Il Palazzo Arcivescovile di Ferrara perla dell’architetto romano Mattei

7 Mag

Un libro del professore universitario Ticconi racconta le opere del concittadino «Con il suo scalone d’onore l’edificio è un gioiello purtroppo sottovalutato»

[Qui il mio articolo sul sito de la Nuova Ferrara]

index«Il Palazzo Arcivescovile di Ferrara col suo scalone d’onore è un gioiello assoluto, purtroppo sottovalutato anche qui in città». Nella Ferrara degli Estensi ancora oggi è forte la tentazione di considerare il periodo pontificio come minore rispetto a quello rinascimentale. Così, luoghi come l’Arcivescovado e personalità come quella dell’architetto Tommaso Mattei sono ampiamente sconosciute o, nella migliore delle ipotesi, sottovalutate.
Per ridare il giusto peso a tutto ciò, lo scorso gennaio è uscito il volume Tommaso Mattei 1652-1726. L’opera di un architetto romano tra ’600 e ’700 (Gangemi Editore) di Dimitri Ticconi, professore di storia dell’architettura all’Università La Sapienza di Roma.
Chi era Mattei? Perché il suo lavoro è stato così importante? «Mattei inizia la propria formazione nella bottega di Gian Lorenzo Bernini – spiega Ticconi -, dove lavorava anche il padre orafo, poi si avvicinerà all’architettura diventando collaboratore di Carlo Rainaldi, alla cui morte ne assumerà l’eredità professionale. Nella sua carriera lavorerà, ad esempio, per alcune tra le più importanti famiglie romane, come i Borghese, rielaborando un raffinato decorativismo. Insomma, Mattei ha il merito di traghettare l’architettura dal ’600 al ’700, attraverso un gusto appartenente al primo Rococò romano, ancora barocco e lievemente decorativo».
Allora perché è così poco noto? «In Italia gli studi sulla cultura artistica e architettonica dal tardo ’600 fino agli anni ’30 del ’700, non hanno mai focalizzato un interesse su personalità di rilievo come Mattei, ma solo sulle più note come Carlo Fontana. Negli anni ’60 del secolo scorso ci sono state, in poche nicchie di studi storiografici, alcune personalità che hanno iniziato a recuperare il tardo ’600 e il primo ’700 romano, ma sono rimaste inascoltate. Negli ultimi 25-30 anni si ha un interesse a riscoprire figure come la sua ritenute minori, anche se non vi è ancora una storiografia al riguardo».
Ma Mattei da Roma come giunge a Ferrara? «Vi arriva nel 1717 quando era l’architetto più in auge a Roma, scelto dall’allora arcivescovo di Ferrara, Tommaso Ruffo, che voleva il meglio per ristrutturare il Palazzo Arcivescovile. Mattei porta dunque a Ferrara la sua cultura architettonica, di cui ne è segno lampante ad esempio la facciata, ma con equilibrio. L’opera di Mattei a Ferrara non può dunque essere considerata minore, sconta anche un eccessiva attenzione al periodo degli Estensi, che svaluta – ingiustamente – il periodo pontificio.E nello scalone Mattei ha “portato” a Ferrara, rielaborandolo con squisito decorativismo, una metafora della Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini: varrebbe la pena di venire a Ferrara solo per vedere questo capolavoro assoluto, che ha nulla da invidiare ad altre gemme della città».

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 6 maggio 2017

Tutto il mondo in un taccuino: col Festival “Diari di Viaggio” arrivano i reporter del colore

5 Mag

Manifesto-webUn viaggio è un’esperienza personale che segna nel profondo il vissuto di chi lo compie. Ma può diventare anche un’esperienza condivisa nella sua bellezza, e in questo l’arte, in diverse sue espressioni, rappresenta il mezzo ideale per veicolare l’anima del viaggiare. Da questa filosofia cinque anni fa a Ferrara è nata l’Associazione “Autori Diari di Viaggio”, che, come sua attività principale, ma non unica, ha l’organizzazione del Festival Diari di Viaggio, in programma da venerdì a domenica prossimi tra Palazzo della Racchetta, Palazzo Crema e la Galleria del Carbone. Attraverso mostre di carnettisti (da carnet, taccuino o libretto) da tutta Europa, conferenze, workshop per le scuole e non, incontri e due maratone, la nostra città diventerà la patria degli artisti viaggiatori

La 5° edizione del Festival, in programma a Palazzo della Racchetta (via Vaspergolo, 4), Palazzo Crema (via Cairoli, 13) e Galleria del Carbone (via del Carbone, 18/a), dal 2013 richiama da tutta Europa e non solo artisti e appassionati dell’arte di raccontare il viaggio attraverso l’uso dei codici dell’immagine e della parola.

Tante le mostre visitabili nei tre giorni dalle 9 alle 19: a Palazzo Racchetta, oltre alle varie collettive di carnet di viaggio e fotografia, vi sarà “Il viaggio dal punto di vista del fotografo paesaggista” di Andrea Burla, “Couchsurfers – Vivere il mondo viaggiando” di Simone Chiesa e Anna Luciani, “Buen camino peregrino” di Michele Pianeselli, “Černobyl 30 anni dopo” di Nicola Albanese, e “Around the Wall” di Danilo Malatesta. A Palazzo Crema, invece, “Intorno al verde stupore” di Stefano Faravelli, “Il Monferrato tra colline e risaie” di Lorenzo Dotti e “Tutti i segreti del volto umano” di Silvia Cariani. Infine, alla Galleria del Carbone da venerdì è possibile visitare “Ricordi” di Kjell Ekström. In mostra anche carnet storici di Giovanni e Vittorio Biasin.

Diversi anche i workshop: “Gli alberi, poemi scritti con le lettere di foglie” di Stefano Faravelli, “Tutti i segreti del volto – il ritratto” di Silvia Cariani, “Recenti wunderkammer, laboratorio di disegno naturalistico” di Lorenzo Dotti, “Occhiogioco, macchine per disegnare” di Maurizio Pizzo, “Smartphone Photography” di Giorgio Ranù, “Ferrara Social Landascape” a cura dell’Associazione Feedback, “Giochiamo a fare la carta” di Lorenzo Santoni, “Come usare la carta colorata…l’origami” di Maurizio Pizzo, “Disegniamo la città insieme” di Cedrine Bonami e Roberto Cariani. In programma anche sei conferenze con artisti ed esperti.

Abbiamo incontrato Riccardo Martinelli, Presidente dell’Associazione e tra gli organizzatori della rassegna.

In che cosa l’arte del racconto di viaggio trova la sua originalità?

Il carnettista si distingue soprattutto per un aspetto tecnico, in quanto non usa grandi tele ma album dove raccoglie più disegni, coi quali racconta il momento che vive, accompagnandolo spesso con altre tracce del suo viaggio – come può essere il biglietto del museo visitato o dell’autobus preso – e con testimonianze scritte.

Quando e come nascono l’Associazione e il Festival?

Cinque anni fa ci siamo incontrati io, Roberto Cariani, carnettista, Ernesto Sorghi, Paolo Volta, Lidia Moro e altri: vi era la necessità di dar vita a qualcosa che potesse essere significativo per la nostra città, una piccola chicca che merita di essere conosciuta. Nella prima edizione un posto centrale ce l’avevano gli sketchcrawler.

Quali sono le novità rilevanti di questa 5° edizione?

Due su tutte: una bravissima carnettista ferrarese in mostra, Silvia Cariani, e la presenza di molti giovani tra gli artisti.

Nel programma di quest’anno spiccano due maratone…

Sì, rappresentano per Ferrara un’occasione unica per farsi conoscere: vi parteciperanno persone da tutta Europa, che avranno l’opportunità di conoscere la città e di rappresentarla, per poi veicolarla nei loro Paesi d’origine. Vi saranno una circa 70 partecipanti dall’estero, per un totale di circa 300 iscritti. La prima maratona, “La Ferrara nascosta”, la guida Paolo Volta, ed è dedicata alle piccole specificità di Ferrara. L’altra, “La Ferrara bassaniana”, è organizzata insieme a Fondazione Carife e ad Archè, con Silvana Onofri che farà da Cicerone.

Un’attenzione particolare il Festival la rivolge agli studenti…

Quest’anno abbiamo lavorato tantissimo per le scuole, nei percorsi guidati, e con i worskhop, come quello di Maurizio Pozzi dedicato all’origami.

Perché la scelta di omaggiare Iliprandi attraverso il Festival?

Iliprandi, morto lo scorso settembre a 91 anni, è stato un importante designer, e il nostro ispiratore per il nostro Festival fin dalla 1° edizione. Lo ricordiamo inserendo un suo disegno sull’Africa nel manifesto della manifestazione, e allestendo una sua personale.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 04 maggio 2017

 

Orologi diventano opere d’arte

4 Mag

Collettiva ad Argenta, a Ferrara c’è “Acquerelli” di Ektröm

17991484_2264895583735588_9066203967165881163_oLa Galleria del Carbone di Ferrara, diretta da Paolo Volta, questo fine settimana è protagonista di due importanti progetti espositivi. Innanzitutto, oggi alle ore 17.30 al Centro Culturale Mercato di Argenta (in Piazza Marconi) inaugura la mostra collettiva intitolata “Scandito ad arte 2. Suggestioni sulla misurazione del tempo”.
Dopo la prima parte di questo progetto, svoltasi a fine 2014 nella Galleria di via del Carbone, 18/a, ora l’esposizione raddoppia, con dodici artisti, e altrettante opere, oltre alla dozzina di tre anni fa. Creativi di provenienza e tendenze artistiche diverse sono intervenuti trasformando alcuni semplici orologi “industriali” in vere e proprie opere d’arte.
Una forma diversa dal solito per (ri)dare vita e conferire una nuova “destinazione d’uso” a oggetti altrimenti destinati all’oblio.
Il testo introduttivo al catalogo, di Franco Basile, è un contributo poetico alle “suggestioni sul concetto di tempo”, in perfetta sintonia con il sottotitolo della mostra.
In parete vi saranno opere di Lidia Bagnoli, Raoul Beltrame, Paola Bonora, Riccardo Bottazzi, Daniela Carletti, Gianni Cestari, Francesco Cornacchia, Domenico Difilippo, Flavia Franceschini, Gianfranco Goberti, Andrea Gualandri, Gianni Guidi, Stefano Masotti, Marco Moschetti, Gian Paolo Roffi, Lorenzo Romani, Giuseppe Tassinari, Ernesto Terlizzi, Giuliano Trombini, Simone Turra, Vito Tumiati, Gianfranco Vanni, Paolo Volta, Sergio Zanni. La mostra sarà visitabile fino al prossimo 28 maggio, da martedì a sabato dalle 9.30 alle 12.30, giovedì, sabato e domenica dalle 15.30 alle 18.30. Chiusura il lunedì.

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Un’opera di Ektrom

Nella stessa Galleria del Carbone a Ferrara, invece, ieri pomeriggio è stata presentata la personale “Acquerelli”, con opere su carta di Kjell Ektröm, carnettista finlandese che espone le sue opere frutto di innumerevoli viaggi ed altrettanti carnet di viaggio.
La mostra di Ekström vuole essere un’anteprima dell’evento organizzato dall’Associazione Adv (Autori Diari di Viaggio) in occasione del “Ferrara Festival Diari di Viaggio”, in programma dal 5 al 7 maggio tra il Palazzo della Racchetta di via Vaspergolo e lo Spazio Crema-Fondazione Carife in via Cairoli. Tutta la manifestazione del “Ferrara Festival Diari di Viaggio” gode del Patrocinio del Comune di Ferrara.
La mostra di Kjell Ekstrom rimarrà in parete fino al prossimo 7 maggio con i seguenti orari: dal mercoledì al venerdì, dalle 17 alle 20, sabato e festivi dalle 11 alle 12.30 e dalle 17 alle 20.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 29 aprile 2017

Alfredo Pini porta l’arte ferrarese a Vienna

27 Apr
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Alfredo Pini a Vienna

Sono 24 i dipinti esposti presso la galleria Trashart di Vienna in occasione della mostra personale di Alfredo Pini dal titolo “Cityazz, Citjazz” , inaugurata lo scorso 21 aprile e in parete fino al prossimo 11 maggio. Si tratta di opere eseguite tra il 2014 e il 2016, raffiguranti immagini di città e musicisti jazz. In tutti i dipinti di Pini prevale un’idea di movimento, intesa non soltanto come azione ma anche come metafora di trasformazione inarrestabile di una società che cambia a ritmi frenetici. Allora ci si deve fermare a pensare, a meditare, l’uomo ha necessità di riappropriarsi del proprio tempo e dedicare spazio a se stesso: a questo punto nella pittura di Pini intervengono, come valida metafora a sottolineare questo concetto, i musicisti jazz.

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Un momento dell’inaugurazione

Opere, quindi, non soltanto ispirate dalla musica, ma capaci di raccontare e raccontarsi nella duplice veste emozionale legata sia alla musica in sé sia al concetto intimista attribuitogli dall’artista. Le pennellate veloci, sicure quasi fossero sciabolate di colore, le sgocciolature, il dripping sapientemente dosato, la vernice a spray, contribuiscono a suscitare un’idea di estemporanea freschezza di una pittura emozionale, carica di suggestioni di estrema contemporaneità.

(comunicato redatto dallo stesso artista)

Felisi, creazioni di grande qualità: «così l’azienda è cresciuta»

26 Apr

imagesNonostante la propensione globale, cuore e testa di Felisi rimangono saldamente a Ferrara. In via Giovanni Calvino, infatti, vi è la sede principale, con il laboratorio, gli uffici commerciali, la progettazione e lo show room. A poche centinaia di metri si trova un altro capannone dove avviene principalmente il taglio delle pelli. Ma come nasce Felisi? «Nel 1973 – ci spiega Anna Lisa Felloni – il mio ex marito ed io decidemmo di intraprendere quest’avventura. A quei tempi era più facile aprire questo tipo di attività, vi era molto fermento. Abbiamo iniziato in casa producendo cinture, per poi passare alle borse, rivolgendoci soprattutto a una clientela giovanile. La prima prodotta è stata una borsa porta campionario per un nostro amico rappresentante di maglieria: è un modello che produciamo ancora». Negli anni l’azienda è cresciuta, sempre più vi è stato bisogno di dipendenti, oltre che di laboratori, e sempre più grandi. «Quando siamo arrivati nell’attuale sede in via Calvino, ci sembrava così grande che ci chiedevamo come saremmo riusciti a riempirla: poi, negli anni abbiamo addirittura avuto bisogno di altri immobili…». Un periodo di crisi l’azienda l’ha vissuto nel ’93, quando le strade della Felloni e dell’allora marito si sono separate, ma da allora Felisi è ripartito ancora più forte, anche grazie ai fedeli clienti giapponesi.

Oltre alle due sedi nella zona della piccola media industria di Ferrara, dove avviene la lavorazione dei portafogli e di piccole quantità di borse, «abbiamo altri sei laboratori in provincia che lavorano solo per noi. In tutto abbiamo una settantina di dipendenti, quasi tutte donne a parte tre uomini: lo stilista Domenico Bertolani, il Direttore di Produzione e un tagliatore. Le pelli che lavoriamo – prosegue la Felloni – provengono tutte dalla Toscana, per la precisione da Santa Croce sull’Arno, e sono tutte conciate al vegetale». Infine, l’anno prossimo, per i 45 anni dalla nascita, vi è il progetto di una borsa speciale che verrà realizzata in collaborazione con Claudio Gualandi, dove verrà rappresentata “Casa Felisi”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 26 aprile 2017

Le borse Felisi alla conquista del mondo

26 Apr

Si rafforza il marchio nato nel 1973 in via Cammello. Un simbolo della città diventato sinonimo di classe e affidabilità

18194111_1729248463759087_7954547842983319725_n«La bellezza di Ferrara si “intona” con le nostre produzioni, ma noi vendiamo molto lontano, soprattutto in Giappone e negli Stati Uniti». Lo stemma di una famiglia nobile ferrarese del ‘700 è, ormai da una trentina di anni, amato e apprezzato nel mondo come simbolo di classe e affidabilità, manifestazione concreta di un Made in Italy legato visceralmente al proprio Paese e all’artigianalità tradizionale. Tutto questo, e molto altro, è Felisi, azienda che produce borse e altri prodotti in pelle (tra cui portafogli, valigie, cinture, e beauty case), nata nel 1973 in via Cammello, e che da oltre 20 anni vede alla guida la sola Anna Lisa Felloni, la quale, quasi 45 anni fa, si lanciò in quest’avventura insieme all’ex marito, del quale è rimasto il cognome.

«L’80% della nostra produzione va sul mercato giapponese – ci spiega la Felloni –, dove da circa trent’anni abbiamo gli stessi referenti, e 14 negozi monomarca. Un altro mercato importante l’abbiamo negli Stati Uniti grazie soprattutto al magazzino Barneys (presente tra l’altro a Boston, Chicago, Las Vegas, Los Angeles, New York e San Francisco, ndr), e poi alcuni nostri clienti, in aumento, sono, ad esempio, in Cina e negli Emirati Arabi Uniti». Ma vendere in Giappone (in particolare a Tokyo, ma non solo) significa, per quanto riguarda soprattutto le borse, da una parte adattare i prodotti ai loro gusti, e dall’altra riconoscere che alcune novità dal Paese del Sol Levante stanno cambiando anche le nostre mode e abitudini: «per il Giappone – prosegue la Felloni – facciamo un campionario dei nostri prodotti leggermente modificato in base alle loro esigenze, ad esempio per quanto riguarda le dimensioni, più contenute. Una novità che notiamo molto più in questo Paese rispetto all’Italia, è il fatto che l’uomo ormai non usa solamente la classica borsa da lavoro, ma cerca sempre più anche una borsa per il tempo libero, spesso unisex».

Si potrebbe dire, perciò, che la conquista, da parte di questa piccola azienda, del mercato mondiale, sia frutto di un duro e costante lavoro finalizzato a rafforzare, sempre più, un rapporto di fedeltà coi propri clienti che non si fondi sul mero acquisto di un oggetto utile, ma diventi riconoscimento di bellezza e simbolo di “italianità”.

«Ormai ogni anno cresciamo, anche se in modo contenuto in quanto la nostra è una produzione artigianale», e dunque, per sua natura, diversa da quella di una grande azienda con produzione di massa. «In ogni caso – prosegue la Felloni – la crescita delle nostre vendite avviene in tutto il mondo in mondo lento ma costante, continuo e graduale: solitamente i nostri clienti iniziano col comprare un nostro prodotto, poi, a lungo termine, se notano la qualità e la resistenza, tornano per acquistare altri nostri prodotti. Insomma, possiamo dire di avere “pochi” clienti ma estremamente fedeli».

Per quanto riguarda i luoghi dove poter trovare i prodotti Felisi, tre sono i negozi monomarca, due a Ferrara (in corso Giovecca, 27, e l’outlet in via Zucchini, 11) e uno a Milano, in via Fiori Chiari, 5. Per il resto, il marchio si può trovare in tanti punti vendita in Italia e nel mondo. Solo per citarne alcuni, nel nostro Paese a Bologna, Genova, Milano, Livorno, Rimini, Venezia, Trento e Napoli, mentre all’estero, in sei negozi in Austria, due a Parigi, tre a Londra, diversi in Germania e Svizzera, ma anche in Spagna e Svezia. Una fama internazionale che ha permesso anche di avere tra i propri clienti affezionati, un regista di fama mondiale come Wes Anderson: «dopo aver acquistato una nostra borsa in un negozio a Londra, circa due anni fa tramite la sua segretaria ci ha scritto una mail per commissionarcene un’altra, modello bowling, e negli anni ha continuato a contattarci per altri ordini, tutti prodotti realizzati proprio nel nostro stabilimento in via Calvino a Ferrara. Abbiamo scoperto che anche Vincent Cassel in “Agent Secrets” [film del 2004 con nel cast anche Monica Bellucci, ndr], porta sempre con sé una borsa Felisi».

«In Italia – ci spiega ancora la Felloni – vendiamo relativamente poco soprattutto per via della crisi, anche se, comunque, le vendite sono in leggero aumento». Infine, le chiediamo quanto di “ferrarese” sia rimasto in Felisi. «Il legame con Ferrara è sempre forte, tengo tantissimo alla nostra città: con i suoi pro e contro, è un luogo bellissimo, che si “intona” con noi, nel senso che è una città di carattere, proprio come i nostri prodotti».

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 26 aprile 2017

 

 

Gli specchi profondi di Daniele Basso in mostra ad Argenta

26 Apr
basso con una sua opera

Daniele Basso ad Argenta

L’opera d’arte come specchio che, in senso fisico e figurato, riflette pulsioni, tensioni, desideri profondi. È una mostra di primissimo livello “Reflections” di Daniele Basso, inaugurata sabato ad Argenta in quattro sedi, Centro Mercato, Teatro dei Fluttuanti, Centro Culturale Cappuccini e Duomo, e visitabile fino al 28 maggio. 19 installazioni esaustive del percorso di Basso, per questa sua prima personale in Italia dopo quelle a New York e San Pietroburgo. Sculture perlopiù in acciaio a specchio, per un progetto sul tema della coscienza e dell’identità individuale e collettiva. Per riflettere, interpretare e dare forma e sostanza alle pieghe della nostra identità in una società liquida, Basso presenta le molteplici facce del reale, la gioia e la fantasia di un volto di bambino, il futuro insito in una maternità, il librarsi di un volatile o di un corpo femminile nudo.

artista, curatori, organizzatori e assessore

Basso, Finiguerra e gli organizzatori dell’esposizione argentana

Colpisce, dunque, il contrasto tra le sfaccettature poliformi delle varie superfici rifrangenti e la tensione, sempre presente, verso l’alto, una trascendenza materica e spirituale, ben espressa nella serie delle città (“Vertical Reflection”) o nel “Cristo Ritorto” presente in Duomo (unica opera inedita insieme a “Bimbo”). Uno slancio creativo e umano, dunque, «significato autentico di cos’è arte», ha commentato l’Assessore alla Cultura Giulia Cillani, che ha anche elogiato «la qualità tecnica unita al forte impatto emozionale, che speriamo richiamino anche pubblico fuori Argenta». Irene Finiguerra, curatrice della mostra, ha invece spiegato come «abbiamo allestito le opere in luoghi della quotidianità, perché pensiamo che l’arte sia vita».

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 07 maggio 2017

“Vedete, sono uno di voi”: il Cardinal Martini secondo Ermanno Olmi

26 Apr
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Carlo Maria Martini

Una vita benedetta raccontata con delicatezza da uno dei maestri del cinema italiano. Anche a Ferrara è stato proiettato (l’8 e 11 aprile al Cinema S. Benedetto) il film documentario di Ermanno Olmi “Vedete, sono uno di voi”, dedicato alla vita del Cardinal Carlo Maria Martini. Un’esistenza narrata magistralmente in questo film che si conclude con l’immagine del Cardinale, ormai prossimo alla morte, che ha ancora la forza e la fede per benedire. E una figura, la sua, legata indissolubilmente a quella Milano che lui stesso definì “questa benedetta, maledetta città”. La voce narrante, dello stesso Olmi, accompagna lo spettatore con le parole dette o scritte da Martini, partendo dall’immagine di un umile letto, rappresentazione del giaciglio della sua agonia e morte. Una suggestione visiva che ritornerà, come un filo rosso, più volte nel film. Dopo alcune brevi riprese dei funerali, si passa alle sue origini. Nato a Torino il 15 febbraio 1927 da Leonardo, ingegnere, e da Olga Maggia, Martini viene chiamato, adolescente, dal Signore (“da ragazzo capii che dovevo dedicare tutta la mia vita a Dio”): nel ’44, a 17 anni, entra nella Compagnia di Gesù presso la casa dei gesuiti di Cuneo, “che ci diedero un’educazione molto severa ma al tempo stesso ci educarono alla libertà”, e nel 1952 a Chieri riceve dal Card. Maurilio Fossati, Arcivescovo di Torino, l’ordine sacro. Tra i gesuiti nascerà anche il suo amore per la teologia e in particolare per lo studio degli antichi manoscritti. Ma non gli bastava: “cercavo un impegno pastorale oltre le barriere del pensiero colto: lo trovai nella Comunità di Sant’Egidio”.

Dagli anni ’60 la sua vita si interseca sempre più con la storia d’Italia. Sono gli anni del Concilio Vaticano II, delle lotte politiche, fino al 1980 col suo ingresso a piedi, Vangelo in mano (“l’unica cosa che mi apparteneva”), nella Diocesi ambrosiana come nuovo Arcivescovo. Emerge qui, in maniera non meno forte rispetto al passato, una rappresentazione umana di Martini, che, appena entra in carica visita il Carcere di San Vittore, e confida le sue paure: “temevo la solitudine, di diventare un burocrate lontano dalla gente. Dovetti ricredermi”. In una città come Milano, simbolo della frenesia produttiva e consumistica, un altro suo gesto “rivoluzionario” sarà quello di dedicare la prima lettera pastorale al tema della meditazione: “la Parola di Dio è semplice, per questo ha solo bisogno di silenzio”. Ma la “capitale morale” d’Italia sarà anche gorgo di male, cuore del terrorismo e della criminalità. Sarà la triste patria di Tangentopoli, ma anche dei piccoli immensi gesti di Martini, che battezza i due figli gemelli dei terroristi Chicco Galmozzi e Giulia Borelli, Nicola e Lorenza, o che nel 1987 dà vita alla “Cattedra dei non credenti”.

Una volta conclusa la sua esperienza come Pastore a Milano, dal 2002 al 2007 torna alla fonte della sua fede: “Gerusalemme, finalmente…sento che è la mia città. È un luogo dove si respira la storia biblica, centro della storia umana, non luogo di conflitto ma città della preghiera, di dialogo e amore”. Sarà l’inizio dell’ultimo cammino verso il “ritorno al Padre”, che avverrà il 31 agosto 2012 a Gallarate: “mi sono riappacificato con l’idea di morire quando ho compreso che senza la morte non arriveremo mai a fare un atto di piena fiducia. Di fatto in ogni scelta impegnativa noi abbiamo sempre un’uscita di sicurezza. Invece la morte ci obbliga a fidarci totalmente di Dio”.

Andrea Musacci

Tra aria e acqua l’arte continua a essere in vetrina

22 Apr
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Il gruppo di Fabula con le opere della Lamberti

“Sulle arie, sulle acque, sui luoghi” di Lucia Lamberti, che inaugura oggi alle 18 a Fabula Fine Art in via del Podestà, 11 a Ferrara, è la mostra di punta di questo fine settimana. Fabula, diretta da Giorgio Cattani, sceglie, dopo due esposizioni tra l’astratto e il concettuale, il ritorno alla figurazione con questo progetto della Lamberti, salernitana classe 1973, curato da Maria Letizia Paiato e in parete fino al 31 maggio. Una trentina di opere di serie diverse, una delle quali inedita, che hanno come soggetti dirigibili, navi da guerra, porti di città del nostro continente. Così l’artista attraverso un lavoro di ricerca negli archivi (fase concettuale) permette a mondi del passato di riaffiorare, come, nella serie delle città sull’acqua, il paesaggio“reale” del presente si specchia nella propria immagine storica, che riemerge“riflessa” nello specchio d’acqua del fiume. La narrazione pittorica della Lamberti è dunque viaggio, attrazione verso un oltre e al tempo stesso richiamo a un approdo originario.
Sempre oggi alle 18 inaugura “Anti-Logica” di Enrico Pambianchi nel duplice spazio di Gavioli Paolo Arredamenti (c.so Porta Mare, 8) e Hotel Annunziata (Piazza Repubblica, 5) a Ferrara. Si tratta di un’antologica che raccoglie 24 opere in un percorso apparentemente disarmonico. La mostra, visitabile fino al 22 giugno, è organizzata da Centro Studi Dante Bighi e Archivio Pambianchi e curata da Maurizio Bonizzi e Elena Bertelli.
Alle 17.30, invece, nel Liceo Dosso Dossi (via Bersaglieri del Po, 5/b) viene presentata “Paint e pixel” di Roberto Selmi e Marco Sgalla, tra pittura e arte digitale, in parete fino al 7 maggio.
Alle 19.45 vi sarà la chiusura della mostra di Cristina Maravacchio nel foyer del Teatro Nuovo di Ferrara, con degustazione di vini dell’enoteca Botrytis.

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Un’opera di Enrico Pambianchi

Fuori città, “Reflections” è il nome dell’esposizione di Daniele Basso che inaugura oggi alle 18.30 ad Argenta in tre spazi, Centro Culturale Mercato, Teatro dei Fluttuanti e Centro Culturale Cappuccini, curata da Irene Finiguerra ed esposta fino al 28 maggio.
Oggi alle 11 nella Palazzina del Turismo dell’Abbazia di Pomposa inaugura la mostra dell’illustratrice Daniela Costa, “Così parlo io…”, visitabile fino al 21 maggio tutti i giorni, 9.30/13 e 15/18.30. Alle 16 a Portomaggiore il Centro Sociale “Le Contrade” di via Carducci, 11 inaugura la mostra dei lavori dei corsi di pittura 2016/2017.
Domani alle 17.30, per la personale di Daniele Degli Angeli alla Galleria del Carbone di Ferrara è previsto un incontro con l’autore, mentre alle 18 alla Porta degli Angeli, inaugurazione della mostra di Andrea Penzo e Cristina Fiore, visitabile fino al 1° maggio. Sempre domani, dalle 15 alle 19, è possibile visitare la mostra fotografica “Il risveglio di Ferrara”, allestita nell’emporio “Il Mantello” in via Mura di Porta Po, 9 a Ferrara, organizzata da studenti dell’Istituto “Vittorio Bachelet” come progetto di alternanza scuola-lavoro. Le foto di Nicole Capriati e Gianluca Giordani a fine giornata saranno messe all’asta e parte del ricavato devoluto al Mantello.
Fuori città, al Mondo Agricolo Ferrarese di San Bartolomeo in Bosco (via Imperiale, 265) domani alle 16 avrà luogo la presentazione della mostra fotografica e del catalogo di Antonella Stasi e Davide Occhilupo, “Oltre al mare… Manciate di Secoli”, in parete fino al 2 maggio.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 22 aprile 2017

Ferrara, nuovo cappellano del carcere: incarico al parroco di Tamara

13 Apr
Mons. Bentivoglio durante la messa in carcere per il suo 50°

Mons. Antonio Bentivoglio

Una decisione che era nell’aria già da diversi mesi, ma che solo ieri ha avuto un primo annuncio: Mons. Antonio Bentivoglio – classe 1938, dal 1994 cappellano del carcere – nei prossimi mesi abbandonerà il suo incarico all’Arginone.
Durante la Messa di Pasqua svoltasi ieri mattina nella Casa Circondariale, Mons. Luigi Negri ha colto l’occasione della sua ultima visita da Vescovo all’Arginone per annunciare che Mons. Bentivoglio sarà affiancato da don Giovanni Polezzo (che ieri ha concelebrato la Messa in carcere), 30 anni, candidato, poi, a sostituirlo come cappellano se il Vescovo eletto Mons. Gian Carlo Perego approverà la successione.

Esce così di scena il cappellano del caso Igor, colui che più di ogni altro in carcere riuscì a dialogare con il futuro killer e che nei giorni scorsi gli ha lanciato l’appello di costituirsi, anche se il cambio è motivato da ragioni di età.
«Vi annuncio la comparsa di un coadiutore, don Giovanni Polezzo, che aiuterà don Antonio nei prossimi mesi – ha spiegato Mons. Negri – in quello che sarà un periodo di verifica e di inserimento per il passaggio all’incarico di cappellano, che, naturalmente, diventerà ufficiale solo dopo un’eventuale decisione in tal senso del Vescovo eletto Mons. Perego. Una scelta ponderata – ha proseguito –, che non nasce certo dalla mattina alla sera, e che avrà bisogno di tempo e gradualità».
Don Polezzo, originario della Parrocchia di S. Sofia in Lendinara (Ro), è nato a Rovigo il 22 luglio 1986. Dopo aver conseguito la maturità, è entrato in Seminario a Ferrara nel 2005, e ordinato sacerdote il 29 settembre 2013. Vice Direttore dell’Ufficio Missionario, dall’autunno 2015 è parroco a Tamara e Saletta.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 13 aprile 2017