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Il pane incontra l’eros in una mostra molto particolare

23 Giu

imagePer la tradizione ferrarese la coppia di pane è più che un alimento, è un simbolo: un simbolo al tempo stesso dolce e piccante. Queste due anomale caratteristiche sono state illustrate venerdì all’Osteria delle Porte Serrate di via Montebello, 79, con l’inaugurazione della mostra fotografica “L’anatomia della coppia” di Maria Chiara Bonora, a cura di Maria Livia Brunelli e in collaborazione con la Mlb home gallery. Una ventina di fotografie a colori che vogliono indagare, attraverso l’anatomia culinaria e umana, la sensualità tipica dell’eterno connubio tra eros e cibo: il colore ambrato della coppia si (con)fonde, infatti, con l’incarnato della pelle. L’appagamento del gusto, come quello sessuale, non riguarda solo bisogni fisiologici e di sopravvivenza personale e della specie, ma anche un piacere intellettuale e sensuale che trascende la mera necessità biologica.

In questo breve ma intenso viaggio tra i tavoli dell’Osteria scopriamo come la ciupèta ferrarese sia, dunque, rappresentazione dell’unione umana, dell’incontro di due corpi e dei loro sessi, sensazione ben resa dal calore e dalla fragranza che le fotografie sprigionano.

La mostra è vistabile tutti i giorni dalle 11 alle 15 e dalle 19 alle 23 (domenica sera e lunedì chiuso), fino al 31 marzo. Per informazioni e prenotazioni: Osteria delle Porte Serrate, tel. 0532.240464.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 24 gennaio 2013

Oggi a Cloister l’aperitivo letterario mensile

23 Giu

13394209_1369466893070581_3559282567829549030_nIn occasione della mostra di Paolo Volta dal titolo “La mia Marilyn”, oggi alle 18.30 nella Galleria d’arte Cloister in c.so Porta Reno, 45 avrà luogo il consueto aperitivo letterario del giovedì, ogni mese legato alla mostra mensile. L’appuntamento verterà sul tema “Visioni di città. Sguardi raccontati con parole”, con proposte di letture a partire da Giorgio Bassani, a cura di Lucia Boni e Alessandro Tagliati. La mostra di Paolo Volta rimarrà in parete a Cloister fino al prossimo 2 luglio.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 23 giugno 2016

«Italia ’90? Tute e borse le ho disegnate io»

20 Giu
Lorenzo Montanari mentre mostra alcune sue creazioni

Lorenzo Montanari mentre mostra alcune sue creazioni

«Ho disegnato tute e borse per la Nazionale di calcio di Italia ’90, oltre ad alcune maglie di Americanino e Guess». Lorenzo Montanari, pittore ed ex insegnante in vari Licei artistici, è una persona riservata, poco propensa a parlare di sé. Proprio nel periodo di euforia generale per gli Europei francesi di calcio, ci racconta però quando diede il proprio contributo alla Nazionale, per i mitici Mondiali del 1990.

«Un mio amico, Lele Modonesi, aveva un negozio di sport ed era quindi in contatto con diversi rappresentanti», ci racconta Montanari. «Venne in contatto anche con l’azienda Diadora, che mi chiese di disegnare alcuni zaini, tute e borse ufficiali che i giocatori della Nazionale di calcio indossarono e usarono in occasione di Italia ’90». Diadora, azienda nata a Caerano S. Marco (Tv), dal 1986 al 1994 è stata, infatti, fornitrice ufficiale della Nazionale italiana. «Non pagavano benissimo, i tempi erano spesso stretti, e spesso mi toccava fare avanti e indietro a Caerano per consegnare il lavoro». Ma per Montanari, grande appassionato di calcio, fu senz’altro un’esperienza esaltante.

Montanari è in pensione da ormai tre anni, dopo più di 40 anni di insegnamento prima al Liceo Artistico di Venezia, poi in quello di Castel Massa e infine in quello di Rovigo. La sua esperienza di grafico nasce, invece, nei primi anni ’70 quando lavora prima per il Comune di Ferrara, poi per pochi mesi nella Coop Studio. «Un giorno un mio studente, che lavorava per Americanino, mi chiese di provare a disegnare la grafica per una maglietta», ci racconta. Da lì inizia la sua collaborazione con l’azienda nata alla fine degli anni ’70 a Cavarzere (Ve) grazie ad Adolfo “Tato” Bardelle, e diventato marchio di culto lungo tutti gli anni ’80. Oltre che per lo storico marchio con i due volti di pellerossa, Montanari disegnò anche decine di magliette per brand collegati, quali Kinghino, Frank Scozzese, Forza 12, Avirex e Outsider. «Alcune maglie – ci spiega Montanari – mi chiesero di farle ispirate alle silhouette di Keith Haring o a disegni di Andy Warhol, oppure per Kinghino mi chiesero grafiche legate al rafting». Legato alla grafica è anche l’uso dei primi personal computer quali il Vic-20, l’Amiga 500 e l’Amiga 2000. «Poi negli anni ’90 disegnai anche maglie per la californiana Guess. Una volta mi pagarono, per un solo disegno, ben 12 milioni di lire».

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 20 giugno 2016

L’anima di Ferrara nei versi di Lucia Boni

19 Giu

Copertina 'Lembi'Richiami e corrispondenze ai margini di luoghi quotidiani fortemente simbolici, in un dialogo costante con l’anima di Ferrara. È uscita giovedì scorso, e presentata lo stesso giorno in Biblioteca Ariostea, la nuova raccolta poetica di Lucia Boni dal titolo “Lembi e le sette chiese” (Carmelina Edizioni).

Come ci spiega lei stessa, «si tratta di testi di poesia che ho scritto in circa un decennio». La parola “lembi” è mutuata dal titolo della mostra del pittore Paolo Volta, esposta nel 1998 presso la “Tavolozza” di Ferrara. «Anche per questo – prosegue la Boni – nel libro ogni lirica è accompagnata da una sua opera, come in uno scambio tra me e lui, tra poesia e pittura». Le poesie della Boni sono tragitti fra le strade e i vicoli della nostra città, appunto «corrispondenze tra le sue opere, gli edifici da lui rappresentati e questi percorsi per il centro di Ferrara». Queste opere di Volta dal sapore “metafisico” sono, tra l’altro, visitabili nella Galleria Cloister in c.so Porta Reno, 45 fino al 2 luglio nella personale “La mia Marilyn”.

La strada rappresenta, dunque, per la Boni «il luogo dove esiste la possibilità di trovare se stessi», in un cammino spirituale nella sacralità del quotidiano, attraverso “la porta”, “la parola”, “la casa”, “la luna e i giorni”, “la natura” e il “tempio”, appunto le restanti “chiese” citate nel titolo dell’opera. Come scrive Carlo Bassi nella prefazione al libro, “questa lettura ‘altra’ delle cose, dei sogni, dei sentimenti ci offre una dimensione nuova di essere nel mondo”. «Rileggendo queste poesie scritte negli anni – ci spiega ancora l’autrice – ho cercato di organizzare il discorso, evitando un ordine meramente cronologico: da qui le sette chiese, luoghi sacri in senso lato». Un altro richiamo è rappresentato dal legame con l’architetto Bassi: oltre alla prefazione, la poesia che apre il libro, “Sempre”, è stata già inserita da Bassi nel suo libro “Ferrara. Lessico di architettura, frammenti di un discorso amoroso” del 2005. Un’altra corrispondenza, poi, è quella con i pensieri dello studioso francese Gaston Bachelard, citato all’inizio di ognuna delle parti nelle quali è suddiviso il testo.  Parole, suoni e suggestioni vengono, dunque, tessute e ricamate dalla Boni con pazienza e rinnovata passione in questa sua nuova avventura: un racconto in versi di brandelli e lembi dell’anima più autentica di Ferrara.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 19 giugno 2016

Alla Città del Ragazzo convegno sull’Origami

18 Giu

Origami-craneOggi e domani alla Città del Ragazzo avrà luogo un convegno organizzato dal CDO – Centro Diffusione Origami, intitolato “OrigamiPro” in cui si discuterà sul tema dell’uso degli origami per uso professionale. Il mondo dell’origami è molto vasto, e molteplici sono gli utilizzi e le potenzialità di questa arte. In Italia e Germania, ad esempio, sono stati fatti convegni dedicati solo all’utilizzo dell’Origami nella didattica, dalla materna alla università, e l’origami si può applicare in vari mestieri, ad esempio per allestimenti, scenografie, moda e architettura. Scopo del convegno è di fare il punto della situazione, raccogliendo esperienze e soprattutto cercando un confronto per capire se sia necessario chiedere una sorta di copyright per gli origami.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 18 giugno 2016

Oggi a l’Altrove inaugura “Sguardi di luce”

18 Giu

417881_501711486542606_807057970_n“Sguardi di luce” è il nome della personale del ferrarese Pietro Regnani che inaugura oggi nello Spazio d’arte l’Altrove di Ferrara (in via de’ Romei, 38). La mostra, a cura di Francesca Mariotti, viene presentata alle 17.30 e sarà visitabile fino al prossimo 2 luglio.

Regnani, alla sua prima esposizione, presenta una trentina di grafiche nelle quali centrali è il suo sguardo attento intorno alla città, nelle soleggiate campagne e nei loro colorati prodotti. Ciò che si coglie da questi suoi lavori è l’attenzione alla luce, l’emozione nell’assaporare le bellezze sia naturali sia architettoniche nella loro continua simbiosi fatta di contrasti e assonanze. La mostra è visitabile dal lunedì al venerdì dalle 17 alle 19.30, sabato su appuntamento.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 18 giugno 2016

Galleria del Carbone, musica e arte si incontrano

17 Giu

13406997_1371876389496298_6961035986899578029_nMusica e arte si incontrano oggi nella Galleria del Carbone di Ferrara (in via del Carbone, 18/a). Alle 17.45, infatti, vi sarà l’evento “Il fauno e il flauto”, un pomeriggio di musica organizzato in occasione della mostra di Gianfranco Vanni, “Nel labirinto del fauno”, visitabile fino a domenica. Protagonista dell’evento musicale sarà la giovane flautista ferrarese Emmanuela Susca.

La mostra è visitabile oggi dalle 17 alle 20, domani e domenica dalle 11 alle 12.30 e dalle 17 alle 20.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 17 giugno 2016

«Prima avevo un vuoto incolmabile, ora trasmetto la mia fede con l’arte»

15 Giu

Qui la mia recensione della mostra di Cinquino a Idearte.

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Claudio Centin (Cinquino) insieme a Vasco Rossi e la sua opera “Ricordi” a lui dedicata

Fino a sabato 18 giugno è possibile visitare la mostra “Quando l’arte si rifiuta” di Claudio Centin, detto “Cinquino”, nell’Idearte Gallery in via Terranuova, 41 a Ferrara.

Ma chi è Cinquino? Per vent’anni è stato un importante progettista e designer nell’ambito artistico-artigianale della moda e degli accessori per rock star. Alcune sue creazioni sono state indossate da artisti come Vasco Rossi, Ligabue, Renato Zero, Zucchero, Axl Rose, Sting, Bob Geldof. Nel 2002 decide di abbandonare il mondo della moda rock per dedicarsi all’attività di scultore, realizzando opere appartenenti alla corrente “Gospel Art”, per le quali utilizza materiali di recupero.

Come ha raccontato,«ad un certo punto della mia vita, che per certi versi poteva apparire invidiabile, ho deciso di lasciare quel tanto aspirato traguardo, perché, nonostante quello che potevo sembrare, dentro di me c’era un vuoto che nessun tipo di “bella vita” poteva colmare». Una presa di coscienza difficile, per nulla scontata: «quando ti guardi dentro, lì non c’è finzione o fuga, sì perché in quell’ambiente spesso si scappa dalla realtà o dalla delusione o meglio ancora dall’amarezza che quel “sogno” ti dà», racconta Centin.

«A un certo punto ho invocato l’intervento di Dio e ho cominciato a leggere e poi conseguentemente a studiare la Bibbia. La mia prima mostra, non a caso, l’ho voluta intitolare “Fatiche, lacrime e vittoria”», prosegue l’artista, che ora fa parte della Chiesa Evangelica. La spiegazione non lascia spazio al dubbio: «Fatiche per raggiungere quello che ho raggiunto, lacrime perché è il prezzo da pagare, e, paradossalmente anche per lasciare, nonostante a decisione già fatta, si, ci sono volute fatiche e lacrime anche per lasciare ma poi la vittoria, la vittoria nell’aver trovato il senso della vita. Ora, posso tranquillamente affermare che ho in cuore tanti, tanti, bei ricordi, ma nessun tipo di pentimento per la scelta fatta, ora il mio obiettivo è cercare di trasmettere la mia esperienza di fede con l’arte».

Andrea Musacci

 

 

 

 

 

 

 

“Like a Butterfly”: la vita tra sogni effimeri e incubi reali

15 Giu
Ed-WillTra i film presentati in anteprima nazionale al recente Ferrara Film Festival (01-05 giugno 2016) c’èra anche Like a Butterfly, film breve (27′) prodotto dallo stesso regista Eitan Pitigliani (romano classe 1986, che ho avuto la fortuna di conoscere durante il Festival ferrarese), Falcon Productions, in collaborazione con Rai Cinema. Il film ha fatto la prima mondiale al 21st Palm Beach International Film Festival a fine marzo scorso.
Nel cast il pluripremiato ai Golden Globe Ed Asner (Radici, Mary Tyler Moore, Lou Grant, voce protagonista in Up, Papa Giovanni XXIII), Will Rothhaar (Killing Kennedy), Cindy Pickett (Una pazza giornata di vacanza), Brad Greenquist (The Mentalist), Rita Raider e Michael G. London.
La durata ridotta della pellicola permette al regista di delineare i contorni della storia con poche pennellate, rendendo particolarmente intenso il quadro esistenziale al centro della narrazione. Nicholas Slater (Will Rothaar) è un giovane aspirante attore  di Los Angeles, il cui sguardo triste denuncia una disillusione profonda verso la vita.
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Eitan Pitigliani

Recatosi in ospedale per controlli a causa di una persistente tosse, Nicholas vivrà in sogno il rapporto con un attore anziano ricoverato, Joe Gillis (Ed Asner), alcolista e solo. La presa di coscienza della propria malattia (esistenziale, non fisica), quindi del senso del limite e della riscoperta degli aspetti essenziali , farà “risvegliare” Nicholas dal torpore effimero della propria esistenza passata.

“La tua vita dev’essere un sogno, no?”, le chiede un’infermiera dopo aver saputo della sua professione attoriale. Nicholas sa che non è così, ma la svolta sarà rappresentata dall’incontro con quel sè stesso futuro, disilluso e mendicante di rapporti umani autentici, che è Joe. “Il successo rovina tutto”, gli dice quest’ultimo, altro che sogno…Il monito, dunque, è colto, il finale schiarisce e rinfranca, l’insegnamento è da tenere sempre a mente.
Andrea Musacci

Giovani attori crescono con l’aiuto del CPA

15 Giu

Logo-CPA-con-scritta-piccoloIeri pomeriggio si è svolta la festa dei diplomi del Centro Preformazione Attoriale, scuola che prepara aspiranti attori per le audizioni delle più importanti scuole di recitazione nazionali ed europee. La cerimonia di consegna dei diplomi, svoltasi nella sede in via Arianuova, 128, ha visto la presenza dell’Assessore alla Cultura Massimo Maisto, di Massimo Malucelli, Responsabile artistico CPA, e di Stefano Muroni, Direttore Artistico CPA. Sono stati consegnati dieci diplomi e sette “attestati MasterClass”. Il programma della giornata ha visto anche la visione dei monologhi in inglese degli allievi della MasterClass (terzo anno) e la visione del cortometraggio realizzato dagli allievi del secondo anno, che andrà alla prossima edizione del Giffoni Film Festival, in programma dal 15 al 24 luglio prossimi, e col quale il CPA è gemellato.

ll CPA nasce quasi tre anni fa da un’idea di Muroni, il quale ha coinvolto Malucelli, suo ex insegnante, in questo progetto rivolto ad adolescenti tra i 14 e i 20 anni. Numerosi i corsi: recitazione, recitazione in inglese, canto, danza e sceneggiatura. Nel 2015-2016 sono state 25 le richieste per 20 posti disponibili, per i corsi che si sono svolti da ottobre a giugno.

«Il CPA serve perché il loro talento possa comprendere qual è il terreno più fertile dove esprimersi», ha spiegato Malucelli. Per realizzare ciò « vogliamo lanciare anche un nuovo progetto, vale a dire un “Teatro degli adolescenti per gli adolescenti”». Inoltre, proprio a partire da quest’anno è stato inserito, oltre ai due classici, il terzo anno, che, ha proseguito Malucelli, «vedrà la realizzazione di uno spettacolo e la formazione di una compagnia».

Muroni invece ha annunciato la prossima apertura di una nuova sede del CPA a Viterbo, e il gemellaggio con la scuola ERAC di Cannes.

Questi i nomi dei giovani premiati. Per quanto riguarda il Diploma del secondo anno: Camilla Gamberoni, Cristina Bors, Roberto Galleran, Alice Franchini, Maria Vittoria Borghetti, Marta Mantovani, Chiara Cecchi, Cecilia Provenziani, Bianca Nagliati, Maria Giulia Conti. Infine per il Master del terzo anno, questi i nomi: Fabio Baroni, Pietro Bovi, Valentina Sisini, Beatrice Lotti, Lilia Merculova, Francesco Bianchini e Samuele Fabbri.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 15 giugno 2016

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