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Ucraini, la gioia del Natale nel tempo della guerra

12 Dic

Tante le iniziative portate avanti dalla comunità che si ritrova in via Cosmè Tura a Ferrara: il Mercatino solidale, la Festa di San Nicola, i progetti con i bambini. E una grande speranza di pace

di Andrea Musacci

A quasi dieci mesi dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina, la comunità greco-cattolica di Ferrara si prepara a festeggiare il Santo Natale. Un Natale dove la gioia per la nascita di Gesù si mischia all’apprensione per le notizie che continuano a giungere dal Paese coinvolto, suo malgrado, nella guerra, costretto a difendersi per non soccombere alle mire del governo di Putin.

La Festa di San Nicola

L’Avvento ha visto un primo momento particolare significativo per la Festa di San Nicola, che ricorre il 6 dicembre, ma che la comunità di via Cosmè Tura ha festeggiato la domenica precedente, il 4. Per l’occasione è stato inaugurato il presepe all’interno della chiesa, realizzato grazie al contributo dei bambini, presenti in 65 alla grande festa. Gli stessi bambini hanno tenuto un piccolo spettacolo, divisi nelle fasce d’età 5-8 anni, 8-12 e 12-15. San Nicola ha portato loro alcuni doni – dolci e cioccolatini – e nello spettacolo i bambini si sono divisi tra quelli “educati” e quelli “birichini”, per rappresentare l’importanza del dono, anche come testimonianza per gli altri.

Mercatino solidale e Centro Ricreativo

All’interno della chiesa era stato allestito anche un Mercatino con oggetti natalizi realizzati dai parrocchiani. Aperto la mattina e il pomeriggio (e ogni domenica fino a fine gennaio), e tenuto dagli stessi bambini, ha fruttato solo nel primo giorno un ricavato di circa 700 euro. 

Soldi che verranno usati principalmente per acquistare generatori di corrente da inviare in Ucraina, visto l’ulteriore aggravamento in molte città. Gli attacchi di missili e droni russi, infatti, hanno preso di mira l’infrastruttura energetica del Paese proprio in vista dell’inverno, quando le temperature medie in genere scendono al di sotto dello 0. Con il ricavato verranno anche acquistati cappotti, maglioni e berretti invernali, e farmaci, spesso introvabili o molto cari in Ucraina, usati anche per curare soldati feriti. «Sono gli stessi bambini – ci spiega padre Vasyl Verbitskyy – a dirci che ci tengono a raccogliere più soldi possibili per aiutare i loro padri, nonni e in generale il nostro popolo in questo momento drammatico».

E sempre a proposito dei bambini, da alcuni mesi la nostra Arcidiocesi ha trovato loro un luogo più spazioso dove poter liberamente giocare, fare catechismo e altre attività nel Centro Creativo Parrocchiale “Luce da luce”. Si tratta dell’ex Scuola d’infanzia “Pio XII” nel quartiere Barco della città. Qui, una 40ina di bambini si incontra regolarmente tre volte alla settimana (martedì, giovedì e domenica). La struttura è stata usata dalla comunità ucraina come campo l’estate scorsa e inaugurata e benedetta lo scorso 1° ottobre.

Preparazione al Natale

La chiesa di Santa Maria dei Servi, oltre al presepe, è già addobbata in attesa del Santo Natale. Una scelta inusuale rispetto alla nostra tradizione è quella di porre alberi addobbati all’interno dello stesso edificio, segno ulteriore di gioia: per l’occasione, padre Vasyl con alcuni parrocchiani ne ha posti due grandi davanti al presbiterio, oltre ad alcuni più piccoli vicini al presepe. Inoltre, sulla stessa balaustra del presbiterio sono presenti due piccoli alberi fatti con spighe di grano (simbolo dell’Ucraina), i cosiddetti didukh, adornati con i colori della bandiera nazionale, anch’essi realizzati dagli stessi parrocchiani. «È tradizione nel nostro Paese – ci spiega il parroco – di metterli la vigilia di Natale sul pavimento nella sala dove si svolge la Santa Cena». Cena che, in Ucraina tradizionalmente si festeggia nel tardo pomeriggio, circa alle ore 17, del 24 dicembre, quando – si dice – spunta la prima stella in cielo. 

Tra gli appuntamenti previsti per il periodo natalizio, proprio il 24 a Copparo (dov’è presente una nutrita comunità ucraina) alle 14.30 sarà celebrata la S. Messa e poi una festa, una specie di Santa Cena. Il 26 dicembre, invece, una 50ina di cattolici ucraini ferraresi parteciperà al pellegrinaggio nazionale a Roma: alle ore 13.30 in Basilica di San Pietro S. Messa e a seguire canti natalizi e preghiera per la pace davanti al presepe in Piazza.

Sabato 7 gennaio la S. Messa in via Cosmè Tura sarà, invece, presieduta dall’Arcivescovo mons. Gian Carlo Perego, mentre il giorno successivo in chiesa vi sarà il Presepe vivente, che gli ucraini ferraresi nei giorni successivi porteranno anche nelle comunità sorelle di Bologna e Mantova.

Una nuova iconostasi

Ma sul tavolo vi è anche un progetto che va oltre il Natale: la realizzazione di una nuova iconostasi, la struttura divisoria tra il presbiterio e le navate, ricca di immagini sacre (Madre di Dio, Pantocratore, S. Nicola, S. Giorgio, Arcangelo Michele, Arcangelo Uriele, Arcangelo Gabriele e Vergine Maria nell’Annunciazione, e i quattro Evangelisti). La struttura sarà completata entro la prossima Pasqua, mentre le icone saranno realizzate e poste entro settembre 2023. È possibile sostenere il progetto – eseguito da Liliana Brunelli di Ferrara – con una donazione sull’IBAN IT45 C070 7213 0010 0000 0411 330 intestato a: Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio Santa Maria dei Servi, causale “offerta costruzione Iconostasi”.

La guerra vicina e la speranza sempre viva

Non mancano, dunque, motivi di gioia per questa comunità così viva, cresciuta negli ultimi dieci mesi grazie ai tanti profughi arrivati dall’Ucraina. Sono circa un centinaio le donne e i bambini arrivati da febbraio e regolarmente presenti nelle Liturgie e attivi in parrocchia. Ora, però, ne sono rimasti una metà, dato che in molti hanno scelto, nonostante tutto, di tornare nel loro Paese. Per chi è rimasto, prosegue anche il corso di italiano, una volta alla settimana nella sala parrocchiale. Un’occasione in più per sentirsi comunità e affrontare meglio la non facile scelta di vivere in un Paese per tanti aspetti così diverso dal proprio.

Il saluto di padre Vasyl

«Voglio ringraziare con tutto il cuore i tanti ferraresi che hanno sostenuto e continuano a sostenere il nostro Paese», ci dice il parroco. «Chiedo a tutti di continuare a pregare insieme a noi per una pace giusta, affinché soprattutto i bambini non debbano più avere paura a causa della guerra. È importante – prosegue – che ci venga riconosciuta la dignità di popolo, un popolo contadino ma anche capace di costruire e di fare cultura. Che sceglie di creare e non di distruggere». 

Ma la distruzione continua per mano dell’invasore. «Proprio ieri (8 dicembre, ndr) – ci spiega con commozione padre Vasyl – a Sambir, mia città d’origine, si sono svolti i funerali di un mio amico, Nikolai, morto sul fronte: ricordo ancora quando facevamo insieme i chierichetti…». Nikolai ha lasciato la moglie e un figlio di 10 anni. Come accade sempre da febbraio, le bare di Nikolai e di un altro soldato ucciso sono state accompagnate da un lungo corteo lungo le vie della città. La preghiera e l’orgoglio di un popolo accompagnano ancora, in questo Natale di lutti e di speranza, tanti giovani per l’ultimo saluto, prima dell’abbraccio col Padre. 

Uno strazio e al tempo stesso una fede salda nel Dio dell’amore, che uniscono quella terra martoriata con la nostra terra, che accoglie tanti esuli, gente umile con nel cuore il sogno di tornare in un’Ucraina libera dagli occupanti e da ogni tentazione d’odio.

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 16 dicembre 2022

La Voce di Ferrara-Comacchio

Sinodo, a gennaio partono i nuovi gruppi di consultazione

12 Dic

La nuova tappa del cammino sinodale prevede da gennaio a marzo 2023 gli incontri dei diversi gruppi inDiocesi per riflettere sui cinque cantieri e sull’ascolto dei “mondi” altri dalla Chiesa

di Andrea Musacci

Vivere il Vangelo dentro e fuori la Chiesa, in una sorta di missionarietà perenne, piccola e quotidiana. Una disposizione alla comprensione dell’altro intesa come vera trascendenza, imbevuta nell’ascolto costante e nell’apertura ai “lontani”, siano essi coloro che bene o male frequentano le nostre chiese, o invece chi – tanti – le hanno abbandonate una volta finiti i Sacramenti dell’iniziazione.

È in questa consapevolezza profonda che prosegue il cammino sinodale della nostra Chiesa di Ferrara-Comacchio. Un processo, in realtà perenne, che vede però in questi anni tre grandi fasi, dal locale all’universale, nel tentativo di discernere su quel “camminare insieme” decisivo per l’annuncio del Vangelo alle donne e agli uomini del nostro tempo. Insomma, la missione della Chiesa di sempre. Ma la domanda oggi è: come farlo? Con quali parole, con quali linguaggi e in quali luoghi di incontro?

Da tre mesi, e fino al prossimo agosto, siamo immersi nella cosiddetta “tappa continentale” della prima fase del Sinodo, quella narrativa. Un percorso di condivisione, quindi, che si pone come naturale proseguimento – non ripetizione – di quello dell’anno scorso.

Dopo le due Assemblee sinodali del 1° ottobre e del 12 novembre scorsi, si è svolta un’ulteriore riunione di confronto tra l’équipe sinodale e i coordinatori dei gruppi sinodali (ma in realtà aperta a tutti) la sera del 6 dicembre nella parrocchia di Sant’Agostino. Un momento fondamentale per riflettere sulla formazione dei gruppi che si riuniranno tra gennaio e marzo dell’anno prossimo, fino a Pasqua.

Due gli obiettivi, uno intraecclesiale, l’altro extraecclesiale. Riguardo al primo, erano stati cinque i cantieri individuati, cinque grandi ambiti dai quali partire e nei quali muoversi: Chiesa e mistero, Chiesa e comunione, Chiesa e missione, Chiesa e strutture, Chiesa e ministeri. Per ognuno di essi e partendo dai contributi arrivati dai gruppi sinodali nel 2021-2022, le precedenti Assemblee hanno individuato alcune domande utili per la consultazione nei gruppi a inizio 2023. Per queste, vi rimandiamo al box nella pagina seguente. 

Riguardo al secondo obiettivo («Quali “mondi” ascoltare e come?»), ogni gruppo può valutare nel proprio territorio della parrocchia/Unità Pastorale/Vicariato se ci sono persone e gruppi che possono essere contattati (associazioni, ambienti scolastici o di lavoro, poveri o emarginati…) per parlare della Chiesa. In particolare, come spiegato da don Michele Zecchin nell’incontro del 6 dicembre, «abbiamo deciso di valorizzare il livello dei Vicariati. È importante, quindi, che questi inizino a lavorare su alcune proposte concrete, individuando inizialmente uno, due, tre progetti o incontri aperti al proprio territorio, da iniziare dopo Pasqua».

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 16 dicembre 2022

La Voce di Ferrara-Comacchio

Più vecchi, meno bimbi: a Ferrara e provincia il declino è costante

5 Dic

I dati riferiti al Ferrarese e alla nostra Regione: sempre meno nascite e giovani, sempre più anziani. Più immigrati, ma non sufficienti per riposizionare la “piramide ribaltata”

di Andrea Musacci

La stagione invernale è ormai alle porte. Ma un altro inverno, non ciclico e molto più pericoloso, da molti anni minaccia sempre più il nostro territorio: quello demografico. 

I dati che arrivano dall’Istat ed elaborati o rielaborati a livello regionale e provinciale, sono più che mai allarmanti. Da tempo si parla di “piramide ribaltata”: sono gli anziani a sostenere i giovani, e non viceversa. Ma non si può parlare di emergenza: la tendenza, infatti, è in atto da diversi anni, gli allarmi sono già stati ripetutamente lanciati. È bene, però, ricordarlo, tornarvi a riflettere, analizzando nello specifico i dati e le previsioni più recenti.

In questo ci aiuta il convegno “Lo squilibrio demografico tra denatalità e senilità” svoltosi lo scorso 30 novembre e organizzato dal CDS (Centro Documentazione Studi) Cultura nella sede del CNA Ferrara. 

Dopo l’apertura di Cinzia Bracci (Presidente CDS) e Paola Poggipollini (Direttivo CDS), sono intervenuti Franco Chiarini e Gianluigi Bovini (demografi e statistici), Cecilia Tassinari, Fabjola Kodra (Ricercatrice IRES) e Chiara Sapigni (Responsabile Ufficio Statistica della Provincia di Ferrara).

I diversi dati delineano grosso modo lo stesso quadro d’insieme: la nostra Regione, e in particolare Ferrara e provincia, ha sempre meno giovani e sempre più anziani (gli over 65 hanno superato gli under 25), e un numero buono ma non sufficiente di immigrati.

Nemmeno i migranti possono fare miracoli

Chiarini e Bovini hanno presentato la loro ricerca compiuta a livello regionale su dati Istat. Nel 2020-2022 l’Emilia-Romagna ha visto calare la propria popolazione (pur nelle forti differenze, ad esempio, tra la zona della via Emilia, e quella meridionale della montagna), che prima del 2020 invece era in aumento grazie agli immigrati stranieri. Nel 2020 in Regione vi sono stati 59mila decessi e meno di 30mila nati. Nel 2021 è andata un po’ meglio, ma nel 2022 vi sono 13mila morti in più rispetto al 2015-2019. Per Bovini, questo dipende in particolare dalla crisi climatica, in quanto «si registra un numero alto di decessi fra gli anziani nel periodo estivo». 

Più nel dettaglio, nell’ultimo biennio la nostra provincia ha registrato un calo dell’1,4% di popolazione, e ne è previsto uno ulteriore del 5% fino al 2030. Secondo i dati raccolti dall’Ufficio Statistica della nostra Provincia, e riportati da Chiara Sapigni, da 350mila abitanti nel 2000 nel Ferrarese, oggi (al 1° gennaio 2022) siamo a circa 340mila, quindi vi è stato un calo, ma non così rilevante. Nello specifico, continuano a diminuire i giovani e ad aumentare gli stranieri, anche se nel Ferrarese di quest’ultimi abbiamo la percentuale più bassa (10,4%, dati IRES-CGIL). 

Tornando al livello regionale, per Chiarini e Bovini «siamo già molto in ritardo nell’affrontare questi problemi. E i movimenti migratori riescono a compensare il deficit tra nati e morti solo quando questo è limitato. Quando, invece, è più forte, nemmeno l’immigrazione può risolvere più di tanto». Inoltre, per continuare a essere “attrattivi” nei confronti degli immigrati (sia dall’estero sia da altre regioni d’Italia) bisognerebbe essere in grado di conservare livelli alti per i servizi fondamentali.

Essere giovani nel Ferrarese

Siamo la provincia con meno giovani, e con record non invidiabili. Il focus sulle nuove generazioni lo presenta Fabjola Kodra, giovane ricercatrice IRES-CGIL. 

I giovani nella fascia d’età 15-34 anni nel ferrarese sono il 15,7%, numero più basso della Regione, con la percentuale più alta a Cento, e tra le inferiori a Copparo e Jolanda. Negli ultimi 20 anni Goro ha perso il 12,7% di giovani. Un dato importante è che nella nostra Provincia quasi 1 straniero su 3 è giovane (il 30%).

Venendo all’ambito lavorativo e di studio, anche nel Ferrarese aumentano i lavori più precari, stagionali, rispetto agli over 35; e nello specifico, le donne sono le più precarie in assoluto. Poi ci sono i Neet, quei giovani che non studiano né lavorano: anche fra questi, la maggioranza sono donne. Ultimo, il tema della dispersione scolastica: nonostante il PE.CO. (progetto regionale), i giovanissimi 15-18 anni che abbandonano precocemente gli studi sono l’11,3% a livello regionale, mentre nel Ferrarese sono il 21%, con picco del 30% a Goro.

Previsioni plumbee

È chiaro, quindi, ha riflettuto Bovini, che «questi problemi non vanno affrontati giorno per giorno ma con uno sguardo sul lungo periodo». Le previsioni stesse non possono che essere negative, anche se fino al 2030 la nostra Regione sarà l’unica in Italia insieme al Trentino a conoscere un aumento, pur lieve, della popolazione. Numeri drammatici riguardano, invece, il Meridione.

Oggi nella nostra Regione l’età media è di 85 anni per le donne, 80 per gli uomini, ma la speranza di vita potrebbe aumentare rispettivamente a 86,4 e 82,7. Dall’altra parte, fra 15 anni ci saranno meno giovani 15-29 anni e quindi anche un ricambio lavorativo fortemente deficitario. «È giusto incentivare la natalità – ha proseguito Bovini -, ma in ogni caso le future possibili mamme saranno comunque un numero ridotto. Bisogna – secondo lui – quindi ragionare seriamente sui flussi migratori per avere nuova forza lavoro». Anche qui: l’unico vero aumento dei giovani in futuro sarà dato dalla natalità maggiore, oggi, degli stranieri. 

E poi c’è la sfida della longevità: con l’aumento dell’aspettativa di vita, aumentano gli anziani. Da anni, Ferrara e provincia stanno anticipando ciò che accadrà anche nel resto dell’Emilia-Romagna: nel 2030 l’indice di vecchiaia in tutta Regione sarà ben più alto rispetto a oggi. Le previsioni Istat dicono che dal 2030 al 2070 in Regione 1 persona su 3 avrà più di 64 anni.

Aumenteranno, di conseguenza, anche le persone o coppie anziane sole. Già oggi nella nostra Provincia 1 over 65 su 3 vive da solo, secondo la ricerca di Luca Paganelli (laureando in Scienze Politiche a UniBo) riportata da Cecilia Tassinari. 

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 9 dicembre 2022

La Voce di Ferrara-Comacchio

Una grande festa diocesana: Sacra Famiglia, Santuario e 70°

5 Dic

Chiesa stracolma martedì 29 novembre per la doppia festa nella comunità di via Bologna. Don Bezzi: «in questa parrocchia è sempre stata forte la devozione mariana»

Lo scorso 29 novembre era gremita la chiesa della Sacra Famiglia per la Solenne Celebrazione di erezione della stessa a Santuario Arcidiocesano del Cuore Immacolato di Maria. 

Un evento memorabile, atteso da tanti anni, dopo che, solo per un breve periodo (dal ’52 al ’56) era  già stata Santuario. Ma vicissitudini, ormai confinate nella storia, fecero diventare l’edificio su via Bologna chiesa parrocchiale (invece di costruirne un’altra ad hoc nelle vicinanze), e non più Santuario. 

Ora, invece, la grande comunità guidata da don Marco Bezzi ha il “privilegio” di rimanere parrocchia e in più, la stessa Casa, di essere riconosciuta anche come Santuario mariano.

Il dipinto rinato

La cerimonia del 29 ha visto, prima della liturgia, la benedizione da parte dell’Arcivescovo del quadro a olio “Maria col Bambino Gesù e i Santi Margherita, Girolamo e Petronio”, donato a suo tempo dal parrocchiano Ing. Ubaldo Masotti (in chiesa era presente il figlio Luigi con la moglie). 

L’opera, esposta sulla parete sud dell’edificio, è stata restaurata, come quella dell’immagine del Cuore Immacolato di Maria nell’abside, da Natascha Poli, con il contributo degli “Amici dei Musei e Monumenti Ferraresi”. 

Poli, nata e cresciuta proprio nella parrocchia della Sacra Famiglia, ha eseguito i lavori in collaborazione col Laboratorio di restauro di Alberto Mauro Sorpilli. «È stato un lavoro impegnativo e delicato», ci spiega la restauratrice: «era praticamente impossibile distinguere i volti».

Le parole del parroco

Prima della lettura del Decreto di erezione a Santuario, da parte di don Nicola Gottardi (vicario parrocchiale – insieme a don Thiago Camponogara – e vice Cancelliere Arcivescovile), Caterina Villani, parrocchiana, ha portato i saluti della comunità, seguiti da quelli del parroco. 

«Nella nostra parrocchia c’è da sempre un’autentica devozione mariana, quindi la scelta del Santuario non c’entra niente con la nostalgia», ha spiegato don Bezzi. Citando la “Marialis Cultus” di Paolo VI del ‘74 (par. 35) – «La Vergine Maria è stata sempre proposta dalla Chiesa alla imitazione dei fedeli» perché «fu la prima e la più perfetta seguace di Cristo» -, il parroco ha invitato a un maggiore «ascolto della Parola, alla carità, allo spirito di servizio, all’adesione totale alla volontà di Dio, per un mondo dove, in attesa del ritorno del Cristo, possa regnare la pace». 

«Voglio ringraziare questa comunità, nella quale sono cresciuto e dove ho svolto il servizio di chierichetto, catechista, educatore, volontario Unitalsi», ha proseguito. «Qui, ho imparato a pregare e a mettermi al servizio del prossimo e della Chiesa». 

L’omelia del Vescovo

«Era il 29 novembre 1952 – ha detto mons. Gian Carlo Perego nell’omelia ricordando le origini della parrocchia -, «anni in cui era ancora viva la sofferenza della guerra, le distruzioni, e quando la città, profondamente segnata dai bombardamenti, rinasceva. La costruzione, nel 1949, e la consacrazione di questa chiesa erano un segno di questa rinascita. E in 70 anni questa chiesa è stata al centro della vita di una comunità che cresceva lungo l’antica via Bologna, accompagnata dai suoi pastori». 

«I Santuari – ha poi proseguito – sono il segno vivente del cuore di Maria che accompagna la vita della Chiesa», e ora anche in questo Santuario si può «sperimentare la maternità di Maria, il suo amore».

Lo Statuto di erezione

Prima della lettura da parte dell’Arcivescovo (davanti all’immagine sull’abside, insieme ai presenti) dell’Atto di Consacrazione della Diocesi al Cuore Immacolato di Maria, don Gottardi ha letto lo Statuto di erezione del Santuario: «si auspica possa diventare in modo crescente meta di pellegrinaggi per i fedeli dell’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio», è scritto. E ancora: «I pellegrini potranno acquistare l’indulgenza parziale, alle consuete condizioni, ogni volta che presso il Santuario parteciperanno con fede e devozione ad una Celebrazione Eucaristica, o reciteranno l’apposita preghiera» [alla Vergine Maria], «scritta e approvata dall’Arcivescovo mons. Gian Carlo Perego». «Presso il Santuario – un’altra importante avvertenza indicata nel testo – devono essere celebrate con cura: la Solennità del Cuore Immacolato di Maria; la processione ogni primo sabato del mese al termine della Santa Messa vespertina; la Santa Messa votiva di Santa Maria in sabato».

Il saluto di mons. Turazzi

Grande calore, come sempre, hanno portato nei presenti le parole finali di mons. Andrea Turazzi, Vescovo di San Marino-Montefeltro, ed ex parroco della Sacra Famiglia (dal 2005 al 2013; tra i sacerdoti era presente anche il suo successore don Mauro Ansaloni): riandando all’ingresso in chiesa (“innevata” dai calcinacci caduti) la mattina del terremoto del 20 maggio 2012, ha ricordato il suo pensiero di allora: «Gesù, come noi anche tu sei terremotato…». «Ho capito, insomma, con ancora maggiore forza, che la Chiesa è il Signore che vive con noi, che il suo tempio siamo noi, la sua comunità di fedeli. Dopo la celebrazione di ogni Sacramento – ha proseguito -, salivamo sulla loggia per ringraziare la Madonna: e questo semplice gesto, ho notato più volte, commuoveva anche tanti atei». 

Ai due Vescovi è stata donata una riproduzione incorniciata dell’immagine stessa.

Mostra nella vicina Cappella Revedin

A seguire taglio del nastro e visita della mostra nella Cappella Revedin. L’esposizione dal titolo “Ti racconto i 70 anni della Sacra Famiglia”, è stata curata, e presentata, da un gruppo di giovanissimi della parrocchia che hanno selezionato una 40ina di foto fra le oltre 200 conservate nell’archivio parrocchiale per essere esposte insieme a un video nel quale scorrono altre immagini prestate per l’occasione da diversi parrocchiani. La mostra è aperta nelle domeniche prima di Natale o su richiesta (parrocchia: tel. 0532 767748 – mail: segreteria@sacrafamiglia.fe.it).

A seguire, rinfresco nella palestra con taglio finale della torta per il 70° della parrocchia.

Andrea Musacci

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 9 dicembre 2022

La Voce di Ferrara-Comacchio

(Foto Pino Cosentino)

Nuovo Santuario mariano, festa a Ferrara

28 Nov

Sacra Famiglia: il 29 novembre la Messa con mons. Perego e mons. Turazzi per il Cuore Immacolato di Maria e i 70 anni della parrocchia. La storia della comunità, la cronaca del tempo e i restauri eseguiti

di Andrea Musacci

Era nel destino della Sacra Famiglia di diventare Santuario del Cuore Immacolato di Maria. La speranza – poi frustrata – nacque già alla nascita, 70 anni fa, ma poi, per motivi burocratici e finanziari non se ne fece più niente. Ora il grande momento è arrivato: il 29 novembre è avvenuta l’erezione ufficiale della chiesa di via Bologna a Santuario mariano (rimane, però, la parrocchia), con la S. Messa presieduta da mons. Gian Carlo Perego e dall’ex parroco (dal 2005 al 2014) mons. Andrea Turazzi, Vescovo di San Marino-Montefeltro. Prima dell’inizio della liturgia, è stato benedetto il quadro a olio “Maria col Bambino Gesù e i Santi Margherita, Girolamo e Petronio” e letto il decreto di erezione a Santuario.

La sera del 4 maggio ’49 mons. Bovelli benedisse e pose la prima pietra della chiesa, che   fu dedicata  il 29 novembre 1952 dall’allora Vescovo assieme al parroco mons. Adriano Benvenuti, dopo poco più di un anno di lavori. Si ipotizza che venne scelta quella data in quanto primo giorno della Novena dell’Immacolata. Mons. Benvenuti era, infatti, particolarmente devoto alla Madonna di Fatima. Quest’ultimo divenne ufficialmente parroco della Sacra Famiglia nel ’56 (vi rimase fino al ’70), ma fino a quell’anno aveva guidato la vicina S. Luca. Le cronache del tempo (“Il resto del Carlino” del 30 novembre ’52) raccontano: «Alla cerimonia della consacrazione erano presenti molti fedeli e i bambini delle scuole elementari del rione Mosti. I riti, in mancanza ancora delle campane, sono stati trasmessi con altoparlanti a Borgo San Luca, Argine Ducale e dintorni. Tutta via Bologna per l’occasione era addobbata di festoni e di bandiere tricolori». Da alcuni documenti presenti nel nostro Archivio diocesano, si evince come la nuova chiesa di via Bologna fu progettata, costruita ed inaugurata come Santuario del Cuore Immacolato di Maria «a ricordo dell’Anno Mariano» (celebrato dal maggio 1948 al maggio 1949 in preparazione al centenario della proclamazione della Madonna delle Grazie a patrona della città e della Diocesi, atto compiuto da Pio IX nel 1849) e rimase tale fino al 1956 quando per vari motivi non si poté costruire una specifica chiesa per il “nuovo” beneficio parrocchiale della S. Famiglia.

«Nel 2020 – racconta il parroco don Marco Bezzi – mons. Perego era venuto qui alla Sacra Famiglia a celebrare a porte chiuse nel periodo del lockdown. A fine Messa siamo saliti sulla loggetta nell’abside dove si trova l’effigie del Cuore Immacolato di Maria (foto) e, leggendo la preghiera di consacrazione della Diocesi, ha definito la chiesa “Santuario”. Una volta usciti, gli ho fatto notare che la nostra non era Santuario, e lui mi ha risposto: “se non lo è, lo diventerà”. È stato di parola».

Per la duplice, storica, occasione, la parrocchia ha commissionato e portato a termine alcuni importanti lavori: la ridoratura del tabernacolo del presbiterio, che aveva perso lo smalto; il restauro e la tinteggiatura del campanile con la sostituzione della sfera di calcestruzzo sulla cuspide con una di polistirolo alta densità rivestita di resina al quarzo e tinteggiata, e la posa di una croce e di una banderuola col Cuore Immacolato di Maria. La vecchia sfera verrà posta in un angolo del piazzale.

Inoltre, è stato restaurato il sopracitato quadro, uno sposalizio mistico di Santa Margherita, con la Madonna che gli porge Gesù Bambino, copia realizzata a inizio del XVII secolo forse dal ferrarese Francesco Naselli, di un’opera su tavola del Parmigianino del 1529 conservata nella Pinacoteca Nazionale di Bologna. «A breve – ci spiega don Bezzi – commissioneremo una ricerca storica adeguata per l’attribuzione e la datazione». L’opera – donata a suo tempo da un parrocchiano, l’ing. Masotti – è esposta nel lato sud della chiesa. Il suo restauro, come di quello dell’immagine del Cuore Immacolato di Maria nell’abside, è stato realizzato da Natascha Poli con il contributo degli “Amici dei Musei e Monumenti Ferraresi”, in particolare del parrocchiano Maurizio Villani. 

A proposito dell’immagine mariana nell’abside, di cui è stata restaurata anche la suggestiva cornice e ripulito il diadema, si tratta di un’opera donata da due coniugi molto facoltosi residenti in zona (forse Boldrini), fatta benedire da papa Pio XII nel ’52 e posta nella chiesa di via Bologna il giorno della dedicazione. Il sopracitato articolo del “Carlino” riporta: «Un lungo corteo di automobili si recherà a Gallo per ricevere l’immagine della Madonna del Sacro Cuore proveniente da Roma, dove è stata benedetta dal Santo Padre. L’immagine sarà portata in processione fino alla nuova chiesa». Un dipinto molto simile, inoltre, è conservato nella cappelletta della parrocchia, realizzato da un artista anonimo. Per l’occasione, l’immagine nell’abside splenderà di nuova luce grazie anche al nuovo impianto di illuminazione.

Il 29 novembre è stata anche inaugurata la mostra “Ti racconto i 70 anni della Sacra Famiglia”, esposta nella Cappella Revedin e affidata a un gruppo di giovanissimi della parrocchia che hanno selezionato una 40ina di foto fra le oltre 200 conservate nell’archivio parrocchiale per essere esposte insieme a un video nel quale scorrono altre immagini prestate per l’occasione da diversi parrocchiani. Una proposta espositiva, questa, per ripercorrere la storia della comunità e della chiesa, con anche immagini del vecchio presbiterio prima della riforma liturgica, della scuola materna e dei diversi parroci che si sono succeduti. La mostra è aperta nelle domeniche prima di Natale o su richiesta (segreteria parrocchia: tel. 0532 767748 – mail: segreteria@sacrafamiglia.fe.it).

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 2 dicembre 2022

La Voce di Ferrara-Comacchio

Santo Spirito saluta i frati: addio ai francescani dopo 122 anni

28 Nov

Sabato 26 novembre la Messa di saluto. Accolto il nuovo parroco don Francesco Viali: «molta preghiera e niente chiacchiericcio»

Dopo 122 anni si conclude la presenza francescana a Santo Spirito e, nello specifico, dopo 12, quella dei Frati dell’Immacolata, due dei quali destinati al Santuario di Maria in Aula Regia a Comacchio.

Un momento storico per la parrocchia di zona Montebello, che domenica 27 novembre ha visto il nuovo parroco don Francesco Viali celebrare la prima S. Messa con la comunità affidatagli.

La sera precedente, la S. Messa d’addio ai Frati (il parroco padre Massimiliano Degasperi, fra Filippo M. Casamassima  e padre Felice M. Nori) e di “benvenuto” alla nuova guida, Messa presieduta dal nostro Arcivescovo e celebrata, oltre che col parroco uscente e quello entrante, con rappresentanti del Vicariato e della città. Presenti molte persone, fra cui i tre gruppi Scout parrocchiani e le Suore della Carità. 

All’Aula Regia di Comacchio andranno padre Degasperi e padre Nori, mentre fra Casamassima è destinato al santuario di Campocavallo vicino a Osimo (AN).I due, nel Santuario comacchiese troveranno padre Ave Maria Lozzer e fra Juan Maria, che dunque restano, mentre padre Stefano M. Miotto è stato trasferito al convento francescano di Trieste. P. Miotto era all’Aula Regia dal 2016, mentre dal 2013 al 2016  è stato a S. Spirito.

«Emotivamente oggi è un giorno molto toccante», ha detto Vinicio Bighi a nome del Consiglio Pastorale.«Siamo grati alla Provvidenza per averci dato subito un nuovo pastore e assicuriamo che la tradizione francescana nella nostra comunità rimarrà più viva che mai. In questi anni insieme a voi – ha proseguito rivolto ai Frati – abbiamo imparato il coraggio e la fiducia in Dio, il saper seminare bene e l’affidarci a Lui per il raccolto. Voi francescani avete sempre provato a seminare, in un modo convinto, fedele e coerente». E rivolto a don Viali: «ti abbiamo già accolto nei nostri cuori e nelle nostre preghiere.Per noi sarai padre, maestro e fratello, vogliamo condividere con te ogni gioia e ogni fatica».

Il secondo saluto, a fine Messa, l’ha rivolto padre Immacolato Acquali, primo Francescano dell’Immacolata parroco di S.Spirito, dal 2010 al 2013, e da maggio scorso Ministro Generale  dell’intero Istituto dei Frati dell’Immacolata: «sono stati 12 anni bellissimi, carichi di esperienze, con una ventina di Frati che si sono succeduti. Grazie a tutti: in questi anni ci siamo confermati a vicenda nella fede. Il raccolto fatto, ora lo mettiamo nelle mani di Dio, con l’intercessione dell’Immacolata.Alei affidiamo tutti i volti incontrati qui. Non dimentichiamo il cuore della nostra fede: tutto è per il nostro bene». Oltre a padre Acquali era presente anche il Vicario Generale dell’Istituto P. Massimiliano M. Zangheratti.

«Mi auguro che cammineremo insieme, alla luce del Signore», ha detto un emozionato don Viali, “accompagnato” da un pezzo della sua ormai ex UP: don Ruffini, don Bovina e diversi parrocchiani. In questo periodo di passaggio di consegne, ha proseguito, «mi ha molto edificato lo stile che ognuno ha tenuto:molta preghiera e niente chiacchiericcio». Il ringraziamento del neo parroco è poi andato al Beato Alberto Marvelli, “manovale della carità”: «ognuno di noi dev’essere un manovale della carità: in parrocchia, in città, nella Diocesi».

La serata di festa si è conclusa con un lauto rinfresco offerto dai parrocchiani nel campetto retrostante la chiesa. Campetto che, da alcune settimane, è stato abbellito con numerosi murales (religiosi e non), realizzati dall’artista Stefania Frigo, di Negrar di Valpolicella, nel veronese.

Le parole del Vescovo

«La chiesa è la casa della preghiera»,  ha detto mons. Perego nell’omelia. «Al tempo stesso, il monte e il tempio invitano a seguire uno stile nuovo di vita, uno stile di pace e di dialogo: “non impareranno più l’arte della guerra”». «Il dialogo e la pace sono beni di cui sentiamo l’importanza anche noi oggi – ha proseguito -, in un mondo dove la guerra ritorna, anche alle porte dell’Europa, la violenza entra in famiglia e nei luoghi quotidiani di vita. La Chiesa, casa di Dio, è il luogo dove s’impara la pace, si costruisce la pace, si dona la pace, s’incontra il Dio della pace». 

Andrea Musacci

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 2 dicembre 2022

La Voce di Ferrara-Comacchio

(Foto Pino Cosentino)

A Kiev insieme a Gandhi per progetti di pace

28 Nov

Mao Valpiana è intervenuto il 22 novembre a Casa Cini per raccontare le Carovane della pace

Al centro di Kiev, nel giardino botanico “Oasi della pace” svetta una statua del Mahatma Gandhi. Due mesi fa ai suoi piedi si sono ritrovati i pacifisti ucraini e quelli italiani per la Giornata mondiale della nonviolenza. È, questa, l’immagine simbolo di quello che i Movimenti nonviolenti stanno cercando di costruire al di là degli attori del conflitto russo-ucraino.

Ne ha parlato lo scorso 22 novembre a Casa Cini a Ferrara Mao Valpiana, Presidente del Movimento Nonviolento in Italia, invitato dal Collettivo 25 settembre e dal Movimento Nonviolento ferrarese in collaborazione con la Rete Pace di Ferrara, per l’incontro moderato da Elena Buccoliero (foto).

La tappa di Kiev è stata una delle due tappe della quarta, e finora ultima, Carovana della Pace (organizzate dalla rete “Stop the war now”) nel Paese vittima dell’invasione russa, Carovana partita il 26 settembre e ritornata il 3 ottobre scorso, con sei mezzi tra camper e pulmini dello stesso Movimento Nonviolento e di “Un ponte per”.

All’inizio le prime Carovane della pace avevano soprattutto uno scopo umanitario oltre a quello di portare in salvo persone fragili, donne e bambini in Italia (oltre 1000 grazie alle Carovane stesse). L’ultima “missione”, invece, «ne aveva anche uno più strettamente politico: quello, cioè, di rafforzare relazioni e organizzare progetti comuni assieme agli obiettori russi e a quelli ucraini, facendo anche da cerniera fra i due gruppi», ha spiegato Valpiana. Fra i progetti, quello di aprire un corso di studi sulla pace a Cernivci assieme a 200 universitari ucraini e a RuniPace, la rete italiana degli Atenei per la pace. Dopo Cernivci, la Carovana si è spostata a Kiev in treno, passando per Leopoli. Qui i nostri connazionali hanno incontrato l’Ambasciata italiana, la Nunziatura Apostolica di Kiev e altre realtà associative, fra cui appunto il Movimento degli obiettori. E a proposito di obiettori, Valpiana ha raccontato la storia di Ruslan Kotsaba, giornalista e presidente del Movimento pacifista ucraino, obiettore denunciato per “alto tradimento”, che per questo rischia 15 anni di carcere. Ma la sua lotta, almeno per ora, ha deciso di proseguirla fuori dall’Ucraina. Molto attivi, seppur minoritari, anche gli obiettori russi che aiutano chi vuole rinunciare alle armi a non cadere nelle trappole o a non essere vittime dei soprusi di chi dovrebbe garantire il minimo diritto all’obiezione di coscienza. E da Ghandi, dal quale è partito, Valpiana è arrivato al maestro italiano della nonviolenza, Aldo Capitini, la cui “Teoria della nonviolenza” è stata tradotta e distribuita in Ucraina proprio grazie al Movimento Nonviolento italiano.

Il Vescovo: legame fra guerra e migrazioni

«Costruire relazioni di pace, porre al centro il dialogo: questo è il tema centrale. Da questo è partito il nostro Arcivescovo nel suo intervento, nel quale ha anche ricordato, nei suoi viaggi, in passato, in Ucraina, «quei 20enni arruolati che andavano a morire nel Donbass, alcuni anche il primo giorno sul fronte».

Mons. Perego ha affrontato il tema della protezione umanitaria per chi fugge dalla guerra, dalla miseria, dalla non vivibilità del proprio ambiente. Protezione, ha denunciato, «spesso non utilizzata, nonostante i 34 conflitti nel mondo ufficialmente riconosciuti, altrettanti non riconosciuti, e i 50 milioni di migranti nel mondo nel 2021 per crisi ambientali». Anche riguardo ai rifugiati ucraini in questi primi 9 mesi di conflitto (1600 solo a Ferrara e provincia), mons. Perego ha fatto notare come l’accoglienza sia stata resa possibile «grazie alle Caritas, alle parrocchie, all’associazionismo, alle famiglie, ma non grazie allo Stato e ai Comuni, che non hanno messo a disposizione nemmeno un appartamento». Un tema importante, che intreccia guerra, migrazioni e accoglienza, mostrando così ancora una volta, come la pace si costruisca sempre dal basso, sempre negli intrecci quotidiani, ogni volta dai gesti concreti intessuti nel dialogo e nell’ospitalità.

Andrea Musacci

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 2 dicembre 2022

La Voce di Ferrara-Comacchio

(Foto Pino Cosentino)

Lo squadrista Italo Balbo: una mostra per indagare le origini del Fascismo

21 Nov

Nel centenario della Marcia su Roma, una mostra del Centro Studi del Museo del Risorgimento e della Resistenza raccoglie a Ferrara documenti e testimonianze della violenza nei primi anni ’20 nel nostro territorio. Il ruolo decisivo del gerarca

Una mostra esposta nel Centro Studi del Museo del Risorgimento e della Resistenza (MRR), a Porta Paola, arricchisce ulteriormente il dibattito nel centenario della Marcia su Roma.

“Lo squadrismo raccontato dai fascisti. Il diario di Italo Balbo e altre fonti” – questo il titolo dell’esposizione a Ferrara, a cura di Antonella Guarnieri in collaborazione con l’ANPI provinciale – cerca di inquadrare storicamente, attraverso documenti dell’epoca e successive ricerche, il ruolo di Italo Balbo nello squadrismo padano, di cui fu uno dei maggiori artefici assieme a Dino Grandi, Roberto Farinacci e pochi altri.

Ricordiamo che una volta conclusi i lavori di ristrutturazione, la sede del MRR sarà nella Casa della Patria Pico Cavalieri, in Corso Giovecca 165. Il Centro Studi del Museo è a Porta Paola dal settembre 2020, mentre la sua storica sede è stata in Corso Ercole I d’Este 19, dove dovrà nascere il nuovo bookshop di Palazzo Diamanti.

«Al Fascismo, sin dagli inizi, incombeva il destino della conquista integrale e rivoluzionaria del potere»

Nel suo “Diario 1922” – pubblicato dalla Mondadori il 6 ottobre 1932, poco prima del decennale della Marcia su Roma – Italo Balbo, è scritto in mostra, «manifestava con evidenza la volontà di strizzare l’occhio a quella parte del fascismo che era stata fondamentale per il raggiungimento del potere ed era stata poi collocata in pensione da Mussolini». 

Nell’introduzione al “Diario” Balbo stesso scrive: «A chi mi chiedeva quale fosse il segreto di una organizzazione volontaria così perfetta, rispondevo…esaltazione della violenza come il metodo più rapido e definitivo per raggiungere il fine rivoluzionario». E più avanti parla della «certezza che al Fascismo, sin dagli inizi, incombeva il destino della conquista integrale e rivoluzionaria del potere. Integrale: cioè senza compromessi, e su tutto il fronte della vita pubblica italiana; rivoluzionaria: cioè un atto violento, insurrezionale che segnasse un netto distacco, anzi un abisso, tra il passato e il futuro». Due anni fa – lo ricordiamo – a Ferrara riesplose una polemica legata alla presunta legittimazione di Balbo, dopo la dichiarazione di Vittorio Sgarbi di voler allestire una mostra a lui dedicata – soprattutto come aviatore – a Palazzo Barbantini-Koch in Corso Giovecca, sede della direzione territoriale della BPER Banca. La polemica coinvolse soprattutto – da una posizione critica – Anna Quarzi, Presidente dell’Isco locale.

Dalle lotte sindacali alla violenza squadrista

Lo sviluppo dei sindacati che organizzarono la vasta massa di lavoratori – circa 71mila -, l’allargamento del suffragio e le conseguenti vittorie socialiste nelle elezioni del 1919-1920 preoccuparono gli agrari che temevano di perdere il loro potere indiscusso sui lavoratori. Per migliorare le condizioni di lavoro dei braccianti e togliere egemonia agli agrari, le leghe rosse «con le buone o le cattive, reclutarono anche elementi recalcitranti», viene spiegato nell’esposizione. «L’uso della violenza da parte dei socialisti, in alcuni casi fu evidente, ma non deve essere esagerato come fu invece abitudine della propaganda padronale. Le armi più usate furono il boicottaggio, l’isolamento dei crumiri, raramente la violenza fisica». Fu invece «organizzato, programmato, costante, militarizzato» l’uso della violenza da parte dello squadrismo fascista.

Un pannello cita anche l’opinione dello storico Emilio Gentile, allievo di De Felice, che su “Repubblica” del 27 ottobre 2012 scrive: «non c’è alcun rapporto diretto tra la violenza del massimalismo socialista e la violenza fascista. Quando in Italia si afferma lo squadrismo, il pericolo bolscevico non esiste più (…). Finché dura il cosiddetto “biennio rosso” il fascismo è un fenomeno marginale. Esso cominciò ad affermarsi quando il socialismo entra in crisi. E poi non c’è proporzione tra violenza rossa e violenza nera: i socialisti non hanno mai assaltato le case della borghesia né i circoli degli altri partiti; i fascisti applicano alla politica le pratiche da guerra civile».

«La verità – scrive invece Gaetano Salvemini nel suo “Le origini del fascismo. Lezioni di Harvard” – è che sia da una parte sia dall’altra vi furono aggressori e aggrediti, assassini e vittime, imboscate ed assalti su terreno aperto, atti di coraggio e di tradimento; ma i fascisti, sostenuti economicamente da industriali, proprietari terreni e commercianti, e politicamente da polizia, magistratura e autorità militari, godettero di una forza schiacciante».

Alcuni tragici episodi nel Ferrarese

La strage di Palazzo d’Accursio, avvenuta il 21 novembre 1920 a Bologna, fu scatenata da un nutrito gruppo di squadristi fascisti che attaccò la folla riunitasi in occasione dell’insediamento della nuova giunta comunale presieduta dal socialista massimalista Enio Gnudi. Fu un episodio decisivo, con conseguenze anche per il nostro territorio.

Gli scontri, la cui dinamica non è mai stata interamente chiarita, portarono alla morte di dieci sostenitori socialisti e del consigliere comunale liberale Giulio Giordani, oltre che al ferimento di circa sessanta persone.

Un mese dopo, il 18 dicembre, l’avvocato socialista Adelmo Niccolai, appena uscito dal Palazzo di Giustizia di Ferara, dove aveva difeso alcuni organizzati, fu bastonato a sangue da un gruppo di fascisti, e alzarono le mani anche sulla madre accorsa in strada sentendo le urla del figlio.

Due giorni dopo, il 20, i fascisti ferraresi scesero in piazza contro le amministrazioni socialiste che guidavano il Comune e la Provincia. Negli scontri vennero uccisi i fascisti Franco Gozzi, Natalino Magnani, Giorgio Pagnoni e Giuseppe Salani, e i socialisti Giovanni Mirella e Giuseppe Galassi (morto il 22 febbraio ’21 per le ferite riportate). La sera del 30 dicembre dello stesso anno gli squadristi aggredirono l’assessore comunale ing. Girolamo Savonuzzi, poi costretto a scrivere una lettera di dimissioni dalla carica.

La mostra mette in risalto anche il ruolo dell’allora Prefetto Samuele Pugliese (incarico che ebbra dal 1° febbraio ‘21 al 31 agosto dello stesso anno), la cui azione nel caso Savonuzzi «fu così poco incisiva che venne pesantemente redarguito dal Direttore generale della Pubblica Sicurezza on. Vigliani». In mostra si parla anche del «coinvolgimento in più di un’occasione delle forze dell’ordine che spesso affiancarono, sostennero e facilitarono l’azione squadrista». Emblematiche le devastazioni fasciste il pomeriggio e la notte del 15 aprile 1921 delle Case del popolo di Burana, Lezzine, Pilastri e Gavello, nel bondenese, attacchi anticipati un’ora prima dalle perquisizioni da parte dei carabinieri nelle case dei lavoratori dei paesi alla ricerca di armi non trovate.

Andrea Musacci

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 25 novembre 2022

La Voce di Ferrara-Comacchio

(Foto: Italo Balbo – in piedi al centro, coi baffi -, insieme ad altri squadristi a Venezia nel 1921, dopo alcuni assalti compiuti)

Chi era Italo Balbo

Italo Balbo (Quartesana, 6 giugno 1896 – Tobruch, 28 giugno 1940) è stato un politico, generale e aviatore italiano.

Iscritto al Partito Nazionale Fascista dal 1920, fu uno dei quadrumviri della marcia su Roma, diventando in seguito comandante generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, quindi nel 1925 sottosegretario all’economia nazionale e poi alla Regia Aeronautica. Nel 1929 assunse l’incarico di Ministro dell’aeronautica. Fu insignito del grado di Maresciallo dell’aria. 

Considerato un potenziale rivale politico di Benito Mussolini a causa della grande popolarità raggiunta, Balbo fu nominato nel 1934 governatore della Libia. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale organizzò voli di guerra per catturare alcuni veicoli del Regno Unito, e proprio durante il ritorno da uno di questi voli, il 28 giugno 1940, fu abbattuto per errore dalla contraerea italiana sopra Tobruch.

Divorziati e separati, una proposta di condivisione

14 Nov

Da due anni, una volta al mese, nella parrocchia di San Benedetto a Ferrara si svolge un momento di discernimento condiviso a partire dalla Parola di Dio

Un cammino offerto a «persone separate, divorziate, risposate perché possano vivere e maturare come membra vive della Chiesa, sentendola come madre che le accoglie sempre, si prende cura di loro con affetto e le incoraggia nel cammino della vita e del Vangelo». Con questa citazione da Amoris Laetitia si presenta il progetto dal titolo “Ricalcola il percorso”, portato avanti da un paio d’anni nella parrocchia di San Benedetto a Ferrara.

Una volta al mese, di domenica, con inizio alle ore 18.45 (dopo la S. Messa delle ore 18), persone di varie parrocchie che vivono e hanno vissuto un divorzio o una separazione – e in alcuni casi un nuovo matrimonio -, si ritrovano insieme alla luce del Vangelo.

Non si tratta di un gruppo di mutuo aiuto dove semplicemente poter raccontare la propria storia per trovare sollievo o comprensione (aspetto comunque molto importante), ma anche e soprattutto di un momento di ascolto reciproco e riflessione condivisa su alcuni brani significativi della Parola di Dio perché illuminino la storia e la vita di ognuno, con l’inevitabile carico di sofferenze, incomprensioni e sensi di colpa che si porta. «Crediamo che la Parola di Dio – scrivono gli organizzatori – sappia rispondere ad ogni più intimo grido, possa illuminare di luce nuova ogni situazione, sia balsamo ad ogni dolore, e stimolo ad ogni vera ripartenza. Vivere tutto questo assieme ad altri che hanno condiviso un’esperienza simile alla nostra – proseguono -, rappresenta un grande arricchimento: l’altro può davvero diventare il mezzo attraverso il quale Dio parla anche a me, e la sua riflessione una luce che illumina la mia storia e la mia vita. È quindi un darsi l’opportunità di un cammino di pacificazione interiore guidata dalla Parola, per arrivare a guardare con serenità il passato, e il presente come un dono per il mio cammino futuro. Tutto questo in un clima accogliente di rispetto e amicizia, che si esprime molto bene anche nella cena fraterna alla fine dell’incontro».

Il diacono Sandro Mastellari, collaboratore del Consultorio Familiare diocesano, sposato e padre di un ragazzo e di due ragazze, è uno degli ideatori di questa iniziativa. «Il progetto – ci spiega – è nato oltre due anni fa durante un Consiglio pastorale con l’ex parroco don Luigi Spada, pensando non solo al Gruppo famiglie ma anche a qualcosa rivolto a persone con questo vissuto». Così – ispirandosi a una simile esperienza della Diocesi di Rovigo -, inizia tutto, grazie all’intraprendenza di Mastellari e di altre quattro persone, ancor più coinvolte avendo – a differenza di lui – alle spalle un divorzio o una separazione.

In ogni incontro, a turno, una persona sceglie un passo del Vangelo, lo commenta e poi inizia il confronto. «È importante per queste persone mettersi davanti alla Parola di Dio – prosegue Mastellari -, far emergere i propri vissuti. Parlare con qualcuno che è passato per la stessa strada è liberante, spesso le ferite sono ancora aperte: ho visto persone piangere anche se separate da 20 anni».

È molto importante il servizio che questo gruppo svolge, l’unico – finora – di questo tipo nella nostra Arcidiocesi. In questo biennio sono passate non più di una decina di persone, «ma in ogni caso, se diventeranno di più le divideremo in più gruppi, perché è importante che ci sia più intimità e raccoglimento possibili». Molti, purtroppo, sono i matrimoni che finiscono: «le nostre comunità cristiane non allontanano queste persone, ma può capitare che esse non si sentano del tutto accettate, o abbiano vergogna a partecipare alla vita della parrocchia perché, come disse una volta una partecipante, “è l’unico peccato pubblico”», nel senso che se due si separano è chiaro che viene notato prima o poi da tutti. «Nel nostro gruppo ci sono state anche persone molto attive nella loro parrocchia, a volte con matrimoni lunghi alle spalle, in altri casi invece più giovani». Un’altra conseguenza, quindi, è anche la perdita di amicizie e di relazioni: «in questo modo, prosegue Mastellari, facciamo sentire la vicinanza della Chiesa, che, come loro, è sempre in cammino».

Chi è interessato può scrivere una mail a ricalcolailpercorso@gmail.com e verrà ricontattato.

Andrea Musacci

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 18 novembre 2022

La Voce di Ferrara-Comacchio

Duomo, una mostra per l’intera comunità

31 Ott

Aperta in Cattedrale l’esposizione sulle preziose scoperte medievali: diverse migliaia di persone nei primi giorni hanno visitato la Cattedrale di Ferrara per la mostra a lei dedicata. Turisti e cittadini accorsi ad ammirare l’esposizione, e a rivivere finalmente la casa di tutti. Giovani, famiglie, studenti e stranieri affollano il Duomo

Visitatori in Duomo lo scorso 28 ottobre

di Andrea Musacci

La bellezza torna a splendere a oltre tre anni dalla chiusura: la Cattedrale di Ferrara, inagibile a causa dei danni del sisma 2012, è stata riaperta lo scorso 27 ottobre in occasione della mostra che presenta lo stato dei lavori e in particolare le scoperte – dopo tre secoli – dei dieci capitelli e fregi medievali delle colonne romaniche inglobate nel XVIII secolo all’interno di alcuni pilastri dell’edificio. 

Diverse migliaia di persone fin dalle prime ore di venerdì 28 hanno varcato il portone d’ingresso: gente di ogni età, tanti i giovani, anche universitari, e molti anche i turisti, francesi, giapponesi, tedeschi, anche in comitive. I primi ad entrare sono stati alcuni studenti del Liceo Carducci di Ferrara con i loro insegnanti, seguiti poi da una classe V^ del Liceo Roiti.

La presentazione dell’esposizione “Il Cantiere della Cattedrale” – ideata e curata dall’Ufficio Comunicazioni Sociali (Ucs) della nostra Arcidiocesi (in collaborazione con l’Ufficio Tecnico diocesano) -, ha visto nella mattina di giovedì 27 gli interventi dell’Arcivescovo mons. Gian Carlo Perego, del Vicario generale e Direttore Ucs mons. Massimo Manservigi, di don Stefano Zanella (Direttore Ufficio Tecnico diocesano), di mons. Ivano Casaroli (Presidente del Capitolo della Cattedrale), del Prefetto Rinaldo Argentieri, dell’Assessore comunale Matteo Fornasini, dell’Assessora regionale Marcella Zappaterra e dell’Arch. Alessandra Quarto, Dirigente della Soprintendenza. Il progetto è stato possibile grazie  anche al contributo del Comune di Ferrara, Ferrara Arte e al Trust Negri-Malacarne. 

Nel dicembre 2020 vennero alla luce frammenti di alcune delle colonne (con capitelli e fregi) medievali che sostenevano l’antico matroneo prima della ristrutturazione settecentesca (1712-1728) guidata da Francesco Mazzarelli. Opere più o meno conservate (alcune sono state rovinate dai lavori svolti nel XVIII sec.), raffiguranti leoni, grifoni e figure antropomorfe, che verranno analizzate, e di cui non si conserva alcuna documentazione. La costruzione del Duomo, chiuso da marzo 2019 coi lavori assegnati alla ditta “Leonardo”, iniziò nel 1132 e si pensa fu diretta dall’architetto e scultore Nicholaus. Una scoperta particolarmente significativa, quella delle antiche colonne, e che, unita al protrarsi dei lavori, hanno convinto l’Arcidiocesi dell’importanza di renderne partecipe l’intera comunità, permettendo anche la devozione alla Madonna delle Grazie – Patrona dell’Arcidiocesi e della Città -, la cui icona è posta nel primo altare a destra dell’ingresso principale. 

La speranza, come ha spiegato mons. Perego, è che «l’edificio possa tornare totalmente agibile in occasione del Giubileo del 2025». Possibile apertura già a dicembre 2023. 

Nel frattempo, la mostra in Duomo è visitabile tutti i giorni dalle ore 9 alle 12 e dalle 15 alle 18. A breve sarà disponibile anche un depliant illustrativo.

Pubblicato su “La Voce di Ferrara-Comacchio” del 4 novembre 2022 (dove è possibile trovare il servizio completo sul Duomo, di 3 pagine)

La Voce di Ferrara-Comacchio

(Le foto sono di Andrea Musacci)