Tag Archives: Giorgio Bassani

Antonioni e Pasolini, Capolicchio torna in città e si racconta

19 Lug
Capolicchio (intervista_1)

Lino Capolicchio durante l’intervista

La voce «flautata» di Pasolini, quella carezza ad Antonioni, la cena con Ennio Flaiano e Natalia Ginzburg. È l’attore Lino Capolicchio a raccontare in esclusiva a la Nuova Ferrara i ricordi di una vita, lui diventato famoso grazie all’interpretazione ne Il giardino dei Finzi-Contini di De Sica. Con sincerità ci spiega il dispiacere per «questa condanna» di essere “etichettato” in un solo ruolo. Rammarico comprensibile per chi ha all’attivo un’ottantina tra interpretazioni teatrali, cinematografiche e televisive, oltre ad alcune regie.

Dopo quarantacinque anni da quel capolavoro che ha segnato la sua carriera, l’abbiamo incontrato in una delle sue sporadiche visite a Ferrara, ospite dell’artista Flavia Franceschini e di Anna Maria Quarzi, Presidente dell’Istituto di Storia Contemporanea.

Le memorie scorrono quasi fossero dotate di vita propria. Cominciano con Valerio Zurlini e la comune passione per la pittura: «quando ci vedevamo non parlavamo mai di cinema ma di pittura, e questo gli piaceva». Meno condivisa era la passione per Dante Gabriel Rossetti, tanto che «Zurlini una volta – racconta divertito – si inalberò, mi prese per il colletto chiedendomi come potessi amare un’arte così kitsch!»

Capolicchio (intervista)

Capolicchio durante il racconto di uno dei suoi aneddoti

Uno degli aneddoti più toccanti riguarda Michelangelo Antonioni. Siamo nel 2007, circa tre mesi prima della sua morte. «Lo vado a trovare – ci spiega emozionato – e, prima di congedarmi, spontaneamente lo accarezzo sul viso, come per un ultimo saluto». Un’altra visita indimenticabile è quella che nel ‘68 fa a Pier Paolo Pasolini, che lo invita nella sua casa a Roma. Di quel giorno ricorda «il suo sguardo febbricitante, l’umiltà e il riserbo antico» della madre e le parole dello scrittore-regista: «mi disse che in quanto artista non dovevo omologarmi, e quindi dovevo tagliarmi i capelli, e che la bellezza del mio volto rappresentava la decadenza della borghesia novecentesca».

Lino Capolicchio è gracile e melanconico, «metodico, severo e austroungarico», come lui stesso si definisce. Parla degli incontri con Alida Valli, Laura Antonelli, Giorgio Strehler. E del ricordo, non meno importante, a 12 anni, di quella ragazzina che gli dice: “Hai un volto d’attore”. Da lì iniziò tutto: dai complimenti di una bambina e da un tragico giardino estense.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 19 luglio 2015

In Ariostea una “Festa d’inverno” in omaggio a Bassani

2 Dic

Festa d'invernoAvrà sicuramente un seguito l’idea, nata da Fausto Bassini, da Paolo Raddusa e da Francesca Mariotti, di organizzare una “Festa d’inverno” all’insegna dell’arte e della cultura, e in omaggio a Giorgio Bassani. Ieri dalle 17 nella Sala Agnelli della Biblioteca Ariostea, in Via Scienze, 17, tante sono state le persone accorse per questo evento ideato da Faust edizioni con l’Associazione culturale “Olimpia Morata”, e l’Associazione “I poeti in strada”.

Le foto di Gian Franco Ganzaroli hanno accompagnato il reading dedicato a Bassani e al “Giardino dei Finzi Contini”, col sottofondo musicale di sax e flauto (Mauro Rolfini e Ersilia Ferraro). Dopo i saluti di Bassini, Mariotti e Raddusa, la festa è entrata nel vivo con le letture dei poeti Mauro Coppola, Michael Trentini, Gian Franco Corona e Claudio Masiero, e degli scrittori Francesco Scafuri e Daniela Carsoni. È seguita la proiezione dei video “Eva” e “Dei lividi sull’anima”, di Sauro Corona con letture di Gianfranco Corona, e le letture delle poetesse Micaela Zambardi e Katia Vecchiatini. In conclusione,  brani di Roberto Rubini, poesie di Gabriella Veroni Munerati e Raimondo Galante, e video di Maurizio Ganzaroli.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 02 dicembre 2014

Letteratura, note e opere d’arte, Festa d’inverno ricca di cultura

1 Dic

Palazzo Paradiso AriosteaMusica, immagini e parole per un pomeriggio all’insegna dell’arte e in omaggio alla nostra città. È la prima edizione della “Festa d’inverno”, in programma oggi dalle 17 alla Sala Agnelli della Biblioteca Comunale Ariostea, in Via Scienze, 17. L’evento è organizzato dalla casa editrice ferrarese Faust edizioni di Fausto Bassini in collaborazione con Francesca Mariotti, Presidente dell’Associazione culturale “Olimpia Morata” di Ferrara (con sede presso lo Spazio d’arte l’Altrove in via De’ Romei), e Paolo Raddusa, Presidente dell’Associazione culturale “I poeti in strada”.

Attraverso la poesia, la narrativa, la musica e la fotografia, la Faust edizioni di Fausto Bassini vuole dar vita a un appuntamento, da ripetere anche i prossimi anni, nel quale artisti e scrittori, più o meno affermati, presenteranno le proprie creazioni. Vi saranno le fotografie di Gian Franco Ganzaroli e i filmati di Maurizio Ganzaroli, oltre a un particolare ossequio al grande scrittore ferrarese Giorgio Bassani, con un breve reading dedicato a lui e al giardino dei Finzi – Contini. Saranno, inoltre, presenti i poeti Michael Trentin e Micaela Zambardi, lo scrittore Francesco Scafuri, musica dal vivo (tra classica e jazz, con flauti e sax), e alcune opere d’arte, esposte grazie a Francesca Mariotti. Infine, gli organizzatori hanno dato la possibilità a chiunque fosse interessato di prenotarsi per leggere proprie poesie o scritti.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 01 dicembre 2014

Giulio Supino e la guerra che non ha combattuto

23 Nov

Supino, Guarnieri, Sarfatti, BassaniLa vita personale, le vicende di una città, la storia di un periodo…il tutto in un diario. “Diario della guerra che non ho combattuto. Un italiano ebreo tra persecuzione e resistenza” raccoglie la testimonianza di Giulio Supino, ingegnere antifascista morto nel ’78, e il suo legame con Ferrara e con Giorgio Bassani. Giovedì è stato presentato al Museo del Risorgimento e della Resistenza, in C.so Ercole I d’Este, 19, alla presenza di un pubblico numeroso, tra cui diversi studenti del Liceo Roiti.

Antonella Guarnieri, storica del Museo, l’ha descritto come «prezioso dal punto di vista storico, e con un forte legame con Ferrara, in quanto dà informazioni importanti per la ricostruzione di episodi significativi, tra cui l’eccidio del Castello». Un’opera che «ci dona un nuovo sguardo su quel periodo», ha ribadito Paola Bassani, figlia dello scrittore e Presidente della Fondazione a lui intitolata, «una cronaca stringata, lucida e a volte ostica di quegli anni», uno stile spesso ironico per «una testimonianza personale particolarmente toccante», ha aggiunto il Prefetto Michele Tortora.

Michele Sarfatti, curatore del libro, ha dunque precisato come «il libro non è un diario intimo, ma un diario sulla vita che accade, sulla realtà». Egli ha inoltre sottolineato la «precisione di Supino nel descrivere le cause, i processi», mentre Paola Bassani ha ricordato la sua «sensibilità umanistica, l’interesse per la storia e la letteratura», l’amore per autori come Ariosto e Dante. Tra i vari aneddoti ricordati dalla figlia di Supino, Valentina, anche quello delle passeggiate insieme al padre nelle vie di Firenze, nelle quali le recitava  versi della “Divina Commedia”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 22 novembre 2014

Nella foto, da sinistra: Valentina Supino, Antonella Guarnieri, Michele Sarfatti e Paola Bassani

Storie di guerra nel volume di Giulio Supino

20 Nov

download (1)Il volume di Giulio Supino, “Diario della guerra che non ho combattuto. Un italiano ebreo tra persecuzione e resistenza” (Firenze, ASKA, 2014), verrà presentato oggi alle 17 presso la Sala Mostre del Museo del Risorgimento e della Resistenza, in C.so Ercole I d’Este, 19. L’evento, organizzato con la Fondazione Giorgio Bassani, vedrà gli interventi di Paola Bassani (Presidente della Fondazione), Michele Sarfatti (curatore, Direttore  del Centro di Documentazione Ebraica di Milano e tra i massimi studiosi dell’ebraismo italiano), Antonella Guarnieri (Storica del Museo del Risorgimento e della Resistenza), Valentina Supino (figlia di Giulio) e Michele Tortora (Prefetto di Ferrara).

Giulio Supino (1898–1978) nel ‘27 inizia la carriera universitaria a Bologna, interrotta nel ‘38 a seguito della promulgazione delle leggi razziali, mentre dal ‘41 al ‘43 insegna nell’Università clandestina di Roma; solo nel ’46 riprende l’insegnamento. Dal ‘62 al ‘68 è Prorettore Vicario dell’Università di Bologna, e dal ‘65 al ‘68 Preside della Facoltà di Ingegneria.

Nel periodo della guerra conosce Giorgio Bassani, che sin dalla metà degli anni ’30 comincia il proprio percorso di critica al regime fascista. Nel dopoguerra Supino e Bassani s’incontrano di nuovo: quest’ultimo, nelle vesti di presidente di Italia Nostra, contatta Supino per approfondire le tematiche idrauliche relative al salvataggio di Venezia.

Nel volume vi sono gli appunti di Supino dei periodi ’39-‘40 e ‘43-‘45 (mentre per il periodo intermedio sono conservati fogli sparsi). Il titolo del libro è quello che l’autore stesso appose a un progetto di autobiografia, intrapreso dopo la guerra e mai concluso.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 20 novembre 2014

L’eccidio del Castello, una mostra per ricordare

20 Gen

Mostra MunicipioFino al 30 gennaio il salone d’Onore della residenza municipale, in p.zza del Municipio, 2 ospita la mostra “Per non dimenticare”, progettata dal Comune di Ferrara e dall’ISCO. L’esposizione intende ricordare il 70° anniversario dell’eccidio Estense, quella “lunga notte“ del 15 novembre 1943 nella quale furono uccise, da mano fascista, undici persone: Emilio Arlotti, Pasquale Colagrande, Mario e Vittore Hanau, Giulio Piazzi, Ugo Teglio, Alberto Vita Finzi, Mario Zanatta, Gerolamo Savonuzzi, Arturo Torboli e, in via Boldini, Cinzio Belletti. Undici sagome rappresentati ognuna le vittime di questa strage che, non solo per Ferrara, rimarrà un evento epocale, emblematico nel rappresentare la fine del fascismo e l’inizio della Resistenza. “Non parevano nemmeno corpi umani: stracci, bensì, poveri stracci o fagotti, buttati là”, scriveva Giorgio Bassani nella sua “Una lunga notte del ‘43”. Il 13 novembre di quell’anno Igino Ghisellini, Commissario della Federazione di Ferrara del Partito Fascista Repubblicano, viene ucciso vicino Cento. Per vendicarne la morte, vengono arrestati 74 cittadini ferraresi e tra questi vengono scelte otto delle undici persone che sono fucilate alle ore 6 del 15 novembre: di questi, due li uccidono davanti alla cancellata della Fossa del Castello, gli altri sei davanti al muretto del Castello stesso, mentre Savonuzzi e Torboli vengono trucidati vicino al Montagnone e Belletti è ucciso in via Boldini, dietro l’Auditorium. Nel pomeriggio, le salme vengono rimosse grazie all’intervento dell’Arcivescovo di Ferrara Monsignor Bovelli e trasportate alla Certosa, dove vengono seppellite.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 19 gennaio 2014

Gli ebrei nella Resistenza alla Festa del Libro Ebraico

29 Apr

FLE

Ieri nel Cortile d’Onore del Castello Estense si e’ svolto l’incontro sul tema “La partecipazione degli ebrei alla Resistenza”, all’interno della Festa del Libro Ebraico. Moderatore dell’incontro la giornalista Carmen Lasorella, la quale ha spiegato come questo sia un tema finora poco affrontato dalla storiografia e come la partecipazione degli ebrei alla Resistenza (una presenza di circa un migliaio) non sia stata una scelta collettiva, ma individuale. Antonella Guarnieri, ricercatrice ISCO, ha invece preso ad esempio la presenza a Ferrara di un importante movimento antifascista, interclassista e interpartitico, del quale facevan parte anche Giorgio Bassani e l’amica Matilde Bassani Finzi. La riflessione sul tema della violenza, anche partigiana, e’ stato poi introdotto da Alberto Cavaglion, dell’Universita’ di Firenze, e poi ripreso dagli altri interlocutori.

Lidia Maggioli e Antonio Mazzoni, dell’Istituto per la storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea di Rimini, han presentato la figura del partigiano ebreo Pino Levi Cavaglione ed in particolare il ricordo nei suoi diari della prima volta che uccise un uomo, un fascista. Dopo l’intervento di Anna Quarzi, Presidente dell’ISCO di Ferrara, Guri Schwarz, dell’Università di Pisa, ha ricordato invece le riflessioni del partigiano ebreo Emanuele Artom sulla violenza partigiana, riflessioni anche autocritiche che invece, ha aggiunto, “erano completamente assenti tra i fascisti”. Tutto cio’ rende necessario, han concluso Cavaglion e Guarnieri, una contestualizzazione da parte degli storici per evitare di assecondare il luogo comune che pone sullo stesso piano fascisti e partigiani.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 29 aprile 2013

Ebook “Cinema della memoria. Ferrara nei film di Gianfranco Mingozzi”, il primo Ebook edito dal Comune di Ferrara

9 Apr

E’ possibile scaricarlo a questo link: http://archibiblio.comune.fe.it/1841/prima-dell-ebook

copertina corretta

Mingozzi e il cinema ferrarese 

Sono davvero numerose le produzioni filmiche incentrate sulla città e il territorio di Ferrara, dai primi esperimenti di inizio Novecento fino ai giorni nostri, con diverse varianti per quanto riguarda la produzione televisiva e dei documentari. Si pensi a Luchino Visconti (Ossessione, 1943), a Rossellini, De Sica, Antonioni, Vancini, Soldati, Montaldo, Ferreri, Avati, fino ad Ermanno Olmi (Il mestiere delle armi, 2001), solo per citare i nomi più famosi. Si passa dai film muti di carattere storico che risalgono agli albori della cinematografia (come Torquato Tasso e Parisina), a quelli ambientati nel difficile periodo del dopoguerra; dalle pellicole che riportano alla mente i romanzi di Giorgio Bassani, ai più recenti E ridendo l’uccise (Florestano Vancini, 2005) e Nebbie e Delitti (Riccardo Donna, 2005-2007).

Il 2012, in particolare, rappresenta per Ferrara un anno ricco di ricorrenze significative: un secolo fa, infatti, nacque Michelangelo Antonioni, uno dei più grandi registi della storia, e nel 1962 uscì uno dei romanzi italiani più noti, Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani. Questo progetto vuole, invece, nell’ottantesimo dalla sua nascita, rendere omaggio a Gianfranco Mingozzi, un regista che, sebbene abbia avuto meno notorietà rispetto a colleghi del calibro di Antonioni e di Vancini, ha comunque ugualmente lasciato il segno, sia nell’ambito dei film di finzione sia in quello documentaristico. Nato e cresciuto a San Pietro Capofiume – uno degli ultimi paesi “bolognesi” prima della provincia di Ferrara, e situato all’interno del Comune di Molinella – Gianfranco Mingozzi non ha mai nascosto il suo amore per Ferrara.

È del 1962 il suo primo omaggio alla città estense, col documentario Via dei piopponi, nel quale il regista ripercorre il tragitto che da bambino percorreva con i genitori per recarsi dal pediatra. Quattro anni dopo, nel ’66, girerà invece il documentario Michelangelo Antonioni. Storia di un autore, omaggio al grande maestro de L’avventura, dove Ferrara rivive e viene omaggiata non più attraverso i luoghi, ma attraverso la vita e l’opera di uno dei suoi cittadini più celebri. Bisognerà aspettare il 1982 per l’ultimo grande tributo a Ferrara e al suo territorio, con l’uscita de La vela incantata, omaggio crudo e malinconico al cinema, ai suoi miti, alla sua storia, che è la storia d’Italia. Ancora una volta, insomma, nell’opera di Mingozzi la riscoperta del proprio territorio, delle proprie radici va di pari passo con la nascita del cinema, con la sua magia (La grande magia, appunto, si intitolerà il documentario girato dietro le quinte de La vela incantata, e che vedrà la luce nel 1993). Inoltre, diversi sono anche i lungometraggi ambientati nella nostra regione: Fantasia, ma non troppo, per violino (1966), Gli ultimi tre giorni (1977), Bologna: allegro vivace/passato presente (1983), Le lunghe ombre (1987), Il frullo del passero (1988), L’appassionata (1988).

Questo progetto è, dunque,  dedicato al regista ed in particolare a questi tre colori, a queste tre sfumature dell’impegno della memoria attraverso il mezzo cinematografico. Non vuol essere uno strumento accademico che analizzi nel dettaglio lo stile e la tecnica del cinema di Mingozzi, ma un primo approccio alla sua opera, attraverso la lente di Ferrara, il ricordo personale diretto e la auto-riflessione sul cinema come veicolo, come simbolo della storia del Novecento. Esso è il compimento delle attività che ho avuto la fortuna di svolgere nella sala multimediale della Biblioteca Bassani di Ferrara come volontario in Servizio Civile. Non sarebbe dunque stato possibile senza l’aiuto e la collaborazione – diretta e indiretta – di tutto il personale. In particolare ringrazio Lorenzo Magri per l’aiuto pratico e teorico, e Luisa Martini per la fiducia che ha sempre dimostrato nei miei confronti.

Andrea Musacci