Scafuri apre il ciclo di conferenze dedicate a Biagio Rossetti

18 Ott

Installaz. mafie MunicipioPrenderanno avvio giovedì alle ore 17 nella Sala dell’Arengo le conferenze pensate in occasione della mostra di Claudio Gualandi, “Omaggio a Biagio Rossetti”, inaugurata venerdì scorso nel Palazzo Municipale. La mostra, fin dai primi giorni, ha riscosso già grande successo tra i cittadini e i turisti che hanno potuto osservare le opere di Gualandi dedicate ai capolavori architettonici rinascimentali di Biagio Rossetti.

Giovedì Francesco Scafuri, Responsabile Ufficio Ricerche Storiche del Comune di Ferrara, relazionerà su “Biagio Rossetti (1447 ca. – 1516), ingegnere civile e militare con un grande senso per gli affari”. Scafuri analizzerà le opere di Rossetti e alcuni aspetti curiosi e poco conosciuti della vita del grande architetto ducale, da cui emerge una personalità geniale ma allo stesso tempo complessa e contraddittoria. Si prenderanno in esame sia l’impegno straordinario del Rossetti nel campo dell’architettura civile e religiosa, sia la sua intensa attività nella costruzione di innovative fortificazioni al servizio di Ercole I d’Este.

Gli altri appuntamenti sono in programma, sempre alle 17 in Sala dell’Arengo, giovedì 27 ottobre con Matteo Fabbri e Roberto Meschini che relazioneranno su “L’innovazione della stampa 3D nella realizzazione dei prototipi”, e giovedì 3 novembre con Filippo Govoni e “Biagio Rossetti architetto contemporaneo”.

L’iniziativa è promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Ferrara. Per informazioni, scrivere a info f.scafuri@comune.fe.it.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 18 ottobre 2016

Circo contemporaneo, al Cortazar di Pontelagoscuro la prima edizione della rassegna

18 Ott

14642519_867138533387979_2749347308293875378_n“Totem-Gravità” è il nome della rassegna di Circo Contemporaneo organizzata dal Teatro Nucleo, nel Teatro Julio Cortazar in via Ricostruzione, 40 a Pontelagoscuro, a partire da domenica 23. Questa 1° edizione sarà interamente dedicata alle produzioni di singoli artisti e collettivi di italiani che abbracciano le diverse declinazioni contemporanee del Circo, dalla Clown Comedy all’acrobatica, passando per l’equilibrismo e la giocoleria.

Come spiegano gli organizzatori e direttori artistici del Festival, Natasha Czertok e Davide Della Chiara, “si parla di Circo Contemporaneo o Teatro-circo quando ci troviamo di fronte a performance circensi che esulano dalla classica presentazione del “numero”: attraverso la sperimentazione di nuovi linguaggi espressivi e dalla commistione dell’Arte circense con il Teatro e la Danza nasce una nuova pratica artistica, la cui attrattiva non risiede esclusivamente nelle abilità tecniche degli artisti quanto nella loro capacità di creare un legame empatico col pubblico. Il Circo Contemporaneo, fuoriuscito dalla tradizione del tendone rosso, esplora nuovi spazi e nuove forme di narrazione, proponendo un uso diverso del corpo, alternativo al quotidiano”. Mentre in altri Paese Europei, e soprattutto in Francia, il Circo contemporaneo vanta un’esperienza e una diffusione consolidata, solo nell’ultimo decennio l’Italia ha iniziato a volgere lo sguardo verso questa disciplina artistica. Si parte oggi con il collettivo Duodorant diretto dal celebre Clown e regista Jango Edwards che presenterà il lavoro “Über-Marionetten”. Seguirà il 6 novembre lo spettacolo “Sogni in scatola” del duo Nani Rossi e il 20 Novembre “Sale” di Gianluca Gentiluomo. A chiudere la rassegna il 4 Dicembre sarà il collettivo Laden Classe con lo spettacolo “193 Problemi”.

In programma anche un workshop di tre giorni (18-20 novembre) condotto da Gianluca Gentiluomo e dedicato alla pratica di corda verticale.

Gli spettacoli hanno inizio alle 17.30. Tariffe: intero: 8,00 Euro. Ridotto: 5,00 Euro (bambini fino ai 12 anni).

I biglietti sono acquistabili in loco mezzora prima degli spettacoli, con la possibilità di prenotare anticipatamente scrivendo a organizzazione@teatronucleo.org. E’ inoltre attivo il servizio di biglietteria online tramite il portale TicketLand 2000.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 18 ottobre 2016

«Oggi nell’arte domina il mercato ma non tutto è perduto»

18 Ott
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Pini davanti a un “Paesaggio anemico” di Mario Schifano

«Oggi nell’arte domina il mercato e il concettuale, ma esistono tanti bravi artisti indipendenti, anche figurativi». Abbiamo incontrato Alfredo Pini, artista e gallerista per un dialogo sul fare artistico e su alcune problematiche che caratterizzano l’arte contemporanea. Pini, oltre che pittore, è anche proprietario della Galleria Lacerba in via Cesare Goretti, 5/7 a Ferrara dove vende, tra l’altro, opere di artisti importanti come Mario Schifano, Remo Brindisi, Franz Borghese, Claudio Cintoli, Antonio Pedretti, Gianfranco Zoli, Franco Angeli e Sergio Zanni.

Partiamo da alcune riflessioni sul fare artistico, prendendo le mosse da alcune sue creazioni: «l’arte è sempre una questione di sensibilità personale – ci spiega Pini –, di qualcosa che cogli in te stesso ammirando l’opera, e, perciò, non avrebbe bisogno di tante parole. Il vero artista non si preoccupa tanto di quale messaggio vuole trasmettere, ma di come lo trasmette». Partendo da ciò, diventa inevitabile la critica all’arte concettuale, che per Pini è «qualcosa di innaturale, in quanto, sospingendosi fino ai limiti estremi dell’arte, rischia di eliminarla». Insomma, il rischio è che non esista più l’opera d’arte, ma che l’oggetto artistico sia ridotto a mero pretesto per discettare di altro. La figurazione, però, mai del tutto morta – ma che anzi dalla Transavanguardia in poi possiamo dire ritorni ciclicamente – è per Pini «la vera espressione dell’arte contemporanea, attraverso un naturale “ritorno all’ordine”, basti pensare a Nicola Samorì, esempio di un ottimo artista figurativo celebrato in tutto il mondo».

Da qui arriviamo a un’ulteriore riflessione sull’arte contemporanea, anch’essa dominata dal mercato e dal fattore economico: «ogni cosa è sfruttabile – è la constatazione di Pini –, la si può spacciare per arte, molti critici e collezionisti creano, infatti, generi e artisti ad hoc, senza che dietro ci sia nulla di sostanzioso». E tutto ciò ha conseguenze anche sul senso comune, vale a dire su ciò che viene inteso come “Arte”. «Oggi l’arte non viene più considerata un bene che ti qualifica, ma un mero investimento economico, si è dunque invertita la gerarchia tra valore artistico e valore economico, ed è quest’ultimo a dominare, mentre nel passato i due aspetti si tenevano, ma dominava il primo».

Per concludere, ricordiamo che Alfredo Pini fino al prossimo 4 novembre espone “Sorvolando sui particolari” nello Spaziarti di Milano, mentre il 12 novembre presenterà a Mirandola nella Sala Rita Levi Montalcini la personale “Quasi per caso”. Infine, prossimamente inaugurerà una sua nuova personale a Portomaggiore.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 18 ottobre 2016

La metafisica è morta, il falso dio pure, torniamo a credere davvero in Dio: Marco Guzzi a Misano Adriatico

17 Ott
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Marco Guzzi

Nell’ambito del ciclo di incontri “Idoaltria. I miti del nostro tempo”, organizzato dalla Biblioteca Comunale di Misano Adriatico, venerdì 14 ottobre alle ore 21, il teologo Marco Guzzi è intervenuto sul tema “Religione e idolatria : il futuro del Cristianesimo”.

Una riflessione profonda, che propone una forma originale di interpretazione della speranza cristiana, per evitare di nascondersi in atteggiamenti di chiusura e di pessimismo fini a se stessi. Guzzi ha cercato di dimostrare come «oggi, nonostante viviamo un periodo di dissipazione morale, possiamo tornare a credere, proprio perché una certa immagine falsa di dio è morta».

Tornare a credere significa appunto tornare a sperare in grande, «che tutto questo non sia una vana perdita di tempo, che esista un senso trascendente ogni datità, e definitivo». Citando anche lo stesso Vattimo, proprio perché non è più possibile credere nel dio metafisico, dei filosofi, allora è possibile – davvero – (r)iniziare a credere in Dio.

Oggi tutte le religioni vivono una crisi che pare definitiva, e una reazione a ciò è una chiusura nel passato e nel fondamentalismo, speculare alla deriva nichilista e relativista che considera tutte le religioni indistinte, tra loro uguali. Ma quale dio è morto, quale religione sta per morire, si chiede Marco Guzzi. Ha cercato di spiegarlo attraverso cinque passaggi.

  1. «Ciò che sembra in crisi definitiva è una maniera millenaria di vivere la fede, di religioni che spesso si sono dimostrate poteri schiaccianti, che toglievano la libertà, l’idea cioè di un “dio controllore”, arcigno e violento, che chiede sacrifici di sangue, e che va sempre d’accordo con gli oppressori e i potenti. Quindi ci stiamo liberando di un dio fatto a immagine dell’aspetto peggiore dell’uomo, della sua natura bellica». Questa immagine di dio è, secondo Guzzi, per fortuna già morta, perché era una forma di idolatria. L’idolo, infatti, è un’immagine di dio fatta dall’uomo, che viola il primo comandamento (v. Esodo 24). «Tutte le rappresentazioni crudeli e liberticide di dio, quindi false, stanno crollando. Si ha una crisi delle rappresentanzioni egoiche di dio. Da qui emerge un’esigenza sempre più forte di vivere il divino, il Mistero, di realizzare la libertà e l’amore: insomma, un bisogno nudo del vero divino».
  2. Questa falsa immagine, che «ha prodotto tanta violenza sacrale (che in sé è satanica), rappresenta anche la fine della metafisica, cioè la crisi della rappresentazione egoica dell’essere, dell’illusione di poter spiegare razionalmente l’Essere, cioè Dio». Questa fine della metafisica è chiamata anche nichilismo o secolarizzazione, e questi ultimi due termini possono avere anche un’accezione positiva se si intendono appunto come «crollo delle false rappresentazioni di dio, ed emersione di un Dio molto più intimo. Si comprende sempre più – ha proseguito Guzzi – che è solo la dimensione umana quella in cui l’Essere accade, in cui il divino si rivela: così l’ermeneutica è davvero la filosofia post-metafisica del dialogo tra l’io e l’Essere». Insomma, così inteso il nichilismo è solo una fase della rivelazione del divino nella sua essenza vera, «che è intrinsecamente dialogica con l’uomo: infatti, Dio si incarna nell’uomo, nella carne. Siamo quindi in un’epoca particolare, in una fase della storia della salvezza, del mistero cristico. Così inteso, il nichilismo quindi purifica il cristianesimo, e fa evolvere la Chiesa nel suo cammino». Dio non lo incontriamo più in astratte concezioni metafisiche, né in un’immagine di sopraffazione, ma «in un dialogo fisico, un corpo a corpo, terribile data la nostra mortalità e fragilità, ma necessario».
  3. Possiamo, e dobbiamo, quindi, tornare a credere in «un Mistero divino più vivo, cioè in un’intimità assoluta tra Dio e l’umano: Dio è qua nella (nostra) Parola oppure non esiste. Dio non è il controllore della libertà, ma è la Libertà» (“Il Signore è lo Spirito e dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà” 2 Corinzi 3, 17). Dio è il mistero stesso dell’io e dell’essere, e, ha proseguito nuovamente Guzzi, «accade di continuo incarnandosi dentro di me. Il mistero dell’Incarnazione ci è stato rivelato, e pian piano lo stiamo comprendendo, la storia dell’uomo dopo Cristo è la storia del continuo tentativo di comprendere sempre più il Mistero di Dio».
  4. Vi è la necessità quindi anche per noi di superare un’immagine di Cristo non solo metafisica e coercitiva, ma anche “vittimaria”: «Cristo invece si incarna per svelare il nesso tra violenza e sacro, per far comprendere che Dio non vuole il sacrificio, non vuole la morte di nessuno, ma è Lui a “morire”, a sacrificarsi per noi. Questo passo è importante per arrivare a un’umanità più libera, più cristica, questa è la vera nuova evangelizzazione».
  5. È dunque importante prendere coscienza sempre più che «è il divino creatore a rivelarsi e a creare di continuo, anche se cioè è difficile da comprendere: questa è una vera e propria rivoluzione antropologica. L’io cristico si nutre di pensiero iniziatico, cioè quello consapevole del fatto che per svilupparsi e per cambiare la realtà, ha bisogno di una mutazione continua del soggetto che pensa». Il cristianesimo, quindi, non è una religione ma «una forma nuova di umanità che cresce continuamente, ed è perciò sempre più libera». Infine, tutto questo, senza sopraffazione e superbia, deve portare però anche, inevitabilmente, a «una nuova civilizzazione, fondata sulla superiorità del dono».

Andrea Musacci

wwww.marcoguzzi.it – http://www.darsipace.it

Convegno FIAF, obiettivo su Ferrara: la città diventa patria dei fotografi

16 Ott

14563585_1490037174346885_2701218898404357503_nFerrara per due giorni diventa la patria regionale della fotografia. Numerosi gli appassionati, amatori o professionisti che siano, che tra ieri e oggi saranno in città per partecipare al convengo organizzato da FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) dell’Emilia-Romagna. Ieri pomeriggio il via con l’inaugurazione di diverse mostre fotografiche sparse in alcuni dei luoghi più prestigiosi del centro storico. Nei Complesso di San Paolo (con entrata da P.zzetta Schiatti e da via Boccaleone) sono state aperte le seguenti mostre: “Madame” di Antonella Monzoni, “Attimi” di Milko Marchetti, “Particolari di Ferrara” del Fotoclub di Vigarano, “Terra e acqua” del Fotoclub “Il Guercino”, “Ferrara creativa” del Fotoclub cittadino, e “Viaggio nel delta del Po” dei Fotoamatori di Codigoro. A seguire, nell’Antica via Coperta del Castello, il Fotoclub di Ferrara ha presentato la collettiva “Giorgio Bassani – Poesie”, e alla Casa dell’Ariosto in via Ariosto, 67 è stata inaugurata “Bruno Vidoni: fotoamatore?”, una retrospettiva curata da Emiliano Rinaldi e Roberto Roda e allestita con Greta Gadda, econ l’evento “Face to face” con Silvano Bicocchi e Roberto Roda. La prima giornata si è conclusa con la fotografa Antonella Monzoni, che ha presentato il proprio progetto oltre a “Donne che fotografano Donne”.

Oggi invece, in Sala della Musica, dalle 10 prende avvio il Convegno FIAF con i saluti delle autorità, del Delegato Regionale FIAF Elena Melloni, del Vice Presidente FIAF Cristina Paglionico, del Direttore del Dipartimento Cultura Silvano Bicocchi e del delegato della Provincia di Ferrara Maurizio Tieghi.

Dopo la discussione, alle 12 vi sarà la presentazione della partnership regionale con Leica Store Bologna, e del progetto “100 Anni di Leica, un secolo di fotografia”. Leica mette in palio un WorkShop nell’Akademie di

Bologna per i vincitori del FotoDIGITER2016, del concorso instagram #ER_gemellediverse e per un’autrice selezionata tra quelle partecipanti a “Donne che fotografano Donne”. Dalle 16 in Sala Estense in Piazza Municipale, “Tanti per tutti”, visione video di Carlo Conti e Romano Cicognani, proiezione dei lavori del “DigitER2016” e premiazione dei vincitori, alle 18 premiazione del Contest Convegno #ER_gemellediverse, e alle 18.30 Premiazione Autore regionale FIAF 2016.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 16 ottobre 2016

 

Inaugurata ieri “Passaggi”, la nuova mostra di Paolo Pallara

16 Ott
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Paolo Pallara alla Porta degli Angeli

Traccia e trasformazione, transito e trapasso: il nuovo progetto artistico di Paolo Pallara, presentato ieri pomeriggio alla Porta degli Angeli, è una riflessione sulle varie declinazioni del “passaggio”. La nuova personale dell’artista ferrarese, appunto intitolata “Passaggi”, è curata da Evart, Associazione guidata da Erika Scarpante, e responsabile, insieme alla Vice Presidente Veronica Zanirato, dei progetti artistico-culturali della Porta in fondo a c.so Ercole I d’Este.

Una quindicina le opere poste nei vari ambienti, sculture e installazioni realizzate con diversi materiali di scarto, composizioni astratto-geometriche che, come segni, indicano una via e un passare. Attraverso una riflessione sul contrasto luce-ombra, Pallara sperimenta in maniera originale la propria ricerca di un equilibrio, di una simmetria, di una prospettiva – fisica, visiva, esistenziale – ideale. Il legno, la pietra, il rame sono i materiali usati per le opere, che richiamano in maniera impressionante le pareti, interne ed esterne, a pietra vista del luogo che le ospita, e le mattonelle e le pietre dei pavimenti: una con-fusione non ricercata (se non inconsciamente?) ma che dona un colpo d’occhio quasi impeccabile nella sua armonia.

Una decina le opere nei due ambienti a piano terra, un’altra installazione sul soppalco, altre due opere che si incontrano salendo verso il soppalco, dove sono poste le ultime, sorprendenti, realizzazioni.  Qui, infatti, troviamo undici chiavi rivolte verso l’alto e saldate su lunghi assi di ferro ben ancorati su basi lignee. A fianco, un sentiero incompiuto: due direzioni, una verso l’alto, l’altra rasente il suolo, tra loro in contrasto, o, se si vuole, complementari nel loro intersecarsi.

Infine, ricordiamo che in occasione dell’inaugurazione, la compagnia di teatro da camera “I Racconti del Basilisco” ha presentato “Passaggi”, con testo di Michele Govoni, che lo ha interpretato insieme a Rosalba Sandri, per la regia di Sergio Altafini. La mostra sarà visitabile il venerdì dalle 16 alle 19, sabato e domenica dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16 alle 19. Per visite su appuntamento chiamare il numero 347-3930413.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 16 ottobre 2016

La Serracchiani dice sì: «Riforma indispensabile»

16 Ott
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Debora Serracchiani e Dario Bernardi

«La Riforma Costituzionale non è perfetta, ma è attesa da decenni, è necessaria per la competitività del nostro Paese, come l’Italicum, per il quale non ho molta passione, ma è un passo avanti rispetto al Porcellum».

Debora Serracchiani, vicesegretaria nazionale del Partito Democratico e presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, è intervenuta ieri pomeriggio al Centro dell’Olmo di Portomaggiore per spiegare le ragioni del sì al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. L’incontro, organizzato dal locale circolo Pd e intitolato “Perché sì. Una riforma attesa da vent’anni”, ha visto la presenza del segretario comunale PD Dario Bernardi (che ha interloquito con la Serracchiani), e, in sala, del segretario provinciale Luigi Vitellio, del Sindaco di Portomaggiore Nicola Minarelli, e del consigliere regionale Paolo Calvano.

«C’è la necessità di fare chiarezza, il superamento del bicameralismo perfetto fa parte della nostra storia almeno dal programma del PDS del ’94», ha introdotto Bernardi.

«Innanzitutto – ha esordito la Serracchiani – chiariamo che la Riforma non tocca la prima parte della Costituzione, ma la seconda. In ogni caso il bicameralismo perfetto fu nel secondo dopoguerra reso necessario dalla delicata situazione storica. Inoltre, fra i 28 Paesi dell’dell’Unione Europea, 15 hanno una sola Camera, e tra i restanti l’Italia è l’unico in cui le due Camere fanno lo stesso identico lavoro». Il tentativo, dunque, è quello di ancorare la Riforma, il cui referendum potrebbe essere decisivo per il Governo, nella storia moderna del nostro Paese, a livello delle cosiddette “democrazie avanzate”, ma anche nella storia della sinistra italiana:  «è dal ’48 che si discute su come superare il bicameralismo, e lo stesso PCI ipotizzava un superamento del Senato con la Camera delle Regioni». Riguardo alle critiche sulle presunte modalità poco democratiche con cui si è arrivati alla Riforma, la Serracchiani ha spiegato come «vi sono stati due anni di discussione. In ogni caso, non sta scritto da nessuna parte che le Riforme costituzionali vanno votate da tutte le forze parlamentari». Non sono quindi mancate frecciate ad alcuni oppositori, interni ed esterni al Pd: a D’Alema, senza nominarlo («nel 1997 chi cercò di fare una Riforma Costituzionale a braccetto con Berlusconi?»), a Bersani («in Parlamento ha sempre votato a favore sia della Riforma Costituzionale sia dell’Italicum»),  al Movimento 5 Stelle.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 16 ottobre 2016

I “Passaggi” di Pallara inaugurano oggi alla Porta degli Angeli

15 Ott
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Un’opera di Pallara in mostra alla Porta degli Angeli

Il nuovo progetto artistico di Paolo Pallara, “Passaggi”, verrà presentato oggi alle ore 18 alla Porta degli Angeli. La mostra è curata da Evart, Associazione guidata da Erika Scarpante e responsabile dei progetti artistico-culturali della Porta in fondo a c.so Ercole I d’Este.

Una quindicina le opere poste nei vari ambienti, sculture e installazioni realizzate con diversi materiali di scarto, composizioni astratto-geometriche che, come segni, indicano una via e un attraversare.

In occasione dell’inaugurazione, la compagnia di teatro da camera “I Racconti del Basilisco” presenterà “Passaggi”, con testo di Michele Govoni, che lo interpreterà insieme a Rosalba Sandri, per la regia di Sergio Altafini. La mostra sarà visitabile il venerdì dalle 16 alle 19, sabato e domenica dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16 alle 19. Per visite su appuntamento chiamare il numero 347-3930413.

Andrea Musacci

Shodoka, performance con Morra e Fremin

15 Ott

14721601_1190386687674384_2260134417049466858_nOggi alle 16.30 nell’antico refettorio del chiostro di San Paolo in via Boccaleone, 19 a Ferrara avrà luogo l’inaugurazione di “Shodoka”, con Zen Action Painting Performance di Lucio Maria Morra e Astrid Fremin.

La rassegna, a cura di Giuliana Berengan e dell’Associazione Pro Art, si svolgerà nei prossimi tre fine settimana di ottobre, con orario dalle 15.30 alle 19.30. Shodoka è il titolo di un antico testo poetico della tradizione cinese ed è la fonte di ispirazione delle opere di Morra, artista piemontese.

Inoltre, in programma domani alle 18 musica Sufi con Rabbani Ensemble, mentre sabato 22, stessa ora, letture di Giuliana Berengan e Ilaria Zeri, e domenica 23 Invisibilia – Esperienza urbana guidata da Alessandro Gulinati. Infine, domenica 30 ottobre dalle ore 08.30 mattinata di introduzione alla meditazione Zen guidata dallo stesso Morra.

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 15 ottobre 2016

La città estense ricorda Balboni: era un pittore professionista

14 Ott
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Giorgio Balboni insieme a Vittorio Sgarbi

La morte del pittore Giorgio Balboni, classe 1943, il cui corpo senza vita è stato ritrovato domenica mattina dai Vigili del fuoco nella sua abitazione in via Cammello, ha lasciato sgomenti amici e artisti. Nonostante negli ultimi anni avesse scelto una vita appartata, ebbe un certo spazio nella pittura contemporanea. Grande amico di Vittorio Sgarbi (fu anche ritrattista della famiglia del noto critico), appassionato di lirica, amico di Luciano Pavarotti (al quale fece anche un ritratto) e di Claudio Villa, fu tra i fondatori del Circolo “Amici del Frescobaldi”. Dopo un breve periodo al Dosso Dossi, si diplomò all’Istituto Venturi di Modena. Tra le sue mostre ricordiamo quella a Palazzo dei Diamanti nel 1978, e alla fine degli anni ’80 al Castello di Ferrara e a quello di Mesola. Nel 2011 viene invitato a esporre al Padiglione Italia per la 54° Mostra Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.

La critica Laura Rossi lo ricorda come «un autentico maestro che riusciva a coniugare lo stile antico e quello moderno. Ciò che mi affascinava era la sua modestia, la sua umiltà». Paolo Volta, direttore della Galleria del Carbone, ricorda come proprio lì nel 2006 fece la sua ultima personale, con presentazione in catalogo di don Franco Patruno.

Si dichiara «costernato» Gianfranco Goberti, suo amico da una vita, che lo ricorda cone «un tipo solitario e molto ironico». Sentiti anche i ricordi di Gianni Guidi, Sergio Zanni, che ne sottolinea il  «carattere determinato» e di Ivano Fabbri (Fabbriano), suo caro amico.

Lucio Scardino è stato l’ultimo a coinvolgerlo in una esposizione, la collettiva “San Sebastiano ferrarese” esposta lo scorso febbraio nella Sala Mediolanum di via Saraceno.  «Era una persona  intelligente, caustica e amara, ma capace di grande tenerezza» come nel caso della sua allieva, Maria Luisa Onestini. «Ricordo  – prosegue – un incidente che avemmo in macchina mentre una sera nebbiosa seguivamo Vittorio Sgarbi che guidava veloce per accompagnarci nella sua casa di Ro». Infine, Gabriele Turola lo ricorda come «un artista  professionale, distaccato non nel senso di freddo ma di serio».

Andrea Musacci

Pubblicato su la Nuova Ferrara il 13 ottobre 2016