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Donne e madri nelle carceri con le foto di Corelli

3 Ott

Mostra al 381“La bellezza dentro – Donne e madri nelle carceri italiane” è un progetto fotografico di Giampiero Corelli che racconta la vita delle donne e delle madri all’interno degli istituti penitenziari femminili. Da oggi sarà possibile visitare la mostra al ristorante “381 Storie da gustare” in p.tta Corelli, 24 a Ferrara, locale gestito dalla cooperativa Sociale Il Germoglio Onlus, la quale da oltre vent’anni opera nel nostro territorio dedicandosi all’inserimento lavorativo e sociale di persone svantaggiate. Inoltre, dal 2010 il Germoglio gestisce il progetto RAEE presso la Casa Circondariale di Ferrara. Per questi motivi, si è scelto di ospitare la mostra di questo fotografo ravennate (nato nel ’64 a SantʼAlberto), che ci fa entrare nelle carceri di Messina, Trento, Roma, Bologna, Forlì, Milano e tante altre. L’esposizione, ad entrata libera, è visitabile il lunedì dalle 11 alle 15.30 e da martedì a sabato dalle 11 alle 15.30 e dalle 18.30 alle 22.30.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 03 ottobre 2014

Mostra “Mozzafiato”, per fermare la violenza contro le donne

12 Nov

Mozzafiato Carbone

“Provocando dolore non curerai le tue ferite ma rischi di far esplodere un’epidemia di dolore e sofferenza.” Questa frase di Kateryna Nepop potrebbe essere il motto di “Mozzafiato”, evento organizzato alla Galleria del Carbone, in vicolo del Carbone, 18 a Ferrara e inaugurata sabato 9 novembre. L’organizzazione comprende l’Accademia d’Arte Città di Ferrara – Galleria del Carbone e il Movimento Nonviolento di Ferrara. La mostra, visitabile fino a domenica 17 novembre, fa parte del progetto “Violenza di genere e rete locale”, coordinato dal Comune di Ferrara – Assessore alle Pari Opportunità e al quale partecipano il Movimento Nonviolento, il Centro Donna Giustizia e il Centro di Ascolto per Uomini Maltrattanti di Ferrara.

“Dopo una settimana di lavoro collettivo, svolto qui, oggi è un po’ un punto d’arrivo, anche se altre opere arriveranno nei prossimi giorni”, mi spiega Lucia Boni, tra gli organizzatori di quest’evento che ha richiamato diversi artisti affermati, e alcuni giovani dell’Istituto Dosso Dossi di Ferrara, tra i quali Linda Catozzi e il suo volto di donna “infranto”, coperto da pezzi di vetro. Tra gli artisti e le artiste presenti Flavia Franceschini, Giorgio Balboni, Emanuela Santoro, Giulia Pesarin, Paolo Volta, Riccardo Bottazzi, Massimo Cavalieri.

Domenica vi è stata la lettura di alcuni brani di Carla Baroni e la proiezione delle immagini di Caterina Tavolini dedicate alla performance di Elisa Mucchi in occasione di “Piccole opere umane”, la quale si esibirà nuovamente domenica 17 novembre, in occasione del finissage.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 12 novembre 2013

(Immagine: Matteo Pagnoni in collaborazione con Silvia Costi. Modelli: Irene Pinardi e Matteo Pagnoni).

Le storie dei comunisti ferraresi alla Biblioteca Ariostea

4 Apr

vite schedate

(nella foto, da sx: Luca Alessandrini, Daniele Civolani, Delfina Tromboni, Eugenio Squarcia, Giacomo Marighelli, Anja Rossi)

“Vite schedate. Comunisti a Ferrara durante il fascismo” è un dizionario biografico curato da Delfina Tromboni e Dante Giordano che ripercorre le storie dei comunisti ferraresi schedati dalla polizia fascista. Il volume è stato presentato ieri pomeriggio alla Biblioteca Ariostea. L’incontro è stato aperto dalla lettura – da parte di Anja Rossi, Eugenio Squarcia e Giacomo Marighelli – di alcune lettere di comunisti ferraresi incarcerati, inviate alle famiglie. “Non so quale sia la mia sorte”, “Non desidero che ritornare presto”, sono alcune citazioni tratte dalle missive lette, di Gino Bovi e Otello Putinati. E’ proprio quest’ultimo a scrivere una frase emblematica del terrore di quegli anni: “Da un giorno all’altro ti prendono e ti portano via, senza che tu abbia il tempo di parlare”. Luca Alessandrini, direttore dell’Istituto di Storia Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione “Ferruccio Parri”, ha chiarito come “per il fascismo la violenza non fosse uno strumento, ma un fine, la sua parte strutturale”, e come il fascismo e il nazismo fossero, a differenza del comunismo, per loro natura totalitari”. Il libro ha il merito di restituirci un’idea di comunismo come “unica via possibile di protesta sociale” e come “ridefinizione del rapporto tra le masse e l’attesa positiva del futuro”. Delfina Tromboni, direttrice del Museo del Risorgimento e della Resistenza di Ferrara, ha ripreso una definizione di Daniele Civolani, presidente provinciale ANPI, secondo il quale le donne sono state “la logistica, il perno della Resistenza al fascismo”. La Tromboni ha evidenziato l’apporto delle donne in ruoli delicati perché “meno sospettabili”, per la fuga forzata di molti uomini, ma soprattutto perché più “attente alla cura dell’organizzazione di gruppi di persone diverse”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 4 aprile 2013