A Ferrara otto bambine e bambini saharawiani, piccoli «ambasciatori di pace che rimangono nel cuore»

17 Ago

1Più di quaranta giorni nel nostro Paese, dei quali cinque a Ferrara, per otto piccoli «ambasciatori di pace» saharawiani. Stamattina nel Municipio di Ferrara è stato presentato il progetto “Accoglienza Saharawi 2017”, organizzato dall’Associazione Oltreconfine in collaborazione con il Coordinamento Regionale di Solidarietà per il Sahara Occidentale e con la Rappresentanza del Fronte Polisario in Italia (che ha programmi simili anche in Spagna). Il progetto, giunto al 18° anno, vede otto bambine e bambini tra i 7 e i 10 anni ospiti di associazioni ed enti locali nella nostra città, dov’è interamente gestito da volontari di Oltreconfine, con il sostegno della CRI Ferrara (per gli accertamenti sanitari loro necessari e le eventuali terapie) e dell’AIC – Associazione Italiana Celiachia.
I bambini permangono a Ferrara dalla mattina del 13 agosto, fino a domani, 18 agosto, quando ripartiranno dall’aeroporto milanese di Malpensa verso la loro terra. In Italia sono giunti lo scorso 4 luglio, e, prima della tappa ferrarese, sono stati, nell’ordine, tre settimane a Reggio Emilia, poi a Bellaria, Sala Bolognese e Sasso Marconi. In tutto sono circa un’ottantina i bambini saharawiani ospiti del progetto accolti quest’estate nella nostra regione, su un totale di 400 in tutta Italia. Nello specifico, la nostra città in 18 anni ha accolto circa 150 bambine e bambini provenienti dal Sahara Occidentale, situato tra Marocco, Algeria e Mauritania.
Seppur nei pochi giorni trascorsi a Ferrara, i bambini, tra le varie attività svolte, hanno avuto la possibilità di giocare a Parco Massari, di cenare o pranzare alla Bocciofila La Ferrarese in viale Orlando Furioso, nella mensa di via Zandonai, al Ristorante 381 in piazzetta Corelli e al Puedes nel sottomura di via Baluardi, di nuotare nella piscina di Occhiobello, oltre che di visitare il Castello Estense, il Giardino delle Capinere della LIPU in via Porta Catena, e di navigare sul Po grazie al battello fluviale “Nena”.
«Questi bimbi ci entrano nel cuore, e lì rimangono», ha spiegato, ai limiti della commozione, Alessio Zagni, presidente del Comitato della Croce Rossa Italiana di Ferrara. «È importante mantenere alta l’attenzione sui problemi che vive questo popolo». Popolo la cui storia, nonostante diverse campagne di sensibilizzazione, anche nel nostro Paese rimane perlopiù misconosciuta. «Loro sono i nostri ambasciatori di pace», ha spiegato Hamadi Omar Mohamed, accompagnatore, interprete e mediatore Saharawi del gruppo, attivo in questo ruolo dal 2012. «La loro è la causa dei dimenticati: non esiste solo il muro del Marocco [che questo Paese ha istituito al confine col Sahara Occidentale per controllare meglio il popolo Saharawi, ndr], ma anche il muro del silenzio».
All’incontro di presentazione sono intervenuti anche Agnese Casazza, presidente di Oltreconfine, e Massimo Maisto, Assessore alle Politiche per la pace del Comune di Ferrara, che ha spiegato come «il popolo Saharawi ha scelto la via della pace, della legalità internazionale, la via referendaria. La cooperazione internazionale decentrata è una, seppur piccola, risposta a questo tipo di problemi».

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” il 17 agosto 2017

«Come e con Maria»: Mons. Perego nella Cattedrale di Ferrara per la solennità dell’Assunzione della Madre di Dio

16 Ago

Martedì 15 agosto Mons. Gian Carlo Perego ha celebrato la S. Messa nella Cattedrale di Ferrara in occasione della solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria

Mons. Perego Assunzione Cattedrale Ferrara«Come e con Maria». La Madre di Dio, «la prima risorta», ci permette di contemplare quella «famigliarità con Dio che è il destino di ogni persona che crede in Gesù Cristo». In occasione della Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, l’Arcivescovo di Ferrara-Comacchio S. E. Mons. Gian Carlo Perego ha celebrato la Santa Messa nella Cattedrale di Ferrara alle ore 10.30 di martedì 15 agosto. Il dogma dell’Assunzione è stato proclamato da papa Pio XII il 1° novembre 1950, Anno Santo, attraverso la costituzione apostolica Munificentissimus Deus.
«Questa solennità – ha spiegato nel corso dell’omelia – ogni anno ci presenta la fede nella nostra resurrezione, di cui Maria, la “donna vestita di sole” [Ap 12,1], ne è segno». La prima lettura ha visto il racconto, tratto dal Libro dell’Apocalisse, di questa figura femminile, «una donna concreta, reale, non immaginaria, una donna decisa contro il male, che difende suo figlio fuggendo nel deserto: è Maria, la prima risorta, destino a cui tutti noi cristiani siamo chiamati, “per mezzo di un uomo” [1Cor 15,21], Gesù Cristo».
Secondo Mons. Perego, il Magnificat – la preghiera più sublime, lode a Dio che sgorga dalla bocca di Maria durante la visita alla cugina Elisabetta incinta di Giovanni il Battista (Lc 1,46-55) – è «il canto del realismo cristiano»: l’uomo è limitato, il suo corpo destinato alla corruzione, ma Dio, grazie anche all’umiltà di Maria, «rinnova le cose, è vicino a ognuno con la sua Misericordia, vince l’ingenuità dei potenti, che credono con la forza di poter conquistare il potere, e con la ricchezza di poter comprare la propria salvezza». Con il Magnificat, «Maria accoglie la vita che nasce, così il dono, non l’egoismo e la chiusura, è misura del realismo cristiano».
«Contemplazione e amore, corpo e anima», essenza di ogni persona ben rappresentata nel Magnificat, sono anche immagine della Chiesa, “società visibile e comunità spirituale” (Gaudium et spes, 40) che, ha proseguito il Vescovo, «cammina insieme con tutta l’umanità, ne sperimenta la medesima sorte terrena, ed è fermento e amore per la società umana». Di conseguenza, «spiritualismo e materialismo», facendo venir meno, da opposti versanti, l’unione tra anima e corpo, per Mons. Perego «sono i pericoli più grandi contro la tutela della vita e la costruzione di una società solidale e di una comunità fraterna, perché illudono e allontanano dall’esperienza cristiana». Data, quindi, in conclusione, questa mistica unione tra terra e Cielo, materia e spirito, «l’attesa della terra nuova non deve far venire meno la sollecitudine per il lavoro relativo alla terra presente, dove cresce il corpo dell’umanità nuova». Appunto, «come e con Maria».

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” il 16 agosto 2017

San Cassiano, esempio di educatore alla vita buona del Vangelo

16 Ago

Domenica 13 agosto Mons. Gian Carlo Perego ha celebrato la S. Messa a Comacchio in occasione della festa del patrono San Cassiano

Mons. Perego prima della benedizione dell'imbarcazione«L’educatore deve accompagnare il giovane, prenderlo per mano insegnandogli il rispetto, l’accoglienza e l’uso critico della ragione». Il nostro Arcivescovo Mons. Gian Carlo Perego ieri, domenica 13 agosto, durante l’omelia della Santa Messa concelebrata nella Concattedrale di Comacchio ha colto l’occasione della festività di San Cassiano di Imola (240-304 ca.), patrono della città, per riflettere sull’importanza della missione pedagogica che spetta ad ogni adulto.
La funzione, accompagnata dai canti della Schola Cantorum “San Cassiano”, ha preso avvio alle ore 18 alla presenza di varie autorità civili e militari: Denis Fantinuoli, vice Sindaco, Tenente di Vascello Fabrizio Vittozzi, Comandante dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Porto Garibaldi, Tenente Andrea Coppi, Comandante del Comando Compagnia Carabinieri di Comacchio, il Comandante della Tenenza della Guardia di Finanza di Comacchio, il Comandante del Comando di Polizia Municipale, Dott. Paolo Claps, oltre a rappresentanze della Protezione Civile Trepponti, delle associazioni combattentistiche e d’arma, del Gruppo Costantino Guidi di Comacchio e di Porto Garibaldi, M. B. V. M. – Gian Roberto Genta (ANMI). Prima dell’inizio della S. Messa oltre al busto reliquario del Santo patrono posto sull’altare, Mons. Perego ha benedetto anche una delle otto imbarcazioni tipiche – le “vulicepi” – protagoniste della Gara tradizionale di San Cassiano, la regata svoltasi dopo la funzione nel canale navigabile Comacchio-Porto Garibaldi, e che, per la cronaca, ha visto la vittoria di Adolfo Mezzogori e Nazzareno Cavalieri. Alcuni barcaioli hanno omaggiato l’Arcivescovo con un piatto tipico dipinto.
«Il Santo Patrono – ha esordito l’Arcivescovo nella sua omelia – lega la fede alla terra attraverso la propria testimonianza». Così nello specifico San Cassiano, insegnante-martire, «è un educatore, in lui la fede passa attraverso l’insegnamento, la pazienza, l’amore, la costanza e la prudenza. In un mondo come il nostro in continuo mutamento – ha proseguito – la Chiesa ci invita a essere educatori alla vita buona del Vangelo». La disamina su alcuni dei mali presenti delle nostre terre è sintetica ma oggettiva: «l’abbandono della fede caratterizza tante nostre famiglie e comunità insieme all’offuscamento delle interiorità, all’incerta formazione tanto di identità personali quanto di identità comunitarie, a una nuova mobilità, al difficile dialogo tra generazioni, alla separazione tra intelligenza e affettività, a un crescente individualismo. Tutte sfide nuove da affrontare con nuove figure e opportunità educative».
A maggior ragione dunque in un presente segnato da contraddizioni e problematiche di questo tipo, «l’educatore non può essere un osservatore passivo e pessimista dei fenomeni giovanili, ma un amico, un maestro, un medico, un allenatore, un padre che sappia accompagnare, prendere per mano i giovani, insegnando loro il rispetto e l’accoglienza. Un educatore – è ancora il pensiero dell’Arcivescovo – deve saper promuovere la capacità di pensare e l’esercizio critico della ragione, coniugando tra loro intelligenza e sensibilità, mente e cuore, perché i giovani si interessino della città». Qui Mons. Perego ha colto l’occasione per citare don Lorenzo Milani – di cui quest’anno ricorre il 50° dalla morte – e il motto della sua scuola di Barbiana, “I care” (me ne importa, mi sta a cuore), «una delle caratteristiche più importanti per un educatore».
«Chiediamo quindi al Signore, per intercessione di San Cassiano – ha concluso – di essere buoni educatori, e che anche a Comacchio continuino a crescere persone cristiane in ogni ambito della vita sociale, capaci di educare alla vita buona del Vangelo». Una volta terminata la funzione, Mons. Perego nel percorrere la navata centrale si è fermato a più riprese a salutare le tante persone accorse, che hanno accompagnato il suo congedo con un fragoroso e spontaneo applauso.

Andrea Musacci

Pubblicato su “la Voce di Ferrara-Comacchio” il 14 agosto 2017

Bartolucci, l’omaggio commosso del mondo del cinema

6 Ago

Il “Dario Argento Tour Locations” di Torino sarà dedicato a Giovanni Bartolucci. A Lonigo il ricordo per l’ultima mostra sul cinema veneto

3. Giovanni Bartolucci

Giovanni Bartolucci

Il piccolo cumulo annerito di reperti cinematografici accatastato in piazzetta f.lli Bartolucci rimarrà non solo una delle immagini simbolo della tragedia di venerdì mattina, ma anche della volontà di recuperare memorie e di rendere omaggio a Giovanni Bartolucci, grande cinefilo e collezionista.

2. Giovanni Bartolucci e Francis Ford Coppola

Con Francis Ford Coppola

È proprio questa sua grande passione per la settima arte che lo ha fatto conoscere a grandi interpreti e organizzatori di film e rassegne in tutta Italia. Un esempio è l’omaggio che gli hanno dato ieri anche a Torino.  La settima edizione del “Dario Argento Tour Locations Torino” sarà dedicata proprio a lui, il cinefilo ucciso dal padre Galeazzo. Lo hanno deciso Stefano Oggiano e Davide Della Nina, organizzatori della manifestazione in programma nel capoluogo piemontese il 3 settembre. «Giovanni – ricordano – appassionato cinefilo e proprietario di un’importante collezione di film in pellicola (andata distrutta nell’incendio della casa), era da anni in contatto con gli organizzatori e con molti dei partecipanti abituali del DATLTo, con i quali quotidianamente scambiava opinioni sul cinema nei gruppi Facebook dedicati alla settima arte. Quest’anno, finalmente, Giovanni avrebbe preso parte al DATLTo, e sarebbe stata l’occasione per conoscerlo dal vivo. Purtroppo non ci sarà questa possibilità».

Oggiano sul proprio profilo Facebook ricorda così la vittima: “Addio Giovanni! Dovevamo incontrarci il mese prossimo al Dario Argento Tour Locations Torino. Era tua intenzione partecipare per scambiarci finalmente senza il filtro dei tasti, insieme a tutti i ragazzi, tutta la nostra voglia di celluloide! Eri un numero uno. Il Tour di quest’anno è dedicato a te! Buon Viaggio!”.

4.

Con Gloria Guida

Dal 12 maggio al 25 giugno scorsi a Lonigo (Vicenza) Bartolucci aveva realizzato un suo sogno curando la mostra “Viaggio tra cinema e letteratura nei luoghi dei set veneti”, alla quale avevano presenziato, tra gli altri, anche Vittorio Sgarbi, Oliviero Toscani, Antonio Caprarica, don Antonio Mazzi, e, soprattutto, Gloria Guida, per la quale Giovanni nutriva una particolare passione, e che aveva già avuto modo di conoscere in passato. I documenti in mostra – una selezione di manifesti, locandine e fotografie originali – appartenevano quasi interamente alla sua collezione. Giuseppe di Bella, architetto veronese, ha curato la mostra insieme a lui. I due erano da alcuni anni molto amici. «L’ultima volta ci ho parlato una settimana fa», ci racconta.

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Bartolucci a Lonigo con Gloria Guida e Giuseppe Di Bella

«Era molto umile, lavorava sempre lontano dai riflettori, era una persona seria e affidabile. Mi disse che era in cerca di una nuova sistemazione per l’enorme mole di materiale che possedeva – continua -, e mi parlò anche dello sfratto, che avrebbe dovuto cambiare casa. Non parlava mai dei genitori né pareva preoccupato di un possibile gesto di follia. La vita non gli ha dato tanto: anche per questo sto pensando di organizzare qualcosa per omaggiarlo». Un’altra persona che l’aveva conosciuto bene era Paolo Spada, venditore ambulante che ogni prima domenica del mese allestisce sul Listone la propria bancarella dove vende anche locandine di film. «Giovanni era mio cliente, chiacchieravamo sempre, era gentile e garbato. Una decina di volte sono stato a casa sua», ci racconta. «Avevo conosciuto anche i suoi genitori, sembravano una famiglia unita».

Elisabetta Antonioni: grave perdita per la città

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Elisabetta Antonioni e Giovanni Bartolucci

Particolarmente commossa della tragedia anche Elisabetta Antonioni, nipote del regista Michelangelo: «Giovanni l’ho conosciuto quest’anno al Ferrara Film Festival [svoltosi tra il 21 e il 26 marzo scorsi, ndr], e anche recentemente ci siamo sentiti in chat su Facebook. Pensi che, proprio in occasione della rassegna ferrarese di cinema, avevo allestito una mostra dedicata a mio zio e lui molto cortesemente stava illustrando ai visitatori l’esposizione. Sono stata molto contenta nel vederlo, e quando mi sono presentata mi ha dimostrato grande umiltà, dicendo che la mia presenza era per lui un onore. Avevo chiesto notizie su una macchina da presa e in quell’occasione abbiamo cominciato a darci del “tu”, dicendo che la cosa lo rendeva felice e onorato. Commentava anche molte cose che postavo sui social. Quando usciva per seguire le rassegne cinematografiche incontrava attori e registi famosi e aveva la passione di collezionare le loro firme sui cartelloni cinematografici. Era molto più di un hobby. Lo ricordo come un uomo timido e mite ancora più del padre. Educato, rispettoso e mai invadente. È una grande perdita per Ferrara, non solo per il patrimonio che deteneva in pellicole, ma anche per la sua grande cultura cinematografica».

«Il padre Galeazzo – prosegue Elisabetta Antonioni – invece, lo conoscevo da tempo, era mite, amabile, sempre col sorriso, disponibile e riservato. Andavo nel suo negozio di antiquariato. Davvero inspiegabile questa sua reazione così cruenta e drammatica. È un tragedia che mi ha sconvolto veramente».

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 06 agosto 2017

Addio Rosa Maria Benini Esposito, pittrice del sacro, del del dolore, della smisurata bellezza

5 Ago

12809673_1295209447162993_8649917662683506056_nHo da poco appreso della morte della pittrice Rosa Maria Benini Esposito. L’avevo conosciuta personalmente, a lei avevo dedicato diversi articoli su “la Nuova Ferrara” e su “la Voce di Ferrara-Comacchio”. Ne ricordo la dolcezza, la femminilità cadenzata in modo originale dal suo lungo corpo, da quelle gambe e braccia longilinee che sembravano rami. Ricordo la sua lentezza, l’affanno della vecchiaia, che non facevano, però, venir meno una bellezza, una signorilità innata, istintiva, una simpatia spontanea e sempre inaspettata.

Ho avuto l’onore diverse volte di visitare il suo studio, e una volta anche la sua casa, dove conservava diverse sue opere.

La sua prima esposizione risale a più di quarant’anni fa, nel 1975, alla “Galleria Valadier 71” di Roma. Fu allieva e amica di Gastone Ghigi in arte “Silvan”, del quale non si stancava mai di parlare con immutata dolcezza.

Posto qui sotto alcune foto che scattai l’anno scorso nel suo studio.

Andrea Musacci

Ferrara, sfratto tragico, antiquario 77enne uccide moglie, figlio e si toglie la vita (“Avvenire”, 05 agosto 2017)

5 Ago

Museo d’estate, che idea: «caldo, ma ne vale la pena»

3 Ago

In Pinacoteca sale senza climatizzatore a 30°, le finestre aperte non bastano. I visitatori: interessati a storia e arte, non alle spiagge. Più fresco l’Archeologico

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Una famiglia in visita alla Pinacoteca Nazionale di Ferrara

«Certo, è molto caldo, ma ne vale la pena». Il ritornello dei visitatori nei musei cittadini quando fuori, nelle ore centrali di ieri, la temperatura si aggirava ferocemente intorno ai 40°, è sempre lo stesso.
«Veniamo da Perpignan, a pochi chilometri dal confine spagnolo. È la quinta volta che visitiamo Ferrara». Baptiste, Marion, Franck, Sophie e Aimée sono una famiglia francese, una coppia con tre figli adolescenti. Riposano nel loggiato di Palazzo Diamanti dopo aver visitato la Pinacoteca Nazionale. Non sono interessati né alle Alpi né alle spiagge, ma ad ammirare alcune storiche città italiane. «Il caldo c’è ma in Francia è uguale», ci spiegano, anche se per un attimo restano scossi quando gli diciamo che a Ferrara sono previsti anche 42°. Matteo è di Roma ma vive a Parigi con la moglie Marta e le figlie Gilda e Bianca di 15 e 13 anni. Ferrara è una delle tappe del viaggio estivo in Italia, e la nostra Pinacoteca uno dei tasselli per conoscere meglio la storia e l’arte del Bel Paese. Nel corridoio che ospita anche la biglietteria, e in alcune sale, non sono presenti impianti di climatizzazione, per cui le temperature superano forse i 30°, rendendo non facile il lavoro dei dipendenti e dei volontari, e la stessa conservazione delle opere. Alcune finestre restano semiaperte nel, quasi vano tentativo, di far filtrare un po’ d’aria. Prima di avere temperature decenti, però, bisognerà aspettare settembre 2018, quando si concluderanno i lavori postsisma sul complesso Diamanti. Lo scorso ottobre, invece, sono state riaperte le sale del ‘500, le più antiche, ospitanti l’esposizione “La pittura di Ferrara ai tempi dell’Ariosto”. Il lungo lavoro di restauro ha previsto anche la realizzazione di un impianto di climatizzazione che rende mite il clima interno. In tutto, tra le ore 13 e le 14, sono entrati una dozzina di visitatori, su un totale di 42 dalle 8.30, in piena media del periodo, che vede picchi domenicali di 80 accessi.
Visitiamo anche il Museo archeologico nazionale di via XX settembre, dove alle 14 di ieri si registrano appena 8 visitatori e una temperatura nelle sale del piano nobile di circa 27 gradi. I visitatori in questo periodo prediligono la mattina, con le sue temperature leggermente inferiori. Una coppia, Donatella e Bruno da Treviso, appassionati di musei, ha sfidato il caldo rifugiandosi nelle fresche sale tra i reperti di Spina. Alcuni visitatori, infine, cercano un po’ di refrigerio anche sulle panchine in marmo sotto la galleria dei rosai e sotto alcuni dei monumentali cedri nel lato sud dello splendido giardino di Palazzo Costabili.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 03 agosto 2017

Buskers Festival, Gualandi espone il suo manifesto fatto di citazioni e richiami al passato

2 Ago
Manifesto Buskers Gualandi-2017

La locandina del Ferrara Buskers Festival 2017 realizzata da Claudio Gualandi

Un’immagine che richiama la storia e i simboli di Ferrara, dello stesso Festival e della Grande Mela. Il tutto armonizzato dalla creatività di Claudio Gualandi. La locandina realizzata per la 30° edizione del Ferrara Buskers Festival segna l’importante ritorno del noto grafico dopo 11 anni.

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Claudio Gualandi

«Sono stato io – ci spiega – a richiedere di poter progettare un’immagine fotografica», in passato scelta compiuta per le locandine delle edizioni del 2008, 2009, 2010 e 2013. Lo scatto, realizzato da Luca Pasqualini, immortala un giovane in piedi su una bicicletta, un one man band “armato” di diversi strumenti musicali. «Nell’immagine – prosegue Gualandi – autocito il mio manifesto dei Buskers del 1991», dove un grazioso personaggio ispirato alla ballerina di Fortunato Depero danza con sullo sfondo un Castello estense che richiama quello realizzato da Mimì Qulici Buzzacchi nel 1933 per la “Rivista di Ferrara”.

Manifesto Buskers Gualandi-1991

La locandina del Ferrara Buskers Festival 1991 realizzata da Gualandi

Nell’immagine pensata per quest’anno il busker è un 30enne (coetaneo quindi del festival) che porta sul taschino del gilet la stessa ballerina della locandina del 1991. E poi c’è una mela, simbolo di New York, città ospite, e richiamo al periodo d’oro di Ferrara, quand’era capitale europea per la produzione del frutto, apice raggiunto con la rassegna Eurofrut nel 1965, ’67 e ’69. lnoltre il giovane sul colletto della camicia porta una spilla a forma di mela rossa, con scritto “I love NY”.

I richiami al passato proseguono con i ricordi dei fasti rinascimentali, quando, per citare il motto dell’artista Andrea Amaducci, “Ferrara 500 anni fa era New York”, piccola grande mela, centro della civiltà europea e non solo. Periodo d’oro citato nelle lenti degli occhiali da sole indossati dal ragazzo, nei quali si vede, come riflessa, l’immagine del Castello.

 Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 02 agosto 2017

“(Th)ink” di Xu Ke in mostra a Cloister

2 Ago

3398_276cab2eafcbc3bafdce01963c6c0090L’antica tradizione della pittura cinese interpretata in modo informale da un artista al debutto in Italia. Si intitola “(Th)ink – Storie di inchiostri” la mostra personale di Xu Ke, che inaugura oggi alle 18.30 nella Galleria d’arte Cloister in via Corso Porta Reno, 45 a Ferrara.
Le opere di Xu Ke, nato a Shanghai nel 1958, sono frutto di una ricerca raffinata, che attinge all’antica arte calligrafica, di cui ne cerca l’essenza, traducendola in un linguaggio contemporaneo. Al centro del suo lavoro vi è la ricerca della risonanza dello spirito, uno dei Sei Principi della pittura cinese stabiliti nel V secolo.
I suoi strumenti appartengono a questa tradizione: inchiostro, pennelli, carta di riso e seta. Cresciuto artisticamente nel contesto della Grande Rivoluzione Culturale, Xu Ke si avvicina alla pittura studiando e copiando i poster della propaganda sovietica. È però anche profondamente affascinato dalla secolare tradizione della pittura cinese di paesaggio e dalla sua tecnica shui-mo (acqua e inchiostro).
La mostra, organizzata con l’associazione culturale Yuanfen e con la galleria Fqprojects di Shanghai, è visitabile fino a fine mese da lunedì a sabato dalle 9 alle 19.30.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 1° agosto 2017

“Riflessi” di eterno nelle opere di Patricia Glee Smith

28 Lug

20376077_1847700428580556_4340113540558150975_n.jpgFino a domani, sabato 29 luglio, nella Galleria d’Arte Cloister è possibile visitare, a ingresso libero e gratuito (orario continuato 9-19.30), la mostra “Riflessi” di Patricia Glee Smith.

Come scrive la stessa artista statunitense, “sono interessata ai singoli momenti e frammenti della vita e al loro aspetto eterno, alla bellezza inaspettata, all’imperfezione di oggetti sorpresi in un momento di riposo. Sono affascinata dall’idea dell’interconnessione fra tutte le cose. Isolo le singole immagini dal loro contesto, le sottolineo, le amplifico, le rendo monumentali”.

Andrea Musacci