Tag Archives: Fascismo

Emilio Gentile spiega la Grande Guerra

28 Mar

Palazzo Paradiso AriosteaOggi alle 17 nella Sala Agnelli della Biblioteca Ariostea in via delle Scienze, 17 è in programma l’incontro con lo storico Emilio Gentile che interverrà sul tema “Grande Guerra e Novecento Europeo”. L’evento rientra nel ciclo “La grande Guerra e il Novecento europeo”, organizzato dagli Istituti Gramsci e di Storia Contemporanea di Ferrara in occasione del centenario della prima guerra mondiale. Gentile, classe ’46, storico di fama internazionale e allievo di Renzo De Felice, ha contribuito a modificare in modo radicale la storiografia sul fascismo. È tra l’altro autore del primo studio organico sull’ideologia fascista e si è occupato del concetto di totalitarismo. Quest’anno, per Laterza, è uscito il suo “Due colpi di pistola, dieci milioni di morti, la fine di un mondo. Storia illustrata della grande guerra”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 28 marzo 2014

L’ “Umanità che trema” di Barozzi

3 Feb

Umanità che tremaCinque grandi tele per ricostruire gli anni dal terrore alla liberazione dal nazifascismo. Fino al 15 febbraio alla Biblioteca Comunale Bassani in via G. Grosoli, 42 a Barco sarà possibile visitare la personale di Maurizio Barozzi, “Umanità che trema”. Molti sono i colori usati nei dipinti, seppur freddi, come freddi e senz’anima sono i volti delle vittime come quelli dei carnefici. Figure umane quasi indistinte, visi quasi sempre privi di lineamenti, a parte rari casi nei quali gli occhi e la bocca sono nient’altro che espressioni impersonali del dolore. Allo stesso modo l’angoscia è ben rappresentata da cieli e gli sfondi cupi, senza luce e dagli scheletri sotto le docce delle camere a gas. Solo nell’ultima tela, “La liberazione” la folla tende verso una zona di luce accecante, quasi ad immergersi in essa. L’esposizione è organizzata dal Servizio Biblioteche e Archivi del Comune di Ferrara con l’associazione culturale “Il Carmine” di Ficarolo (Rovigo) e la Casa editrice Nuove Carte. Sarà possibile visitarla negli orari della biblioteca: mattina da martedì a sabato, dalle  9 alle 13; pomeriggio da martedì a giovedì, dalle 15 alle 18.30. Chiuso domenica e lunedì.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 02 febbraio 2014

La Shoah e le responsabilità degli italiani

31 Gen

Lsimon-in-venice-2-nov-2011‘Università e la Comunità ebraica di Ferrara hanno dedicato il pomeriggio di ieri al ricordo e alla riflessione sulla Shoah. Alle 15.30 nell’Aula Magna del Dipartimento di Scienze Giuridiche in Corso Ercole I d’Este 37, i saluti di Pasquale Nappi, Rettore dell’Università, il prof. Gian Guido Balandi del Dipartimento di Giurisprudenza e Michele Sacerdoti, Presidente della Comunità Ebraica hanno inaugurato il convegno. Si è iniziato con “I carnefici italiani e il genocidio degli ebrei (1943-45)”, tenuto da Simon Levis Sullam, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, con la presentazione di Giuditta Brunelli e Marcella Ravenna dell’Università di Ferrara. Se, come ha spiegato Nappi, “il ricordo non è mero non-dimenticare ma operazione attiva di recupero”, uno dei punti spesso elusi o sottovalutati nel passato è la responsabilità degli italiani nella persecuzione e deportazione degli ebrei. Sullam ha specificato come i responsabili andrebbero individuati, seppur con sfumature diverse, non solo nelle organizzazioni politiche o tra le forze dell’ordine ma anche tra i delatori e gli appartenenti alla macchina amministrativa statale, anche ai livelli più bassi. La Brunelli ha citato la recente provocazione della scrittrice Elena Loewenthal riguardo alla Giornata della Memoria, ridotta a rito vuoto e non “a occasione di autocoscienza da parte degli ebrei e dello stesso popolo italiano”. Così la relazione di Sullam, centrata sulle radici del razzismo e dell’antisemitismo italiano e sul ruolo attivo e spontaneo dei nostri connazionali nelle persecuzioni antiebraiche, è una risposta concreta a questa critica.

Infine, nella seconda parte ha avuto luogo l’evento teatrale “Ma non ci hanno cancellati…I bambini nella shoah”, a cura di Daniele Seragnoli con gli allievi del C.T.U. di Ferrara e musiche a cura di Filippo Zattini.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 31 gennaio 2014

(Nella foto: Simon Levis Sullam.

Foto tratta da http://rientrocervellimontalcini.wordpress.com/ )

La storia di Darinka, donna e partigiana

30 Gen

DarinkaIn queste giornate di ricordo di quel 27 gennaio 1945, giorno della liberazione da parte sovietica del campo di Auschwitz, ci si è interrogati su come rinnovare la memoria della Shoah. Per Darinka Joijc, partigiana jugoslava, oggi come in quegli anni è “obbligatorio organizzarsi”, per combattere. All’interno della rassegna “Passaggi partigiani” e in occasione della Giornata della Memoria, lunedì alle 17 nella Sala Agnelli della Biblioteca Comunale Ariostea è stato presentato il libro “Darinka, una staffetta partigiana”. Il saggio è stato curato dalla stessa Darinka Joijc e da Daniele Civolani, presidente provinciale dell’ANPI, presente all’incontro insieme ad Antonella Guarnieri, responsabile Comunicazione e Didattica del Museo del Risorgimento e della Resistenza. Darinka, scomparsa nel 2012, è stata una staffetta partigiana, dalmata di nascita e ferrarese di adozione grazie al matrimonio con Mario Guzzinati. Grazie anche al reading musicato della Piccola Compagnia Giuoco del Pallone, formata da Alessia Passarelli e Giovanni Tufano, durante l’incontro si è ripercorso la vita di Darinka e le vicende di quegli anni, dal ’41 al ’45, anni della Resistenza jugoslava alla quale la Joijc partecipò attivamente, prima come staffetta, poi come partigiana e infermiera. Una donna “orgogliosa del proprio passato”, piena tanto di pietà quanto di aggresssività, che mai è riuscita a perdonare quei carnefici che ha visto in azione. La tragedia e l’orrore, comunque, in Darinka erano sempre accompagnate dall’amore, dal rispetto della dignità dell’altro e da una combattività che l’ha portata, dopo la guerra, a continuare a lottare col PCI, l’UDI e l’ANPI.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 30 gennaio 2014

(nella foto: Giovanni Tufano e Alessia Passarelli)

La memoria della Shoah secondo gli studenti ferraresi

27 Gen

Viaggio e memoriaIeri alle 10 al MEIS in via Piangipane 81, è stata inaugurata la mostra “Viaggio e Memoria: tracce, parole, segni”, promossa dal Liceo Artistico “D. Dossi”, dalla Fondazione MEIS e dall’ISCO di Ferrara, e curata dal Dosso Dossi e da diverse scuole medie della provincia. Attraverso le opere degli studenti si è dato vita ad un percorso di recupero e di rielaborazione della tragedia della Shoah.

Ad inaugurare l’esposizione il Prefetto di Ferrara Michele Tortora, Il Rabbino Luciano Caro, Anna Quarzi, presidente dell’ISCO e il vice Sindaco Massimo Maisto, oltre al Preside dell’Iss Aleotti-Dosso Dossi Fabio Muzi e ad alcuni insegnanti che hanno curato il progetto. Le parole di Luciano Caro – “per noi ebrei la Giornata della Memoria è tutti i giorni” – rendono bene l’importanza di “elaborare ancora quel che è successo”. Fabio Muzi ha inoltre aggiunto come la Giornata della Memoria “non debba ridursi ad un rito”, ma debba segnare un percorso, dare stimoli profondi. E così il viaggio è stato scelto come pungolo per riflettere su questa immane tragedia, e la scuola, “fondamentale per l’acquisizione del sé personale e del sé collettivo”, non può che essere protagonista di questo percorso.

Gianna Perinasso, una delle docenti coinvolte, ha invece posto l’attenzione sull’importanza di “costruire, inventare parole e segni per poi rielaborare il passato. Il viaggio – ha aggiunto – è scoperta, incontro e esplorazione di sé e dell’altro.” Accompagnati dalle musiche originali di Jacques Lazzari, è possibile percorrere questo cammino attraverso i volti, i segni, i luoghi del dolore, della memoria e della speranza, nel quale le vicende dei giovani artisti si intrecciano con la Storia, con l’essenza del nostro essere umani. Fino al 23 febbraio la mostra sarà visitabile nei seguenti orari: da lunedì a venerdì dalle 14 alle 18, domenica 10-18, sabato chiuso e la mattina su appuntamento a info@meisweb.it .

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 27 gennaio 2014

(Nella foto, da sx: Massimo Maisto, Anna Quarzi, Luciano Caro, Michele Tortora, Gianna Perinasso, Fabio Muzi)

La memoria della guerra al Museo del Risorgimento e della Resistenza

26 Gen

P1020533“La valigia nascosta. Istantanee dai Balcani e quaderno del campo del S. Ten. Arnaldo Pozza, internato militare a Sandbostel Stalag XB (1941-1945)” è la nuova mostra inaugurata ieri alle 12 nella sala mostre del Museo del Risorgimento e della Resistenza, in via Ercole I d’Este, 19, alla presenza di un numeroso pubblico, tra cui la 4° G del Roiti. Stalag XB fu, durante la Seconda Guerra Mondiale, un campo di prigionia tedesco, liberato il 29 aprile ’45 da alcune truppe britanniche e successivamente distrutto il 26 maggio. All’inaugurazione sono intervenuti il Vice Prefetto Vicario Dottor Carlo Torlontano, il vice Sindaco Massimo Maisto, Antonella Guarnieri e Roberto Pozza, figlio di Arnaldo e curatore del catalogo. Arnaldo Pozza, sottotenente del Regio Esercito, fu uno degli 800.000 internati militari italiani nei territori del Terzo Reich per essersi rifiutati di combattere al fianco dei tedeschi dopo l’8 settembre del ’43. Egli “aveva deciso che la sua guerra doveva terminare”, come ha spiegato la Guarnieri, anche a costo di non poter star vicino al fratello malato. “Una scelta difficilissima ma netta e coerente” fino in fondo, come ha sottolineato Maisto. I documenti esposti riguardano una parte delle foto scattate tra il ’41 e il ’43 durante l’occupazione italiaba dei Balcani, e alcuni documenti dal campo di Stalag, tra i quali alcuni disegni dello stesso Pozza. Tutte testimonianze ritrovate dal figlio Roberto, ed esposte “in un crescendo” dalla partenza da Spoleto ai rastrellamenti e alle tragedie della guerra. L’esposizione, visitabile fino al 2 Febbraio, è visitabile dalle 9.30 alle 13 e dalle 15 alle 18 da martedì a domenica.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 26 gennaio 2014

(Nella foto, da sinistra: Massimo Maisto, Antonella Guarnieri, Roberto Pozza)

“La valigia nascosta” in mostra per la Giornata della Memoria

26 Gen

La mostra storico documentaria “La valigia nascosta. Istantanee dai Balcani e quaderno del campo del S. Ten. Arnaldo Pozza, internato militare a Sandbostel Stalag XB (1941-1945)” verrà inaugurata oggi alle 12 nella sala mostre del Museo del Risorgimento e della Resistenza. In via Ercole I d’Este, 19 a Ferrara l’esposizione sarà visitabile fino a domenica 2 Febbraio. Stalag XB fu, durante la Seconda Guerra Mondiale, un campo di prigionia tedesco, che venne liberato il 29 aprile ’45 da alcune truppe britanniche e successivamente distrutto il 26 maggio. All’inaugurazione interverranno il Vice Sindaco Massimo Maisto, il Vice Prefetto Vicario Dottor Carlo Torlontano, Delfina Tromboni e Davide Guarnieri. Il catalogo della mostra è a cura di Roberto Pozza, figlio di Arnaldo. L’esposizione è visitabile dalle 9.30 alle 13 e dalle 15 alle 18 da martedì a domenica.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 25 gennaio 2014

L’eccidio del Castello, una mostra per ricordare

20 Gen

Mostra MunicipioFino al 30 gennaio il salone d’Onore della residenza municipale, in p.zza del Municipio, 2 ospita la mostra “Per non dimenticare”, progettata dal Comune di Ferrara e dall’ISCO. L’esposizione intende ricordare il 70° anniversario dell’eccidio Estense, quella “lunga notte“ del 15 novembre 1943 nella quale furono uccise, da mano fascista, undici persone: Emilio Arlotti, Pasquale Colagrande, Mario e Vittore Hanau, Giulio Piazzi, Ugo Teglio, Alberto Vita Finzi, Mario Zanatta, Gerolamo Savonuzzi, Arturo Torboli e, in via Boldini, Cinzio Belletti. Undici sagome rappresentati ognuna le vittime di questa strage che, non solo per Ferrara, rimarrà un evento epocale, emblematico nel rappresentare la fine del fascismo e l’inizio della Resistenza. “Non parevano nemmeno corpi umani: stracci, bensì, poveri stracci o fagotti, buttati là”, scriveva Giorgio Bassani nella sua “Una lunga notte del ‘43”. Il 13 novembre di quell’anno Igino Ghisellini, Commissario della Federazione di Ferrara del Partito Fascista Repubblicano, viene ucciso vicino Cento. Per vendicarne la morte, vengono arrestati 74 cittadini ferraresi e tra questi vengono scelte otto delle undici persone che sono fucilate alle ore 6 del 15 novembre: di questi, due li uccidono davanti alla cancellata della Fossa del Castello, gli altri sei davanti al muretto del Castello stesso, mentre Savonuzzi e Torboli vengono trucidati vicino al Montagnone e Belletti è ucciso in via Boldini, dietro l’Auditorium. Nel pomeriggio, le salme vengono rimosse grazie all’intervento dell’Arcivescovo di Ferrara Monsignor Bovelli e trasportate alla Certosa, dove vengono seppellite.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 19 gennaio 2014

Il Fascismo e gli intellettuali, storia di un “tradimento”

23 Dic

Zanardi e BaravelliIn occasione dello spettacolo “Gli indifferenti” di e con Fabrizio Gifuni, in scena da giovedì 19 a sabato 21 dicembre al Teatro Comunale, martedì 17 nella Biblioteca Ariostea s’è svolto l’incontro “Gli intellettuali italiani del ventennio e il tradimento di una missione”. Curatore e relatore è stato Andrea Baravelli dell’Università di Ferrara, introdotto dalla prof. Paola Zanardi, presidente dell’Associazione Amici della Biblioteca Ariostea, organizzatore dell’incontro insieme alla Fondazione Teatro Comunale di Ferrara. La relazione di Baravelli si è focalizzata sul tema del rapporto tra intellettuali e fascismo, e più in generale tra intellettuali e potere. Il titolo dell’incontro riprende infatti “Il tradimento dei chierici”, opera di Julien Benda del 1927, nella quale si analizza la tendenza, di molti intellettuali tra ‘800 e ‘900, a inseguire solo “la conquista del temporale”, del potere, e a non cercare più la verità. Se è l’affaire Dreyfus a segnare in un certo senso la nascita di questo tipo di intellettuale, l’Italia del Ventennio vede l’egemonia di una cultura vitalistica, antintellettualistica, e un tentativo di controllo di alcuni ambiti come la scuola, gli istituti di cultura e gli ordini professionali. In questa cornice, oltre allo scontro tra Croce e Gentile, due figure sono state messe in risalto da Baravelli: Gaetano Salvemini e Antonio Gramsci. Il primo, antifascista e fondatore della Mazzini Society, il secondo padre del comunismo italiano nonché convinto sostenitore della necessità per l’intellettuale del Novecento di non rifugiarsi sulla “torre d’avorio” ma di lavorare a contatto col popolo e con la politica.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 23 dicembre 2013

Le colpe del nostro Paese nel Fascismo

1 Dic

Cattivo tedescoLe responsabilità del popolo italiano durante il ventennio fascista, e la conseguente rimozione di queste dal secondo dopoguerra sono al centro delle riflessioni del saggio “Il cattivo tedesco e il bravo italiano. La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale”. L’autore Filippo Focardi ne ha discusso insieme ad Anna Quarzi, direttrice dell’Istituto di Storia Contemporanea e Andrea Baravelli, dell’Università di Ferrara, giovedì alle 17 alla libreria Ibs.it di p.zza Trento e Trieste. Come ha spiegato la Quarzi, il mito degli “italiani brava gente”, così diffuso nella vulgata del tempo, era “un mito di comodo, che acquietava la nostra coscienza.” Uno stereotipo, “uno dei luoghi comuni più duri da scalfire”, ha aggiunto Baravelli nel lodare questo saggio “politico”, frutto di un ottimo lavoro sulle fonti. Senza nulla togliere ai meriti dei movimenti di Resistenza contro il nazi-fascismo, l’autore ha sottolineato come la coppia di miti indicati nel titolo “valga per tutti i Paesi sotto occupazione”, ma l’Italia rappresenta comunque “un caso a sè”, in quanto culla dei fascismi e paese in guerra fin dal ’35, dall’occupazione dell’Abissinia, oggi Etiopia.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 01 dicembre 2013

(Nella foto, da sx: Andrea Baravelli, Filippo Focardi, Anna Quarzi)