Il libro di Angelo Andreotti oggi alla Galleria del Carbone

29 Apr

copj170.aspOggi alle 18 nella Galleria del Carbone in Vicolo Carbone, 18 a Ferrara, Angelo Andreotti, direttore dei Musei d’Arte Antica e Storico Scientifici cittadini, presenterà il suo libro “A tempo e luogo” insieme a Daniele Serafini, direttore del Museo Baracca di Lugo. “A tempo e luogo” è uno dei modi per tradurre il greco kairos, cioè quel tempo in cui le cose accadono quando è giunto il loro momento, ma che cogliamo soltanto se abbiamo pazienza e cura per ciò che ci circonda. È il motivo per cui questi versi dicono con attenzione e considerazione, del tempo e dei suoi luoghi (e viceversa), e ambiscono a una corrispondenza armonica fra autore e lettore.

 Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 29 aprile 2016

In Ariostea riflessioni di Piero Stefani sulla pazienza

29 Apr

Palazzo Paradiso AriosteaOggi alle 17 nella Biblioteca Ariostea in via delle Scienze per il ciclo “Le parole della democrazia” Piero Stefani rifletterà sulla “Pazienza”. Introdotto da Fiorenza Bonazzi, relazionerà su quella che Leopardi definì la più eroica delle virtù, appunto perché non ne ha l’apparenza. San Paolo nella Lettera ai Romani la indicò capace di produrre una virtù provata. La pazienza ha tanti meriti ma, si domanderà Stefani, è dotata anche di valore politico? È proprio della democrazia sostenere che, prima di scegliere, occorre ascoltare con pazienza il parere di ciascuno e che, prima di decidere, bisogna mediare. Non è forse regola del gioco che la minoranza debba accettare pazientemente la decisione della maggioranza? Anche la pazienza però ha un limite. L’incontro è curato da Istituti Gramsci e di Storia Contemporanea di Ferrara.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 29 aprile 2016

Vita Finzi, una critica utile per l’arte

29 Apr

Incontro nel suo studio con il pittore stroncato anni fa da Farina

Alberto Vita Finzi nella sua mansarda

Alberto Vita Finzi nella sua mansarda

In una mansarda in via Borgovado, di fronte alla Chiesa di Santa Maria in Vado, ha il suo studio un artista che ama «il buio, l’ombra, non la troppa luce». Stiamo parlando di Alberto Vita Finzi, otorino in pensione, membro di una nota famiglia ebraica: suo nonno, omonimo, è uno degli undici trucidati nella nota “lunga notte del ‘43”.

Siamo andati a trovarlo insieme a Laura Rossi, artista e critica d’arte, collaboratrice della Sala permanente – Collezione dello scultore Mario Piva in via Cisterna del Follo, e in passato alla guida della “Nuova Officina Ferrarese” di via Cassoli, dove Vita Finzi ha esposto per l’ultima volta, nel 2001. Prima, solo tre sono state le sue mostre: nel 1989 e nel ’94 con due personali al Centro Artistico Ferrarese, e nel ’91 a una collettiva alle Grotte del Boldini.

La sua mansarda assomiglia a un rifugio dove si nascondono centinaia di tele realizzate in più di trent’anni. All’incirca nel ’95 per Vita Finzi avviene il passaggio all’arte informale, aiutato dalla stroncatura dell’ex Direttore di Palazzo dei Diamanti Franco Farina della sua mostra al Boldini. «Per un anno non riuscii a dipingere – ci racconta – ma mi servì molto, perché quella critica fu decisiva per il mio passaggio all’informale».

Un informale gestuale, anche se non mancano tentativi materici. Inoltre, un segno presente in parte della sua produzione sono alcuni graffi, «simbolo di dolore ma anche di conquista». Sperimentatore cromatico, Vita Finzi non ama l’acrilico, da più di un anno usa anche smalti, e in passato ha utilizzato anche il catrame, a là Burri. La sua gestualità spontaneità gli permette di «dare ordine al disordine», ci spiega lui stesso. «Un informale cerca sempre un equilibrio tra forma, spazio e colore. Dove gli altri vedono caos, io vedo un equilibrio», quello stesso che, in attesa di un non impossibile ritorno sulla scena pubblica, ha trovato qui, nella sua mansarda-studio.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 29 aprile 2016

Dramma in Siria sotto le bombe dell’ISIS

29 Apr

La testimonianza del Vescovo di Aleppo: è in atto un genocidio contro i cristiani, in 4 anni in fuga oltre 100mila persone

Negri, Audo, Monteduro

Mons. Luigi Negri, Mons. Antoine Audo e Alessandro Monteduro

«Ad Aleppo l’80% della popolazione è senza lavoro, manca acqua ed elettricità, e temiamo che ISIS arrivi presto anche qui». È l’ennesimo grido d’aiuto quello che ieri mattina nel Seminario di via G. Fabbri, Mons. Antoine Audo, vescovo caldeo di Aleppo e presidente della Caritas siriana, ha rivolto ai sacerdoti e indirettamente a tutta la cittadinanza. Per la sua tappa ferrarese, Audo è stato invitato da Mons. Luigi Negri con l’organizzazione della onlus “Aiuto alla Chiesa che soffre” (Acs), con la quale la Diocesi ferrarese collabora da alcuni mesi, e per la quale era presente il Direttore della sezione italiana Alessandro Monteduro.

«Ad Aleppo la situazione è davvero tragica, la più drammatica in tutta la Siria, sia per gli attacchi dei gruppi armati islamici, sia per i bombardamenti dell’esercito ufficiale», ha spiegato Mons. Audo. «C’è un calo vertiginoso della popolazione, quindi la cosa più importante è che non ci sia più un esodo dei cristiani: in quattro anni d’assedio due terzi di loro hanno abbandonato la città, passando da 150mila a 50mila». Le notizie degli ultimi giorni parlano dell’esercito dell’ISIS a nord di Aleppo, e ciò, per Audo, significa «che si rischia, come a Mosul, di arrivare alla fine della presenza millenaria dei cristiani». È un vero e proprio genocidio quello ai danni di questa minoranza, che dimostra, secondo il vescovo di Aleppo, «l’enorme problema dell’Islam nel sovrapporre politica e religione, usando Dio solo per volontà di dominio». Le testimonianze di fede ad Aleppo, come in Iraq, però, non mancano, «ogni giorno – ha spiegato Audo – firmo molti certificati di battesimo e di matrimonio». Oggi in Siria, come in tutto il Medio-Oriente, «sarebbe fondamentale una convivenza pur nella diversità tra le varie fedi ed etnie».

Sono state una decina le domande rivolte a Mons. Audo da parte dei sacerdoti presenti, a dimostrazione del profondo interesse della Chiesa ferrarese verso la situazione della popolazione siriana. Alcune delle domande, in particolare, hanno riguardato il rapporto con i musulmani presenti nel nostro Paese, e le possibili modalità di aiuto concreto.

Ricordiamo come dal 2014, sopra l’entrata principale del Palazzo Arcivescovile su c.so Martiri della Libertà, sia stato esposto il marchio con l’iniziale di “Nassarah” (Nazareno), e un anno e mezzo fa sia stato formalizzato il gemellaggio tra la nostra Diocesi e quella di Erbil in Iraq, con una raccolta fondi. Inoltre, una settimana fa al Cinema S. Spirito sono intervenuti Rodolfo Casadei (giornalista inviato in Siria e Iraq) e p. Rebwar Audish Bassa, sacerdote iracheno. Infine, ricordiamo che oggi alle 20 mons. Audo interverrà all’evento organizzato da Acs a Roma, durante il quale verrà illuminata di rosso la Fontana di Trevi in ricordo dei martiri cristiani. Per info e aiuti all’Associazione visitare il sito http://www.acs-italia.org.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 29 aprile 2016

Al Fotoclub le immagini dal mondo del giovane Cacciari

28 Apr

logo_fotoclub_fe“Cittadino del mondo” è il nome della serata organizzata dal Fotoclub per stasera alle 21 nella Sala della Musica in via Boccaleone, 19 a Ferrara.

Andrea Cacciari, ferrarese di 24 anni, è il protagonista dell’incontro pubblico che unisce amore per il viaggio e passione per la fotografia. Cacciari nasce a Ferrara ma si definisce appunto un “cittadino del mondo”. Laureato in Scienze e tecnologie della comunicazione, ha lavorato in Italia e all’estero, e ha iniziato a viaggiare quando aveva 18 anni, collezionando trenta diverse destinazioni tra Europa, Africa, Asia e Oceania. I popoli dei quattro continenti sono i protagonisti della sua fotografia globale, insieme alla natura incontaminata ancora presente in alcuni Paesi. Tra Shangai e San Galgano, il Bhutan e le Isole Fiji, culture e fedi diversi si incontrano nei suoi scatti.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 28 aprile 2016

In mostra la vita nei bunker tedeschi nel secondo dopoguerra

25 Apr
Guarnieri e Occhi

Antonella Guarnieri e Francesca Occhi

Negli anni ’50 nel Delta padano più di 300.000 persone vivevano in condizioni disumane, senza acqua potabile, senza una casa, una miseria documentata anche nel film “Delta padano” di Florestano Vancini (1951). Molti di questi disperati decisero quindi di occupare i bunker tedeschi, più di cinquanta fortificazioni tra Lido degli Estensi e Mesola.

Sabato mattina nel Museo del Risorgimento e della Resistenza in c.so Ercole I d’Este, 19 è stata inaugurata una mostra sul tema, in due sezioni: “Memento. I bunker della II guerra mondiale nel Delta del Po” a cura di Francesca Occhi, e “Il Delta nell’immediato dopoguerra. Vita nei bunker e volontà di ricostruzione” a cura di Antonella Guarnieri, responsabile del Museo.

Nella sua sezione la Occhi, attraverso foto e testi, ha cercato di risalire a quel tragico periodo di 60 anni fa, riportando anche un’intervista al costruttore delle fortificazioni, Nino Avanzi. La giovane curatrice ha spiegato come dopo lo sbarco in Sicilia, gli Alleati avevano pensato ad altri sbarchi nel Delta del Po, per poi risalire fino in Germania. Oggi, alcuni bunker sono stati demoliti, altri versano in stato di abbandono, altri ancora, a Mesola, sono rimasti nei cortili di abitazioni costruite successivamente, usati come cantine o magazzini.

Nella sezione della Guarnieri vi sono ritagli di giornali del ‘52 dove si denuncia la terribile situazione di miseria, la vita nei bunker e l’interesse da parte di alcuni politici ed ex partigiani. Per poterli occupare, quelle persone – che vi rimasero dentro fino ai primi anni Sessanta – furono anche costrette a pagare 10 lire al mese di affitto alla Società di Bonifica.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 25 aprile 2016

In parete al circolo Arci le opere di Zuccatelli

24 Apr

mostra arci bolognesiDa oggi è possibile visitare la personale di disegni e pitture di Sebastiano Zuccatelli, in parete fino al 20 maggio nel circolo ARCI Bolognesi in piazzetta San Nicolò a Ferrara. Durante l’inaugurazione, che si terrà oggi a partire dalle ore 18.30, vi sarà un live painting dell’artista coadiuvato per l’occasione dalla musica elettronica di Alfonso Santimone.

Sebastiano Zuccatelli nasce nel 1973 a Ferrara e nel 1992 si diploma alI’Istituto d’Arte Dosso Dossi. Nella constante ricerca di nuovi strumenti espressivi, l’artista si accosta alla computer grafica studiando vari software, per poi ritornare alla materialità dell’arte del disegno e della pittura, dove trova una pratica quasi meditativa.

Santimone in quasi trent’anni di carriera ha esplorato l’improvvisazione, la composizione, l’arrangiamento e la produzione spaziando dal pianoforte fino all’elettronica nelle sue declinazioni più sperimentali con deviazioni verso il groove e dance floor.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 24 aprile 2016

Doppia mostra per il 25 aprile al Museo della Resistenza

24 Apr

francesca occhiIn occasione delle celebrazioni del 25 aprile il Museo del Risorgimento e della Resistenza ieri mattina ha inaugurato una mostra in due sezioni: “Memento. I bunker della II guerra mondiale nel Delta del Po” a cura di Francesca Occhi, e “Il Delta nell’immediato dopoguerra. Vita nei bunker e volontà di ricostruzione” a cura di Antonella Guarnieri, responsabile del Museo.

Il progetto della Occhi, seguendo il concetto di “museo fuori dal museo”, pone al centro il territorio del Delta del Po, presentato come paesaggio di archeologia militare riferito a un insieme di reperti e tracce presenti in modo diffuso nei Comuni che lo compongono.

Il progetto fotografico documenta il paesaggio bellico della Seconda Guerra Mondiale da Lido Estensi a Mesola, seguendo la Strada Statale Romea da sud verso nord. La sequenza inizia con il muro difensivo antisbarco a Lido Estensi, proseguendo a Porto Garibaldi e Pomposa, arrivando poi alla Pineta del Fondo e Mesola.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 24 aprile 2016

Al Carbone nuovo progetto legato ai diari di viaggio

24 Apr

mostra al CarboneI diari di viaggio sono i protagonisti del progetto espositivo presentato ieri pomeriggio nella Galleria del Carbone in via del Carbone, 18/a a Ferrara. “Passando…” è il nome della personale di Frédéric Rudant presentata da Paolo Volta e visitabile fino al prossimo 7 maggio.

Il ciclo di opere su carta realizzate a matita prevalentemente su fogli di carnet, sono frutto di memorie di viaggio dell’artista e designer di Brest, città portuale della Francia. Rudan è un artista che disegna nei suoi carnet architetture, luoghi e persone: con la sua matita grassa dai neri pastosi, intensi o lievi, riesce ad accompagnare il visitatore in emozionanti viaggi in giro per il mondo.

L’evento è pensato in sintonia con il Festival “Autori Diari di Viaggio” in programma il 6-7-8 maggio a Palazzo della Racchetta.  La mostra è visitabile dal mercoledì al venerdì dalle 17 alle 20, sabato e festivi dalle 11 alle 12.30 e dalle 17 alle 20, chiuso lunedì e martedì.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 24 aprile 2016

Nella Delizia di Belriguardo la mostra di Gajani

24 Apr

carlo gajaniViene inaugurata oggi alle 16 nella Sala delle Bifore della Reggia di Belriguardo a Voghiera la mostra dedicata al fotografo Carlo Gajani. Circa sessanta le opere di vari periodi aventi per oggetto i paesaggi, i ritratti e i nudi che rimarranno esposte fino al 29 maggio. La retrospettiva di Gajani, morto nel 2009, è organizzata dal Comune di Voghiera, con la Fondazione Gajani di Bologna e la società Historia S.R.L., e il patrocinio dell’Istituto per i Beni Culturali.

Carlo Gajani nasce a Bazzano (Bo) nel ‘29. Alla fine degli anni ’60 decide di abbandonare la carriera medica per diventare artista a tempo pieno, soprattutto pittore e incisore. E’ stato tra i primi in Italia ad occuparsi del problema dei rapporti tra ritratto e fotografia. Negli anni ’70, in particolare, rivolge il proprio interesse verso il ritratto dipinto a partire da una base fotografica, e poi, dagli anni ’80 abbandona i pennelli per dedicarsi soltanto alla fotografia.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 24 aprile 2016