«Rimettersi in cammino» partendo dalla tradizione e dal valore dell’eguaglianza, contro la «desertificazione del “noi” e la cosificazione causata dal dominio delle tecnoscienze». “Il futuro della tradizione” è stato il titolo dell’incontro che ha visto protagonista Fausto Bertinotti, Presidente della Fondazione “Cercare Ancora”, ieri mattina al Meeting dell’Amicizia fra i popoli, in programma fino a oggi alla Fiera di Rimini. L’incontro, introdotto e moderato da Andrea Simoncini, Professore Ordinario di Diritto Costituzionale all’Università degli Studi di Firenze, ha visto Bertinotti rispondere anche alle domande di quattro ragazzi.
EDIPO E IL TECNICISMO NEOLIBERISTA
«Oggi l’uccisione del padre si presenta come soppressione della tradizione, un mito del futuro che non fa che abbagliarci e che porterà a un futuro disumanizzato». L’analisi del relatore è stata fin da subito impietosa. «L’uomo è totalmente soggiogato dal mito dell’innovazione, della modernizzazione, dal mondo delle merci», ha proseguito. «Per questo si sente la necessità di uccidere il padre, perché non si vuol essere soffocati dalla sua memoria, ma trascinati dagli eventi, avvolti dal mito di Edipo», che intende «disfarsi della tradizione, non volendo farci i conti». La stessa storia della Rivoluzione d’Ottobre viene dimenticata, rimossa dalla sinistra. «Così facendo – ha proseguito – non si è guadagnata un’innocenza, ma si è perso il “noi” in questa ansia di uscire dalla storia e dalla tradizione: ma senza tradizione il futuro incombe su ognuno di noi, non permette al soggetto di essere protagonista, ma solo suddito». Ciò solo apparentemente contrasta col «primato dell’individuo» oggi dominante in Occidente, mentre in realtà questo individuo è al tempo stesso «vittima e carnefice della società: l’individualismo cancella la persona, l’individuo è ridotto all’immagine del successo, della dimenticanza dell’altro, il neoliberismo assolutizza l’automa, la macchina, la tecnoscienza, di cui l’individuo appunto ne è mero ingranaggio».
A dominare è «un pensiero debole che crea solo persone deboli, entità deboli e popoli disarmati». Reazione speculare a questo «mondo dell’alienazione del consumo, è il fondamentalismo, il nuovo nichilismo, il terrorismo di una comunità violentemente chiusa, dove la coppia amico/nemico ricompare proprio perché è il “noi” a scomparire, è il popolo a disintegrarsi», ha proseguito Bertinotti.
IL “NOI” DEL MOVIMENTO OPERAIO
L’analisi del male profondo che affligge il mondo contemporaneo è andata di pari passo con la rielaborazione di quel pensiero forte che nel Novecento ha accompagnato l’esistenza di milioni di persone in Italia e nel mondo. «Il “noi” della mia tradizione è stato il movimento operaio, che ha consentito di non percorrere la strada edipica. I padri, cioè, non erano qualcosa da abbattere, ma qualcosa di essenziale per la ricerca dell’altro come necessità, non come limite. Seppur con le loro tragedie, i padri ci appartenevano, nostro compito era di mantenere la continuità con la loro storia. Era un “noi” talmente forte che arrivò a chiedere, in alcuni casi, anche il sacrificio della libertà della persona, in nome di una causa superiore, dando vita a una palese contraddizione». Al netto di aporie ed errori anche gravi, «quel di fondamentale per me per rincominciare ogni volta è stata ed è la consapevolezza di appartenere a un popolo in cammino, lo sguardo dei “miei”, di una donna lavoratrice o di un uomo lavoratore che dicesse: “quello è uno dei nostri”».
RIPARTIRE DALLA TRADIZIONE
È la parabola del figliol prodigo, richiamata anche da Simoncini, che, al contrario del complesso di Edipo dominante, «ci permette di comprendere come ciò di cui abbiamo bisogno sia la ricerca di un mondo possibile, il sogno, la speranza, quest’ultima – ha spiegato Bertinotti – intesa non come inerte e dolciastra compensazione di un reale che non ci piace, ma come investimento in un futuro possibile e differente».
L’unico antidoto a tutto ciò, «la nostra salvezza, l’obiettivo fondamentale che dobbiamo ricercare “ossessivamente” è la costruzione di un popolo, continuando a domandarci quale sia il nostro compito oggi nel mondo, il costruire un “noi” libero, liberato, capace di dare senso e significato alla vita». Il valore che meglio, anche nel presente, rappresenta quest’anelito, è quello di «eguaglianza, l’unico modo per parlare della tradizione», tanto di quella socialcomunista quanto di quella cattolica. È fondamentale, dunque, «ricostruire partendo dalla tradizione (perché è questa a suscitare la curiosità, la ricerca di un percorso che sia nuovo), camminando insieme, riponendoci il tema della fede, delle fedi, del senso della vita rispetto a una meta» alla quale tendere.
Per evitare una «catastrofe per l’umanità», dove a dominare sarà sempre più «la cosificazione, la progressiva sussunzione dell’uomo sotto le cose, tipica delle scienze applicate, sotto il dominio delle merci, o, nella forma più violenta, della guerra e del terrorismo, è essenziale quindi ripensare e rifondare «case del popolo, leghe sindacali, cooperative, associazioni» di tipo nuovo. Questo è il «costruire insieme, il costruire comunità, oggi – secondo Bertinotti – più importanti delle elezioni e della conquista del potere, delle istituzioni», più necessarie ed urgenti rispetto a quest’ultime.
Andrea Musacci


Infine, l’Arcivescovo, incalzato anche dalle domande di Paolucci, ha riflettuto sul tema dell’immigrazione in Italia da Paesi con forte tradizione cattolica, o, al contrario, da zone del mondo dove la libertà religiosa è un miraggio. Sono circa 3mila i sacerdoti stranieri presenti nella nostra penisola, e circa un migliaio i catecumeni, perlopiù non cittadini italiani. «La speranza – ha spiegato Mons. Perego – è che per molti immigrati che vivono nel nostro Paese il fatto di sperimentare una situazione di rispetto della libertà religiosa possa avere ricadute positive nei loro luoghi d’origine».
Pinzini e salame per finanziare l’attività benefica dell’Associazione “Noi per Loro – Opera Mons. Giulio Zerbini onlus”. Anche quest’anno, in occasione del Ferrara Buskers Festival, dietro il campanile della Cattedrale giovedì 24, venerdì 25, sabato 26 e domenica 27, dalle 17 alle 24, l’Associazione diretta da Mons. Antonio Bentivoglio che aiuta i detenuti poveri della Casa Circondariale di Ferrara, propone quattro serate di autofinanziamento. Si potranno gustare, a prezzi economici, gli ottimi pinzini artigianali, fritti e serviti, farciti con salame o prosciutto crudo oppure vuoti, oltre a bibite, birra, ampia scelta di vini, e lotteria con ricchi premi (1 biglietto = 1 euro). Novità di quest’anno, l’angolo con aperitivo (spritz, mojito, prosecco).
Anche la nostra tradizione culinaria è protagonista al Ferrara Buskers Festival. Fino a domenica 27, infatti, nel Largo Castello, lato Giardini di viale Cavour, l’Associazione di volontariato “Oltre i muri” è presente con il suo gazebo dove propone tagliatelle al ragù e lambrusco per finanziare i propri progetti in ambito sociale. L’onlus, nata nel 2014 e presieduta da Vincenzo Musella, commercialista napoletano residente a Ferrara, è in prima linea in attività di sensibilizzazione per i più giovani riguardanti la sicurezza, il bullismo, il cyberbullismo e una corretta alimentazione. Proprio per quest’ultimo ambito, e per la cultura del chilometro zero, in questi giorni ripropone l’iniziativa intitolata “La Tagliatella ti fa bella – Ambasciatori del gusto”, già svolta lo scorso giugno in occasione di “Comacchio by night” e lo scorso dicembre nella sede della BLN in corso Porta Reno a Ferrara per la raccolta fondi a favore di Telethon. Da settembre, infine, l’Associazione tornerà in alcune scuole e parrocchie di Ferrara e provincia per sensibilizzare i più giovani sui temi sopracitati.
Non solo musica, ma anche arte contemporanea, in occasione del Ferrara Buskers Festival. Una collettiva “oltre il contemporaneo” è visibile fino al 3 settembre nella Galleria del Carbone di Ferrara. In via del Carbone, 18/a sabato è stata presentata “Fuori mercato”, esposizione con presentazione critica di Azzurra Immediato, Orlando Piraccini, Domenico Settevendemie e Paolo Degli Angeli. Il gruppo cesenate composto da Franco Alessandroni, Andrea Artusi, Lucio Cangini, Davide Crociati, Anna Maria Nanni, Luciano Navacchia, Luciano Paganelli, Leonardo Rossi, Massimo Rovereti e Giulio Santolieri espone le proprie opere già esposte in un tour a Cesena e Ravenna.
Più di quaranta giorni nel nostro Paese, dei quali cinque a Ferrara, per otto piccoli «ambasciatori di pace» saharawiani. Stamattina nel Municipio di Ferrara è stato presentato il progetto “Accoglienza Saharawi 2017”, organizzato dall’Associazione Oltreconfine in collaborazione con il Coordinamento Regionale di Solidarietà per il Sahara Occidentale e con la Rappresentanza del Fronte Polisario in Italia (che ha programmi simili anche in Spagna). Il progetto, giunto al 18° anno, vede otto bambine e bambini tra i 7 e i 10 anni ospiti di associazioni ed enti locali nella nostra città, dov’è interamente gestito da volontari di Oltreconfine, con il sostegno della CRI Ferrara (per gli accertamenti sanitari loro necessari e le eventuali terapie) e dell’AIC – Associazione Italiana Celiachia.
«Come e con Maria». La Madre di Dio, «la prima risorta», ci permette di contemplare quella «famigliarità con Dio che è il destino di ogni persona che crede in Gesù Cristo». In occasione della Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, l’Arcivescovo di Ferrara-Comacchio S. E. Mons. Gian Carlo Perego ha celebrato la Santa Messa nella Cattedrale di Ferrara alle ore 10.30 di martedì 15 agosto. Il dogma dell’Assunzione è stato proclamato da papa Pio XII il 1° novembre 1950, Anno Santo, attraverso la costituzione apostolica Munificentissimus Deus.
«L’educatore deve accompagnare il giovane, prenderlo per mano insegnandogli il rispetto, l’accoglienza e l’uso critico della ragione». Il nostro Arcivescovo Mons. Gian Carlo Perego ieri, domenica 13 agosto, durante l’omelia della Santa Messa concelebrata nella Concattedrale di Comacchio ha colto l’occasione della festività di San Cassiano di Imola (240-304 ca.), patrono della città, per riflettere sull’importanza della missione pedagogica che spetta ad ogni adulto.



