Dolore e rinascita tra Siria e Libano: vita e arte di Omar Imam a Ferrara

4 Ott

«Racconto la vita e i sogni dei profughi in Libano, gente umile ma forte, io che ho sofferto nella mia Siria». Giovedì scorso nella Maria Livia Brunelli home gallery (in c.so Ercole I d’Este, 3) e nell’Hotel Annunziata (in Piazza Repubblica) a Ferrara ha inaugurato la mostra “Live, Love, Refugees” del fotografo Omar Imam, che ci ha raccontato la genesi del progetto. «Nel settembre 2012 in Siria sono stato sequestrato e torturato per un giorno da una milizia anti-Assad, per la mia attività di artista. Mentre mi torturavano pensavo a quando sarei tornato a Venezia con mia figlia, che allora aveva un mese». Dopo questa esperienza, la fuga in Libano. «Sono stato circa un anno e mezzo in questo campo profughi a due ore da Beirut, prima come volontario, poi per questo mio progetto, che è il primo che non firmo con nome di fantasia». Ora una nuova vita con la moglie e le due figlie ad Amsterdam.

Andrea Musacci

Fotogiornalismo dal mondo al PAC di Ferrara

4 Ott

Fino al prossimo 23 ottobre al PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea di Ferrara (in c.so Porta Mare, 5) è possibile visitare la collettiva fotografica “World Press Photo 2016”, ambito premio internazionale di fotogiornalismo.

La mostra è visitabile al PAC da martedì a domenica nei seguenti orari: 9.30 – 13.00 / 15.00 – 19.00. Lunedì chiuso.

Andrea Musacci

Da novembre al Magi 900 un omaggio alla Belle Epoque

4 Ott

36ritUna mostra per inaugurare una nuova sezione espositiva. Il prossimo 5 novembre alle 17 al MAGI 900 verrà presentata “Omaggio alla femminilità nella Belle Époque. Da Toulouse-Lautrec a Ehrenberger”, a cura di Fausto Gozzi e Valeria Tassinari, con opere anche di Boldini, Bonzagni e Corcos, oltre a sculture, incisioni, riviste, manifesti, documenti, stampe e oggetti dell’epoca, per rendere omaggio alla figura della donna nell’estetica e nella società tra XIX e XX secolo.

Come ci spiega Bargellini, «la mia passione per la Belle Époque nasce nel ’46 quando al cinema vidi un film su Toulouse-Lautrec». La mostra ospiterà stupende opere di un artista poco noto, Ludwig Lutz Ehrenberger (1878-1950), donate a Bargellini dagli eredi e mai esposte prima.

Il percorso espositivo sarà scandito da una ricca selezione di materiale fotografico e documentario in grado di tracciare una lettura tematica di apertura internazionale. Uno spazio significativo sarà riservato alle riviste illustrate. In questa ampia ricognizione sulle principali riviste europee, figura anche un rarissimo esemplare di “Le Rire” del 1895-96 che contiene alcune delle più ricercate litografie di Toulouse-Lautrec.

In occasione dell’inaugurazione, dopo la presentazione dei critici e la visita della mostra, sarà rievocata una speciale atmosfera con musica e danza dell’epoca. Infine, entro il 2016 al MAGI è prevista anche una mostra dello scultore Graziano Pompili.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 04 ottobre 2016

Magi 900, gioiello “nascosto”: arte di casa a Pieve di Cento

4 Ott

Il fondatore Bargellini: a 84 anni ho ancora voglia di crescere e migliorare.

All’interno si trovano oltre 5mila opere, uno spazio che ospita mostre e convegni

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L’esterno del Magi, con in primo piano la scultura “L’uomo della pace” di Franco Scepi

«Sono un collezionista di artisti, non di opere d’arte. E ora, a 84 anni, voglio ampliare ancora il mio Magi, costruendo un quartiere residenziale». Giulio Bargellini è una di quelle personalità più uniche che rare: ex imprenditore, collezionista d’arte, fondatore nel 2000 del Museo Magi ‘900 – Museo d’Arte delle Generazioni Italiane a Pieve di Cento, «unico museo privato aperto al pubblico in Europa». Come ci spiega la curatrice scientifica Valeria Tassinari, «per privato si intende personale, padronale, rappresentazione delle sue passioni, del suo gusto». Un museo di 9.000 metri quadri che ospita circa 5.000 opere d’arte. Un maestoso progetto in divenire: «faccio meno pubblicità di quanto potrei perché non lo considero ancora concluso», ci spiega.

Siamo a Pieve di Cento, a una manciata di chilometri dalla provincia di Ferrara, cui Pieve faceva parte fino al 1929. Qui nel 1932 nasce Bargellini, e alla fine dello stesso anno iniziano i lavori per costruire quel silo granario «nel quale da bambino venivo a giocare», e che dal 2000 diventerà il primo nucleo del MAGI. A soli 31 anni Bargellini fonda l’azienda O.V.A., «all’inizio di 25 metri quadri, fino a diventare di 30.000 metri quadri, con 300 dipendenti», ci racconta. «Poi l’ho venduta per concentrarmi sulla mia collezione, che ho iniziato a casa mia». Le prime opere acquistate sono due disegni di Tono Zancanaro (Padova 1906-1985), col quale stringerà una profonda amicizia.

Più che un museo il MAGI è uno spazio polifunzionale che ospita anche mostre temporanee, performance, convegni. Nel 2005 e nel 2015 sono state costruite due nuove ali, e ora fervono i lavori per l’ampliamento: il progetto prevede a fianco dell’edificio un “Borgo dell’Arte”, un quartiere residenziale con venti appartamenti pensato come piccolo borgo tradizionale, con portici, edifici contigui e una piazza che ospiterà sculture di artisti già presenti nel museo.

Cuore della collezione museale è l’area dedicata ai grandi Maestri del Novecento, con opere, tra gli altri, di Renato Birolli, Giovanni Boldini, Aroldo Bonzagni, Alberto Burri, Carlo Carrà, Felice Casorati, Giorgio De Chirico, Fortunato Depero, Virgilio Guidi, Renato Guttuso, Antonio Ligabue, Amedeo Modigliani, Alberto Savinio, Mario Sironi ed Emilio Vedova. La stessa sala attualmente ospita anche capolavori di Guido Reni, Guercino e Scarsellino realizzati tra il XV e il XVIII sec. e provenienti dalla Collegiata di S. Maria Maggiore di Pieve, chiusa dopo il terremoto. Tra le altre sezioni, ricordiamo la collezione di Cesare Zavattini, circa 1.000 opere 80×100 cm. che il regista fece realizzare da vari artisti, quella dedicata ad alcuni creativi africani, “I capricci” di Sergio Vacchi, e poi quelle di Tono Zancanaro, Concetto Pozzati e Josè Ortega. Molte anche le opere non esposte, circa un migliaio.

«Un museo eclettico, non analizzabile secondo i criteri consueti, nel quale molto conta il rapporto diretto di Bargellini con gli artisti», ci spiega la Tassinari. In particolare, importanti nel passato i suoi rapporti con l’ex Direttore di Palazzo Diamanti, Franco Farina, le cui grande mostre sono qui ben rappresentate. Riguardo alle prospettive del Museo, «certo l’isolamento geografico non ci aiuta», riflette la curatrice, «ma riusciamo a integrare bene il territorio e abbiamo un progetto di maggiore valorizzazione turistica».

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 04 ottobre 2016

[Qui mie foto di alcune delle opere esposte]

Alla galleria Cloister inaugura la mostra di Sergio Zanni

4 Ott
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Alcune opere in mostra a Cloister

Una scultura dell’ineffabile, surreali figure umane come simbolo dell’inafferrabile movimento dell’essere. Oggi alle ore 18.30 nella Galleria Cloister di Ferrara (in c.so Porta Reno, 45) avrà luogo l’inaugurazione della mostra “Tutto scorre…” di Sergio Zanni, che torna dopo sette anni a proporre una personale nella nostra città. Un ritorno molto atteso che l’artista ha scelto di compiere a Cloister, aperto circa un anno fa, e che ogni primo martedì del mese presenta l’esposizione di un importante artista ferrarese.

Zanni propone 23 tra disegni e sculture, realizzate tra il 2002 e il 2016: le prime, nel numero di 17, sono realizzate in terracotta colorata, o a tecnica mista. L’ultima di queste, realizzata quest’anno, si intitola “Dio del silenzio”, mentre “Sdoppiamento”, del 2002, viene esposta per la prima volta. I disegni, invece, perlopiù su tavola, sono a tecnica mista, attraverso l’utilizzo di acrilico, terracreta, gessetti colorati, carboncino o tempera.

Un progetto espositivo attraverso il quale l’artista rielabora un percorso non solo formale ma anche intellettuale, fortemente segnato da venature mitologiche, filosofiche e letterarie. Una riflessione personale che continua inesausta, incentrata sul concetto di tempo e sul suo scorrere, sulla possibilità di rappresentare, proprio attraverso la pesantezza della materia, il moto sfuggente del tutto, e di dar forma, attraverso l’imponenza della figura, la fragile leggerezza dell’umano.

Infine, segnaliamo che con questo nuovo allestimento Cloister coglie anche l’occasione per ampliare la propria galleria. Infatti, al primo piano, oltre ai consueti tre ambienti espositivi vi sarà un nuovo spazio, con quattro pareti di 3 metri quadri l’una, proprio sopra dove, il prossimo inverno, Cloister aprirà un’enoteca.

Andrea Musacci

Pubblicato (in versione ridotta) su la Nuova Ferrara il 04 ottobre 2016

Daniele Lugli oggi alla Galleria del Carbone

2 Ott

14449767_1471470792870190_5615751678472732744_n-copiaIn occasione della chiusura della mostra “I manifesti raccontano”, oggi alle 18 nella Galleria del Carbone di Ferrara (in via del Carbone, 18/a, di fronte al cinema Apollo), si terrà una conversazione con Daniele Lugli, presidente emerito del Movimento Nonviolento, sul tema “Dalla Prima Guerra Mondiale all’attuale combattuta a pezzi”.

Nell’occasione saranno presentati due recenti numeri di “Azione nonviolenta” dedicati alla I Guerra Mondiale, uno dei quali in particolare riguardante il punto di vista delle donne. Alcune copie saranno in distribuzione.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 02 ottobre 2016

«A quanto e a che cosa sono disposto a rinunciare per dimostrare che ciò in cui credo è vero?»

2 Ott
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Gianfranco Amato a Cento

“Famiglia: creazione dell’uomo o progetto di Dio?” è il titolo dell’incontro pubblico svoltosi la sera di giovedì scorso, 29 settembre, al Centro Pandurera di Cento. Gianfranco Amato, Presidente dei “Giuristi per la vita” e Segretario Nazionale del “Popolo della Famiglia” ha relazionato per alcune ore davanti a circa un centinaio di persone, per questo incontro organizzato dalla Zona Pastorale della Città di Cento in collaborazione con Giuristi per la vita, Popolo della Famiglia, ProVita, Circolo La Croce di Cento, Vita è, Il Timone.

«Siamo all’attacco finale alla famiglia», ha esordito l’avv. Amato. Per mettere subito alcuni paletti precisi, innanzitutto «la famiglia non è il frutto di una moda, di una teoria o di una dottrina religiosa, ma è un dato pregiuridico e prepolitico, e quindi è sottratto alla disponibilità del potere umano. La famiglia è un dato strettamente correlato alla natura dell’uomo», è un progetto di Dio, qualcosa quindi che preesiste a qualsiasi ordinamento civile, statale, religioso (anche cristiano).

Se è vero, infatti, che il cristianesimo propone una visione integrale e piena riguardo alla famiglia e al matrimonio, è anche vero che civiltà e culture precristiane, seguendo la ragione aderente alla natura, già possedevano una concezione corretta di famiglia. Nella cultura ebraica, in quelle romana e greca antiche, infatti, è già presente l’idea di famiglia come «formazione naturale formata da madre, padre e figlio/figli, e intesa come cellula base della società. Anche per questo – ha proseguito il relatore – ogni qual volta nella storia si è cercato di attaccare la famiglia, i tentativi sono sempre falliti». Basti pensare, ad esempio, alle teorizzazioni del bolscevismo russo, in particolare del leninismo.

Due testi fondamentali del vivere civile moderno riprendono la concezione naturale della famiglia. L’articolo 16 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo recita: “La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato”. La stessa Costituzione della Repubblica italiana all’articolo 29 spiega come “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. Durante i lavori dell’Assemblea Costituente, Aldo Moro spiegò che la famiglia è “un ordinamento autonomo dallo Stato”, Giorgio La Pira che è “un ordinamento di diritto naturale”, e Mortati parlò dell’“autonomia originaria della famiglia”.

Venendo al presente, la famigerata legge Cirinnà, ha spiegato Amato, istituisce di fatto, al di là del nome, il matrimonio omosessuale. Ad esempio, nell’art. 29 si parla addirittura di “vita famigliare”. Alcune conseguenze di questa legge, oltre agli effetti pedagogici caratteristiche di ogni atto legislativo, saranno che nei moduli di autodichiarazione vi saranno solo le indicazioni “genitore 1” e “genitore 2”, e che nell’educazione civica presente nel percorso scolastico si dovrà parlare anche di matrimonio omosessuale.

Il discorso si è, quindi, inevitabilmente spostato sulle varie forme dell’ideologia gender, che tende a relativizzare tendenzialmente all’infinito la naturale divisione dei sessi, proponendo una sessualità totalmente fluida, priva di alcuna strutturazione biologica, ma lasciata integralmente in balia dei desideri, degli errori, dei capricci del momento.

Papa Francesco anche ieri, 1° ottobre, durante l’incontro con i sacerdoti, i religiosi e le religiose nella Cattedrale di S. Maria Assunta a Tbilisi, ha spiegato come oggi «un grande nemico» del matrimonio sia «la teoria del gender. Oggi c’è una guerra mondiale per distruggere il matrimonio…ma non si distrugge con le armi, si distrugge con le idee», sono le «colonizzazioni ideologiche che distruggono»: perciò occorre «difendersi dalle colonizzazioni ideologiche».

Colonizzazioni che avvengono, ad esempio, in molteplici programmi tv (uno per tutti, “Bambine transgender” sul canale Real Time) o attraverso molti libri di testo per asili e scuole materne (per fare alcuni esempi, “Più ricchi di un re”, “Perché hai due papà?”, “Io sono un cavallo”, “Nei panni di Zaff”).

Forte è la tentazione di cedere al pessimismo, alla paura ma, come diceva don Bosco, “se Dio è con noi, siamo la maggioranza”. In ogni caso, chiunque non intende abdicare all’uso della ragione e alla difesa della Verità, ha concluso Amato, deve chiedersi: «A quanto e a che cosa sono disposto a rinunciare per dimostrare che ciò in cui credo è vero?»

Andrea Musacci

“Un’altra sfida emerge da varie forme di un’ideologia, genericamente chiamata gender, che «nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna. Essa prospetta una società senza differenze di sesso, e svuota la base antropologica della famiglia. Questa ideologia induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina. L’identità umana viene consegnata ad un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo». E’ inquietante che alcune ideologie di questo tipo, che pretendono di rispondere a certe aspirazioni a volte comprensibili, cerchino di imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini. Non si deve ignorare che «sesso biologico (sex) e ruolo sociale-culturale del sesso (gender), si possono distinguere, ma non separare». D’altra parte, «la rivoluzione biotecnologica nel campo della procreazione umana ha introdotto la possibilità di manipolare l’atto generativo, rendendolo indipendente dalla relazione sessuale tra uomo e donna. In questo modo, la vita umana e la genitorialità sono divenute realtà componibili e scomponibili, soggette prevalentemente ai desideri di singoli o di coppie». Una cosa è comprendere la fragilità umana o la complessità della vita, altra cosa è accettare ideologie che pretendono di dividere in due gli aspetti inseparabili della realtà. Non cadiamo nel peccato di pretendere di sostituirci al Creatore. Siamo creature, non siamo onnipotenti. Il creato ci precede e dev’essere ricevuto come dono. Al tempo stesso, siamo chiamati a custodire la nostra umanità, e ciò significa anzitutto accettarla e rispettarla come è stata creata”.

(Papa Francesco, Amoris Laetitia, punto 56)

Comunità e dialogo tra fedi: Carron e Bertinotti insieme a Forlì

29 Set

indexIeri sera, 28 settembre, in occasione della presentazione del libro di Julián Carrón (Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione), “La bellezza disarmata” (Ed. Rizzoli, 2015), l’autore ha dialogato insieme a Fausto Bertinotti, ex Presidente della Camera dei Deputati ed ex Segretario del Partito della Rifondazione Comunista. Sede dell’incontro, moderato dal giornalista Gianni Riotta, il Teatro Diego Fabbri di Forlì, stracolmo (altre 250 persone, rimaste fuori dal teatro, hanno seguito l’incontro in streaming in una sala vicina al teatro).

Una serata densa di emozioni, di riflessioni anche sofferte, soprattutto da colui che ha rappresentato il movimento neo-comunista italiano dopo la fine della Prima Repubblica. Bertinotti ha esordito subito con spirito di apertura, spiegando come «nel libro di Carron vi sia un’idea drammatica del mondo in cui viviamo: non è, insomma, una lettura tranquillizzante, Carron fa un’operazione di verità su un mondo come quello attuale che è sull’orlo di un abisso. Un mondo che sembra avvolto nel nichilismo, dove domina una devastazione economica, sociale, ma soprattutto umana, che porta alla disperazione».

La lettura di Bertinotti però non perde mai di vista la speranza di un futuro migliore, come nella migliore tradizione della sua fede politica. «Si possono però anche leggere le tracce di un possibile percorso di redenzione, o di rinascita», ha spiegato. E’ palese la “perdita dell’evidenza” di cui parla Carron nel libro: «evidenza in Dio o nel socialismo, in un altro mondo, in un mondo liberato dai grandi mali dell’umanità. Ma Carron trova le tracce di ciò nella riorganizzazione di comunità, dove viva la reazione di solidarietà, dove domini la rivalutazione dell’umano». Queste sono tracce reali, concrete, non vaneggiamenti: «dalla fine dell’800 si è rincominciato non dallo Stato, ma dalla ricostruzione delle comunità (leghe, sindacati ecc.), per riaprire spazi di liberazione».

Carron ha risposto alle sollecitazioni dell’interlocutore invitando a «cercare di capire, senza farci prendere dalla paura. Il cambiamento è epocale, ma l’importante è mantenere l’evidenza dei valori, tentativo che oggi è fallito».

Di nuovo Bertinotti ha spiegato come dal dramma immenso della Shoah, «nel secondo dopoguerra rinasca una speranza, un’utopia concreta, vale a dire le moderne Costituzioni nazionali, frutto della simbiosi dei pensieri cattolici e socialista: l’eguaglianza e la persona sono al centro di queste costituzioni, non più il cittadino, e una libertà astratta». La politica, insomma, si fa popolo nelle associazioni cattoliche, nel movimento operaio. Oggi, invece, lo scollamento tra politica (èlite) e popolo accade «perché la prima ha abbandonato il secondo. Oggi il nuovo principe è il mercato, tutto è ridotto a economia, a merce, domina la cultura dello scarto. Questo neo-capitalismo è il prodotto di un rovesciamento del conflitto di classe, però oggi c’è il conflitto dei ricchi contro i poveri, non viceversa». Quale può essere la via di uscita da questo dominio del mercato? «Il neo-capitalismo, infatti, vuole farsi religione, cancellare tutte le fedi».

Sottolineando la continuità tra il papato di Benedetto XVI e quello di Papa Francesco, Carron ha proseguito quindi il ragionamento ponendo più direttamente al centro il tema dell’avvenimento cristiano come salvezza anche per l’oggi: questo, infatti, «non è un elenco di verità, di precetti, ma una Persona, il cristianesimo è carne, gesti, l’esserci, gesti che sfidano: cosa c’è di più radicale di questo? La Chiesa deve semplicemente fare la Chiesa, deve riscoprire la natura del cristianesimo, non mere nozioni bigotte, ma permettere ai giovani di riscoprire la fede. In questo è riuscito don Giussani, cioè nel cercare di far capire la pertinenza della fede, del cristianesimo con le esigenze del vivere».

Tornando a un appoccio critico ma mai distruttivo, Bertinotti ha poi sottolineato come  «un tempo, nonostante le differenze politiche, c’era un destino condiviso che riguardava il futuro dei popoli, e lo sguardo era sempre sul reale. Oggi invece abbiamo un mondo virtuale che è un circo ludico e feroce. Il pensiero corrente, egemone è quello che si afferma perché non incontra la resistenza delle fedi, dove per fedi intendo le forme di trascendimento del sé verso un destino comune. Il dialogo – ha proseguito Bertinotti – è possibile solo in presenza di fedi: senza ciò, il pensiero egemone ha il sopravvento, e il dialogo si trasforma in sopraffazione».

La comunità diventa così il centro della rinascita: «la comunità è quel processo di costruzione dentro cui condividere una sorte, è quel luogo dove la tua fede prende corpo insieme ad altre persone, è condivisione della vita. E’ vero che ogni fede contiene un rischio di fondamentalismo, ma l’idea di comunità, con la ricerca dell’altro, impedisce questo rischio. Da questo rischio quindi non si esce uccidendo le fedi e abbandonandosi a questo sistema alienante: senza fede e comunità non c’è libertà».

Riguardo al rapporto della sinista, e a livello personale di Bertinotti, col movimento di Comunione e Liberazione, Bertinotti ha riconosciuto come «CL è costruzione di popolo, di comunità, e questo mi affascina, questa capacità di dono, di relazione. Nella diversità, insomma, riconosciamo elementi comuni: questo è il vero dialogo. Un tempo il dialogo vedeva il fenomeno religioso indagato attraverso la politica, l’ideologia, non attraverso il rapporto con la vita: questo è il motivo dell’odio ideologico che la sinistra nutriva verso CL! Oggi c’è bisogno di una ricostruzione del dialogo tra le fedi, cioè tra coloro che non si adeguano al nichilismo del nostro tempo».

Questo tema porta al rapporto con l’altro, che oggi è, più che mai, anche il migrante: «la prossimità facilità l’incontro con l’altro, lo sguardo lo fa smettere di essere il cattivo immigrato, ma una persone come te, un fratello o una sorella».

«Questo sguardo di riconoscimento dell’altro – ha quindi concluso Carron – quando c’è, spiega davvero come il Verbo si è fatto carne, altrimenti questo sguardo non sarebbe possibile. Bisogna ricostruire dal di dentro non muri ma ponti: ma quelli che migrano da noi trovano il nichilismo, o trovano quello sguardo?», è la domanda cruda, la provocazione che i due interlocutori lanciano a un Occidente malato di vuoto.

Andrea Musacci

Da Morandi a Pazienza, l’arte bolognese in mostra

29 Set

70 anni di arte bolognese in mostra fino al prossimo 8 gennaio a Palazzo Fava a Bologna, con la mostra “Bologna dopo Morandi. 1945-2015”, a cura di Renato Barilli. 150 opere di circa 70 artisti, tutti nati o attivi a Bologna e dintorni.

Qui mie foto di alcune delle opere in parete.

Andrea Musacci

Estasi e caos nelle opere di Nascimbeni

29 Set

Fino a novembre il Ristorante Dongiovanni – La Borsa Bistrot in c.so Ercole I D’Este, 1 a Ferrara ospita “Vudù”, personale dell’artista Giovanni Nascimbeni, una mostra-racconto sui riti di passaggio (generazionali e non), sul tempo e gli scheletri della memoria.

In parete, opere soprattutto di grandi dimensioni, accompagnate da pensieri dello stesso artista. Il tormento e la ricerca sono resi attraverso colori ombrosi, colate vorticose, un caos primordiale, un’estasi informale dalla quale emerge, a tratti, improvvisa una figurazione: questo (e molto altro) sono le creazioni di Nascimbeni.

Andrea Musacci