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Grotte del Boldini, quando è in mostra l’essenza della Bellezza

22 Gen
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Opera di Cristina Mavaracchio

La bellezza è per sua essenza femminile? È ciò che sembra trasparire dall’ultima tappa del Festival delle Arti, visitabile fino a domenica nelle Grotte del Boldini in via G. Previati, 18 a Ferrara. Mercoledì si è svolta l’inaugurazione della mostra collettiva, con l’esibizione canora di Marjan Babaei Nasr, iraniana classe 1981, e quella dell’artista ferrarese Maurizio Ganzaroli.

L’esposizione, visitabile dalle 16.30 alle 19.30, comprende le opere di undici artisti. Si parte sulle acque nostalgiche di Francia di Elisa Macaluso, col busto di manichino ironico di Maurizio Ganzaroli e i collage di Paolo Del Signore. Babaie Nasr presenta una sua stupenda tela, per poi proseguire con i carboncini iperrealisti di Marco Tidu (tra cui un’inquietante “Vanitas”, naturalmente femminile) e le tele di Cristina Maravacchio. Quest’ultime sono un sublime omaggio alla languida bellezza delle donne. Oltre a Ruben Garbellini (con i suoi duri corpi femminili), Francoise Calcagno, Mario Esposito, Alida Rettore, segnaliamo due giovani: il fotografo Marco Zanotti e i suoi omaggi a Ferrara, e la centese Federica Cipriani.

Inoltre, oggi alle 18.30 avrà luogo la recita dell’attore Ruben Garbellini, sulle note al clarinetto di Arianna Tieghi. Domenica, invece, alle 17, esibizione musicale di Simone Montanari al violoncello.

L’evento è stato curato da Francesca Mariotti, Silvia Greggio, Manuela Lombardo ed Elena Sambo.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 22 gennaio 2016

Oggi in Comune viene inaugurata “Voci dalle pietre”

22 Gen

Installaz. mafie MunicipioDa oggi fino al 19 febbraio è possibile visitare la mostra fotografica “Voci dalle pietre: marmi romani e bizantini a Ferrara”, allestita nel salone d’Onore del Municipio di Ferrara. L’esposizione, curata dal Comune insieme all’associazione Ferrariae Decus, è composta da 19 pannelli nei quali sono presentate 17 “pietre”, ovvero antichità romane e bizantine confluite nella fabbrica della Cattedrale cittadina nel XII secolo.

Epigrafi funerarie variamente decorate, lastre con fregi floreali, un clipeo con il busto di una divinità classica e altro ancora, proveniente dai territori ravennati e veneti, furono murati nella nuova fabbrica. Successivamente, vi furono trasferiti da Voghenza arredi sacri di manifattura orientale e alcuni sarcofagi ravennati divennero arche per illustri personaggi della comunità locale. Il numero delle “antichità” ferraresi aumentò poi con “arrivi” più recenti, quali il sarcofago portato dalla capitale nel palazzo delle Poste Italiane e il cippo funerario donato all’Università di Ferrara. La mostra intende richiamare nuovamente l’attenzione su questi pezzi ripresentandoli alla città, grazie anche ad alcuni incontri di approfondimento e di aggiornamento.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 22 gennaio 2016