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L’appartenenza e le emozioni: Giorgio Franceschini ricordato dalla sua Ferrara

17 Mag

Il 15 maggio nella Loggia di Palazzina Marfisa un convegno dedicato all’ex partigiano, politico e uomo di cultura nei 100 anni dalla nascita. L’intervento del figlio e Ministro della Cultura Dario, il video ricordo della figlia Flavia, le tante testimonianze

Dario Franceschini a Marfisa

di Andrea Musacci


«Oggi ho la conferma che nella vita emozionano di più i ricordi personali e non ciò che abbiamo fatto nella vita pubblica». Era commosso Dario Franceschini, ferrarese Ministro della Cultura, mentre ricordava il padre Giorgio, anche se il carattere schivo e l’abitudine a dissimulare hanno di certo attenuato la sua emozione.

La splendida Loggia degli Aranci della Palazzina Marfisa d’Este a Ferrara la mattina di sabato 15 maggio lo attendeva per ricordare, a 100 anni dalla nascita, il padre Giorgio, partigiano, deputato, uomo di cultura deceduto nel 2012, che tanto ha dato alla politica e alla cultura anche della nostra città. Una mattinata di riflessioni ma perlopiù di testimonianze di chi l’ha conosciuto, desiderata e organizzata innanzitutto, oltre che da Dario, dall’altra figlia di Giorgio, Flavia, insieme all’Isco e al Comune. Una mattina culminata nella cerimonia di intitolazione a Giorgio Franceschini della piazzetta della chiesa della Madonnina di via Formignana, con lo scoprimento di una targa commemorativa. Flavia Franceschini, scultrice, è una vera e propria archeologa degli affetti: la sua appassionata attenzione alla vita dello spirito e alla coltivazione della memoria è un tratto che ha ereditato proprio dal padre. “E raccolgo ogni cosa, ogni voce ascolto” è il titolo del video da lei realizzato proiettato a inizio mattinata, citazione proprio di una frase di Giorgio. Alcuni giorni prima del convegno, chi scrive ha potuto visitare la casa della famiglia Franceschini in corso Giovecca, proprio attigua a Marfisa. Il magnifico atrio con parte dei 19mila volumi di famiglia, alcune sculture di Flavia, lo studio di Giorgio, sempre al pian terreno e, all’ultimo piano, quel sottotetto dove Giorgio dava vita ai suoi circoli giovanili (e, quindi, dove forse aveva anche ideato quel Fronte Giovanile Cristiano di cui abbiamo parlato nel numero scorso), sono un commovente luogo della memoria personale, famigliare e collettiva, visto il ruolo, ieri come oggi, sempre pubblico dei componenti della famiglia.

Lo scavo nella vita del padre, Flavia l’ha ripercorso montando nel video foto di lui da bambino, da ragazzo fino a quelle degli ultimi anni di vita, e con i ricordi personali di Carlo Bassi e Mario Morsiani. Un omaggio che ha commosso i circa 50 invitati, e che, nel suo lirismo, ha ricordato l’amore per il bello di Giorgio Franceschini: «ci ha insegnato a cercare la bellezza, sempre e ovunque», ha, non a caso, detto il figlio Dario, ricordando del padre anche il suo «saper non prendersi troppo sul serio». Ma il senso di appartenenza per papà Giorgio era anche quello per la propria città e per la propria nazione: Dario nel suo saluto finale ha ricordato anche «il suo impegno politico, sempre senza retorica», quel suo «cappotto consumato», immagine metaforica per dire l’attività instancabile in Parlamento e nelle istituzioni locali, e, appunto, quel senso di appartenenza, «che oggi si è un po’ persa, ma ai tempi era comune a tutte le forze democratiche».

L’evento della mattinata, che si poteva seguire in diretta dalle pagine Facebook del Comune e di Isco, è stato coordinato da Anna Quarzi (Isco) e ha visto anche il saluto del sindaco Alan Fabbri, la relazione di Angelo Varni (docente emerito dell’Università di Bologna) sull’impegno politico di Franceschini, e alcune testimonianze personali, quelle di Cesare Capatti (ex segretario della DC ferrarese), Francesco Scutellari (presidente dell’Accademia delle Scienze), Daniele Ravenna, Francesco Paparella (il quale ha donato ai Franceschini il documento del Fronte Giovanile Cristiano e 5 lettere inedite scritte da Giorgio all’amico Bruno Paparella nella primavera del 1941), e infine di Gianni Venturi.Tra i presenti vi erano anche mons.  Perego, il Prefetto Campanaro, la senatrice Boldrini, il consigliere Calvano, l’ex Sindaco Tagliani e il Presidente della Provincia Minarelli.

Mons. Perego, Dario Franceschini, Flavia Franceschini, Alan Fabbri


Intitolata a lui la piazzetta della chiesa della Madonnina

La mattinata del 15 si è conclusa con la cerimonia di intitolazione a Giorgio Franceschini della piazzetta della chiesa di Santa Maria della Visitazione (detta “della Madonnina”) di via Formignana e lo scoprimento di una targa commemorativa. Tanti i presenti, tra cui mons. Perego, che ha impartito la benedizione e recitato il Padre Nostro, e l’Assessore alla Cultura Marco Gulinelli che ha tenuto un breve discorso.

La Chiesa della Madonnina, parte dell’UP Borgovado, dovrebbe riaprire a breve, vista la conclusione dei lavori lo scorso aprile. L’edificio, insieme alla canonica e al complesso conventuale, sono stati dichiarati inagibili a seguito del sisma del 2012. I lavori di riparazione col consolidamento strutturale, eseguiti con finanziamenti regionali e assicurativi da parte del Comune, sono iniziati nel marzo 2019. I lavori di restauro sono stati eseguiti solo nella chiesa, dove attualmente si stanno ultimando alcuni interventi di finitura per poter ospitare le opere d’arte rimosse dopo il sisma.

Andrea Musacci

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 21 maggio 2021

https://www.lavocediferrara.it/

“Le muse quietanti”, mostra fotografica con abiti d’epoca

17 Nov

15056471_10153880329086533_1633004699233584346_nTrentadue coppie di protagonisti dell’universo artistico ferrarese immortalate dall’obiettivo di Flavia Franceschini, per un’indagine psicologica all’insegna del divertissement. “Le muse quietanti” è il nome del progetto fotografico che verrà inaugurato sabato nel doppio spazio della MLB home gallery di Maria Livia Brunelli in c.so Ercole I d’Este (alle 18), e nell’Hotel Annunziata in Piazza Repubblica (alle 19).

Come ci spiega la Franceschini, il titolo le è stato suggerito dal fratello Dario: sono quelle “muse che provocano quiete nella coppia”. Così l’artista ha deciso di cimentarsi nell’ambito della fotografia per questo inedito e originale progetto che vede, tra gli altri, protagonisti Lola Bonora e Franco Farina, Lucio Scardino, Claudio Gualandi, Marco Caselli Nirmal, Gianni Fantoni, e il Ministro-scrittore Dario Franceschini. Tutti vestiti con abiti d’epoca, tra fine ‘800 e inizio ‘900, coppie residenti o meno a Ferrara, 65 persone (contando anche la figlia della Brunelli) con abiti o propri o prestati dall’artista, su due fondali, più qualche elemento esterno che ricordasse angoli, più o meno segreti, dei soggetti. Fotografie, quindi, da indagare, come nella tradizione della pittura rinascimentale. Il progetto della Franceschini, l’ultimo della rassegna “Occhio al talento”, dovrebbe continuare nei prossimi mesi.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 17 novembre 2016

Luci e ombre della Ferrara onirica grazie a Franceschini e Goberti

5 Lug

Flavia Franceschini, Gianfranco Goberti, Carlo Ciccarelli

Flavia Franceschini, Gianfranco Goberti, Carlo Ciccarelli

Le luci e le ombre della Ferrara onirica e metafisica sono arrivate fino a Roma. Due artisti, vanto della nostra città, come Flavia Franceschini e Gianfranco Goberti espongono, infatti, fino al prossimo 24 luglio all’Ulisse Gallery di Via Capo le Case, 32, a due passi da Piazza di Spagna, per la mostra “Ombre della memoria”.

È proprio la Franceschini a raccontare la genesi di questo progetto. «Per anni sono stata in contatto con la curatrice Silvia Pegoraro per parlare di questa mostra che, all’inizio, mi sembrava al di sopra delle mie possibilità». Il primo incontro tra le due avviene nel giugno dell’anno scorso nella Sala del Cenacolo della Camera dei Deputati per l’inaugurazione dell’esposizione “Enrico Berlinguer e lo sguardo degli artisti”, alla quale han partecipato sia la Franceschini sia Goberti. In seguito, la Pegoraro viene a Ferrara per incontrare i due artisti nei rispettivi studi e riflettere su un possibile tema comune, che poi discute e concorda con Carlo Ciccarelli, proprietario della nota galleria.

«È  per me – prosegue la Franceschini – un grande piacere esporre insieme a un artista importante come Gianfranco e in un luogo così prestigioso. Sono stata presente all’inaugurazione [svoltasi lo scorso 4 giugno, ndr], ma cercherò di tornare prima della chiusura, anche per girare un video della mostra».

Proprio l’evento inaugurale ha rappresentato un’occasione per incontrare amici ferraresi o romani. Erano, infatti, presenti il cantautore e scrittore Mario Castelnuovo, la critica d’arte Laura Tansini, l’On. Marco Rizzo (ex PdCI, ed egli stesso artista), il regista Enrico Parenti, gli artisti Giorgio Galli  e Sidival Fila, oltre al fratello, il Ministro del MiBACT Dario Franceschini. Presente anche una piccola rappresentanza ferrarese, con il pianista Hugo Aisemberg e la moglie Rosi Murro, l’attore Stefano Muroni e Daniele Ravenna, dirigente del Ministero dei Beni Culturali. Inoltre, nei giorni successivi l’inaugurazione, la mostra è stata visitata dall’attore Lino Capolicchio (protagonista, tra l’altro, de “Il giardino dei Finzi-Contini” di Vittorio De Sica), che la Franceschini ha avuto modo di conoscere al MEIS di Ferrara alcuni anni fa e che si può annoverare tra i suoi estimatori.

Un grande successo per i due artisti ferraresi, quindi, non certo il primo, ma un ulteriore meritato riconoscimento del loro talento. Lo stesso catalogo curato dalla Pegoraro rende onore a questa coppia di creativi e al profondo valore della loro ricerca artistica. Un connubio apparentemente anomalo ma che, scrive la curatrice, vuol essere “un’indagine sulla dicotomia ombra-luce, […] che porta a una presa di coscienza, anche, di quell’ombra che è propria dell’uomo contemporaneo, smarrito nella vertigine del quotidiano e con l’esigenza sempre più forte di speranza e di eterno”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 05 luglio 2015

Il Ministro Franceschini al Belriguardo: «Un sito da valorizzare»

15 Mar

Voghiera, ieri la visita di Franceschini che ha inaugurato la sezione archeologica.

Il sindaco Cavicchi: «questo è il coronamento di un grande percorso virtuoso»

2015-03-14 11.42.59 - CopiaUn «giorno di festa» per valorizzare una delle tante “delizie” del nostro sistema museale diffuso, e un «impegno concreto» per aiutare la cultura di Voghiera. Si può sintetizzare così il messaggio che il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini ha voluto lasciare durante l’inaugurazione della Sezione Archeologica del Museo Civico di Belriguardo.

Una giornata, quella di ieri, che i voghieresi ricorderanno a lungo, un evento che ha richiamato circa 150 persone, tra le quali Tiziano Tagliani, Sindaco  di Ferrara e Presidente della Provincia, Michele Tortora, Prefetto di Ferrara, Riccardo Bottazzi, Sindaco di Masi Torello e Carlo Pieroni, Comandante provinciale dei Carabinieri. È stato Ottorino Bacilieri, Ispettore Soprintendenza Regionale, a sottolineare come «oggi sia il punto d’arrivo di quarant’anni di impegno». Ha quindi ricordato come nel 2010, in occasione dei 50 anni del Comune, seduto al posto del Ministro vi era suo padre Giorgio, che nel ’47 fu tra i parlamentari che presentarono alla Camera il progetto di legge per l’istituzione del Comune di Voghiera.

Anfora e vari (foto Bacilieri)Ricordo come «mio padre era molto orgoglioso di aver fatto nascere comuni come questo», ha esordito il Ministro, che ha omaggiato anche Nino Cristofori. Franceschini ha sottolineato come «investire nella tutela del patrimonio  sia un dovere morale, costituzionale e una grande possibilità per la nostra economia». Peculiarità del sistema museale italiano è quello di essere un “museo diffuso”.  «Dobbiamo scrollarci di dosso un po’ di pessimismo: pensiamo agli occhi ammirati dei tanti stranieri» che da tutto il mondo vengono a visitare il nostro Paese. «È importante essere qui oggi, ha concluso il Ministro, continuare a potenziare il Belriguardo: il mio è un impegno per il futuro perché questo luogo venga ancor più valorizzato».

Il Sindaco di Voghiera Chiara Cavicchi ha presentato l’evento come «il coronamento di un percorso virtuoso» e ha poi ricordato il caso orribile della distruzione del Museo di Mosul da parte di membri dell’ISIS. Una richiesta esplicita al Ministro è giunta invece dall’Assessore alla Cultura Paolo Benetti, «un aiutino economico per la nostra cultura», mentre Caterina Cornelio, del Museo Archeologico Nazionale di Ferrara ha ricordato gli aspetti «virtuosi e tenaci» che hanno reso possibile questo progetto.

Chiara Cavicchi, Paolo Benetti, Ottorino Bacilieri

Chiara Cavicchi, Paolo Benetti, Ottorino Bacilieri

Valentino Nizzo, della Soprintendenza Archeologica Regionale ha insistito sull’importanza della memoria collettiva, con queste «testimonianze fragili e preziose». Nizzo ha dunque fatto da guida per il Ministro, le autorità e le persone presenti attraverso le tante bellezze della nuova sezione, affiancato dalle letture in latino da parte di alcuni ragazzi in abiti etruschi e dell’Antica Roma. In conclusione il Ministro ha posto la prima firma sul libro dei visitatori della Sezione, e ha brindato col Sindaco e le altre autorità.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 15 marzo 2015

Un Ministro al Museo del Belriguardo

12 Mar

Ottorino Bacilieri, Chiara Cavicchi e Paolo Benetti

Ottorino Bacilieri, Chiara Cavicchi e Paolo Benetti

Esposti preziosi reperti provenienti dalla necropoli di Voghenza e altri luoghi. Sabato Dario Franceschini taglierà il nastro.

[Leggi qui l’articolo sul sito de la Nuova Ferrara, guarda il video e la fotogallery]

Più di un millennio della nostra storia rivive nella nuova sezione archeologica del Museo Civico di Belriguardo: un viaggio tra i reperti ritrovati, tracce, a volte uniche, delle antiche civiltà etrusca e romana.

Sabato alle 11.30 sarà il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali Dario Franceschini a inaugurarla insieme a Chiara Cavicchi (Sindaco di Voghiera), Paolo Benetti (Assessore alla Cultura), Ottorino Bacilieri (Ispettore Soprintendenza ai Beni Archeologici), Valentino Izzo (Funzionario della Soprintendenza e coordinatore dei lavori), Fede Berti (Museo Archeologico Nazionale) e vari sindaci della provincia.

Balsamario del I sec. d. C.

Balsamario del I sec. d. C.

Il primo nucleo del Museo è istituito a Voghenza nel ‘79 da alcuni volontari e da Don Primo Cristofori (Ispettore della Soprintendenza archeologica, poi sostituito da Renzo Cirelli), e nel ‘94 viene trasferito a Belriguardo. Ora, la sezione si arricchisce dei numerosi pezzi trovati a Fondo Tesoro (nel centro di Voghenza) tra l’ ‘84 e l’ ‘89, e mai esposti prima.

In attesa dell’inaugurazione abbiamo visitato la nuova sezione. Il percorso inizia con vari oggetti del periodo etrusco, i più antichi mai trovati nel nostro territorio. Fu il prof. Nereo Alfieri a riportare alla luce, nel ‘54, queste testimonianze risalenti al IV-III sec. a.C. Proseguendo, ci imbattiamo in un bronzetto raffigurante il dio Mercurio, del II sec. d.C., ritrovato negli anni ’20 del ‘900, oltre a scarti di fornace e a importanti oggetti provenienti da Fondo Tesoro, del I-II sec. d.C. Oltre a utensili di uso civile (mortai, anfore, serrature), troviamo una tuba e un diploma militare, inciso sui quattro lati in bronzo e appartenuto a Lucio Bennio Beuza, militare dalmata della flotta imperiale di Ravenna, il quale, dopo ventisei anni di servizio, ricevette la cittadinanza romana dall’imperatore Traiano. Si è riusciti a decodificare la data precisa: era il 12 giugno 100 d.C. Poco oltre, un’altra traccia fondamentale: su un frammento in ceramica vi è la più antica testimonianza ebraica trovata nel nostro territorio.

Diploma militare del 12 giugno 100 d. C.

Diploma militare del 12 giugno 100 d. C.

Un altro periodo è quello della necropoli romana di Voghenza (I-III secolo d.C.): vi troviamo monete, un balsamario in vetro a forma di dattero, un corredo da trucco e uno splendido anello d’ambra con amorino che guida una biga. Infine, un pezzo unico al mondo: un magnifico balsamario in sardonice del I d.C. Si passa quindi al IV d.C., fine dell’età imperiale, periodo nel quale Voghenza diventa sede della prima Diocesi ferrarese. Qui i resti della necropoli bizantina testimoniano le umili origini dei defunti, eccezion fatta per una spilla con croce.

Rappresenta quindi un’ulteriore motivo d’orgoglio questa nuova sezione: un altro fondamentale luogo di conoscenza storica nel nostro territorio, e un punto di riferimento per gli amanti dell’archeologia.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 12 marzo 2015

Piace quel pianista fuori posto sulla strada

1 Set

Pianista, Bottoni, Franceschini

“Ah, ma è un pianista…!”. Molto è stato lo stupore dei passanti nel vedere un pianista con pianoforte a coda. Si chiama Paolo Zanarella, è un padovano classe ’68, camicia, pantaloni e scarpe nere, collanina con croce al collo, occhiali e capelli mossi. La sorpresa, insomma, di trovare un “pianista fuori posto”. È lui stesso a definirsi così, e in molti di sicuro l’avranno pensato. A giudicare, però, dalla calca che regolarmente si forma per ascoltarlo, Zanarella sembra, al contrario, ottimamente integrato nel contesto dei Buskers. Un affetto che si è guadagnato già l’anno scorso, quando partecipò come accreditato, e che quest’anno, da invitato, ritrova ancor più grande. Colpiscono non solo la bellezza delle sue composizioni ma anche la sua capacità di intrattenere. Infatti, spesso, tra un brano e l’altro, si alza, sorride e va verso il pubblico con le braccia allargate, come per ringraziarlo e al tempo stesso accoglierlo. Inoltre, saluta e coinvolge alcuni bambini nell’ “accompagnarlo” in alcuni motivetti.

Pianista fuori posto

Anche mentre suona non disdegna di sorridere a chi lo ascolta, ai fotografi, di guardarsi intorno come a cercare gli sguardi delle persone, a chiamarli con gli occhi, oltre che con la musica. E la gente ricambia questo calore stringendogli la mano e acquistando i suoi cd, “L’amour” e “Viaggio in pianoforte”. Un banchetto, infatti, davanti al suo pianoforte, raccoglie – oltre ai cd e ai segnalibro – la rassegna stampa a lui dedicata in giro per l’Italia e un cappello per le offerte. Di fianco, su un leggio è  appoggiato un album con le foto delle sue esibizioni in borghi medievali, in campi o in un canale di Venezia. Venerdì sera, un simpatico siparietto l’ha visto coinvolto insieme a Stefano Bottoni, Direttore Artistico del Festival, e al Ministro Dario Franceschini, venuto da Roma ad assistere anche allo spettacolo di questo talentuoso e simpatico artista.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 01 settembre 2013