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Orologi diventano opere d’arte

4 Mag

Collettiva ad Argenta, a Ferrara c’è “Acquerelli” di Ektröm

17991484_2264895583735588_9066203967165881163_oLa Galleria del Carbone di Ferrara, diretta da Paolo Volta, questo fine settimana è protagonista di due importanti progetti espositivi. Innanzitutto, oggi alle ore 17.30 al Centro Culturale Mercato di Argenta (in Piazza Marconi) inaugura la mostra collettiva intitolata “Scandito ad arte 2. Suggestioni sulla misurazione del tempo”.
Dopo la prima parte di questo progetto, svoltasi a fine 2014 nella Galleria di via del Carbone, 18/a, ora l’esposizione raddoppia, con dodici artisti, e altrettante opere, oltre alla dozzina di tre anni fa. Creativi di provenienza e tendenze artistiche diverse sono intervenuti trasformando alcuni semplici orologi “industriali” in vere e proprie opere d’arte.
Una forma diversa dal solito per (ri)dare vita e conferire una nuova “destinazione d’uso” a oggetti altrimenti destinati all’oblio.
Il testo introduttivo al catalogo, di Franco Basile, è un contributo poetico alle “suggestioni sul concetto di tempo”, in perfetta sintonia con il sottotitolo della mostra.
In parete vi saranno opere di Lidia Bagnoli, Raoul Beltrame, Paola Bonora, Riccardo Bottazzi, Daniela Carletti, Gianni Cestari, Francesco Cornacchia, Domenico Difilippo, Flavia Franceschini, Gianfranco Goberti, Andrea Gualandri, Gianni Guidi, Stefano Masotti, Marco Moschetti, Gian Paolo Roffi, Lorenzo Romani, Giuseppe Tassinari, Ernesto Terlizzi, Giuliano Trombini, Simone Turra, Vito Tumiati, Gianfranco Vanni, Paolo Volta, Sergio Zanni. La mostra sarà visitabile fino al prossimo 28 maggio, da martedì a sabato dalle 9.30 alle 12.30, giovedì, sabato e domenica dalle 15.30 alle 18.30. Chiusura il lunedì.

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Un’opera di Ektrom

Nella stessa Galleria del Carbone a Ferrara, invece, ieri pomeriggio è stata presentata la personale “Acquerelli”, con opere su carta di Kjell Ektröm, carnettista finlandese che espone le sue opere frutto di innumerevoli viaggi ed altrettanti carnet di viaggio.
La mostra di Ekström vuole essere un’anteprima dell’evento organizzato dall’Associazione Adv (Autori Diari di Viaggio) in occasione del “Ferrara Festival Diari di Viaggio”, in programma dal 5 al 7 maggio tra il Palazzo della Racchetta di via Vaspergolo e lo Spazio Crema-Fondazione Carife in via Cairoli. Tutta la manifestazione del “Ferrara Festival Diari di Viaggio” gode del Patrocinio del Comune di Ferrara.
La mostra di Kjell Ekstrom rimarrà in parete fino al prossimo 7 maggio con i seguenti orari: dal mercoledì al venerdì, dalle 17 alle 20, sabato e festivi dalle 11 alle 12.30 e dalle 17 alle 20.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 29 aprile 2017

Felisi, creazioni di grande qualità: «così l’azienda è cresciuta»

26 Apr

imagesNonostante la propensione globale, cuore e testa di Felisi rimangono saldamente a Ferrara. In via Giovanni Calvino, infatti, vi è la sede principale, con il laboratorio, gli uffici commerciali, la progettazione e lo show room. A poche centinaia di metri si trova un altro capannone dove avviene principalmente il taglio delle pelli. Ma come nasce Felisi? «Nel 1973 – ci spiega Anna Lisa Felloni – il mio ex marito ed io decidemmo di intraprendere quest’avventura. A quei tempi era più facile aprire questo tipo di attività, vi era molto fermento. Abbiamo iniziato in casa producendo cinture, per poi passare alle borse, rivolgendoci soprattutto a una clientela giovanile. La prima prodotta è stata una borsa porta campionario per un nostro amico rappresentante di maglieria: è un modello che produciamo ancora». Negli anni l’azienda è cresciuta, sempre più vi è stato bisogno di dipendenti, oltre che di laboratori, e sempre più grandi. «Quando siamo arrivati nell’attuale sede in via Calvino, ci sembrava così grande che ci chiedevamo come saremmo riusciti a riempirla: poi, negli anni abbiamo addirittura avuto bisogno di altri immobili…». Un periodo di crisi l’azienda l’ha vissuto nel ’93, quando le strade della Felloni e dell’allora marito si sono separate, ma da allora Felisi è ripartito ancora più forte, anche grazie ai fedeli clienti giapponesi.

Oltre alle due sedi nella zona della piccola media industria di Ferrara, dove avviene la lavorazione dei portafogli e di piccole quantità di borse, «abbiamo altri sei laboratori in provincia che lavorano solo per noi. In tutto abbiamo una settantina di dipendenti, quasi tutte donne a parte tre uomini: lo stilista Domenico Bertolani, il Direttore di Produzione e un tagliatore. Le pelli che lavoriamo – prosegue la Felloni – provengono tutte dalla Toscana, per la precisione da Santa Croce sull’Arno, e sono tutte conciate al vegetale». Infine, l’anno prossimo, per i 45 anni dalla nascita, vi è il progetto di una borsa speciale che verrà realizzata in collaborazione con Claudio Gualandi, dove verrà rappresentata “Casa Felisi”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 26 aprile 2017

Le borse Felisi alla conquista del mondo

26 Apr

Si rafforza il marchio nato nel 1973 in via Cammello. Un simbolo della città diventato sinonimo di classe e affidabilità

18194111_1729248463759087_7954547842983319725_n«La bellezza di Ferrara si “intona” con le nostre produzioni, ma noi vendiamo molto lontano, soprattutto in Giappone e negli Stati Uniti». Lo stemma di una famiglia nobile ferrarese del ‘700 è, ormai da una trentina di anni, amato e apprezzato nel mondo come simbolo di classe e affidabilità, manifestazione concreta di un Made in Italy legato visceralmente al proprio Paese e all’artigianalità tradizionale. Tutto questo, e molto altro, è Felisi, azienda che produce borse e altri prodotti in pelle (tra cui portafogli, valigie, cinture, e beauty case), nata nel 1973 in via Cammello, e che da oltre 20 anni vede alla guida la sola Anna Lisa Felloni, la quale, quasi 45 anni fa, si lanciò in quest’avventura insieme all’ex marito, del quale è rimasto il cognome.

«L’80% della nostra produzione va sul mercato giapponese – ci spiega la Felloni –, dove da circa trent’anni abbiamo gli stessi referenti, e 14 negozi monomarca. Un altro mercato importante l’abbiamo negli Stati Uniti grazie soprattutto al magazzino Barneys (presente tra l’altro a Boston, Chicago, Las Vegas, Los Angeles, New York e San Francisco, ndr), e poi alcuni nostri clienti, in aumento, sono, ad esempio, in Cina e negli Emirati Arabi Uniti». Ma vendere in Giappone (in particolare a Tokyo, ma non solo) significa, per quanto riguarda soprattutto le borse, da una parte adattare i prodotti ai loro gusti, e dall’altra riconoscere che alcune novità dal Paese del Sol Levante stanno cambiando anche le nostre mode e abitudini: «per il Giappone – prosegue la Felloni – facciamo un campionario dei nostri prodotti leggermente modificato in base alle loro esigenze, ad esempio per quanto riguarda le dimensioni, più contenute. Una novità che notiamo molto più in questo Paese rispetto all’Italia, è il fatto che l’uomo ormai non usa solamente la classica borsa da lavoro, ma cerca sempre più anche una borsa per il tempo libero, spesso unisex».

Si potrebbe dire, perciò, che la conquista, da parte di questa piccola azienda, del mercato mondiale, sia frutto di un duro e costante lavoro finalizzato a rafforzare, sempre più, un rapporto di fedeltà coi propri clienti che non si fondi sul mero acquisto di un oggetto utile, ma diventi riconoscimento di bellezza e simbolo di “italianità”.

«Ormai ogni anno cresciamo, anche se in modo contenuto in quanto la nostra è una produzione artigianale», e dunque, per sua natura, diversa da quella di una grande azienda con produzione di massa. «In ogni caso – prosegue la Felloni – la crescita delle nostre vendite avviene in tutto il mondo in mondo lento ma costante, continuo e graduale: solitamente i nostri clienti iniziano col comprare un nostro prodotto, poi, a lungo termine, se notano la qualità e la resistenza, tornano per acquistare altri nostri prodotti. Insomma, possiamo dire di avere “pochi” clienti ma estremamente fedeli».

Per quanto riguarda i luoghi dove poter trovare i prodotti Felisi, tre sono i negozi monomarca, due a Ferrara (in corso Giovecca, 27, e l’outlet in via Zucchini, 11) e uno a Milano, in via Fiori Chiari, 5. Per il resto, il marchio si può trovare in tanti punti vendita in Italia e nel mondo. Solo per citarne alcuni, nel nostro Paese a Bologna, Genova, Milano, Livorno, Rimini, Venezia, Trento e Napoli, mentre all’estero, in sei negozi in Austria, due a Parigi, tre a Londra, diversi in Germania e Svizzera, ma anche in Spagna e Svezia. Una fama internazionale che ha permesso anche di avere tra i propri clienti affezionati, un regista di fama mondiale come Wes Anderson: «dopo aver acquistato una nostra borsa in un negozio a Londra, circa due anni fa tramite la sua segretaria ci ha scritto una mail per commissionarcene un’altra, modello bowling, e negli anni ha continuato a contattarci per altri ordini, tutti prodotti realizzati proprio nel nostro stabilimento in via Calvino a Ferrara. Abbiamo scoperto che anche Vincent Cassel in “Agent Secrets” [film del 2004 con nel cast anche Monica Bellucci, ndr], porta sempre con sé una borsa Felisi».

«In Italia – ci spiega ancora la Felloni – vendiamo relativamente poco soprattutto per via della crisi, anche se, comunque, le vendite sono in leggero aumento». Infine, le chiediamo quanto di “ferrarese” sia rimasto in Felisi. «Il legame con Ferrara è sempre forte, tengo tantissimo alla nostra città: con i suoi pro e contro, è un luogo bellissimo, che si “intona” con noi, nel senso che è una città di carattere, proprio come i nostri prodotti».

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 26 aprile 2017

 

 

“Vedete, sono uno di voi”: il Cardinal Martini secondo Ermanno Olmi

26 Apr
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Carlo Maria Martini

Una vita benedetta raccontata con delicatezza da uno dei maestri del cinema italiano. Anche a Ferrara è stato proiettato (l’8 e 11 aprile al Cinema S. Benedetto) il film documentario di Ermanno Olmi “Vedete, sono uno di voi”, dedicato alla vita del Cardinal Carlo Maria Martini. Un’esistenza narrata magistralmente in questo film che si conclude con l’immagine del Cardinale, ormai prossimo alla morte, che ha ancora la forza e la fede per benedire. E una figura, la sua, legata indissolubilmente a quella Milano che lui stesso definì “questa benedetta, maledetta città”. La voce narrante, dello stesso Olmi, accompagna lo spettatore con le parole dette o scritte da Martini, partendo dall’immagine di un umile letto, rappresentazione del giaciglio della sua agonia e morte. Una suggestione visiva che ritornerà, come un filo rosso, più volte nel film. Dopo alcune brevi riprese dei funerali, si passa alle sue origini. Nato a Torino il 15 febbraio 1927 da Leonardo, ingegnere, e da Olga Maggia, Martini viene chiamato, adolescente, dal Signore (“da ragazzo capii che dovevo dedicare tutta la mia vita a Dio”): nel ’44, a 17 anni, entra nella Compagnia di Gesù presso la casa dei gesuiti di Cuneo, “che ci diedero un’educazione molto severa ma al tempo stesso ci educarono alla libertà”, e nel 1952 a Chieri riceve dal Card. Maurilio Fossati, Arcivescovo di Torino, l’ordine sacro. Tra i gesuiti nascerà anche il suo amore per la teologia e in particolare per lo studio degli antichi manoscritti. Ma non gli bastava: “cercavo un impegno pastorale oltre le barriere del pensiero colto: lo trovai nella Comunità di Sant’Egidio”.

Dagli anni ’60 la sua vita si interseca sempre più con la storia d’Italia. Sono gli anni del Concilio Vaticano II, delle lotte politiche, fino al 1980 col suo ingresso a piedi, Vangelo in mano (“l’unica cosa che mi apparteneva”), nella Diocesi ambrosiana come nuovo Arcivescovo. Emerge qui, in maniera non meno forte rispetto al passato, una rappresentazione umana di Martini, che, appena entra in carica visita il Carcere di San Vittore, e confida le sue paure: “temevo la solitudine, di diventare un burocrate lontano dalla gente. Dovetti ricredermi”. In una città come Milano, simbolo della frenesia produttiva e consumistica, un altro suo gesto “rivoluzionario” sarà quello di dedicare la prima lettera pastorale al tema della meditazione: “la Parola di Dio è semplice, per questo ha solo bisogno di silenzio”. Ma la “capitale morale” d’Italia sarà anche gorgo di male, cuore del terrorismo e della criminalità. Sarà la triste patria di Tangentopoli, ma anche dei piccoli immensi gesti di Martini, che battezza i due figli gemelli dei terroristi Chicco Galmozzi e Giulia Borelli, Nicola e Lorenza, o che nel 1987 dà vita alla “Cattedra dei non credenti”.

Una volta conclusa la sua esperienza come Pastore a Milano, dal 2002 al 2007 torna alla fonte della sua fede: “Gerusalemme, finalmente…sento che è la mia città. È un luogo dove si respira la storia biblica, centro della storia umana, non luogo di conflitto ma città della preghiera, di dialogo e amore”. Sarà l’inizio dell’ultimo cammino verso il “ritorno al Padre”, che avverrà il 31 agosto 2012 a Gallarate: “mi sono riappacificato con l’idea di morire quando ho compreso che senza la morte non arriveremo mai a fare un atto di piena fiducia. Di fatto in ogni scelta impegnativa noi abbiamo sempre un’uscita di sicurezza. Invece la morte ci obbliga a fidarci totalmente di Dio”.

Andrea Musacci

Tra aria e acqua l’arte continua a essere in vetrina

22 Apr
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Il gruppo di Fabula con le opere della Lamberti

“Sulle arie, sulle acque, sui luoghi” di Lucia Lamberti, che inaugura oggi alle 18 a Fabula Fine Art in via del Podestà, 11 a Ferrara, è la mostra di punta di questo fine settimana. Fabula, diretta da Giorgio Cattani, sceglie, dopo due esposizioni tra l’astratto e il concettuale, il ritorno alla figurazione con questo progetto della Lamberti, salernitana classe 1973, curato da Maria Letizia Paiato e in parete fino al 31 maggio. Una trentina di opere di serie diverse, una delle quali inedita, che hanno come soggetti dirigibili, navi da guerra, porti di città del nostro continente. Così l’artista attraverso un lavoro di ricerca negli archivi (fase concettuale) permette a mondi del passato di riaffiorare, come, nella serie delle città sull’acqua, il paesaggio“reale” del presente si specchia nella propria immagine storica, che riemerge“riflessa” nello specchio d’acqua del fiume. La narrazione pittorica della Lamberti è dunque viaggio, attrazione verso un oltre e al tempo stesso richiamo a un approdo originario.
Sempre oggi alle 18 inaugura “Anti-Logica” di Enrico Pambianchi nel duplice spazio di Gavioli Paolo Arredamenti (c.so Porta Mare, 8) e Hotel Annunziata (Piazza Repubblica, 5) a Ferrara. Si tratta di un’antologica che raccoglie 24 opere in un percorso apparentemente disarmonico. La mostra, visitabile fino al 22 giugno, è organizzata da Centro Studi Dante Bighi e Archivio Pambianchi e curata da Maurizio Bonizzi e Elena Bertelli.
Alle 17.30, invece, nel Liceo Dosso Dossi (via Bersaglieri del Po, 5/b) viene presentata “Paint e pixel” di Roberto Selmi e Marco Sgalla, tra pittura e arte digitale, in parete fino al 7 maggio.
Alle 19.45 vi sarà la chiusura della mostra di Cristina Maravacchio nel foyer del Teatro Nuovo di Ferrara, con degustazione di vini dell’enoteca Botrytis.

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Un’opera di Enrico Pambianchi

Fuori città, “Reflections” è il nome dell’esposizione di Daniele Basso che inaugura oggi alle 18.30 ad Argenta in tre spazi, Centro Culturale Mercato, Teatro dei Fluttuanti e Centro Culturale Cappuccini, curata da Irene Finiguerra ed esposta fino al 28 maggio.
Oggi alle 11 nella Palazzina del Turismo dell’Abbazia di Pomposa inaugura la mostra dell’illustratrice Daniela Costa, “Così parlo io…”, visitabile fino al 21 maggio tutti i giorni, 9.30/13 e 15/18.30. Alle 16 a Portomaggiore il Centro Sociale “Le Contrade” di via Carducci, 11 inaugura la mostra dei lavori dei corsi di pittura 2016/2017.
Domani alle 17.30, per la personale di Daniele Degli Angeli alla Galleria del Carbone di Ferrara è previsto un incontro con l’autore, mentre alle 18 alla Porta degli Angeli, inaugurazione della mostra di Andrea Penzo e Cristina Fiore, visitabile fino al 1° maggio. Sempre domani, dalle 15 alle 19, è possibile visitare la mostra fotografica “Il risveglio di Ferrara”, allestita nell’emporio “Il Mantello” in via Mura di Porta Po, 9 a Ferrara, organizzata da studenti dell’Istituto “Vittorio Bachelet” come progetto di alternanza scuola-lavoro. Le foto di Nicole Capriati e Gianluca Giordani a fine giornata saranno messe all’asta e parte del ricavato devoluto al Mantello.
Fuori città, al Mondo Agricolo Ferrarese di San Bartolomeo in Bosco (via Imperiale, 265) domani alle 16 avrà luogo la presentazione della mostra fotografica e del catalogo di Antonella Stasi e Davide Occhilupo, “Oltre al mare… Manciate di Secoli”, in parete fino al 2 maggio.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 22 aprile 2017

Ferrara, nuovo cappellano del carcere: incarico al parroco di Tamara

13 Apr
Mons. Bentivoglio durante la messa in carcere per il suo 50°

Mons. Antonio Bentivoglio

Una decisione che era nell’aria già da diversi mesi, ma che solo ieri ha avuto un primo annuncio: Mons. Antonio Bentivoglio – classe 1938, dal 1994 cappellano del carcere – nei prossimi mesi abbandonerà il suo incarico all’Arginone.
Durante la Messa di Pasqua svoltasi ieri mattina nella Casa Circondariale, Mons. Luigi Negri ha colto l’occasione della sua ultima visita da Vescovo all’Arginone per annunciare che Mons. Bentivoglio sarà affiancato da don Giovanni Polezzo (che ieri ha concelebrato la Messa in carcere), 30 anni, candidato, poi, a sostituirlo come cappellano se il Vescovo eletto Mons. Gian Carlo Perego approverà la successione.

Esce così di scena il cappellano del caso Igor, colui che più di ogni altro in carcere riuscì a dialogare con il futuro killer e che nei giorni scorsi gli ha lanciato l’appello di costituirsi, anche se il cambio è motivato da ragioni di età.
«Vi annuncio la comparsa di un coadiutore, don Giovanni Polezzo, che aiuterà don Antonio nei prossimi mesi – ha spiegato Mons. Negri – in quello che sarà un periodo di verifica e di inserimento per il passaggio all’incarico di cappellano, che, naturalmente, diventerà ufficiale solo dopo un’eventuale decisione in tal senso del Vescovo eletto Mons. Perego. Una scelta ponderata – ha proseguito –, che non nasce certo dalla mattina alla sera, e che avrà bisogno di tempo e gradualità».
Don Polezzo, originario della Parrocchia di S. Sofia in Lendinara (Ro), è nato a Rovigo il 22 luglio 1986. Dopo aver conseguito la maturità, è entrato in Seminario a Ferrara nel 2005, e ordinato sacerdote il 29 settembre 2013. Vice Direttore dell’Ufficio Missionario, dall’autunno 2015 è parroco a Tamara e Saletta.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 13 aprile 2017

L’artista Gualandi sbarca a Milano e abbraccia Felisi

6 Apr
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Carlo Bassi e Claudio Gualandi a Milano

Un artista ferrarese è tra i protagonisti degli eventi espositivi collaterali al Salone del Mobile di Milano. Stiamo parlando di Claudio Gualandi, che con la sua personale “Souvenir d’Italie” allestita nel punto vendita Felisi in via Fiori Chiari, sta conquistando sempre più il cuore dei milanesi. Nella mattinata di martedì l’esposizione è stata inaugurata alla presenza dell’artista, accompagnato dalla moglie Linda Mazzoni, di Anna Lisa Felloni, proprietaria di Felisi, venuta appositamente da Ferrara insieme allo stilista Domenico Bertolani, a Chiara Biasini e Caterina Dondi.
A sorpresa ha partecipato al vernissage anche il noto architetto ferrarese Carlo Bassi, residente a Milano ma nostalgico della sua città natia. Molti anche i giornalisti presenti, in particolare di testate di moda nazionali come MF Fashion e Fashion Magazine, a coronamento di un successo meritato, ancora più in risalto in quanto parte di Fuorisalone, il programma di eventi ed esposizioni di contorno al Salone internazionale in programma fino a domenica nella città meneghina.
Tra i partecipanti al vernissage, tutti conquistati dallo stile unico di Gualandi e dai monumenti ferraresi da lui rappresentati, vi era anche il noto scultore e designer Gaetano Pesce, che venerdì scorso a due passi da via Fiori Chiari ha inaugurato, insieme, tra gli altri, a Vittorio Sgarbi, la propria monumentale scultura intitolata “Maestà tradita”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 06 aprile 2017

Incursione a vuoto da Felisi

6 Apr

I malviventi cercavano prodotti finiti

imagesNuovo tentativo di furto la notte scorsa ai danni di uno dei due capannoni dell’azienda Felisi nell’area della piccola-media industria di Ferrara Nord. All’incirca all’una di notte tra martedì e ieri, alcuni ladri hanno tentato di entrare nel capannone adibito a laboratorio della nota azienda ferrarese, forse nella convinzione, errata, della presenza all’interno di borse e altri articoli già finiti. I malviventi sono riusciti nell’intento di togliere tutta la guarnizione verticale laterale di gomma della porta antincendio sul retro dell’immobile, non riuscendo però ad entrare.
Felisi non è di certo nuova a questi tentativi di furto. Circa due anni fa, nello stesso capannone, alcuni ladri hanno cercato di entrare sfondando la porta a vetri di fianco all’entrata principale. Diversi, poi, i tentativi di furto, purtroppo andati a segno, nella sede principale di via Calvino, l’ultimo dei quali a metà dello scorso novembre, quando i ladri hanno forzato una porta laterale del magazzino e, una volta all’interno, hanno portato via una sessantina di prodotti, per un valore di circa cinquantamila euro. Infine, nel dicembre del 2015 alcuni malviventi, dopo aver sfondato una parete, avevano svaligiato il magazzino portando via ben duecento borse.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 06 aprile 2017

Scutellari espone da Cloister

5 Apr

3398_83bf477b2e678d60e49902232b15f61c[Sotto l’articolo, alcune immagini dell’esposizione]

Si intitola “Il segno e la forma” la nuova esposizione che inaugura oggi alle 18.30 nella Galleria d’arte Cloister di Ferrara (in corso Porta Reno, 45).
In mostra, opere di Giulio Scutellari, artista ferrarese classe ’74. Scutellari si diploma nel ’94 all’Istituto d’arte Dosso Dossi di Ferrara, e successivamente frequenta lo studio del pittore Pistoiese Max Loy. Laureatosi nel 2002 presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna in “Scenografia”, in seguito frequenta il corso di pittura di scena, autorizzato dalla Regione Veneto, e il corso di tecnico teatrale promosso dal Rossini Opera Festival. Fin dal 2002 collabora con continuità, presso teatri di tradizione ed enti lirici, in qualità di tecnico di palcoscenico.
La mostra sarà visitabile fino al prossimo 29 aprile da lunedì a sabato dalle ore 9 alle 19.30.
L’amore per l’arte, il teatro, il corpo umano, lo portano ad un continuo studio e ad una attenta progettazione di corpi e di spazi. Il segno è l’assoluto protagonista nella produzione di questo giovane artista che riempie nitidi spazi, con campiture ad acquerello, ottenendo una pulizia grafica e un’immediata carica espressiva nella precisione formale.
Attualmente Scutellari collabora con Teatri di Tradizione ed enti Lirici Italiani, quali il Teatro Comunale di Ferrara, il Teatro Regio di Parma e la Fondazione Arena di Verona.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 04 aprile 2017

Le foto raccontano Bassani e la difesa della storia

5 Apr

In parete alla MLB home gallery il progetto della forlivese Camporesi dedicato a luoghi abbandonati

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Ex stazione dei treni di Bondeno

Il Bassani dell’impegno in difesa del patrimonio artistico e naturale, come fonte d’ispirazione per un rinnovato progetto artistico. Silvia Camporesi, una delle più apprezzate fotografe italiane, torna nella Maria Livia Brunelli home gallery di Ferrara, con una mostra originale, la cui parte inedita è dedicata a quattro luoghi abbandonati del nostro territorio. “Atlas Italiae: Tabula Ferrarense cento anni dopo Giorgio Bassani” è il nome dell’esposizione della fotografa forlivese che verrà inaugurata sabato 8 aprile alle 18, e rimarrà in parete nella home gallery di corso Ercole I d’Este, 3 fino al prossimo 8 ottobre. “Atlas Italiae” è il nome del volume fotografico edito nel 2015 in cui l’artista ha raccolto 112 foto di 70 luoghi abbandonati lungo tutta la Penisola.
In mostra, dunque, sulla parete centrale della galleria fotografie stampate in bianco e nero e poi colorate a mano, per un lavoro di studio, ricerca e viaggio durato circa due anni. La Camporesi ritorna, dunque, a Ferrara, più di un anno dopo la presentazione di “Atlas Italiae” dalla Brunelli nel febbraio 2016: in occasione del centenario dalla nascita di Giorgio Bassani (04 marzo 1916 – 13 aprile 2000), intende, così, omaggiare a un tempo lo scrittore e la sua città. Le abbiamo rivolto alcune domande sulla mostra.

Silvia Camporesi

Silvia Camporesi

A Ferrara presenterai un “Atlas italiae” rinnovato: cosa rimane del vecchio progetto, e cosa c’è invece di nuovo?
Esporrò una selezione di 15 opere tra le tante pubblicate, oltre a quattro inediti riguardanti altrettanti luoghi abbandonati di Ferrara e provincia. Per la precisione, l’ex stazione dei treni di Bondeno, il manicomio infantile di Aguscello, una villa di Ferrara, che stanno per ristrutturare, e l’ex Eridania di Codigoro: sono tutte foto inedite, non presenti nel libro.
Perché hai scelto Bassani per raccontare questi luoghi ferraresi?
L’ho scelto per il legame sentimentale che mi lega a lui, in particolare nel suo lavoro per Italia Nostra. Ho visitato i luoghi “ferraresi” di Bassani, quelli della sua vita e della sua produzione letteraria, ma non ne ho trovati che mi soddisfacessero a livello fotografico. E, in più, quello sui luoghi bassaniani è un lavoro già fatto, e non poco, in passato. Ho preferito riprendere l’impegno di Bassani sull’ “Italia da salvare” [titolo dell’omonimo libro con gli scritti di Bassani sul tema, ndr].
Queste foto ferraresi quando le hai scattate? Il territorio di Ferrara non è presente nel progetto di “Atlas Italiae”?
Sono scatti che ho realizzato in periodi diversi. In “Atlas Italiae” è presente uno scatto dell’ex Eridania di Codigoro, diverso però da quello che esporrò nella MLB gallery.

Infine, ricordiamo che la Camporesi non è nuova ad omaggi a illustri ferraresi: infatti, sempre nella gallery di corso Ercole I D’Este, tra fine 2015 e inizio 2016 ha esposto “Le citta del pensiero. Un’indagine metafisica” ispirata a de Chirico, mentre nel 2012 ha presentato “Qualche volta, di notte. Omaggio ad Antonioni”, per il centenario della nascita del regista.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 04 aprile 2017