“Orlando Furioso Decoded” irrompe alla MLB home gallery

22 Set

La MLB home gallery di Maria Livia Brunelli presenta domani alle 17 uno dei suoi artisti di punta, per “accompagnare” l’inaugurazione della mostra “Orlando furioso 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi” nel vicino Palazzo dei Diamanti. “Orlando Furioso Decoded” è il nome della mostra personale di Stefano Bombardieri, già noto a Ferrara per le sue installazioni di rinoceronti, elefanti e tigri in diversi punti del centro cittadino.

Dopo l’esposizione di Giovanna Ricotta dello scorso aprile, “Furiosamente. Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori”, la MLB home gallery presenta un altro progetto artistico legato al poema ariostesco, scegliendo l’artista bresciano Bombardieri, classe ‘68. Il pubblico dovrà utilizzare un’app che legge i codici a barre per andare alla scoperta degli innumerevoli personaggi dei vari racconti, in un viaggio nel tempo che mette in luce la ricchissima trama del poema. Arricchiscono la mostra alcune piccole sculture-gioiello ispirate a frasi iperboliche e fantasiose del “Furioso”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 22 settembre 2016

“Cesure”, cronaca contemporanea per immagini

22 Set

14344272_10154180057438005_1898686133371458679_nVideo e foto per rappresentare la cronaca contemporanea, in uno degli edifici storici più suggestivi di Ferrara. Sabato alle 21 viene inaugurata la mostra fotografica “Cesure” a Casa Romei in via Savonarola, 30. Il progetto espositivo è organizzato da “Cesura”, collettivo di fotografi nato nel 2008, Polo museale dell’Emilia-Romagna e Museo di Casa Romei, con la collaborazione del Comune di Ferrara. La mostra, a cura di Andrea Sardo e Nicola Patruno, e ideata da Luca Santese, comprende fotografie di Arianna Arcara, Giacomo Liverani, Gabriele Micalizzi, Luca Santese, Gabriele Stabile, Francesco Viceconte, e video di Luca Baioni (Jergon).

Questo il calendario dell’esposizione, pensato in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio: oggi apertura dalle 14 alle 22.30, con inaugurazione alle 21. Domani apertura dalle 08.30 alle 18. Inoltre, ci saranno visite guidate con i curatori e gli autori della mostra alle ore 10.30, 12.30, 14.30 e 16.30. La mostra sarà visitabile fino al prossimo 9 ottobre.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 22 settembre 2016

«Il silenzio e la solitudine della modernità»: a Bologna un incontro per ricordare l’uomo e il pittore Dino Boschi

21 Set

14433140_1461937170490219_1056652746426036432_nUna figurazione intimista, una pittura del silenzio e della solitudine, ma che non disdegnava rappresentare anche luoghi e folle della modernità, seppur nella loro alienazione. Si può riassumere così la poetica di Dino Boschi (Bologna, 30 luglio 1923 – Bologna, 20 settembre 2015), pittore attivo per quasi 70 anni, dal 1947 al 2010.

Ieri sera nella sede di CUBO Unipol a Bologna si è svolto l’incontro dal titolo “I luoghi e le cose di Dino Boschi. Un ricordo”, in occasione della retrospettiva “Il mondo dietro la collina”, ospitata negli stessi spazi fino al prossimo 8 ottobre. Dopo i saluti di Alberto Federici, Direttore di CUBO, ha preso avvio l’incontro-dialogo tra Franco Basile, noto critico d’arte e Alberto Boschi, figlio di Dino e Docente di Storia del Cinema all’Università degli Studi di Ferrara. L’incontro, moderato dalla curatrice e critica d’arte Angela Memola, ha visto la presenza di circa un centinaio di persone.

«A Bologna – ha esordito Basile – tanti pittori vestivano in modo stravagante per mostrare il loro essere artisti. Erano gli anni in cui dominava l’Informale, ed emergevano la Pop Art e l’Iperrealismo. Boschi invece no: sapeva eludere tutto ciò che era di “moda”, era elegante e distinto ma vestiva normalmente, poteva sembrare un funzionario delle Poste! Era normale, e perciò trasgressivo». Si è iniziato così a delineare la personalità di Boschi, uomo e artista schivo e, potremmo dire, tradizionale, che ha fatto della semplicità e del rigore le cifre della sua vita e del suo fare artistico.

Come ha spiegato lo stesso figlio Alberto, «mio padre era una persona molto riservata, oltre che metodica, regolare e abitudinaria nel lavoro e nel quotidiano. Anche la sua creatività non ha mai avuto grandi oscillazioni: non ricordo particolari momenti di crisi creativa, ad esempio. Il suo studio non era un luogo inaccessibile ma comunque molto privato». Un altra caratteristica era, nonostante la sua metodicità, la mancanza di ordine in alcuni ambiti: «ad esempio – ha proseguito Alberto Boschi – non ha mai tenuto un registro delle sue opere».

Il figlio ha poi ripreso il rapporto del padre col mondo artistico bolognese nel periodo di dominio dell’Informale, vale a dire tra gli anni ’50 e gli anni ’60. «Non aveva interesse per la pittura astratta, e poi nel periodo di egemonia dell’Informale, in quanto figurativo [della cosiddetta Nuova Figurazione, ndr] si sentiva ostracizzato, e di ciò ne soffriva. Non parlava, però, mai con disprezzo o astio dell’opera di un altro artista, nonostante avesse gusti molto netti. Parlava dei pittori che amava, non di quelli che non amava».

Scendendo più nel dettaglio dello stile e della poetica di Dino Boschi, il figlio Alberto ha spiegato come egli «non dipingesse di getto e non amava i pittori che dipingevano di getto, ma restava giorni e giorni su un quadro, rifinendolo e aggiustandolo. Al tempo stesso, però, non progettava le proprie opere, non faceva cioè schizzi, bozzetti o disegni preparatori, ma dipingeva direttamente sulla tela bianca».

«Un pittore sincero e misurato», l’ha dunque definito Basile, «che non dipingeva tanto ciò che vedeva, ma ciò che sentiva», che percepiva. «A lui – ha proseguito il critico – non interessavano gli oggetti in sé ma gli interni come luoghi del silenzio: infatti, amava la solitudine proprio perché gli permetteva di sentire le cose». Profondamente legato al silenzio e alla solitudine vi è il ricordo, che Boschi cercava di rappresentare sulla tela, «come se ci fosse in lui sempre un desiderio inappagato, come se vivesse alla periferia di un sentimento remoto». Basti pensare al suo “ciclo delle spiagge” degli anni ’70, che lui amava, appunto, a fine stagione, e che solitamente «non frequentava, ma ricordava o sognava».

Durante la serata è stata anche proiettata una rara videointervista rilasciata da Boschi nel 2001 a un emittente TV privata, girata nella sua casa. Dopo aver ricordato alcuni dei pittori ai quali si ispirava, come Pierre Bonnard, Francis Bacon e Alberto Giacometti, ma anche Felice Casorati e il suo maestro Giorgio Morandi («il più grande pittore della Metafisica»), ha analizzato brevemente alcune sue opere. Ad esempio, il “ciclo delle stazioni”, «nato dal mio desiderio di indagare il cielo e le nuvole, cioè quelle forme informi, alle quali ho deciso di contrapporvi la linearità e le geometrie dei treni». Oppure, l’opera “L’urlo” del 1964 (del “ciclo delle partite di calcio”), che «richiama una certa poetica, ad esempio cinematografica, come quella bergmaniana, quando ancora l’urlo era una possibile rappresentazione della disperazione, mentre nel mondo consumista l’urlo non è accettato, perché la stessa disperazione non è considerata possibile».

Infine, a significare la complessità del vero artista, nonostante non fosse un pittore “di getto” Boschi durante l’intervista dichiara il proprio amore per un pittore gestuale come Filippo de Pisis, e spiega come, nonostante la costanza e l’equilibrio, per lui «il momento dell’inizio, la tela bianca, fosse davvero tremendo!»

Andrea Musacci

MLB home gallery, Bombardieri a Ferrara con le sue opere

21 Set

14264848_10153710742681533_6486944522477528463_nLa MLB home gallery di Maria Livia Brunelli presenta venerdì alle 17 uno dei suoi artisti di punta, per “accompagnare” l’inaugurazione della mostra “Orlando furioso 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi” nel vicino Palazzo dei Diamanti. “Orlando Furioso Decoded” è il nome della mostra personale di Stefano Bombardieri, già noto a Ferrara per le sue installazioni di rinoceronti, elefanti e tigri in diversi punti del centro cittadino.

Dopo l’esposizione di Giovanna Ricotta dello scorso aprile, “Furiosamente. Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori”, la MLB home gallery presenta un altro progetto artistico legato al poema ariostesco, scegliendo l’artista bresciano Bombardieri, classe ‘68. Per l’occasione, il pubblico dovrà utilizzare un’app che legge i codici a barre per andare alla scoperta degli innumerevoli personaggi dei vari racconti, in un viaggio nel tempo che mette in luce la ricchissima trama del poema. Arricchiscono la mostra alcune piccole sculture-gioiello ispirate a frasi iperboliche e fantasiose del “Furioso”. L’esposizione ha il Patrocinio del Comitato Nazionale per le celebrazioni del V Centenario per le celebrazioni dell’“Orlando Furioso”.

Stefano Bombardieri ha recentemente esposto “I Bombardieri su Brescia”, mentre con la gallery di Maria Livia Brunelli ha presentato nel 2007 “Omaggio al Surrealismo del Tura” (con anche opere di Man Ray), nel 2010 “Natura viva/morta. Conversation avec Chardin”, e lo stesso anno “The Faunal Countdown”.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 21 settembre 2016

“La vita è colore”, la collettiva artistica apre sabato alle 17 a Venezia

21 Set

14212103_10209238972949906_5053511493057690649_nProsegue la collaborazione tra la gallerista e curatrice ferrarese Francesca Mariotti e Francoise Calcagno Art studio di Venezia. Sabato alle 17 nella galleria d’arte veneziana (in Campo del Ghetto Novo) inaugura infatti la collettiva dal titolo “La vita è colore” con opere dei seguenti artisti: Leonardo Terenzi, Fiammetta Mora, Maristella Laricchia, Tessa Baker Nelson, Maria Estella Ometto ed Ercole Facin. La mostra sarà visitabile fino al prossimo 8 ottobre.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 21 settembre 2016

Al via oggi la mostra di Vito Tumiati dedicata all’Orlando furioso

20 Set

indexIn attesa dell’inaugurazione della mostra “Orlando furioso 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi”, in programma a Palazzo dei Diamanti da sabato, oggi alle 17 il disegnatore e incisore Vito Tumiati presenta nel Salone d’Onore del Palazzo municipale di Ferrara la sua personale dal titolo “Il sogno dell’Ariosto. Incisioni e disegni dall’Orlando Furioso”. Durante l’inaugurazione oltre all’artista interverranno l’Assessore alla Cultura Massimo Maisto e il critico d’arte Gianni Cerioli. In programma vi sono anche letture di brani dall’Orlando Furioso a cura di Ferrara Off Teatro.

Attraverso una selezione di quaranta opere, Tumiati percorre il mondo leggendario dell’Ariosto, soffermandosi su alcuni snodi dell’intricato labirinto di storie e luoghi in cui si svolge il racconto dell’Orlando Furioso: dalla celebre pazzia del protagonista per la bella Angelica, ai paesaggi di epiche battaglie, o alla monumentale figura di Bradamante, mitica progenitrice della dinastia degli Este.

Il poema dell’Ariosto, di cui quest’anno si celebra il cinquecentenario, è stato da sempre al centro della ricerca espressiva di Vito Tumiati, che vive e lavora a Ferrara dove è nato nel 1938. La mostra sarà visitabile dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18, con ingresso gratuito.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 20 settembre 2016

In Ariostea incontro sulle disuguaglianze

20 Set

Palazzo Paradiso Ariostea“Disuguaglianze. Quante sono, come combatterle” è il libro scritto dagli economisti Maurizio Franzini e Mario Pianta (Laterza, 2016) che viene presentato oggi alle ore 17 nella sala Agnelli della Biblioteca Ariostea di Ferrara (via delle Scienze, 17). Interverrà l’autore Maurizio Franzini, docente all’Università La Sapienza di Roma, introdotto da Giuliano Guietti, presidente dell’Ires, l’istituto di ricerche economiche e sociali della Cgil Emilia-Romagna. L’incontro fa parte del ciclo curato da Istituto Gramsci e Istituto di Storia contemporanea di Ferrara, “Le parole della democrazia”, ed è stato organizzato in collaborazione con lo Spi-Cgil di Ferrara.

Andrea Musacci

«Virtù e fraternità per lottare contro il male che è in noi»: Enzo Bianchi al Festival della Filosofia

19 Set

“Se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta”. (Genesi 4, 7)

“La lotta spirituale è brutale quanto una battaglia fra gli uomini”. (Arthur Rimbaud, Una stagione all’inferno)

Esiste una lotta essenziale per ogni uomo, giovane o vecchio, ricco o povero, una guerra che va combattuta tutta la vita, fin dall’infanzia, contro le «pulsioni malefiche», quel male “accovacciato” alla porta del nostro cuore.

In occasione della 16° edizione del Festival della Filosofia, anche quest’anno svoltosi tra Modena, Carpi e Sassuolo nel fine settimana appena trascorso, ieri pomeriggio nella tensostruttura allestita in Piazzale Bartolomeo Avanzini a Sassuolo ha avuto luogo la lectio magistralis di Enzo Bianchi sulla “Lotta spirituale”, alla presenza di circa un migliaio di persone. Riprendendo, infatti, il tema dell’edizione di quest’anno, “Agonismo”, Bianchi, classe ’43, fondatore e priore della Comunità monastica di Bose a Magnano (Biella), in circa un’ora ha sviluppato una riflessione, sulla lotta contro il peccato, dalla chiara connotazione cristiana, ma recepibile da chiunque, anche dai non credenti. Un tema da lui approfondito, ad esempio, già nel libro Una lotta per la vita. Conoscere e combattere i peccati capitali (2012).

La lotta interiore è l’evento più significativo ma anche il più «disatteso», reso anacronistico e retorico dal «nichilismo imperante»: è, secondo Bianchi, quella lotta in cui l’uomo «oppone resistenza al male, combatte contro le pulsioni e le suggestioni del proprio cuore, che prepotentemente e aggressivamente emergono, assumendo il volto di tentazioni seducenti». La lotta spirituale rappresenta, ha riflettuto Bianchi, «un combattimento spirituale senza tregua, che non consente armistizi, una battaglia che dura fino alla fine della vita. L’edificazione umana è impossibile senza questa lotta, senza cioè il discernimento tra bene e male». Un combattimento per arrivare a una vita davvero degna, «a ciò che è autenticamente umano, che è anche autenticamente cristiano».

Richiamando anche uno scrittore come Cesare Pavese e il suo “mestiere di vivere”, Bianchi ha ribadito la necessità di lottare contro questo male che è in noi, contro «questa animalità che va domata, razionalizzata, contro questa pulsione egocentrica legata alla paura della morte».  Questo scontro nel nostro cuore è l’unico caso, ha proseguito Bianchi, di «guerra non armata, non violenta, ma le cui armi sono le virtù umani, giustizia, fiducia e carità, quelle energie donate da Dio». È un combattimento duro e imprevedibile, lo stesso di cui parlava anche San Paolo: “io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio” (Lettera ai Romani 7, 19), quella “buona battaglia” (Seconda Lettera a Timoteo 4, 7).

Nello specifico, il relatore ha spiegato le tre pulsioni madre dalle quali scaturiscono tutti i peccati. La prima è la libido amandi, nel quale l’amore e l’eros, seppur nella loro bellezza e verità intrinseche, non accettano «il limite, la differenza e la distanza» necessarie. L’eros, invece, secondo Bianchi, «dev’essere esposto al rischio vitale dell’incontro con l’altro, col non-prossimo, il diverso, il lontano. Oggi invece – ha proseguito – è diffusa una sessualità leggera, poco impegnativa, quindi cosificata». Triste conseguenza di ciò è che «l’eros perde la sua intensità, l’importanza della comunione con l’altro, che viene ridotto a oggetto, a strumento», e non rispettato nel suo valore di persona.

Oggi si ha «un’assolutizzazione della pulsione sessuale, un mero incontro fra due narcisismi, di due egoismi, un’idolatria nella sfera erotica, vale a dire una fuga nell’immaginario, una sessualità spersonalizzata, senza alcuna valenza simbolica, virtuale e alienante, qualcosa di sempre più chiacchierato e ostentato, quindi banalizzato e ossessivo». La spietata ma sincera analisi di Bianchi porta anche a spiegare le purtroppo inevitabili conseguenze di tutto ciò in molti giovani: «impotenza, frigidità, senescenza precoce dei sensi».

Proprio per questo occorre «una disciplina della pulsione sessuale, esercitare all’ascesi umana, alla dilazione del desiderio». Più profondamente occorre rieducare al fatto che «il corpo non è ciò che l’uomo possiede, ma ciò che l’uomo è, e dunque vanno difesi la tenerezza dell’amore e il rispetto per l’altro, insieme al piacere».

La seconda pulsione madre è la libido possidendi, vale a dire una perversione e assolutizzazione del naturale desiderio umano di avere un rapporto con le cose, rapporto che si esprime soprattutto col lavoro e la cultura. Invece, questa «grande pulsione idolatrica, questa brama del possesso fine a sé stesso – ha proseguito Bianchi – porta a far diventare il quantificabile e il visibile i criteri più importanti». Quest’assolutizzazione è, oggi, «la vittoria del dio denaro, del capitale, della finanza, dell’accumulo sfrenato, della ricchezza ostentata», mentre, come ammoniva Gesù, “non potete servire a Dio e a Mammona” (Vangelo secondo Matteo 6, 24).

Infine, vi è la libido dominandi, «la pulsione del potere, l’affermazione totale di sé sugli altri, quella che richiede l’adorazione più totale, fino a esigere il sangue altrui», ha spiegato Bianchi. In ultima analisi, alla radice «ogni forma di idolatria è idolatria di sé, amore egoistico, per cui l’altro non è un dono, non è una salvezza contro l’isolamento, ma un ostacolo, un mero strumento». Tra le tentazioni, questa del potere, del dominio sull’altro è narrata nello stesso Vangelo come l’ultima delle tre, «come compimento delle altre» (cfr. Vangelo secondo Luca 4, 9-12).

In conclusione, a voler testimoniare come la lotta interiore, nonostante riguardi il cuore, l’intimità di ogni persona, non richiami però nulla di individualistico e solipsistico, Enzo Bianchi ha affermato come contro queste libido serva «la fraternità, la comunione, riscoprire cioè il valore della fratellanza per ricercare il bene comune».

Andrea Musacci

Il segno e la materia nelle opere di Alberta Silvana Grilanda

17 Set

Fino al prossimo 25 settembre nella Galleria del Carbone è possibile visitare la nuova personale di scultura di Alberta Silvana Grilanda. “Solchi e segni” è il titolo del progetto esposto in via del Carbone, 18/a, Ferrara, con contributo critico in catalogo di Michele Govoni. E’ possibile ammirare dodici sculture in bronzo, terra refrattaria o terra di Faenza, oltre ad acqueforti su lastra di zinco, ceremolli su lastra di zinco, puntasecca su lastra di alluminio.

Alberta Silvana Grilanda è nata a Portomaggiore e vive a Masi Torello, dove ha lo studio e si applica in scultura, pittura e incisioni in una continua ricerca espressiva. L’anno scorso, al Carbone e in altri spazi espositivi cittadini, la Grilanda ha preso parte alla collettiva “Mozzafiato 2”, mentre alla Biblioteca Bassani di Ferrara ha esposto la personale “Percorso del Segno”.

La mostra è visitabile dal mercoledì al venerdì dalle 17 alle 20, sabato e festivi dalle 11 alle 12.30 e dalle 17 alle 20.

Andrea Musacci

Illusione e oggettività nelle tele stranianti di Mario Ricci

17 Set

Nello Spazio Arte Mediolanum di Ferrara in via Saraceno, 16/24 ieri pomeriggio è stata inaugurata la personale di pittura di Mario Ricci dal titolo “Movimenti Sottotela”, organizzata in collaborazione con E.A.C. – Edizioni d’Arte Contemporanea.

Un gioco tra luci e ombre, tra bidimensionalità e tridimensionalità, con tele solo illusoriamente estroflesse: è questa l’originalità di queste 25 opere che Ricci ha iniziato a realizzare dal 2004.

Opere sempre in bilico tra percezione e realtà, illusione e oggettività. Una provocazione nel quale il corpo dello stesso artista al tempo stesso si mostra e si cela, in due opere, attraverso le mani che sorreggono la tela.

In generale, all’illusione di un corpo non presente ma visibile, non in rilievo ma che illude di esserlo, si aggiunge il riconoscimento di qualcosa di nascosto ma chiaro, immobile ma in movimento. Mosche, coccodrilli e tori sono alcuni tra gli animali inanimati le cui sagome paiono emergere da sotto la tela, trasmettendo una sensazione di vaga inquietudine.

Inoltre, mentre la maggior parte delle tele sono monocrome, in alcune di esse l’artista ha scelto di suddividere la superficie attraverso geometrie, squadrature. In ogni caso, le sagome in “rilievo” sembrano ordinate secondo direttive simmetriche, tanto in orizzontale quanto in verticale o in diagonale. In particolare, in un’opera le geometrie riprendono parte del tessuto urbano della città di Bologna.

Durante l’inaugurazione, oltre all’artista sono intervenuti Massimo Alfano, curatore artistisco della Sala Mediolanum, e Graziano Terrenzio, curatore della mostra, che rimarrà in parete fino al prossimo 25 ottobre.

Mario Ricci nasce a Genazzano (RM), dove vive e lavora, e nel cui Castello nel ’79 nacque, grazie ad Achille Bonito Oliva, la stagione della Transavanguardia. Per maggiori informazioni visitare il sito http://www.marioricci.it/ .

Andrea Musacci