Missionaria e sperimentale, ecco come sarà l’Azione Cattolica: intervista al neo Presidente Martucci

26 Giu

Insegnante di religione, 42 anni, Nicola Martucci prende il posto di Chiara Ferraresi: “L’emergenza ci ha fatto capire che dobbiamo crescere nel settore della carità e del volontariato. Punteremo molto sulla formazione, aiuteremo lo sviluppo delle Unità Pastorali e cercheremo di far nascere o rifondare il Movimento Studenti, la FUCI e il Movimento Lavoratori”

di Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 26 giugno 2020

Nicola Martucci

Martucci, qual è la sua formazione ecclesiale?

Al 100% parrocchiale. Ho avuto la fortuna di crescere in una comunità radicata in un territorio difficile, che dalla sua fondazione ha dovuto e voluto essere una porzione del popolo di Dio caratterizzata dal modello ecclesiale narrato dal Concilio Vaticano II. Ho vissuto Lumen Gentium, Sacrosanctum Concilium, Gaudium et Spes e Dei Verbum fin da ragazzo prima di studiarle sui documenti. Questo senza dubbio ha dato al mio percorso di fede un orientamento preciso, nel quale sono radicato e che cerco di rendere bussola a tutt’oggi. A questo l’Azione Cattolica ha aggiunto consapevolezza e irrobustito il cammino formativo, l’esperienza fondamentale della democraticità, di uno stile che va oltre l’appartenenza parrocchiale e soprattutto la dimensione diocesana dell’essere Chiesa, aprendo le porte e abbattendo l’idea di orticelli e fazioni inutili e dannose. Il percorso di studi in Scienze religiose ha fatto crescere ancora di più nei miei interessi la teologia, l’attenzione alla dimensione culturale della fede, l’amore per la Sacra Scrittura.

Leggi l’intervista integrale sul sito de “la Voce”: https://www.lavocediferrara.it/post/missionaria-e-sperimentale-ecco-come-sar%C3%A0-l-azione-cattolica-intervista-al-neo-presidente-martucci

L’enigma delle parole in una mostra ispirata a Michelangelo Antonioni

22 Giu

Nella Factory Grisù di Ferrara è visitabile la mostra “…E allora ridi” di Elisa Leonini e Sara Dell’Onze. Le due artiste riflettono su memoria e incomunicabilità, in “dialogo” col regista ferrarese. È una delle primissime mostre inaugurate a Ferrara dopo il lockdown

Per comunicato stampa“Dato che non voglio sentirmi triste… a volte rido, senza motivo”. “Allora ridi!”. Da queste battute di un dialogo tra Cloe e Christopher nell’episodio “Il filo pericoloso delle cose” (parte del film collettivo “Eros”), prende spunto il titolo dell’esposizione di Elisa Leonini e Sara Dell’Onze “…E allora ridi”, inaugurata sabato 20 giugno nella Green Lobby di Factory Grisù a Ferrara. Quella in via Poledrelli è in assoluto una delle prime in città dopo la fine del lockdown. Un “primato” quasi dovuto dato che avrebbe dovuto inaugurare il 29 febbraio scorso, se il timore – fondato – dell’imminente chiusura degli spazi pubblici non avesse convinto artiste e organizzatori a rimandare. Si tratta di un’installazione site specific realizzata a quattro mani, in parte già presentata nell’autunno del 2012 al Torrione, sede del Jazz Club, per il centenario della nascita del regista ferrarese. Allora il progetto espositivo si intitolava “A volte rido lo spazio di una notte”, mentre la mostra di Grisù, che vede l’aggiunta di alcune opere inedite, sembra appunto una risposta al titolo precedente. E così, in parte, è. Infatti, le opere esposte – sia su carta sia stampe su legno o su tessuto, oltre a un video – riprendono fotogrammi e brani delle sceneggiature di quattro pellicole del Maestro: “La notte”, “Deserto Rosso”, “Il grido” e “Il filo pericoloso delle cose”. Se la tristezza nelle opere di Michelangelo Antonioni assume spesso la forma di una malinconia dolce, di uno struggimento sordo, di un passato che riecheggia nelle parole e sui volti dei personaggi, allora è volutamente coraggioso ed enigmatico il tentativo delle due artiste di riflettere sul tema dell’incomunicabilità – così caro ad Antonioni –, scomponendo e ricomponendo brani dei dialoghi, frammenti visivi, proponendo nuovi significati e invitando il visitatore a fare altrettanto. “È una mostra importante – ci spiega Leonini -, anche per dare un segnale di ripartenza alla città, a Grisù e all’arte stessa, così penalizzata da questa emergenza ”. La scelta della Factory Grisù, tra l’altro, dipende anche dal fatto che, fra le varie attività, ospita la Scuola d’Arte Cinematografica “Florestano Vancini”. “Per questo – prosegue Leonini – volevamo dare un valore aggiunto agli allievi della Scuola, proponendo loro una visione ampliata, e differente, sul mondo del cinema”. La mostra dovrebbe rimanere a Grisù fino alla fine dell’anno o perlomeno fino a settembre – ottobre, per organizzare eventuali visite guidate per le scuole.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 26 giugno 2020

La Voce di Ferrara-Comacchio

“Continuità e progetti per i giovani”: Spagnoletto nuovo Direttore MEIS

16 Giu

Interviste a cura di Andrea Musacci

Cambio al vertice del Museo nazionale ebraismo italiano e Shoah di Ferrara: “siamo un centro propulsore di dialogo fra fedi e lavoriamo per un’integrazione vera”

Rabbino capo della Comunità ebraica di Firenze, membro del Comitato scientifico del MEIS, una Laurea rabbinica presso il Collegio Rabbinico di Roma, un diploma di Sofer (lo scriba rituale e restauratore di testi ebraici) dell’Istituto Zemach Zedeq di Gerusalemme, e uno in Biblioteconomia della Scuola di Biblioteconomia Vaticana. E ancora: docente al Collegio Rabbinico Italiano e per l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, nonché collaboratore del Comune di Roma nell’ambito educativo e membro del comitato scientifico del Museo Ebraico di Roma.

Sono solo alcune delle voci del curriculum di Amedeo Spagnoletto, romano, 52 anni, nuovo Direttore del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah al posto di Simonetta Della Seta.

Spagnoletto, un avvicendamento nel segno della continuità, verrebbe da dire, essendo lei già membro del Comitato scientifico. Pensa che i prossimi 4 anni possano comunque segnare un rinnovamento?

Certamente l’esperienza fatta nel comitato scientifico mi ha dato modo di conoscere la splendida “macchina” MEIS che funziona grazie alla sinergia di uno staff affiatato e efficiente, ma è stata anche una palestra di dibattito e confronto ad altissimo livello, considerate le figure del mondo accademico e della cultura che lo componevano. Da questo punto di vista è stato un privilegio farne parte. La continuità sarà quindi in linea con il rigore scientifico delle iniziative e con l’intensità di attività che ha contraddistinto il quadriennio della direzione di Simonetta a cui va tutto il mio plauso e la riconoscenza per avermi lasciato un’istituzione in salute e ben organizzata. Per parlare di rinnovamento ho bisogno di prendere concretamente coscienza nei dettagli di ciò che è stato fatto. Non ho maturato convincimenti che mi spingono per ora a dare segni di discontinuità col passato.

Quali progetti ci sono in programma?

Il periodo pandemico ci impone molta cautela. Ma questo non deve essere un freno rispetto all’organizzazione di importanti iniziative. Stiamo lavorando su un progetto didattico ben articolato da offrire alle scuole di tutto il Centro-Nord e da attivare fin dall’inizio dell’anno scolastico. Sono convinto che il MEIS, proprio perché propone l’esperienza bimillenaria ebraica in Italia, sia il luogo più appropriato per raccontare a un Paese confuso che la via di un’integrazione responsabile e che non sacrifichi le identità è praticabile.

Sulla Festa del Libro ebraico: per l’edizione 2020 penserete a un ritorno alla Festa “vecchio stile”, su più giorni e con più iniziative non letterarie?

Una cosa è certa: all’interno della kermesse il largo pubblico deve trovare un motivo per partecipare, quindi presentazioni di libri sì, ma non solo. L’ambizione sarà quella di toccare i tasti più giusti per avvicinare i giovani.

Può aggiornarci sui lavori nella sede del MEIS?

Credo che per rispondere a questa domanda avrò bisogno di tempo per prendere coscienza con lo stato dell’arte.

Che frutti potrà dare nei prossimi anni un rapporto con la nostra comunità cattolica?

Il MEIS deve anche essere un centro propulsore di dialogo con tutti i credi presenti sul territorio. Fra i punti del suo statuto c’è quello di promuovere i valori di pace e fratellanza fra i popoli e l’incontro fra culture e religioni diverse. Credo che tutto questo debba avvenire sempre in stretta armonia con la Comunità ebraica di Ferrara ed i suoi autorevoli rappresentanti verso cui il MEIS rivolge rispetto e considerazione.

Della Seta: “In molti a Ferrara non credevano nella nascita del museo, ma poi c’è stato entusiasmo”

Simonetta Della Seta 2

foto Francesca Brancaleoni

Dopo 4 anni, alla scadenza naturale del mandato, Simonetta Della Seta lascia l’incarico di Direttore a Spagnoletto. Un quadriennio decisivo per il futuro del MEIS. Le abbiamo rivolto alcune domande per capire cos’ha rappresentato per lei.

Della Seta, ora che lascia il MEIS possiamo fare un bilancio: che museo eredita il suo successore?

Il nuovo Direttore trova un museo avviato e funzionante, riconosciuto in Italia e all’estero. Una macchina oleata, che ovviamente bisogna tenere in movimento e far conoscere sempre di più al grande pubblico. Le sfide non sono certo finite, ma il MEIS esiste, è guidato da un gruppo di lavoro professionale e coeso, ed è considerato un luogo rilevante e di interesse, non solo per i turisti, ma anche per le scuole di tutta la penisola. Con la nuova grande mostra storica che verrà inaugurata nel 2021 – e che è completamente pronta – dedicata al periodo dei ghetti e poi alla loro apertura (1516-1914), il MEIS offrirà al visitatore un percorso completo che va dall’epoca romana alla fine della seconda guerra mondiale. Inoltre parlerà di un tema molto attuale: come resistere nei ghetti e come uscirne liberi. Un messaggio universale che viene proprio dalla cultura ebraica. Quando sono arrivata a Ferrara, il museo era ancora un cantiere e a lavorare con me c’erano solo due persone. Ora il MEIS è sulla mappa della città, ma anche dei grandi musei nazionali e di quelli mondiali. È stato inaugurato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e visitato da tantissime personalità, nazionali ed internazionali della cultura. Tra queste: la senatrice a vita Liliana Segre, l’architetto Dani Karavan, lo storico dell’arte Salvatore Settis, l’ebraista Giulio Busi, gli scrittori israeliani A.B. Yehoshua e David Grossman, il regista Amos Gitai. Ne sono fiera.

Come fu, secondo lei, 4 anni fa l’accoglienza di Ferrara al progetto del MEIS?

Quando arrivai, in molti credevano che il MEIS non sarebbe mai nato. Erano trascorsi oltre 10 anni dalla legge istitutiva. Nel momento in cui però la città ha vissuto con noi il grande sforzo per aprire il Museo e la sua presenza vitale e coinvolgente, abbiamo ricevuto delle risposte commoventi, molto apprezzamento e tanto sostegno. Il MEIS dà anche lavoro a moti ferraresi, e questo è il modo migliore per farlo sentire un luogo del territorio.

La comunità ferrarese in questi 4 anni è stata collaborativa, riconoscendolo come parte della propria identità?

La città ha accolto il museo con curiosità ed entusiasmo. Sono stati creati rapporti intensi con tutte le realtà cittadine: dal Teatro Abbado all’Università, dal Conservatorio all’Ariostea, dalla Camera di Commercio ai più importanti circoli culturali della città. Il Comune è stato la prima istituzione a sostenere fortemente il progetto MEIS, offrendoci spazi nella città, facilitando in ogni modo le nostre attività e aiutando anche finanziariamente. Per noi è fondamentale che i ferraresi sentano il Museo come un loro luogo. Anche se il MEIS è un museo nazionale, è importante che la città lo consideri una sua perla e una vera opportunità per la diffusione della cultura e per l’attrazione del turismo.

Non solo in rapporto al MEIS, che città lascia, “aperta” e consapevole della propria identità sfaccettata? E una città più capace di fare i conti con la propria storia?

Ferrara è una città per alcuni versi conservatrice, ma anche accogliente e attratta dalle altre culture. Inoltre, tra le tante anime che l’hanno stratificata, quella ebraica è sempre presente; fa parte della sua storia e della sua cultura, e tutti ne sono consapevoli. Credo che Ferrara abbia cominciato da tempo a fare i conti con la propria storia, ma mi piacerebbe che al MEIS parlassero un giorno i figli di coloro che hanno subito la Shoah, con i figli di coloro che li mandarono a morire. C’è sofferenza in entrambi e solo tirando fuori anche la seconda – riconoscere con dolore che siamo anche i figli del male – il conto con la storia sarà completo.

E l’Italia rispetto a 4 anni fa è una nazione più aperta, rispetto all’ebraismo e alle altre minoranze? La spaventa il riemergere di certo antisemitismo?

L’antisemitismo è un fenomeno che esiste da secoli e sul cui sradicamento combattiamo ancora ogni giorno. Purtroppo alla sua base c’è l’ignoranza. Quando si conosce l’ebraismo, è assai più facile prevenire il pregiudizio. Per questo è così importante che il governo italiano abbia voluto un Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah. Il MEIS ha una funzione cruciale nella società di oggi, anche per arginare il razzismo diffondendo conoscenza. Questa è la sfida: non demoralizzarci in momenti in cui riaffiora il sentimento negativo, ma studiare, approfondire e creare conoscenza affinché esso non abbia più base. Chi visita il MEIS sa anche che uno dei nostri obiettivi è valorizzare la convivenza, lo scambio, l’incontro. Per noi è importante che il MEIS sia una casa pronta ad accogliere chiunque non si senta accettato per come è. Il nostro museo è uno specchio che riflette la bellezza impagabile della diversità che ci rende unici.

Qual è stato il rapporto con la nostra comunità cattolica?

Un rapporto strettissimo. Sono appena stata (una settimana fa, ndr) a salutare il Vescovo Perego che ha seguito con molta attenzione lo sviluppo del MEIS. Abbiamo anche organizzato diversi eventi di dialogo ebraico-cristiano e in generale inter-religioso. Abbiamo avuto anche un ottimo rapporto con l’Ente Palio che come è noto ha radici nelle contrade e nelle parrocchie. Uno scambio sempre positivo e molto autentico.

Qual è stata la sua più grande soddisfazione in questo quadriennio?

La più grande soddisfazione l’ho avuta l’ultimo giorno trascorso al museo: ho letto negli occhi dei miei collaboratori e di tutti coloro che vi lavorano la passione e l’amore per il MEIS, nonché la voglia di farlo crescere sempre di più.

E quale la sua più grande amarezza?

Non ho amarezze. Sono stati anni molto faticosi ma bellissimi. Anni in cui ho anche potuto imparare tantissimo.

Avrà qualche rimpianto…

Non ho nemmeno rimpianti perché so che il MEIS ha un futuro davanti a sé e sono fiduciosa di aver costruito un luogo che farà del bene alla nostra società.

Riguardo al suo nuovo incarico al Dipartimento Europa dello Yad Vashem, quali sono le sfide che la aspettano?

Lo Yad Vashem è un punto di riferimento mondiale quando si tratta di raccontare, documentare, testimoniare la tragedia della Shoah e trasmetterla alle nuove generazioni. A Gerusalemme mi occuperò soprattutto di formazione. La sfida sarà quella di mettere al centro non la morte, ma la forza della vita, la resilienza anche di fronte a situazioni estreme come la persecuzione e la deportazione. Sono persuasa che luoghi come lo Yad Vashem e come il MEIS servano a diffondere una cultura del bene. Sono questi valori, ebraici ma anche universali, che possono aiutarci ad arginare l’antagonismo, la mancanza di solidarietà e l’odio.

Pubblicati su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 19 giugno 2020

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Scuole paritarie, grave la situazione nel ferrarese

16 Giu

paritarieLe parole di Missanelli (FISM): “la scuola di Jolanda a rischio chiusura, più contributi e rivedere il modello formativo”

In questi giorni inizia l’iter di conversione in legge del decreto Rilancio, che approda alla commissione Bilancio della Camera per la votazione degli emendamenti. Fin dalle prime bozze, sono state molto critiche le 50 associazioni cattoliche e non, tra cui la FISM – Federazione Italiana Scuole Materne, per le scarse risorse destinate alle scuole paritarie. Per quanto riguarda il nostro territorio provinciale (con tre Diocesi coinvolte: Ferrara-Comacchio, Ravenna e Bologna), la scuola paritaria è composta da 56 scuole e servizi nidi, di cui 22 strutture nel Comune capoluogo, per un totale di oltre 3mila bambini e 408 dipendenti di cui 261 insegnanti ed educatori. “La situazione delle scuole di Ferrara è molto fragile”, commenta a “la Voce” Biagio Missanelli, Presidente FISM Ferrara. “Si proviene da anni di sussistenza dove le scuole erano lasciate a se stesse, alla buona volontà dei parroci, o di gruppi di genitori volenterosi. Solo da pochi anni sono comparse nella gestione delle scuole, le cooperative sociali, con un altro modello gestionale che però manifesta anch’esso molte criticità. In particolare nel ferrarese, negli ultimi dieci anni diverse scuole hanno chiuse per il calo demografico e attualmente solo 3 istituti superano le 6 sezioni, mentre la gran parte ne hanno 2 e 5 sono le monosezioni, cioè scuole con meno di 20 bambini. “In questi anni, se non in rarissimi casi – prosegue Missanelli -, l’attenzione dell’Amministrazione Pubblica, in particolare dei Comuni, è mancata. I Sindaci, per una visione poco lungimirante o per vizi ideologici, non hanno valorizzato la scuola paritaria, elargendo contributi molto inferiori alla media regionale. Questo negli anni ha depauperato le scuole che hanno continuato a mantenere rette basse, e non essendoci una preparazione gestionale adeguata, molte scuole si sono dovute chiudere. Per risparmiare sui loro bilanci – prosegue Missanelli -, i Comuni hanno richiesto l’apertura di nuove scuole statali, invece di potenziare il sistema integrato. Un esempio per tutti, ma sono numerosi nella nostra provincia, la chiusura della scuola di Berra pochi anni fa. Una scuola con cento anni di storia, locali e spazi esterni molto ampi, che non poteva reggere il confronto economico con due scuole statali a pochi chilometri di distanza. E ora anche la scuola paritaria di Jolanda di Savoia rischia la chiusura, poiché a fianco vi è una scuola statale che per diverse vicissitudini ha ampliato le sezioni pur non avendo i requisiti necessari. Su questi territori, quindi, non vi sarà più una pluralità di scelta per le famiglie, una diversità di modelli educativi da proporre, due spazi differenti vivacizzati dalla presenza dei bambini. Ci si appiattirà al modello unico, quello statale”. Ma vi sono anche modelli positivi, come Terre del Reno, dove “si è riconosciuto al paritario un valore complessivo e se ne è fatto il modello per il proprio territorio. La dialettica è molto presente, la qualità educativa è elevata, il risparmio economico per il Comune è evidente e le scuole hanno risorse sufficienti per condurre le proprie attività. È giunto il tempo anche nella nostra provincia, per rivedere il modello dell’offerta formativa”, conclude Missanelli. “Non possiamo più far finta che il calo demografico non sia l’elemento devastante, ma che potrebbe anche essere l’elemento scatenante per una nuova modalità educativa e del fare scuola. Così come lo è stato e lo sarà l’emergenza Covid 19. Al centro mettiamo i bambini, ma attorno, i genitori, gli insegnanti, gli operatori, i gestori, la politica, gli ambienti, gli spazi, devono coordinarsi ed offrire situazioni di crescita che contribuiscano a formare cittadini capaci di lasciare il mondo un po’ meglio di come glielo stiamo lasciando”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 19 giugno 2020

La Voce di Ferrara-Comacchio

Antica sacrestia del Duomo, rinnovata bellezza

8 Giu

L’ambiente fra il campanile e l’abside della Cattedrale di Ferrara sarà presto riaperto

di Andrea Musacci

OLYMPUS DIGITAL CAMERALa graduale rinascita della Cattedrale di Ferrara a breve conoscerà un’ulteriore importante tappa: nei prossimi mesi, infatti, l’antica sacrestia settecentesca a fianco del campanile tornerà al suo antico splendore. Dopo la ripartenza dei lavori all’interno del Duomo, sono quasi giunti a conclusione quelli di riparazione dei danni post sisma e miglioramento sismico della porzione di edificio affacciante da un lato su Piazza Trento e Trieste, dall’altro sulla zona absidale. Una volta ultimati, l’ampio ambiente sarà probabilmente utilizzato per la celebrazione di Messe feriali. Ma è ancora tutto da decidere. Fondamentali e doverosi, in ogni caso, sono stati i lunghi e complessi lavori non solo strutturali ma sugli imponenti armadi e sull’altare, che ridonano luce a un pezzo irrinunciabile della storia della nostra Chiesa locale. Nel terribile secondo bombardamento del 28 gennaio 1944, che colpì la città causando la morte di 202 persone, almeno 12 delle quali rifugiatesi nel campanile, oltre ai danni ingenti subiti dall’abside, venne colpita l’allora sede del Capitolo e l’antica sacrestia venne in seguito abbandonata. Da allora, fu sempre e solo usata come magazzino e ripostiglio. La lunga attesa è stata di recente ulteriormente prolungata per il rinvio dell’inaugurazione prevista tra marzo e aprile scorsi causa lockdown. I lavori di restauro, che hanno visto l’ex Amministratore del Capitolo della Cattedrale mons. Marino Vincenzi come primo promotore, sono stati progettati e diretti dall’arch. Maria Chiara Montanari, col cantiere diretto dal geom. Daniele Chiereghin della IBF Emilia di Ferrara, la supervisione tecnica dello studio “Struttura” srl e la sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio. I lavori strutturali sull’edificio sono stati eseguiti con i finanziamenti del MUDE (i contributi post sisma 2012, gestiti dal Comune di Ferrara), quasi 200mila euro spesi per consolidamento delle fondazioni, cuci/scuci delle murature, consolidamento, con iniezioni, dei muri, della volta, della parte strutturale della copertura, e per l’inserimento di un sistema di catene a due livelli. Tutti gli altri lavori sono stati, invece, finanziati dal Capitolo della Cattedrale, per un’ulteriore spesa di poco inferiore rispetto a quella del MUDE.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAQueste le operazioni svolte: restauro e pulizia del lampadario con aggiunta dell’argano a motore per calarlo in occasione delle necessarie operazioni di pulizia; restauro e pulizia dell’altare e degli apparati decorativi; rifacimento dell’intero impianto di illuminazione, con utilizzo di luci al led, e dell’impianto dell’acqua; nuovo impianto di sorveglianza (anche video) e nuovo impianto di riscaldamento a pavimento; rifacimento del pavimento stesso, restauro delle due porte (la prima, d’accesso e la seconda nella parete di fronte) e delle quattro finestre (due delle quali, una da un lato e una dall’altro, con comando elettrico); tinteggiatura interna (delle pareti e del soffitto) ed esterna con ripresa dei colori originali; infine, rifacimento del manto di copertura. Riguardo ai maestosi armadi in noce, in passato nella parte superiore ospitavano grandi candelabri, croci, paramenti, ostensori e reliquiari di grandi dimensioni, mentre gli scomparti più piccoli nella parte inferiore, soprattutto paramenti. Il loro restauro è avvenuto grazie alla CBM di Asolo, ditta trevigiana specializzata proprio nei restauri di mobili per le chiese. A inizio lavori, nell’autunno del 2017, gli addetti della CBM hanno interamente smontato gli armadi per portarli nei propri laboratori, dove è stata eseguita anche una prova di montaggio prima del ricollocamento lo scorso febbraio. Fra le operazioni, oltre alla finitura a cera e al trattamento antitarlo, sono state rifatte alcune serrature, cerniere, chiavi e maniglie in bronzo, e ridipinti gli interni. Infine, un’altra buona notizia per “riconsegnare” pur parzialmente gli ambienti esterni dell’area del Duomo: a breve è prevista la riapertura, pur con un percorso obbligato, dell’accesso della p.zzetta San Giovanni Paolo II da piazza Trento e Trieste.

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 12 giugno 2020

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Duomo, riparte il cantiere interno

8 Giu

Don Zanella (Ufficio Tecnico diocesano): “non sappiamo ancora quando riaprirà”. In autunno i lavori nel Palazzo Arcivescovile

a cura di Andrea Musacci

F 2 - crocifisso rotot nel sisma 2012È ufficiale: l’8 giugno, dopo quasi un anno di sospensione, ripartono i lavori all’interno della Cattedrale di Ferrara. In questo periodo di emergenza legato al Coronavirus, tutti i cantieri hanno dovuto fermarsi. Solo un mese fa, dal 27 aprile, e molto gradualmente, sono stati un po’ alla volta riaperti. Ora tocca anche ai lunghi e complessi lavori riguardanti il nostro Duomo, chiuso al pubblico, lo ricordiamo, da marzo 2019. È una notizia tanto attesa e che non può che ridare speranza. L’incertezza del periodo non può però che riguardare anche le prossime tappe degli interventi. In ogni caso, come ci spiega don Stefano Zanella, Direttore dell’Ufficio Tecnico Amministrativo diocesano, “gli Uffici della Regione Emilia-Romagna e della Soprintendenza hanno continuato a lavorare autorizzando così il progetto presentato dall’Arcidiocesi e che riguarda i primi due pilastri della Cattedrale”. Gli interventi consistono nella “spicconatura, bendaggio e pulitura dei due soggetti ad oggi indagati e nel rafforzamento – tramite barre filettate iniettate all’interno – del pilastro che è stato identificato come pilota. Si proseguirà anche con l’indagine nei restanti di questi elementi architettonici per perfezionare questo tipo di lavoro su ogni parte dell’edificio. Indagando sui primi due pilastri – sono ancora parole di don Zanella -, agli antipodi della Cattedrale uno rispetto all’altro, si è potuto valutare un comportamento differente e proprio per questo si è adattato l’intervento unitario alle due specificità”. Dalla prima indagine era infatti emerso come i pilastri vennero costruiti attorno alle antiche colonne medievali (foto in basso a destra). Pilastri che, però, essendo tutti differenti fra di loro, richiedono di essere analizzati singolarmente. Per questo motivo, “i lavori che verranno successivamente realizzati sono conservativi e di rafforzamento locale per riuscire a restituire alla mole della basilica la solidità necessaria per poterla riaprire al culto. “Non siamo ancora in grado di stabilire date certe per la ripresa della normale vita liturgica e delle visite all’interno del massimo tempio cittadino – prosegue -, ma come accaduto già all’inizio di questo lungo percorso di recupero, continuiamo a cercare soluzioni fattibili e di sicurezza per venire incontro alle esigenze di tutti: sacerdoti, fedeli e turisti. Ringraziamo oggi – come otto anni fa – la competenza e l’attenzione da parte dei tecnici dell’Agenzia per la Ricostruzione e il Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli della Regione Emilia-Romagna. Non manchiamo di sottolineare anche la presenza competente e collaborativa dei tecnici della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Bologna oltre che del Segretariato Regionale per i Beni Culturali”. In questi giorni ricorre il doloroso anniversario del sisma che nel 2012 colpì anche le nostre terre. “Da quei fatidici 20 e 29 maggio di otto anni fa – riflette don Zanella -, anche se con rammarico non sempre siamo stati in grado di restare al passo con i tempi burocratici, comunque come Ufficio Tecnico Amministrativo siamo riusciti a seguire le procedure di gare d’appalto e rendicontazione richieste dalla legislazione vigente”. Riguardo ai lavori sul campanile della Cattedrale, “richiamati” dall’impalcatura ancora presente sui vari lati, essendo, come per la facciata del Duomo, Stazione appaltante il Comune di Ferrara, la tempistica è differente. Per quanto riguarda, invece, gli interventi all’interno del Palazzo Arcivescovile, ci spiega don Zanella, “si sta completando la gara d’appalto. Molto probabilmente i lavori inizieranno il prossimo autunno”. Il pensiero, infine, va anche ai tanti altri progetti in Diocesi: “c’è ancora molto da realizzare, penso ad esempio alle parrocchie di Porotto o di Vigarano Mainarda che sono ferme in fase di progettazione e di autorizzazione. L’Ufficio Tecnico Amministrativo diocesano con impegno, perseveranza e professionalità, continua a sollecitare i tecnici incaricati ed i funzionari affinché quanto prima si possano vedere realizzati i cantieri e i lavori per restituire anche questa preziosa parte di patrimonio ecclesiastico alla comunità”.

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Cronistoria dei “tormentati” lavori sui pilastri

È ormai passato un anno e mezzo da quando è stata aggiudicata la gara d’appalto (vinta dallo Studio Leonardo s.r.l. di Bologna) e sono iniziati i lavori sugli otto pilastri del Duomo ferrarese. Tra novembre e dicembre 2018, interrotte le operazioni sulla facciata, partì il cantiere interno all’edificio, che rimase aperto al pubblico fino al marzo successivo. Si è iniziato dal cosiddetto “pilone prova”, che, come toccherà agli altri, ha subito un intervento invasivo, una “svestizione” totale da intonaco, affreschi, fregi e statue, per riuscire a vedere e a rafforzare il pilastro originario, com’era cioè nella costruzione o almeno nell’ultimo secolo e mezzo. I lavori sono durati alcuni mesi e a fine luglio scorso è stato presentato il progetto – poi approvato – per il restauro alla Commissione congiunta, con i risultati sui primi pilastri. Ricordiamo anche come lo scorso ottobre, dopo tre anni e mezzo, buona parte dell’impalcatura della facciata (ad eccezione del protiro) venne rimossa insieme al telone artistico realizzato da Lorenzo Cutùli, non sapendo quando potranno essere ripresi i lavori. Infine, lo scorso dicembre un’altra speranza, pur con tutte le cautele del caso, era stata data da don Zanella nel corso della conferenza stampa di fine anno: quella di poter riaprire (in alcuni giorni, in alcuni orari) nei primi mesi del 2020 la parte del transetto dell’Altare della Madonna delle Grazie. Il lockdown ha tolto ogni dubbio.

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 5 giugno 2020

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“Gianni Cerioli ha svolto a pieno la propria missione”

8 Giu

Il 27 maggio a Coronella le esequie del critico d’arte. Don Mbalanga: “mi auguro che un giorno i ricordi su di lui vengano raccolti in un libro”

Erano un’ottantina le persone che nel pomeriggio dello scorso 27 maggio si sono ritrovate nella chiesa di Coronella per l’ultimo saluto a Gianni Cerioli, per tanti anni preside della De Pisis di Ferrara e protagonista del mondo artistico e culturale del nostro territorio. Presenti tra gli altri Daniele Garuti, Sindaco di Poggio Renatico, artisti ed ex colleghi di scuola. “Quando muore un uomo importante, nella mia terra d’origine si dice che è morto un baobab, un grande albero”, sono alcune delle parole pronunciate nell’omelia da don Celestin Mbalanga, sacerdote della Zona Pastorale di Vigarano Mainarda, che ha celebrato insieme a don Paolo Bovina. “E, aggiungo, quando cade un albero così grande, fa ‘rumore’: i tanti ricordi che si sono susseguiti dopo la diffusione della notizia della sua morte sono questo ‘rumore’ ”. Testimonianze di amici e colleghi che, ha proseguito don Mbalanga, “mi auguro un giorno vengano raccolte in un libro”. “Uomo generoso e di grande cultura, mai teneva qualcosa per sé”, ha proseguito. “Insegnaci a contare i nostri giorni e acquisteremo un cuore saggio”, ha poi citato dal Salmo 90 il sacerdote, aggiungendo: “in Gianni ho visto un cuore saggio. Importante, infatti, è ciò che ognuno fa nel tempo della propria vita. Gianni, nella sua umiltà, possiamo dire che ha svolto la propria missione. Ora tocca a ciascuno di noi raccontare ciò che ha fatto in vita e ringraziare il Signore per avercelo donato”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 5 giugno 2020

La Voce di Ferrara-Comacchio

Troppe incertezze sul futuro, il festival artistico “Cardini” rimandato al 2021

8 Giu

cardiniGli organizzatori del festival “Cardini Atelier Aperti”, inizialmente previsto il 21 e 22 marzo, poi spostato al 23 e 24 maggio, hanno deciso di rinviarlo al 2021. Sì, perché il festival in questione (promosso e co-organizzato da CNA Ferrara in collaborazione con un team di professionisti esperti di arte contemporanea) è alquanto particolare, presupponendo un peregrinare tra le vie della città, da uno studio di artista all’altro, da un laboratorio all’altro, per scoprire in un fine settimana “i luoghi più intimi della creazione artistica”. Le date di fine maggio, però, in un certo sono rimaste, solo l’appuntamento è andato online, con due Webinar sulla pagina Facebook del festival (“Cardini Atelier Aperti a Ferrara”). “Non si è trattato della versione di Cardini online – ci spiegano gli organizzatori -, ma di un piccolo gesto per confermare il nostro impegno in quella data, il nostro modo di esserci ora, in un momento in cui non è possibile realizzare il festival come immaginato assicurando le corrette condizioni sanitarie per la salvaguardia di tutti. Abbiamo dunque optato per un paio di ‘incontri virtuali’, ‘chiaccherate’ con alcuni artisti e artigiani che avrebbero partecipato alla seconda edizione di Cardini, per mantenere l’impegno con il pubblico del festival nelle date concordate”. Perché non ‘spostare’ il festival dopo l’estate?”, chiediamo. “Cardini è un festival che anzitutto si basa sulle persone”, ci rispondono gli organizzatori. “La particolare incertezza ad oggi sulla ripresa e sulle modalità con cui si svolgeranno le attività scolastiche dell’anno 2020-2021, rende difficile programmare lo slittamento dell’evento nella sua forma originale entro il 2020”. L’ambito scolastico è, infatti, l’altro pilastro del progetto, che rimane dunque vincolato alla ripresa delle scuole: “gli studenti del Liceo Artistico Dosso Dossi (una classe quarta e una classe quinta, quest’anno 4A-5A), con un percorso formativo dedicato, hanno avuto modo di conoscere artisti e artigiani partecipanti al festival, di studiare la loro poetica e i loro atelier/laboratori, per poterli presentare al pubblico e per poterli aiutare durante il weekend di Cardini. Non escludiamo però la possibilità di iniziative ‘altre’ targate Cardini dopo l’estate”.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 5 giugno 2020

La Voce di Ferrara-Comacchio

“Studenti disabili, sempre più interventi in presenza. Per la Didattica a Distanza abbiamo fatto il possibile”: intervista all’Assessora Kusiak

25 Mag

“Il Servizio domiciliare, tra casa e cooperative, ha riguardato 30 studenti disabili. Abbiamo anche aperto il Parco della Vita. E la Didattica a Distanza non potrà mai sostituire la scuola”

a cura di Andrea Musacci

OLYMPUS DIGITAL CAMERASiamo in una fase di passaggio, e per questo, sotto diversi aspetti, ancora più complicata da organizzare, da vivere e definire. Il discorso vale anche per il mondo dell’istruzione e in particolare per la didattica riguardante gli studenti con disabilità. Abbiamo rivolto alcune domande a Dorota Kusiak, Assessora alla Pubblica Istruzione e Formazione del Comune di Ferrara, per capire le misure messe in atto e quelle in programma.

Assessora Kusiak, nell’emergenza com’è cambiata la didattica per gli alunni con disabilità?

È stata implementata la Didattica a Distanza per garantire ai bambini e ai ragazzi la continuità e per portare a termine il programma scolastico senza rientrare più in aula. I valori che fanno parte del nostro agire quotidiano come il semplice stare insieme, improvvisamente non erano più possibili. La socialità, però, è uno degli elementi fondamentali del fare la scuola. La Didattica a Distanza non potrà mai corrispondere a tutti i bisogni dei nostri giovani perché la scuola non è un semplice apprendimento di nozioni e concetti, ma rappresenta una vera e propria palestra di vita per le nuove generazioni dove i ragazzi imparano ad affrontare le difficoltà, costruiscono relazioni e legami con i propri coetanei e i professori, condividono la quotidianità, le emozioni, le scoperte e crescono ed imparano insieme.

Ausili, sussidi, dispositivi per gli studenti sono stati forniti dalle scuole?

Le scuole ferraresi hanno fatto lo sforzo di dare agli alunni in difficoltà ad uso gratuito praticamente tutta la strumentazione informatica che possedevano. E per questo va un grande riconoscimento a tutti i presidi, i docenti e gli educatori che sono sempre rimasti vicini ai loro alunni mantenendo vivo il legame che li unisce e supportandoli nelle difficoltà legate all’emergenza. A questo si aggiungono azioni coordinate dall’Istituzione Scolastica, attraverso l’U.O. Integrazione e in collaborazione con il consorzio Factory Grisù, che ha coinvolto aziende private ed associazioni di volontariato nella raccolta e nella donazione di diversi computer a favore dei ragazzi privi di strumentazione adeguata per la didattica a distanza. Le nostre azioni ovviamente non si sono esaurite e stiamo portando avanti altri progetti, sostenuti dalla Regione e dal Ministero dell’istruzione, volti al superamento del digital divide attraverso uno stretto raccordo con gli istituti scolastici e con l’obiettivo di garantire le stesse opportunità di studio a tutti i bambini e ragazzi indipendentemente dalle condizioni di vita, familiari, sociali ed economiche.

Gli studenti con disabilità sono in contatto anche con gli altri docenti? Se sì, come e con quale frequenza?

Il contatto con i docenti e i referenti degli istituti scolastici per l’integrazione scolastica non solo non si è mai interrotto ma, anzi, si è intensificato per analizzare al meglio i nuovi bisogni dei ragazzi con disabilità e studiare modi e soluzioni per dare continuità ai loro percorsi. Gli educatori insieme ai docenti statali hanno elaborato proposte creative e innovative per i ragazzi, hanno lavorato ai progetti ad hoc per passare gradualmente dalla didattica a distanza agli interventi in presenza, anche in previsione dell’apertura dei servizi estivi.

A inizio aprile lei aveva dichiarato che sarebbe stato ampliato il Servizio Domiciliare per i minori disabili: cosa ci può dire al riguardo?

Grazie all’estensione del Servizio domiciliare sono stati coinvolti circa una trentina di ragazzi in percorsi avviati nella maggioranza dei casi presso le strutture messe a disposizione dalla cooperativa che gestisce il servizio e in alcuni casi presso il domicilio, sempre nel rispetto delle prescrizioni e con l’adozione di specifici protocolli operativi.

Vi è stata dunque la possibilità di didattica in presenza personalizzata per gli studenti con disabilità?

Abbiamo ampliato gradualmente l’impegno degli educatori di sostegno che operano nelle scuole di ogni ordine e grado chiedendo loro di elaborare progetti specifici per i bambini e i ragazzi con l’obiettivo di passare dalla Didattica a Distanza a degli interventi in presenza. Con l’allentamento delle misure adottate dal Governo, si stanno aprendo nuove possibilità di intervento in presenza per i ragazzi con disabilità. Il Comune di Ferrara ha sostenuto il progetto promosso dal Comitato Area Disabili insieme all’Anffas che ha previsto l’apertura del Parco della Vita per accogliervi le persone con disabilità accompagnate dai loro familiari, per offrire loro un’opportunità di sollievo e di svago in questo difficile momento di chiusura delle scuole e dei servizi socio-assistenziali. Con le dovute precauzioni, stiamo inoltre progettando le attività per implementare sempre più gli interventi in presenza, anche in previsione dell’apertura dei campi estivi, predisponendo gli spazi delle scuole e nel pieno rispetto delle prescrizioni di sicurezza ed adottando specifici protocolli operativi ed organizzativi che tutelano la salute degli operatori, dei ragazzi e le loro famiglie.

Cosa si prevede, invece, in vista dell’inizio del prossimo anno scolastico?

Non conosciamo ancora eventuali modifiche organizzative per il nuovo anno. Ma in ogni caso l’attenzione dell’amministrazione è massima, cureremo tutti i dettagli del complesso impianto di integrazione scolastica per gli alunni con disabilità e lavoreremo intensamente con i soggetti gestori con i quali collaboriamo da anni.

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 29 maggio 2020. Leggi e scarica gratuitamente l’intera edizione su http://www.lavocediferrara.it 

Gianni Cerioli, la sua scomparsa lascia un grande vuoto nella cultura ferrarese

25 Mag

cerioli 3La notte tra il 22 e 23 maggio scorsi è deceduto a 77 anni l’ex preside della De Pisis, critico e curatore d’arte instancabile. Lo scorso autunno la collaborazione con la nostra Arcidiocesi per la III edizione della Biennale “don Patruno” per giovani artisti

di Andrea Musacci

La notizia della sua scomparsa ha lasciato allibiti e costernati amici, colleghi ed ex allievi. In poche settimane, dopo Renzo Melotti, se ne va un altro grande del mondo artistico ferrarese: Gianni Cerioli, 77 anni, è venuto a mancare per un infarto nella sua abitazione di Coronella la notte tra il 22 e il 23 maggio scorso. Curatore e critico d’arte, autore, indimenticato preside della scuola media “De Pisis” di viale Krasnodar, lascia la moglie Antonia e il figlio Tito Manlio. Tra i tantissimi incarichi, tra le molteplici collaborazioni in ambito artistico-culturale, alcune delle quali portava ancora avanti, ricordiamo quelle nell’Unicef provinciale, con la Fondazione Caricento, di cui era membro nel Comitato di Indirizzo, e per cui coordinava il Premio letterario riservato proprio all’infanzia. Ma collaborava anche con il Vergani, l’Istituto di Storia Contemporanea, il Museo Magi 900 di Pieve di Cento, con varie gallerie artistiche cittadine – fra cui il Carbone e, fino alla chiusura, Cloister -, oppure Al Tréb dal tridèl, solo per citarne alcuni. Lo scorso ottobre Cerioli aveva curato l’esposizione della III edizione della Biennale per giovani artisti dedicata a don Franco Patruno, ospitata dall’Istituto di Cultura “Casa G. Cini” di Ferrara.

cerioli artisti 2La mostra, inaugurata il 10 ottobre ed esposta fino al 25 dello stesso mese, è stata sostenuta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cento, in collaborazione con il Comune di Cento e con il patrocinio della nostra Arcidiocesi. Mostra che poi, da metà dicembre a metà gennaio scorso, è stata ospitata al Magi 900. Ricordiamo alcune delle parole che Cerioli pronunciò durante il vernissage della mostra: “sono contento di essere riuscito a far tornare don Franco qui a Casa Cini. Questa Biennale è stata pensata da anni per essere ospitata in questo luogo, che sta tornando sempre più ad accogliere attività culturali e artistiche”. Grande è stata la passione che aveva messo anche in questo progetto: il suo pensiero era costantemente rivolto ai giovani artisti, nella volontà di farli emergere. E sempre vivo era il suo ricordo dell’amico e collega don Patruno. Forte era il suo desiderio di portare, anche quest’anno, la Biennale a Casa Cini e di organizzare insieme altre proposte in questo luogo da lui amato. Non ne ha avuto il tempo.

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” del 29 maggio 2020. Leggi e scarica gratuitamente l’intera edizione su http://www.lavocediferrara.it