2016 (e, in versione ridotta, il 05 dicembre 2016)